25 giugno 2018

Leggende e storia del football, dal cuju cinese a oggi

di Rocco Luigi Nichil

Il 15 luglio 2004, l’allora presidente della FIFA Sepp Blatter dichiarò ufficialmente che il football era nato a Zibo, città cinese (nella provincia di Shandong) di cui fa parte Linzi (o Lin-tzu), l’antica capitale dello Stato di Qi. Tale affermazione – che di certo non era scevra di motivazioni politiche e propagandistiche – derivava dal fatto che in quel luogo era praticato fin dall’antichità il cuju (letteralmente ‘calciare una palla’, da cu ‘calciare’ e ju ‘palla’), un gioco cinese – conosciuto anche come tsu’ chu (‘palla colpita col piede’) e che più tardi sarebbe divenuto popolare anche in Corea, Giappone e Thailandia – di cui si fa menzione già in un manuale militare di epoca Han (III-II sec. a.C.), tra gli esercizi fisici raccomandati ai soldati: il «gioco chiamato Tsu-chu – come ricorda Tosatti (2002), che giustamente parla di “protocalcio” – «[era] imperniato sul possesso di un oggetto sferico, molto simile a un pallone, formato di sostanze vegetali, tenuto insieme e ammorbidito in superficie da crini annodati (secondo una versione più poetica, da soffici capelli di fanciulla)» (lo scopo del gioco era indirizzare la palla colpendola con i piedi in un buco nel terreno, più tardi in una rete sospesa tra due pali di bambù; cfr. Crowther 2007, p. 4).

 

Egitto, Grecia e Roma antica

 

Ad ogni modo, la dichiarazione di Blatter non restò senza conseguenze: da una parte gli Inglesi, che da sempre erano ritenuti (e soprattutto si ritenevano) i “maestri” del football, tanto da snobbare le prime tre edizioni del campionato mondiale ideato da Jules Rimet, protestarono vigorosamente rivendicandone la primogenitura, dall’altra i Cinesi fecero lo stesso, inaugurando qualche anno dopo proprio a Zibo un grande museo sulle origini del calcio, riassunte simbolicamente da una mappa in cui una sottile linea collega la Cina all’Antico Egitto, dove venivano praticati diversi sport con la palla, toccando poi la Grecia classica, dove si giocava l’episkyros e la phaininda, la Roma antica, dove era praticato l’harpastum (dal greco harpastón, neutro di harpastós ‘strappato, portato via’, dal verbo harpázō ‘strappare, acchiappare, portar via con la forza’), e la Francia medievale, dove era diffusa la suole (o choule, anche hien), prima di finire in Inghilterra, dove le regole del football vennero codificate dopo la metà dell’Ottocento. Una ricostruzione senz’altro affascinante, che tuttavia presenta non pochi problemi. Innanzitutto, com’è ovvio, appare arduo postulare un’origine comune per giochi praticati in luoghi così lontani: a tal proposito, qualcuno ha richiamato il ruolo di trait d’union esercitato dai mercanti, che avvicinarono fin dall’antichità, lungo la Via della seta, il mondo occidentale alle civiltà dell’Estremo oriente; ma tracce sicure di giochi con la palla già codificati si ritrovano, almeno nel mondo greco e romano, fin dai primi secoli dell’era moderna (vedi l’intervento di Giannachi in questo speciale).

 

Tanti nomi, tanti giochi con la palla

 

D’altra parte, sarebbe inconcepibile voler ricondurre a un’origine monogenetica i diversi giochi con la palla diffusi nelle civiltà del passato in varie parti del mondo: a corredo del quadro precedente, ad esempio, ricordiamo l’ourania, l’aporrhaxis e la sphairomachia (che tuttavia qualcuno avvicina al pugilato, intendendo con sphaira [σφαῖρα] i guantoni dei combattenti), anch’essi praticati nella Grecia antica, la koura dei Berberi in Nord Africa, il knatleikr dei Vichinghi in Islanda, il kemari giapponese (probabilmente nato proprio dal cuju cinese), il pits dei Maya e il Tlachtli (o ōllamaliztli in náhuatl) degli Atzechi, giochi questi ultimi molto simili, noti anche come pelota in spagnolo e palla mesoamericana in italiano. Ciò che tuttavia rende il cuju diverso dagli altri giochi, tanto da farne addirittura il capostipite del calcio moderno, almeno secondo la ricostruzione della FIFA e di rimando di tanti siti specializzati, è proprio legato alla caratteristica principale del gioco, ossia al fatto di colpire la palla esclusivamente con i piedi. Tuttavia, ben oltre la metà dell’Ottocento, il football giocato nei college inglesi, vero precursore del calcio moderno quanto del rugby, era giocato sia con i piedi sia con le mani (al più, era vietato correre con la palla nelle mani verso la porta avversaria, come secondo la leggenda fece per protesta lo studente William Webb Ellis a Rugby nel 1823; vedi la voce rugby in questo speciale).

