Senza alcuna intenzione di contestare la cinquina selezionata ufficialmente dai giurati della 67a edizione del Premio Strega per la serata finale del 4 luglio al Ninfeo di Villa Giulia in Roma, proponiamo una “nostra” cinquina di opere letterarie estratta tra le dodici finaliste. Cinque opere scelte, a proprio gradimento, da cinque studiosi della lingua italiana e analizzate perciò soprattutto attraverso la lente dell'indagine linguistica e stilistica. Interventi di Colussi, Gatta, Meacci, Serafini, Tonani. Le cinque opere sono... Cliccate e leggete
Che cosa succede quando si incontrano la famiglia Pedata e la famiglia Pugno? E cosa si scambiano i signori Lira con i signori Euro? I cognomi d'Italia sono tanti, e, in quanto a temi, c'è di tutto, dai mestieri ai segni zodiacali. Tanta varietà circola anche nelle lingue d'Europa, piene di Rossi (Roux francesi e Reid inglesi) e di Lupi (Vuković serbi e croati, Lupu romeni e Wolf tedeschi). Ci sono anche errori di accento che cambiano per sempre i Quasimòdo in Quasìmodo e i Bàresi in Barési... Intanto, per via di migrazioni interne e dall'estero, i Russo si espandono al Nord, mentre a Prato, tra i primi dieci cognomi più diffusi, sei sono cinesi. Una mappa aggiornata e molte curiosità. Interventi di Caffarelli, Randaccio e Sestito.
A duecento anni dalla nascita del genio musicale di Giuseppe Verdi, può essere interessante, attraversando le note del pentagramma, arrivare alle parole del Maestro: quelle riversate negli stampi linguistici un po' stereotipati dei libretti dei suoi capolavori (dal Rigoletto al Falstaff) da altri artisti (mediocri o notevoli) e fatte proprie da Verdi, ma sempre piegate alle sue necessità drammaturgiche ed espressive; quelle spontanee del Verdi privato, scrivente italiano di metà Ottocento, alle prese con appunti e lettere, al di fuori di ogni necessità d'arte. Interventi di Ilaria Bonomi, Edoardo Buroni, Alberto D'Alfonso, Stefano Telve.
È possibile divulgare la lingua italiana attraverso i moderni mezzi di comunicazione? Sabato 12 gennaio del 2013 su Radio Tre è partita la trasmissione settimanale La lingua batte; Rai Educational si avvia a varare un portale della lingua italiana al servizio della scuola e dei cittadini; l'Accademia della Crusca ha inaugurato un servizio di comunicazione e consulenza via Twitter; la Treccani ha messo on line il suo Vocabolario, costantemente aggiornato, e l'Enciclopedia dell'italiano... Sì, divulgare è possibile, anche se bisogna muoversi con grande abilità tra intrattenimento e pedagogia.
In vista delle elezioni, presentiamo la terza e ultima tappa di un viaggio attraverso la lingua e lo stile comunicativo che caratterizzano gli schieramenti politici italiani. Dopo i leader della sinistra e della destra, è la volta di quattro esponenti del centro, un centro che torna alla ribalta con l'ambizione di scompaginare le carte del bipolarismo: Mario Monti, forte di un'aura di serietà e sobrietà comportamentale e, in parte, linguistica conquistata nel corso dell'ultimo difficile anno di governo del Paese; Casini, con la tradizionale capacità di posizionarsi puntando su una strategia comunicativa in grado di esaltare gli elementi di chiarezza e unicità della propria posizione; Fini, alla ricerca di una nuova identità e di nuove parole che gli consentano di ridefinirsi come destra “alla Chirac” in uno schieramento che tende a ibridare le tradizionali caratterizzazioni ideologiche; Montezemolo, esponente dell'élite del mondo imprenditoriale, sceso in campo alla ricerca di una riconoscibile visibilità politica all'ombra di Monti.
