28 maggio 2019

Il lessico (e i disegni) della meccanica

di Barbara Fanini*

1. Descrivere le macchine

 

L’ossatura del lessico della meccanica applicata (per utilizzare un’etichetta moderna) di Leonardo è costituita da pochi tecnicismi di base – come braccio, corda, leva (che occorre sempre nella forma dittongata lieva), rota, vite ecc. – indispensabili per costruire, in sinergia col disegno, la descrizione di un congegno. L’efficacia comunicativa di questi “mattoni essenziali” è garantita proprio dall’elemento figurativo, cui essi fanno costante riferimento attraverso lettere o altri identificatori: «quasi mai di una lieva, di un legno o di una rota si tratta, infatti; ma della lieva k, del legno a o della rota n» (Biffi 2008: 133; cfr. anche Id. 2013). Tale “vocabolario minimo” è poi accresciuto da un insieme di tecnicismi più specifici (come argano, curro, forcella, girella, perno, piolo, staffa, subbio ecc.) che affondano le loro radici nel patrimonio lessicale delle botteghe artigiane del tempo. L’apprendimento di questa terminologia risale verosimilmente agli anni della prima formazione fiorentina del Vinciano, ricevuta nel laboratorio del Verrocchio: un maestro straordinariamente versatile, esperto non solo di pittura, ma anche di metallurgia, ingegneria civile e militare, architettura. Tuttavia, il trasferimento a Milano (1482) e gli spostamenti successivi consentono a Leonardo di confrontarsi anche con aree linguistiche diverse dalla propria e di acquisire elementi nuovi: rimandano agli ambienti artigiani dell’Italia settentrionale, per esempio, termini come baga ‘otre, recipiente a soffietto’ o crena/crenna ‘incavo, tacca’, adottati nei primi autografi del periodo milanese e mai abbandonati.

 

L’ambito empirico, dal pettine alla ruffianella

 

Un’altra componente della nomenclatura della meccanica che tradisce un’origine artigiana è poi rappresentata da quei termini tecnici che si originano attraverso procedimenti di risemantizzazione di parole d’uso comune. Si tratta di una modalità di arricchimento lessicale che caratterizza ancor oggi il vocabolario della meccanica: si pensi a termini – comuni e tecnici al tempo – come albero, anima, vite e madrevite, maschio e femmina ecc., vitali nell’ambito empirico, o come attrazione, forza, moto e quiete, lavoro ecc., nell’ambito teorico. Ma certamente, negli autografi vinciani, questa particolare tipologia terminologica risulta messa a frutto in modo segnatamente insistente e in tutto il suo ventaglio applicativo. Colpiscono, per esempio, quelle soluzioni lessicali che appaiono suggerite da analogie di forme con parti del corpo umano (bocca, ginocchio, labbro, naso ecc.), con il mondo animale o vegetale (cicognola, falcone, noce, nottola, serpe ecc.), con oggetti dell’uso quotidiano (gabbia, pettine, scala ecc.). Si può individuare anche un insieme di termini che si avvale, invece, di «un’analogia di pura funzione» (Manni 2008: 21); tra questi, fattorino e servidore, governatore, monaco, sensale e persino ruffianella, che vale ‘ruota intermedia che permette alla prima e alla terza di ruotare nello stesso senso’ (oggi si direbbe ruota oziosa).

L’arricchimento e la specializzazione del vocabolario vinciano si avvalgono anche di un’altra strategia, anch’essa propria dei linguaggi tecnici e scientifici, ossia il ricorso alle cosiddette polirematiche. Si tratta di espressioni formate da due o più elementi (di norma, nome + aggettivo) in cui il primo rappresenta la “testa” della composizione, dotata di valore generico, e il secondo (o i successivi) un determinante che ne precisa la qualità o la funzione. Nell’ambito della meccanica applicata, tale sistema consente a Leonardo di differenziare agevolmente, per esempio, più tipologie di asta (composta, disnodata, semplice ecc.), di rota (a cassette, a vite, dentata, sanza centro ecc.) o di vite (doppia, perpetua, retrosa, sanza fine ecc.).