 

La soule francese e il football inglese

 

Smentita quindi l’ipotesi di un’origine esotica del calcio (oggi peraltro assai accreditata) non resta che ricomporre, pur tra molte incertezze, una trafila storica che dall’episkyros greco conduce all’harpastum romano (arpasto in italiano), gioco praticato come addestramento dai legionari e da questi esportato nelle Gallie e forse anche in Britannia. Dall’harpastum romano derivano molto probabilmente, per diverse vie, sia il calcio fiorentino o calcio in livrea («E Calcio anche nome d’un giuoco, proprio, e antico della Città di Firenze, a guisa di battaglia ordinata, con una palla a vento, rassomigliantesi alla sferomachia, passato da’ Greci a’ Latini, e da’ Latini a noi. Lat. harpastum», Crusca 1612, s. v. calcio), sia alcuni giochi con la palla diffusi anticamente in Francia e che prendevano il nome dalla palla con cui erano praticati: la soule, soprattutto, che si giocava in Bretagna, Normandia e Piccardia, e la barette (o barrette, anche barrette acquitaine), diffusa invece nelle regioni sud-orientali (i due giochi, oggi scomparsi, vennero codificati soltanto tra la fine dell’Ottocento e il primo Novecento, quando in realtà la loro pratica cominciò a decadere anche per la concorrenza del calcio e del rugby provenienti dall’Inghilterra). In passato, si è molto discusso, in particolare, di quanto la soule, gioco largamente attestato nella Francia medievale, possa avere influenzato la nascita del football inglese (la voce football è attestata per la prima volta nel lessico inglese proprio nel tardo medioevo; per maggiori particolari, cfr. Nichil 2018, p. 64): in realtà, se fosse possibile dimostrare che il gioco è stato introdotto in Inghilterra dal Nord della Francia dopo l’Anno Mille, si dovrebbe giocoforza concludere che le sue origini non sono legate ai legionari romani, e che quindi non esiste una linea di continuità che conduce direttamente dall’harpastum al football, ossia dal mondo antico alla storia moderna. In mancanza di dati certi, tuttavia, entrambe le soluzioni restano derubricate a pure congetture inerenti a quella che possiamo chiamare la preistoria del calcio.

La storia del calcio come oggi lo conosciamo, invece, non può che ricondurre all’Inghilterra della seconda metà dell’Ottocento, quando finalmente venne superato quel particolarismo interpretativo che aveva caratterizzato fino a quel momento i vari college britannici, ognuno dei quali giocava a football secondo un proprio regolamento, talvolta assai differente dagli altri.

 

Testi citati

Crowther 2007 = Nigel B. Crowther, Sport in Ancient Times, Westport, CT, Greenwood Publishing Group, 2007.

Crusca 1612 = Vocabolario degli Accademici della Crusca, con tre indici delle voci, locuzioni, e proverbi latini, e greci, posti per entro l’opera [...], in Venezia, appresso Giovanni Alberti, 1612.

Nichil 2018 = Rocco Luigi Nichil, Il secolo dei palloni. Storia linguistica del calcio, del rugby e degli altri sport con la palla nella prima metà del Novecento, con prefazione di Wolfgang Schweickard, Strasbourg, ÉLiPhi.

Tosatti 2002 = Giorgio Tosatti, Il pianeta calcio, in Il libro dell’anno 2002, Roma, Istituto della enciclopedia italiana, pp. 248-266 (si cita dalla versione online, disponibile cliccando qui).

 

 

 

Immagine: da Fuga per la vittoria (Victory, 1981), regia di J. Huston


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