04 marzo 2020

Performance tra smarrimento e rinascita

Alla domanda volta a indagare le sue fonti di ispirazione pubblicata nel portale Treccani online nel 2016, l’artista Sabrina D’Alessandro risponde:

«I limiti del mio linguaggio significano i limiti del mio mondo». Ludwig Wittgenstein

«Sono uomo e ritengo che nulla di ciò che è umano mi sia estraneo». Terenzio

«Nutre la mente solo ciò che la rallegra». Sant’Agostino d’Ippona

«Le guazze di maggio valgon più che il tron di Salomone». Antico proverbio toscano

La presenza di tre letterati e un proverbio è conferma dell’amore per la lingua e per chi maneggia le parole da parte di Sabrina D’Alessandro. Parole, frasi, motti, detti sono il materiale di cui l’artista si serve per generare le proprie opere. Si tratta di lemmi sommersi, parole smarrite, vocaboli non più in uso, termini dimenticati che Sabrina D’Alessandro cerca di rianimare, di far ritornare in vita attraverso un ufficio preposto chiamato URPS, acronimo che sta per Ufficio Resurrezione Parole Smarrite (link). Ma lo smarrito non solo si resuscita, lo si rianima, ritrova, restaura, dunque l’acronimo potremmo interpretarlo anche come Ufficio Rianimazione Parole Smarrite, Ufficio Ritrovamento Parole Smarrite, Ufficio Ricerca Parole Smarrite, Ufficio Restaurazione Parole Smarrite, Ufficio Rinnovazione Parole Smarrite.

 

Messe in forma in una serie di sezioni

 

Attraverso l’Urps l’artista ricerca le parole non più usate al fine di resuscitarle, prima attraverso una modalità di ricerca sul campo, che è soprattutto da ricercatrice di etimi e da antropologa del linguaggio, a cui fa poi seguire la fase artistica che vede le parole smarrite e ritrovate messe in forma attraverso scrittura, oggetti, performance collocate dall’artista in una serie di sezioni. Tra le quali, nelle parole dell’artista: Dipartimento Oggettificazioni (link) “che si occupa di trasformare le parole in sculture o installazioni, in modo che abbiano un corpo fisico”; il Dipartimento Rinascita Psicovocale (link) “che si occupa invece dell’espressione vocale, dunque di declamare o cantare le parole”; la Divisione Mutoparlante (link) “preposta all’illustrazione non verbale (per cui le parole vengono mimate attraverso i gesti)”; i Censimenti Peculiari (link) “rilevazioni qualitative che indagano sentimenti e opinioni delle persone”.

Le modalità performative

 

Qui parliamo soprattutto del Dipartimento Rinascita Psicovocale e della Divisione Mutoparlante, in quanto agenti attraverso modalità performative, benché, in alcuni casi, questo modus operandi si intrecci anche con quella del Censimento Peculiare. C’è da dire che la scelta di appartenenza di una parola RicercataRitrovataRianimataResuscitata a un dipartimento, divisione o altro è dettato anche dalla parola in sé, in quanto è essa stessa a offrire maggiori possibilità espressive in una modalità piuttosto che in un altra. Ad esempio, quando nel 2016 Sky Arte mandò in onda una serie di opere video dell’artista patrocinate dalla GAMeC (Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea) di Bergamo, D’Alessandro adottò la modalità performativa Mutoparlante con l’attore mimo Antonio Brugnano e la voce recitante fuori campo dell’artista stessa. Per questa scelse le seguenti parole e non altre: Volandolo Ponzamento, Redamazione Rimpedulata, Ventisettaio Inguiderdonato, Origliere Impolluto, Mazzocchio Infarfallato, Terriculosa Mutria, Schiribilloso Magnolino, Culaio Gentildonnaio, Uzzolo Tirtaico, Cosoffiola Acciappinata, Risquitto Facitoio. Data l’importanza della performance ogni opera-video si apre sempre con solenni squilli di tromba che ricordano quelli che in passato precedevano gli annunci degli araldi e a cui segue l’animazione di un foglio accartocciato che si apre con la parola proposta, spiegata subito dopo dalla voce fuori campo e divertitamente mimata dall’attore. Sono dittici: sostantivo e aggettivo, sostantivo e verbo, verbo e sostantivo e così via. Tutti etimologicamente performati, come in una sorta di teatrino d’avan, perché collocabili tra avanguardia e avanspettacolo. Invertendo l’ordine dei fattori il risultato cambia e, parafrasando Stefano Bartezzaghi, aggiungiamo che questi binomi di parole sono spesso “arcaismi” che, come gli animali chiamati da Noè, Sabrina D’Alessandro fa entrare sempre in coppia nell’“Arca”. L’artista li accoppia perché è dalla relazione metamorficamente performata che le parole, come la vita, nascono, vivono, muoiono e rinascono grazie all’arte, perché la lingua è cosa viva e quando è morta o smarrita va resuscitata dall’arte. Come disse Corrado Augias nel presentare Il Libro delle Parole Altrimenti Smarrite di Sabrina D’Alessandro, nella trasmissione Le Storie - diario italiano (Rai 3, ottobre 2011): “La lingua è viva e lotta insieme a noi,” parafrasando un noto motto di protesta sessantottino. Ed è anche per questo che, nel 2014, le parole smarrite e ritrovate vengono messe all’asta dall’artista con un’altra “performance spontanea” chiamata Parole all’Asta (il mazzocchio ne è entusiasta) Asta di parole a fini salvifici, conservativi e scombussolativi in cui il calligrafo, gallerista, curatore, critico e per l’occasione “baritono e battitore”, Jean Blanchaert, mette in mostra il suo talento di banditore d’asta: 22! 55! 99!, chi offre di più!? Ciò allo scopo di creare letteralmente una vendita all’incanto di parole, trasformando l’asta, in opera.