Molte delle voci e delle espressioni ricordate risultano attestate unicamente negli autografi vinciani. Benché le testimonianze scritte lasciate dai tecnici e dagli artigiani medievali siano complessivamente piuttosto scarse – normale conseguenza di un sapere che tendeva a trasmettersi dal padre al figlio o dal maestro all’apprendista per via orale – e manchi, dunque, un corpus testuale di confronto sufficientemente rappresentativo, appare lecito, per alcuni di questi tecnicismi “isolati”, pensare a delle neoformazioni legate proprio alla creatività linguistica dell’autore. Non a caso, questi stessi termini sono spesso accompagnati da un intervento metalinguistico (introdotto da formule come è detto, si chiama, indica ecc.) che mette in rilievo la novità della parola o della sua investitura semantica (ess.: «[il sostentaculo] è detto servidore, perché a ttale rota obedisscie e sserve» Madrid I, c. 117r; «Vite retrosa è detta quella della quale le sue volte cominciano al mezo della sua lungeza e da esso mezo equalmente si partano e poi finisscano alli oppositi sstremi d’essa vite» ivi, c. 58r). Tale impegno definitorio emerge con singolare evidenza soprattutto nel Madrid I (Madrid, Biblioteca Nacional), il codice che più di altri sancisce «l’approssimarsi verso un trattato concepito in modo organico dove macchine, dispositivi meccanici e singoli organi vengono considerati alla luce di una matura competenza teorica» (Manni 2008: 23; cfr. anche Ead. 2015).

 

2. Gli studi teorici. Le parole della «scienzia machinale»

 

Benché la dimensione empirica e manuale resti una componente innegabile della disciplina, per Leonardo la meccanica non si esaurisce affatto con l’attività diretta alla costruzione di argani o di pompe idrauliche. Come dichiara in una celebre annotazione contenuta nel ms. E (Parigi, Institut de France), «la mecanica è il paradiso delle scienze matematiche, perché con quella si viene al frutto matematico» (c. 8v). La meccanica vinciana, non diversamente dalle grandi arti liberali (geometria, astronomia, grammatica, retorica ecc.), è a tutti gli effetti una scienza e per di più della massima importanza: essa rappresenta, si può dire, la “dimensione empirica” della matematica. Come quest’ultima è imprescindibile alla prima nella progettazione di un congegno efficace, la meccanica offre una certificazione indispensabile ai princìpi puramente teorici elaborati attraverso calcoli e schemi geometrici. Leonardo è insomma pienamente convinto che esista una sostanziale continuità tra speculazione e progettazione, fra libri ed esperienza, e che solo l’interazione fra i diversi campi del sapere possa condurre a un reale progresso. Tale visione integrata delle conoscenze – che è tra gli aspetti più peculiari e innovativi dell’indagine vinciana – si riflette inevitabilmente sulla lingua, determinando una straordinaria contaminazione dei registri lessicali: il vocabolario della meccanica leonardiano si presenta infatti, nel suo complesso, come un insieme composito e diversificato, in cui gli apporti ereditati dal sapere pratico si mescolano a quelli derivati dalla tradizione colta di matrice latina.

Negli studi di cinematica, dinamica e statica, il vocabolario di base è costruito senz’altro a partire da quello tradizionale della scienza ufficiale del tempo, la quale offre a Leonardo, naturalmente, anche l’orizzonte teorico entro cui si forma e si dispone la sua esperienza scientifica. Dall’imponente filone dell’aristotelismo classico e delle sue riprecisazioni successive provengono dunque le tessere fondamentali del settore, a partire dalle coppie moto e quiete, gravità e levità, accidentale e naturale, agente e paziente, continuo e discontinuo ecc.; fino ai tecnicismi impiegati nelle teorizzazioni più recenti (come quelle elaborate da Alberto di Sassonia e dalla scuola parigina, o dai calculatores del Merton College), come grado di velocità (o di tardità) e grado di moto, aumento e diminuzione (per indicare l’accelerazione e la decelerazione), equalità, uniformità e difformità ecc. (cfr. Fanini 2018a).

 

Sviluppo teorico e innovazione lessicale

 

