29 maggio 2019

Leonardo nel Codice Leicester. Il richiamo all’ordine

di Andrea Felici

L’ordine delle scritture

 

«Fra i manoscritti vinciani oggi conosciuti [il Codice Leicester è] il più notevole documento, per il quale il maestro, raccogliendo da appunti e ricordi senza numero […] che potevano concorrere alla formazione di un trattato […] si preparava a trarre dal cumulo delle sue note e dall’inesauribile tesoro della sua viva esperienza una “opra ordinata” per ciascuna delle parti dell’enciclopedia scientifica, alla quale aveva tanto atteso».

 

Le parole con cui Gerolamo Calvi apriva la sua edizione del Codice Leicester (la prima a restituirne il testo secondo criteri moderni; ed. 1909, cit. Leonardo 1980: v) rimarcavano da subito l’importanza centrale di questo scritto in rapporto all’intero repertorio degli studi leonardiani. Un’importanza che, d’altronde, si confermava anche nella nuova versione curata da Carlo Pedretti, in cui il manoscritto veniva riconosciuto come simbolico di una «nuova era di libertà di pensiero»  (cfr. Vecce 2018: 185; ed. Leonardo 1987), in quanto rappresentativo della volontà, da parte dell’autore, di mutare la propria condizione di «omo sanza lettere» in ‘uomo di scienza’, capace di tradurre esperimenti e osservazioni in opere destinate a una circolazione ufficiale.

Difatti il Codice, già noto come Hammer dal 1980 al 1994, e redatto ‒ con ogni probabilità ‒ tra 1504 e 1508, si colloca in un momento cruciale per le ricerche scientifiche di Leonardo (e, più in generale, per la sua stessa vita professionale), in cui egli avverte il bisogno di «mettere ordine» nel groviglio di testi prodotti nell’arco di circa un ventennio. Come è noto, per il genio vinciano l’esercizio della scrittura si manifesta precocemente e dilaga nel corso degli anni: avviato con le annotazioni in fogli sciolti del primo periodo fiorentino, prosegue con i quaderni di studi nel soggiorno milanese presso la corte di Ludovico il Moro (oggi Ms. B e Trivulziano), i primi di una lunga serie di osservazioni e sperimentazioni più o meno compiute, spesso accompagnate da disegni e diagrammi e registrate su singole carte, taccuini, volumi e altri fascicoli in modo a tratti parziale e discontinuo, con frequenti aggiunte, correzioni, rivisitazioni. Tornato a Firenze agli inizi del Cinquecento, Leonardo dispone quindi di uno scrittoio sostanzialmente caotico, frammentato in migliaia di carte dai contenuti più vari: «un’unica, immensa opera» (secondo la definizione di Carlo Vecce), concepita a uso e consumo personale, in cui le osservazioni tecnico-scientifiche – che ne compongono la parte più importante – si alternano a brani e citazioni letterarie, traduzioni, notazioni diaristiche e aneddotiche, ricordi e riflessioni personali, lettere private e ufficiali. Ed è a questo labirinto documentario che Leonardo decide di rimettere mano agli inizi del XVI secolo, nel tentativo di convogliare i suoi studi all’interno di trattati più o meno pubblicabili.

Il Codice Leicester testimonia con precisione il ‘richiamo all’ordine’ che pervade la mente di Leonardo in questi anni. Composto da 18 bifogli (per un totale di 36 carte), il manoscritto si concentra principalmente sul tema dell’acqua e del moto dei fluidi (argomento centrale degli studi vinciani del periodo, e oggetto di una recente mostra alla Galleria degli Uffizi, link), con varie incursioni nei settori della geologia, dell’ottica e della meccanica dei pesi. Attorno a queste materie si sviluppa tra le carte un insieme ordinato di osservazioni trascritte in pulito e in successione coerente, in cui si susseguono centinaia di casi, proposizioni e invenzioni (cioè ‘esempi’, ‘regole’, ‘scoperte’), già registrati in studi pregressi e ora riformulati in funzione di un futuribile «Libro delle acque», di cui il Leicester sembra rappresentare una sorta di canovaccio preparatorio (cfr. Kemp 2018).

 

L’ordine della scrittura

 

«I’ lascierò qui stare le prove, le quali si farà poi nell’opra ordinata, e attenderò solamente a trovare casi e invenzioni, e le metterò successivamente secondo che le vengano, e poi darò ordine, mettendo insieme quelle d’un medesimo genere; sì che per ora non ti maraviglierai, né riderai di me, lettore, se qui si fa sì gran salti da materia a materia» (c. 2v).

 

«Qui ti bisognia seguitare con ordine, cioè, distinguendo in proposizioni, a membro a membro di ciasscuna parte; e così sarai sanza confusione bene inteso» (c. 25v).

 

Queste annotazioni dal nostro Codice rappresentano solo alcuni dei casi utili a testimoniare quanto Leonardo fosse consapevole della necessità non solo di riunire, ma anche di esporre in modo chiaro e sistematico le osservazioni già raccolte in altri zibaldoni, al fine di raggiungere la sua «opera ordinata». In effetti, così come il concetto di «ordine» segna il tentativo di Leonardo ‒ infine mai realizzato ‒ di organizzare i suoi studi in forma organica e compiuta, allo stesso modo si riconosce un’evidente volontà di perfezionare anche l’uso della lingua, che accompagna costantemente l’opera dell’ingegnere vinciano. D’altronde, in Leonardo l’interesse per l’aspetto linguistico è particolarmente vivo ed emerge in varie sezioni dei suoi testi: da un lato, per l’endemica necessità di superare la sua condizione di «illetterato» (cioè sprovvisto di adeguata preparazione in materia di lingua e cultura latina), che lo porta a raccogliere ampi repertori di latinismi, utili a colmare le mancanze della sua formazione (le cosiddette «liste lessicali» dei Codici Trivulziano e Atlantico); dall’altro, per definire con precisione i particolari tecnici degli argomenti studiati i quali, data la loro vastità, vengono trattati attraverso un vocabolario particolarmente eterogeneo, attinto da varie fonti, e recentemente esplorato nella collana dei Glossari leonardiani (assai vivo è il fondo terminologico delle botteghe artistiche in cui egli stesso si era formato, ma a questo si affiancano vocaboli della tradizione medievale, di derivazione greco-latina e araba, specialmente negli studi di ottica e di anatomia).

