25 marzo 2019

LTI, il diario che spiegò la lingua dell’ideologia nazista

di Claudia Buffagni*

Ultimo figlio di un rabbino, Victor Klemperer nacque a Landsberg an der Warthe (ora Gorzów Wielkopolski, Polonia) nel 1881. Studioso di filologia romanza e germanica formatosi con Carl Vossler (Kämper 2001), si convertì al protestantesimo (una prima volta nel 1903, poi nuovamente nel 1912) per ragioni a un tempo professionali e ideali, e nel 1921 divenne professore di filologia romanza al Politecnico di Dresda, ma nel 1935, a causa delle sue origini ebraiche, dovette lasciare la cattedra universitaria. Salvo brevi periodi, risiedette nella città sassone fino alla morte (1960). Grazie al matrimonio misto (Mischehe) con la pianista ariana Eva Schlemmer (1882-1951) evitò la deportazione.

 

La lingua ufficiale e gli acronimi

 

La sua fama è legata in larga misura a LTI. Notizbuch eines Philologen (LTI. La lingua del Terzo Reich. Taccuino di un filologo), diario-saggio nel quale annotò, come forma di resistenza alle violente disposizioni che giornalmente colpivano gli ebrei, esempi e spiegazioni delle manipolazioni operate sulla lingua tedesca dal nazionalsocialismo. Il titolo LTI (Lingua Tertii Imperii, “Lingua del Terzo Reich”), scelto per prendersi gioco della tendenza a creare acronimi della lingua ufficiale nazista (BDM per Bund deutscher Mädel, “lega delle ragazze tedesche”, SA per Sturmabteilungen, “squadre d’assalto”), divenne poi per il suo autore una formula magica da ripetere a sé stesso per sopravvivere alle progressive privazioni e mortificazioni cui fu sottoposto in quei lunghi anni.

Pubblicato nel 1947 nella DDR, il volume vi ebbe una buona risonanza, mentre la sua ricezione fu più marginale nella Repubblica Federale Tedesca (BRD), anche dopo la sua assai più tardiva pubblicazione all’Ovest (1966). Tradotta in numerose lingue, LTI ha vissuto una riscoperta dopo la pubblicazione degli ampi diari di Klemperer (1995) ed è una fonte autentica di valore indiscusso per lo studio della lingua quotidiana durante il nazismo.

 

Dalla declamazione al rullo di tamburi

 

L’autore riconduce le caratteristiche principali del linguaggio del Terzo Reich al Mein Kampf (1926) di Adolf Hitler e all’opera instancabile di Joseph Goebbels, ministro della propaganda. La lingua che ne risulta, creata da un ristretto gruppo di persone riutilizzando limitati moduli e stilemi del passato, è unicamente pensata per la declamazione, l’incitamento e il comando ed è pertanto per sua natura estremamente povera e ripetitiva. L’opera mostra una prospettiva semiotica innovativa, includendo nell’analisi, in anticipo sui tempi, anche aspetti extralinguistici, per l’importante ruolo svolto nella trasmissione dell’ideologia totalitaria: dalle marce al rullo di tamburi (Tambour), dai saluti con la mano tesa al tribuno che incita la folla (Kinne e Schwitalla 1994:3sgg).

 

Avvelenamento della lingua comune

 

Lo scopo perseguito dall’autore è in primis educativo: Klemperer intende infatti creare un documento autentico che preservi intatta la memoria della quotidianità durante la dittatura. Costruita in larga misura sui diari, LTI si presenta come un’opera composita, poiché ingloba appunti diaristici, riflessioni filologiche, osservazioni letterarie, antropologiche e politiche, assieme ad aneddoti autobiografici e dialoghi. Sulla scorta di numerosi esempi, l’autore mostra come il linguaggio ufficiale del nazionalsocialismo si insinui inavvertitamente, avvelenandola, nella lingua comune scritta e parlata, e dunque nel pensiero dei parlanti: la LTI è infatti un Gift (“veleno”).

