Parole con l’anima: la ricerca artistica di Sabrina D’Alessandro

 

La radice indoeuropea del verbo latino “consuescere” (abituarsi) significa ‘essere solito, essere caratteristico’. L’aggettivo “consueto” è un frutto di quella radice. Se una persona, come l’artista Sabrina D’Alessandro, con il suo decennale Urps (Ufficio resurrezione parole smarrite), pone nel mondo il proprio atto creativo, dovrà sradicarsi dal consueto, disabituarsi agli automatismi del detto e ripetuto e fare leva su quell’in-consueto che, negando il solito, apre la mente a una nuova insolita visione. Le parole inconsuete possono essere arcaiche o dialettali, disusate o venerande di gloria letteraria: quel che importa è il fatto che la loro attuale marginalità non pregiudica, anzi, favorisce la missione semantica che l’artista compie non soltanto per recuperare, a partire dalla sonorità materica del corpo fonico, il senso originario della parola ma anche per trarne fuori, per via maieutica (per esempio rivolgendosi ai bambini) o ostensiva (agli spettatori partecipi delle opere/operazioni dell’artista) tutti gli inediti sensi possibili. Una sfida originale, baciata da un sottile e serissimo humour, al sonno dell’immaginazione collettiva, addormentatasi nel frastuono monotono della mediasfera. Tra Duchamp e Scialoja, futurismo e avanspettacolo, Rodari ed Eco (l’Eco che scoprì il lavoro della maestra Ersilia Zamponi), D’Alessandro trova la sua originale strada: quadrilarga, sbucciafatiche, ciarpiere, torotella, terriculoso, guizzipedo, buscalfana, sedulo, coticone, ciuffola e molte altre creature, smarrite tra le pieghe dei dizionari, delle rime e delle novelle, resuscitano in un mo(n)do nuovo, ri-dette come mai sono state dette prima. E magari anche accoppiate, disegnate, cantate, recitate, stropicciate, scolpite, riprese, collezionate, battute all’asta, disseminate a beneficio di chi ha avuto l’occasione di farne frammento della propria mente grazie alla mediazione dell’artista. Interventi di Valeria Della Valle, Giacinto Di Pietrantonio, Arnaldo Massarenti. Con un’intervista di Margherita Sermonti a Sabrina D’Alessandro. Immagine di copertina: Sabrina D'Alessandro, "Il Cimitero delle Parole Altrimenti Defunte", 2009 (Box Up SelfStorage, Sesto San Giovanni).  
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