In vista delle elezioni, presentiamo la seconda tappa di un viaggio attraverso la lingua e lo stile comunicativo che caratterizzano gli schieramenti politici italiani. Dopo i leader della sinistra, è la volta di tre leader della destra, la destra mediatica e la destra territorialista, entrambe populiste: Berlusconi, col suo eloquio inclusivo e aneddotico, e Alfano, diligente vicario a rischio di emarginazione, riproduttore in sedicesimo delle retoriche berlusconiane; nel fortino del Nord, la Lega di Maroni, politico attento a equilibrare domesticità disinvolta e medietà dei toni “governativi”. Ritratti linguistici di una destra alla ricerca di convincenti pratiche discorsive e politiche per recuperare il consenso parzialmente perduto.
In vista delle prossime elezioni politiche, questa è la prima tappa di un viaggio attraverso la lingua e lo stile comunicativo che caratterizzano gli schieramenti politici italiani. Cominciamo con alcuni leader della sinistra, tradizionale ed eterodossa: Bersani e la popolareggiante retorica delle radici; Renzi e la semantica del “nuovo”; Vendola e il rap tra cultura e concretezza; Grillo e lo sberleffo della Commedia dell'Arte. Analisi di Giovanna Cosenza, Maria Vittoria Dell'Anna, Gianluca Giansante, Edoardo Novelli. Con un esperimento di interpretazione “a volume zero” della scrittrice Gaia Manzini.
Si può insegnare a usare correttamente punto, virgola, punto e virgola (considerato da molti una specie in via d'estinzione), puntini di sospensione? Si possono sfatare i luoghi comuni secondo cui la punteggiatura è libera e serve a segnare le pause del respiro? Il titolo di questo speciale è rubato a quello completo di Questo è il punto. Istruzioni per l'uso della punteggiatura (Laterza), l'agile, efficace e divertente manuale che Francesca Serafini ha dedicato all'interpunzione in italiano. Con lei, si confrontano qui sul tema Giuseppe Antonelli, Luca Serianni e Sandro Veronesi. I contributi sono trascrizioni degli interventi tenuti in occasione della presentazione del libro di Serafini presso la libreria Feltrinelli di via Emanuele Orlando, Roma, il 7 giugno 2012.
Nelle lingue, e nella lingua italiana in particolare, la “questione femminile” è anche una “questione del femminile”. Ministra o ministro? Poetessa o poeta? Giudice, giudicessa o donna giudice? Si gioca anche sul piano della grammatica una possibile discriminazione verso il femminile, inteso come elemento di quello che in inglese si chiama gender, cioè l’insieme delle caratteristiche socioculturali che si legano all’appartenenza a uno dei due sessi. Nella lingua ma pure nei dialetti e nei proverbi si è depositata una visione svalutativa del femminile e della donna. Come agire? Interventi linguistici dall’alto? Della Valle, Fresu, Marcato e Robustelli, le quattro studiose interpellate, sembrano credere che prima di tutto debba cambiare un modo di vedere il mondo che preesiste alla lingua. Intanto, sarà utile verificare costantemente i contenuti di dizionari, grammatiche, manuali, giornali battendosi perché non veicolino un “femminile” distorto
Citazione, imitazione, riscrittura, calco, variazione, eco, ripresa… Se citare vuol dire riprendere, manipolare, trasformare quanto scritto (detto, fatto) da altri, allora tutta la letteratura, da Dante in poi, può dirsi fondata, in senso lato, sulla citazione. Quando è totalizzante (falso d’autore); quando è leggera e nascosta (allusione, ammiccamento); quando è “nobilitante” e quando è, come accade più spesso nel Novecento e fino ai giorni nostri, “dissacrante” (definizioni di Luigi Matt), la citazione non soltanto sembra formare l’essenza stessa della letteratura ma si profila come metafora di ogni altra espressione umana.
La cultura in rete secondo Treccani
Qabbalessico. Parole e fatti di oggi in odor di Qabbalà
Maestro di ermeneutica biblica, studioso fine e intenso di Torah e Talmud, psicoanalista, Haim Baharier, nato a Parigi nel 1947, ha scritto questo libriccino prezioso che ha la caratteristica di offrire una parola intimamente dialettica