Per il versante terminologico, il Leicester offre ampi repertori di tecnicismi, perlopiù inerenti all’ambito dell’ingegnera idraulica e della meccanica dei fluidi (oggetto d’indagine in un recente intervento di Barbara Fanini [2018], completo di utile glossario); ma è sul piano dell’organizzazione sintattica e testuale che la ricerca di ‘ordine della lingua’ sembra mostrare il massimo grado di definizione. Sotto il profilo della sintassi, è bene ricordare il forte legame maturato dalla scrittura vinciana con i moduli tipici della lingua parlata, ricorrenti a tal punto da rendere l’opera di Leonardo «una riserva di eccezionale valore ai fini della rappresentazione dell’oralità» (Manni 2008: 44). E sono molte, a questo proposito, le tracce di parlato coevo all’interno del nostro Codice: come la paraipotassi (con impiego di connettore paratattico in costrutto ipotattico, tipo «essendo la sua basa portata via, per essere unita coll’acqua che corre, e per questo l’onda ch’era infra l’aria viene a cadere indirieto»: 16r); l’uso di che in ripresa («qui si risponde che, anco che ll’acqua per sé monti alla sommità di tale spugna, che essa non pò poi versare…»: 32v) o di costrutti tematizzanti, ad esempio per anacoluto o modulo e che («Quando il fiume s’ingrossa, e che rimove la rena col suo moto incidente, esso farà…»: 13v). Ma a questi tratti si accompagnano strutture assai frequenti nella prosa letteraria del tempo, che testimoniano quindi un avvicinamento con la cultura scritta (su tutte, le costruzioni modellate sull’infinitiva latina: «qui si dimostra la potenzia dell’impito nulla valere più all’un corpo che all’altro»: 8r; «si prosume in tal sito essere spiaggia di mare»: 10r). E se il dato sintattico mostra indubbie potenzialità di approfondimento, in quanto mai analizzato compiutamente in studi specifici, lo stesso può dirsi per l’organizzazione testuale delle sezioni più tecniche e dimostrative, in cui il ricorso a schemi raziocinanti, tipici della prosa scientifica, risulta particolarmente evidente, tanto nel Leicester quanto, più in generale, nell’intero apparato degli studi vinciani (con ampio ricorso a strutture ipotetico-deduttive, enumerative, dilemmatiche, continuamente alternate e intrecciate). Si tratta, in questi ultimi casi, di elementi tuttora oggetto di studio in vista di una nuova edizione del Codice (in via di elaborazione, a cura di chi scrive: Felici i.c.s.), che testimoniano quanto la necessità di «ordine», per le scritture e per la scrittura, incida su più livelli nell’attività scientifica di Leonardo.

 

Riferimenti bibliografici

 

Edizioni del testo

Le citazioni dal Codice sono riprese da e-Leo (link), Archivio digitale per la consultazione dei manoscritti rinascimentali di storia della tecnica e della scienza, banca dati realizzata dalla Biblioteca Leonardiana di Vinci.

Leonardo 1980 = Il codice di Leonardo da Vinci della Biblioteca di Lord Leicester in Holkham Hall, a cura di Gerolamo Calvi, Firenze, Giunti [ripr. facs. dell’ed. Milano, Cogliati, 1909].

Leonardo 1987 = The Codex Hammer of Leonardo da Vinci, translated into English and edited by Carlo Pedretti, Firenze, Giunti.

Felici i.c.s. = Andrea Felici, «L’alitare di questa terrestre machina». Il Codice Leicester di Leonardo da Vinci. Edizione e studio linguistico, Firenze, Accademia della Crusca (in preparazione).

 

Studi

Fanini 2018 = Barbara Fanini, Leonardo e le parole dell’acqua, in Galluzzi 2018, pp. 203-19.

Galluzzi 2018 = Paolo Galluzzi (a cura di), L’acqua microscopio della natura. Il Codice Leicester di Leonardo da Vinci, Firenze, Giunti.

Kemp 2018 = Martin Kemp, “E questo fia un racolto sanza ordine”. Compilazione e caos nel Codice Leicester, in Galluzzi 2018, pp. 23-41.

Manni 2008 = Paola Manni, Riconsiderando la lingua di Leonardo. Nuove indagini e nuove prospettive di studio, «Studi linguistici italiani», 34, pp. 11-51.

Vecce 1993 = Carlo Vecce, Scritti di Leonardo da Vinci, in Letteratura italiana. Le opere, diretta da Alberto Asor Rosa, IV voll., II (Dal Cinquecento al Settecento), Torino, Einaudi, pp. 95-124.

Vecce 2018 = Carlo Vecce, Sullo scrittoio del Codice Leicester, in Galluzzi 2018, pp. 185-200.

 

 

Immagine: Codice Leicester

 

Crediti immagine: Leonardo da Vinci (1452-1519) [Public domain]

 

 


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