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Fischi per fiaschi: quando la lingua parla a sproposito

Cinque studiosi (Nicola Boccianti, Isabella Chiari, Michele A. Cortelazzo, Rita Fresu, Luigi Matt) concentrano lo sguardo su quel territorio laterale della lingua e della psiche in cui la norma a un tratto vacilla, lasciando affiorare le mine di errori clamorosi, nel parlato come nello scritto, nella lettura come nell’ascolto. Che cosa succede quando interpretiamo, diciamo o scriviamo male una parola? Tutti prendiamo fischi per fiaschi: tanto le persone meno acculturate (per cercare di ridurre il difficile al facile, trasformando l’ignoto in noto), quanto le persone che parlano fluentemente (scivolando su intenzioni non espresse e cali d’attenzione). Il bello è che la madre lingua, qualche volta, accetta le creature deformi e le integra perfino nel suo sistema; perdipiù, c’è gente (gli scrittori) che dall’errore trae arte

Perdere la faccia, metterci la voce

È annoso il dibattito su “doppiaggio sì, doppiaggio no”: sta di fatto che i film stranieri, in Italia, siamo abituati a sentirli nella nostra lingua. Paul Newman ha la voce di seta di Giuseppe Rinaldi, Greta Garbo quella ammaliatrice di Tina Lattanzi, De Niro parlava sornione e pastoso grazie a Ferruccio Amendola, Meryl Streep “è” una cristallina Maria Pia Di Meo, Roberto Chevalier è inscindibile da Tom Cruise… Ma oggi le Major scelgono di puntare su più voci per lo stesso interprete, mostrando poca attenzione per le abitudini del pubblico, mentre la sovrabbondanza di prodotti impone ritmi seriali e minor cura artigianale. Che fine farà il doppiaggio? E il doppiaggese, quell’italiano tradotto e adattato così particolare che tanto ha influenzato il lessico della lingua comune? Infine, buttandola in letteratura: e se fosse l’attore famoso a scomparire, quale fine farebbe il doppiatore? Interventi di Anna Angelucci, Alessandro Iovinelli, Gaia Manzini (intervistata da Saverio Simonelli), Fabio Rossi. Con una testimonianza di Roberto Chevalier

Gulp! La lingua delle nuvolette

Come parlano i fumetti italiani oggi? Indissolubile dall’unione con le immagini, la lingua discorsiva o sovreccitata che si inscrive nei balloon (le nuvolette) e che evoca sulla carta i suoni del mondo della carne, della natura e delle cose tramite ideofoni e onomatopee (da bang a zzz) è essa stessa, di solito, un insieme originale di tradizionale compostezza (sintassi e morfologia) e di frizzante espressività (lessico): non importa se si tratti di paperi e topi disneiani, dei freak di Andrea Pazienza o delle gals nipponiche tradotte in italiano. Una lingua viva e composita, che può rendere il fumetto, pop o d’autore, un genere capace di travalicare i generi. Interventi di Silvia Morgana, Daniela Pietrini, Danilo Poggiogalli, Luca Raffaelli, Mirko Tavosanis.

2001-2011. Cinque istantanee della lingua italiana

Cinque studiosi (Giuseppe Antonelli, Riccardo Gualdo, Luigi Matt, Elena Pistolesi, Giuseppe Sergio) concentrano lo sguardo sulla lingua italiana nel primo decennio del secolo (e del millennio): scritto e parlato, radioteletrasmesso e digitato, serio e scherzoso, dalla parte del potere (i politici) e dalla parte dei giullari (i comici), scritto per restare (i romanzi), per bruciare (la pubblicità), per esondare (la rete). Molti stili e molte ibridazioni; medietà e variazioni; turpiloquio ed eufemismi. E tanti tormentoni...

A rigor di termini

Nell’ambito dei saperi scientifici e tecnici, le parole specifiche per designare cose, fenomeni e processi con la necessaria precisione, univocità e chiarezza, si chiamano termini. La terminologia, dal XX secolo, non è più soltanto, però, un insieme di nomenclature settoriali, ma una disciplina scientifica ricca e stratificata, aperta all’evidenza della funzione sociale del linguaggio come mezzo di comunicazione e volta a un ottimale trasferimento del sapere in una o più lingue, tramite un lavoro di acquisizione, definizione, descrizione e diffusione di concetti appartenenti a conoscenze specialistiche. Quattro esperti offrono un quadro di riflessioni e un panorama di prospettive e problemi.

L’Italia delle minoranze linguistiche

Chi parla marilenghe (friulano), tedesco dell’Alto Adige, grico nel Salento, tabarchino in Sardegna appartiene a una delle numerose minoranze linguistiche che caratterizzano il variegato e importante patrimonio di idiomi presenti sul territorio nazionale accanto alla lingua italiana. Di questo universo in continua evoluzione si occupano leggi con l’intento di valorizzarlo e tutelarlo, anche se lo fanno in modo contraddittorio e con esiti deludenti; ci sono appetiti localistici che trasformano il fatto linguistico in arma di rivendicazione politica più o meno impropria… Si misurano anche con questi temi delicati i quattro studiosi impegnati a offrirci una mappa aggiornata delle minoranze linguistiche in Italia e a esaminarne da vicino alcune, dalle Alpi al Lilibeo.

Dirne di tutti i colori

Avere il pollice verde, andare in rosso, essere di umore nero, passare la notte in bianco… I nomi dei colori sono presenti nell’esperienza quotidiana di qualunque parlante: capaci di rappresentare simbolicamente ed emotivamente la realtà, connotano appartenenze e identità nella politica come nello sport, danno lustro agli estri della moda e del make up, gettano una luce rivelatrice sul lessico letterario. Ce n’è per tutti i gusti e, soprattutto, se ne dicono di tutti i colori.

Vino, grappoli di parole

Nomi di vini e di vitigni che attraversano i secoli, serbando fascino e mistero antico. Nomi di vini che vengono inventati oggi dai maghi del marketing per creare emozioni ed appeal. Etichette disegnate per colpire, controetichette scritte per informare e sedurre… Quattro studiosi per un’analisi del gran circo enoico e dei suoi linguaggi. E il racconto di uno scrittore.

Grammatica italiana: dove, quale, per chi

Da pochi anni l’Italia ha finalmente una serie di rigorose grammatiche della propria lingua, scritta e parlata. Come sono fatte? A chi sono rivolte? Si tratta soltanto di libri (libroni?) o c’è qualcosa di più agile ma comunque utile? Sei interventi di specialisti, che spaziano dalla scuola ai manuali (anche per gli stranieri), dalla tv al web, alla ricerca della buona grammatica italiana.

Largo ai numeri nella lingua

Nella vita quotidiana come nelle due culture umanistica e scientifica il legame tra contare e raccontare è molto stretto. Nella lingua, i numeri entrano e sono dappertutto sia con il loro valore specifico, sia con duttili usi approssimati, estesi, figurati, nelle frasi idiomatiche come nelle iperboli, negli antichi proverbi come pure nella attualissima propaganda politica… Cinque esperti raccontano come l’italiano è capace di “dare i numeri”.

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SCELTI NEL WEB

Lingua Italiana

La cultura in rete secondo Treccani

UN LIBRO

Ma cosa vuoi che sia una canzone

Giuseppe Antonelli

La lingua della canzone, genere di consumo di ampia diffusione, può essere studiata come specchio della lingua italiana tout court soltanto in una certa misura, avverte Giuseppe Antonelli in questo saggio approfondito e documentato