I principali cambiamenti registrati riguardano l’ambito lessicale, in particolare nelle modifiche al significato di lessemi: durante il Terzo Reich molti termini assumono una diversa connotazione. Così anche fanatisch (‘fanatico’) diviene, da negativo (nel senso di ‘eccessivo, scostante’), positivo, poiché denota un’adesione cieca e totale all’unica visione ideologica consentita: si veda il frequentissimo “fanatischer Glaube” (‘fanatica fede’).

 

Eufemismi

 

Su tutto, domina l’uso di eufemismi di vario ordine, per mascherare o edulcorare la realtà: da Endlösung der Judenfrage, ‘soluzione finale della questione ebraica’ in sostituzione di “sterminio degli ebrei” a sich melden (‘presentarsi’) usato ora per indicare la necessità per gli ebrei convocati di comparire davanti alla Gestapo, con le conseguenze (maltrattamenti e probabile deportazione) correlate, fino a holen (‘prelevare’), riferito alla deportazione di ebrei (Bosco Coletsos 2003:301sgg).

Lo stesso fine di occultamento perseguono espressioni tratte dalla tecnica e dell’elettrotecnica, come Gleichschaltung, ‘sincronizzazione, allineamento’, riferita all’adattamento di strutture e istituzioni sociali all’ideologia del partito nazionalsocialista (NSDAP), che coincise con la chiusura delle organizzazioni non allineate. Oppure i frequentissimi forestierismi, apprezzati proprio per la loro nebulosità, come i verbi liquidieren, di uso tecnico nel linguaggio commerciale, usato nel Terzo Reich per indicare l’eliminazione fisica di persone, o diffamieren per ‘denigrare’.

 

Parole per spersonalizzare

 

Accanto alla diffusione di germanismi tesi a evocare la continuità con un antico passato, Klemperer mette poi in risalto la creazione di termini volti ad accelerare il processo di spersonalizzazione di gruppi umani ritenuti inferiori (ebrei, comunisti, omosessuali, disabili e altri), attuati con suffissi peggiorativi (Untermensch, ‘essere inferiore, subumano’) o tramite l’utilizzo di lessemi solitamente applicati a oggetti inanimati (Menschenmaterial, ‘materiale umano’). Anche i termini che designano professioni cambiano denominazione se riferiti ad esperti che operano con gli ebrei: il medico non è più Arzt ma Krankenbehandler (‘curatore di malato’), il servizio divino non più jüdischer Gottesdienst (‘servizio divino ebraico’), ma Judensgottesdienst (‘servizio divino degli ebrei’), termine che evidenzia un atteggiamento di disprezzo.

 

Un Führer da superlativo

 

Tra i mezzi linguistici volti a minimizzare gli aspetti critici del conflitto destinato alla sconfitta, si registra l’incremento di lessemi con prefisso ent- (“de-”) come entdunkeln, ‘togliere l’oscuramento’. Dal versante opposto, l’uso onnipresente del superlativo intende invece magnificare le azioni e le decisioni del Führer, novello salvatore, sia con aggettivi come einzig (‘unico’), historisch (‘storico’), total, sia con suffissi e lessemi superlativi come Welt- (‘mondo’): welthistorisch (‘di portata storica mondiale’) indica l’azione svolta da Adolf Hitler, Weltjudentum (‘giudaismo internazionale’) un nemico fortissimo da annientare.

L’unicità del testo risiede nell’originale combinazione di analisi linguistica, aneddoti e racconto autobiografico dalla prospettiva della vittima che registra con vividezza svariati esempi di assoggettamento all’ideologia nazista indotti dall’uso linguistico distorto. Particolarmente drammatici sono i passi dedicati alla descrizione dell’utilizzo inconsapevole della LTI da parte di valenti germanisti ebrei (capitolo “La lingua del vincitore”). Ma l’autore non manca di riconoscere con orrore tratti dell’idioma nazista tra i suoi compagni di sventura ebrei e, infine, nei suoi stessi usi linguistici (capitolo “Gli occhiali ebraici”; von Polenz 1999:554).

