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Il calcio a parole, dall’antica Cina a Cristiano Ronaldo

 

Mentre in Russia i calciatori corrono dietro al pallone e il calcio si manifesta come realtà mondiale di sport e tifo, gol e rigori, corse e sudore, coreografie televisive, urla a migliaia e affari a milioni (di euro), noi proviamo a rincorrere le parole del calcio, per ricostruire, attraverso i segni e i referenti, alcuni profili della storia del pallone. Da sempre si esprime una vocazione umana a fare del gioco con la palla (messa insieme con vegetali, fibre, stoffa, carta, cuoio, gomma, plastica) un’appassionante attività ludica, prima ancora che, come sancito nell’età moderna e contemporanea, una disciplina sportiva basata sulla competizione agonistica. Che si chiamasse “cuju” nell’antica Cina, “episkyros” nella Grecia classica, “harpastum” nell’antica Roma, “koura” tra i Berberi in Nord Africa, “pits” tra i Maya, “calcio fiorentino” nel Rinascimento italiano, “barrette” in Francia, il gioco con la palla ha arricchito l’umanità e le lingue di pratiche e termini sempre suggestivi e vivi. Fino a quando, come racconta nell’articolo introduttivo di questo Speciale Rocco Luigi Nichil (autore del volume “Il secolo dei palloni. Storia linguistica del calcio, del rugby e degli altri sport con la palla nella prima metà del Novecento”, Strasbourg, ÉLiPhi), finalmente arriva la novità ottocentesca del “football” inglese, matrice di calcio e rugby. Contributi di Marcello Aprile, Debora de Fazio, Francesco G. Giannachi, Rocco Luigi Nichil.             Immagine: Di Andy03 [CC0 o CC0], attraverso Wikimedia Commons