 

Redamazioni Rimpedulate

 

D’altra parte la prima Redamazione Rimpedulata era stata precedentemente oggetto di una performance in forma di opera lirica (2011) intitolata Esempio di ingiurie in una redamazione rimpedulata, R. R. bis, comma 97 (link) nella quale il soprano Eleonora Pirondi e il tenore Lorenzo Bartolucci si insultano cantando sulle note di una composizione operistica composta dall’artista stessa, parole come: Mammalucco Bavone, Sinforosa Profidiosa, Gagarone Faloppone, Girometta Lisciardosa … e via andare, o meglio via cantando. Animazioni, teatralizzazioni intenzionalmente inserite dall’artista nella nobile tradizione delle performance artistiche che vanno dalle parole in libertà futuriste ai giochi linguistici del teatro d’avanspettacolo, all’ambito dell’arte fluxus che usa le parole non tanto in senso concettuale, ma fluido, in movimento, vivificante. Infatti nel 2015, inserisce, all’interno della mostra “EatArt in Trasformation” dell’artista fluxus e novo realista Daniel Spoerri presso la Galleria Civica Modena, una sua performance dal titolo Parole Scilingue per Tableaux-pièges (con Divisione Mutoparlante e Dipartimento Rinascita Psicovocale insieme).

In dialetto calabrese

 

Approcci dunque diversi, vari, perché come dice il linguista Tullio de Mauro: “La lingua non è di nessuno è di chi la parla e ci fa quello che vuole”. Come ad esempio far incontrare il dialetto con la lingua italiana ufficiale, che vuol dire passare dal Comune alla Nazione. Questo è avvenuto durante la residenza Bocs Art a Cosenza, settembre 2018, in cui l’artista, dopo strenua frequentazione della Biblioteca Nazionale di Cosenza, ha tradotto in dialetto calabrese la serie di parole smarrite che utilizza per i “Censimenti Peculiari”. Le parole sono poi state declamate dall’artista in italiano e cantate in dialetto da Alessandro Castriota Scanderbeg accompagnato dalla fisarmonica suonata da Stefano Ferrante: parole come ciaccino’mpicciune scunchiusu, leccaprincipicurtiggianu ’ntrallazzatu, maramaldoštrunzu … Una performance che si inserisce nella tradizione non solo del ricordo, ma della vita e della letteratura che rende il linguaggio vivo nella relazione tra istituzionale e volgare. E che ha creato e ricreato la lingua italiana dei poeti da Dante a Pasolini.

 

Immagine di copertina: Sabrina D'Alessandro, Volandolo Ponzamento (Divisione-Mutoparlante), 2015 (keyframe da video)

 


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