La secolare sedimentazione di questo vocabolario, tuttavia, non costituisce un freno all’interazione linguistica leonardiana, che, anzi, sembra in questo campo più attiva che mai. Le prove più vistose di tale tensione creativa (o, meglio, “onomaturgica”) si addensano prevedibilmente in quei campi d’indagine sui quali più a lungo si sofferma l’interesse di Leonardo: c’è, insomma, una naturale corrispondenza fra sviluppo teorico e innovazione lessicale. Sono note, per esempio, le numerose soluzioni (meccaniche e linguistiche) escogitate dal Vinciano per dominare la confregazione, ossia l’attrito, «l’antagonista cosmico della forza» (Galluzzi 1989: 20). E ancor più notevoli risultano gli sforzi intrapresi dal Nostro per “tradurre in parole” il moto (una delle quattro potenze naturali, assieme a forza, peso e percussione, su cui si costruisce la sua riflessione scientifica), minuziosamente osservato in tutte le sue possibili realizzazioni e nei diversi elementi naturali. In particolare, esercitano un fascino quasi ossessivo sull’occhio di Leonardo quei violenti dinamismi – per lo più denominati retrosi o revertigini, ma non solo (cfr. Fanini 2018b) – che si originano nelle sfere dell’acqua e dell’aria, elementi mobili per eccellenza: essi si traducono infatti in movimenti estremamente complessi, difficilmente riconducibili agli schemi geometrico-matematici della classificazione tradizionale. Allo stesso modo, anche il lessico disponibile si rivela insufficiente a coprire una tassonomia cinetica tanto ricca e articolata. I “vuoti” della nomenclatura classica sono per lo più colmati sfruttando a pieno le possibilità espressive della polirematica (il cui impiego risulta decisamente più assiduo rispetto al campo della meccanica applicata) e mettendo assieme un impianto aggettivale straordinariamente ampio e, talora, del tutto originale. Per Leonardo, il moto può allora essere aumentativo, circunvolubile, confregante, elico, flessuoso, revertiginoso, titubante, trivellante, ventilante ecc.: nei suoi autografi si depositano complessivamente oltre quaranta composizioni lessicali di questo tipo, che individuano altrettante differenti tipologie cinetiche. Molte di queste espressioni vivono esclusivamente all’interno dell’esperienza scientifica vinciana e sono il felice esito di una personalissima attitudine alla manipolazione verbale, unita a una sorprendente e irripetibile capacità di osservare il reale.

 

Riferimenti bibliografici

Biffi 2008 = Marco Biffi, La lingua tecnico-scientifica di Leonardo da Vinci, in Prospettive nello studio del lessico italiano, Atti del IX Congresso SILFI - Società Internazionale di Linguistica e Filologia Italiana (Firenze, 14-17 giugno 2006), a cura di Emanuela Cresti, Firenze, University Press, 2008, vol. I, pp. 129-136.

Biffi 2013 = Marco Biffi, Alla ricerca di un lessico delle macchine, in Leonardo e le arti meccaniche, a cura di Romano Nanni, Milano, Skira, 2013, pp. 165-181.

Fanini 2018a = Barbara Fanini, «E così seguirà insino alla consumatione del suo inpeto». Sul lessico della cinematica e della dinamica negli autografi di Leonardo da Vinci, «Studi di lessicografia italiana», XXXV, 2018, pp. 67-105.

Fanini 2018b = Barbara Fanini, Leonardo e le parole dell’acqua, in L’acqua microscopio della natura. Il codice Leicester di Leonardo da Vinci, a cura di Paolo Galluzzi, Firenze, Giunti, pp. 203-219.

Galluzzi 1989 = Paolo Galluzzi, Leonardo e i proporzionanti, XXVIII Lettura Vinciana, Firenze, Giunti, 1989.

Manni 2008 = Paola Manni, Riconsiderando la lingua di Leonardo, «Studi linguistici italiani», XXXIV, 2008, pp. 11-51.

Manni 2015 = Paola Manni, Sulla terminologia delle macchine in Leonardo: tradizione, innovazione e sviluppi futuri, in Scienze e rappresentazioni. Saggi in onore di Pierre Souffrin, Firenze, Olschki, 2015, pp. 347-365.

 

Per una trattazione approfondita dei tecnicismi di meccanica citati, cfr. Glossario leonardiano. Nomenclatura delle macchine nei codici di Madrid e Atlantico, a cura di Paola Manni e Marco Biffi, Firenze, Olschki, 2011 (schede consultabili anche in rete nel portale e-Leo (link), sezione Glossari), e Barbara Fanini, Glossario leonardiano. Nomenclatura della meccanica nel corpus degli autografi, Firenze, Olschki, i.c.s.

Allo stesso portale e-Leo si fa riferimento per la citazione e la trascrizione delle carte autografe richiamate.

 

*Barbara Fanini è assegnista di ricerca in Linguistica italiana presso l’Università degli Studi di Firenze; collabora con l’Accademia della Crusca e il Museo Galileo. Si occupa principalmente di storia della lingua tecnico-scientifica e, in particolare, del lessico della meccanica di Leonardo da Vinci. Recentemente ha pubblicato contributi dedicati alla nomenclatura della cinematica e della dinamica vinciana e ha curato un’edizione con analisi linguistica delle liste di vocaboli raccolte nel codice Trivulziano (Firenze, Cesati, 2018). Della sua tesi di dottorato, dedicata alla terminologia della meccanica teorica, è prevista la pubblicazione nella serie dei Glossari leonardiani edita da Olschki. È redattrice del Vocabolario Dantesco, del Tesoro della Lingua Italiana delle Origini e del Lessico Etimologico Italiano.

 

Immagine: Balestra gigante, Codice Atlantico

 

Crediti immagine: Leonardo da Vinci [Public domain]

 


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