 

L’orrore e lo stile

 

Il tono elevato, i riferimenti colti e la piacevolezza del dettato di Klemperer lo rendono quanto di più distante dall’oggetto della sua analisi. Questo stridente contrasto costituisce, unitamente all’immediata drammaticità dei fatti riportati in prima persona, un sobrio ma efficacissimo atto d’accusa verso la LTI e il regime che l’ha promossa. In senso più ampio, l’opera rappresenta la sofferta riflessione di un letterato liberale tedesco della prima metà del Novecento sulla necessità di perseguire, non da ultimo tramite ampie e variegate letture, la formazione di un’autonoma coscienza critica come unica speranza di sfuggire ad un asservimento a discorsi pubblici che ciclicamente – e a diverse latitudini – si rivelano improntati ad irrazionale aggressività, esclusione, odio.

 

Bibliografia

Victor Klemperer, LTI. Lingua Tertii Imperii, Berlin, Aufbau, 1947 (Trad. it., LTI. La lingua del Terzo Reich. Taccuino di un filologo, a cura di Elke Fröhlich, traduzione di Paola Buscaglione Candela, prefazione di Michele Ranchetti, Giuntina, Firenze, 2010).

Victor Klemperer, Ich will Zeugnis ablegen bis zum letzten. Tagebücher 1933-1945, a cura di Walter Nowojski con la collaborazione di Hadwig Klemperer, Berlin, Aufbau,1995 (trad. it. Diari 1933-45 Testimoniare fino all’ultimo – diari, a cura di Anna Ruchat e Paola Quadrelli, prefazione di Cesare Segre, Milano, Mondadori 2000).

Victor Klemperer, Und so ist alles schwankend. Tagebücher Juni bis Dezember 1945, a cura di Günter Jäckel, Berlin, Aufbau, 19963 (trad. it. E così tutto vacilla. Diario 1945, a cura di Anna Ruchat, Milano, Scheiwiller, 2010).

Victor Klemperer, So sitze ich denn zwischen allen Stühlen. Tagebücher 1945-1959, Berlin, Aufbau,1995.

Victor Klemperer, Leben sammeln, nicht fragen wozu und warum. Tagebücher 1918-1932, a cura di Walter Nowojski con la collaborazione di Christian Löser, Berlin, Aufbau 1996.

Sandra Bosco Coletsos, Storia della lingua tedesca, Torino, Rosenberg & Selliers, 2003.

Heidrun Kämper, “LQI – Sprache des Vierten Reichs. Victor Klemperers Erkundungen zum Nachkriegsdeutsch”, in Armin Burkhardt, Dieter Cherubim (a cura di), Sprache im Leben der Zeit. Beiträge zur Theorie, Analyse und Kritik der deutschen Sprache in Vergangenheit und Gegenwart. Helmut Henne zum 65. Geburtstag, Tübingen, Niemeyer, p. 175-194.

Michael Kinne, Johannes Schwitalla, Sprache im Nationalsozialismus, (Studienbibliographien Sprachwissenschaft; Bd. 9), Heidelberg, Groos, 1994.

Donatella Mazza (a cura di), La lingua tedesca. Storia e testi, Roma, Carocci, 2013.

Peter von Polenz, Deutsche Sprachgeschichte vom Spätmittelalter bis zur Gegenwart, Band III, 19. und 20. Jahrhundert, Berlin, De Gruyter, 1999.

 

*Claudia Buffagni, dottore di ricerca in germanistica, è ricercatrice all’Università per Stranieri di Siena. I suoi ambiti di ricerca sono il linguaggio giornalistico tedesco in ottica contrastiva con l’italiano, i connettivi, la sottotitolazione di film e cortometraggi tedeschi in italiano e l’apprendimento del tedesco da parte di studenti universitari italofoni. Tra le sue pubblicazioni si ricordano Linguistik und Sprachdidaktik im universitären DaF-Unterricht, Waxmann, Münster 2012, curata con A. Birk, il saggio Anredeformen zwischen Beziehungsmanagement und Selbstrepräsentation. Die italienische Untertitelung von “Rosenstraße” (2003) und “Die Fälscher” (2007) (P. Lang 2016) e la monografia Dalla voce al segno. Sottotitoli italiani di film d’autore in inglese, spagnolo e tedesco, Milano, Hoepli, 2017, con S. Bruti e B. Garzelli.

 

Immagine: Victor Klemperer (1881–1960) nel 1930

Crediti immagine: Fotografin: Ursula Richter (1886-1946) [Public domain]

 


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