30 maggio 2019

«Figurare» il corpo umano. La lingua dell’anatomia

di Rosa Piro*

I fogli della Collezione reale di Windsor (raccolti nell’edizione di Keele-Pedretti, 1983-84) contengono la gran parte dei disegni anatomici e delle annotazioni sul corpo umano concepite da Leonardo da Vinci nel corso della sua esistenza. Da essi emerge il ritratto di un uomo che non si è formato nelle università e nelle accademie, pur frequentandole, che non era (e non voleva essere) considerato un anatomista, ma che indagava il corpo umano perché, attratto dalle sue forme, voleva «figurarle», riprodurle nel disegno, per trasmettere la «vera notizia» della realtà che osservava. Prima di Leonardo i medici avevano redatto trattati anatomici che prevedevano la minuziosa descrizione del corpo umano, quasi mai accompagnata da immagini. Si pensi, per rimanere nella penisola italiana, a opere come l’enciclopedia medica trecentesca dell’Almansore (Piro 2011), uno dei principali serbatoi della lingua medica in volgare, oppure ai volgarizzamenti delle chirurgie di Guglielmo da Saliceto (link) e di Guy de Chauliac (link) o del trattato anatomico di Mondino de’ Liuzzi (link), testi quasi del tutto privi di raffigurazioni e fedelissimi al lessico e alle descrizioni del corpo umano che le auctoritates della tradizione aristo­telica e galenica tramandavano. Secondo il paradigma anatomico quattro-cinquecentesco, infatti, per condurre una dissezione anatomica occorreva partire dal testo di un’autorità (Aristotele, Galeno, Avicenna, cfr. Carlino, 1994, p. 222). Con Leonardo questo paradigma viene capovolto: a differenza dei suoi contemporanei che, fedeli ai testi autorevoli, continuano a redigere trat­tati di anatomia senza disegni, egli dà maggior rilievo al disegno rispetto alla scrittura e parte anzitutto dal corpo osservato: prima disegna e in séguito aggiunge un testo che non è quasi mai descrizione articolata di una parte del corpo (come avviene per esempio con le descrizioni coeve di Alessandro Benedetti (link) e Gabriele Zerbi), ma è più spesso una «nota», cioè discorso frammentato o parola isolata, a volte persino semplice lettera al servizio del disegno, con cui identificare muscoli e ossa.

Non che prima di lui non vi fossero stati tentativi di disegnare il corpo uma­no, ma si partiva dall’assunto scritto e tramandato dalla tradizione: si pensi almeno a Guido da Vigevano (link), che nell’Anothomia designata per figuras riproduce corpi umani sulla base dei metodi di dissezione descritti da Mondino de’ Liuzzi nella Anothomia (cfr. Salvi, 2013, pp. 107-110). I corpi di Leonardo, invece, non sono realizzati per rendere visibile ciò che i medici prima di lui han­no tramandato attraverso la scrittura, ma per riprodurre la realtà dopo un esame autoptico dei corpi, arricchito dalla lettura, anche dialettica, delle autorità, dagli studi della prospettiva, della meccanica, dell’ottica, grazie ai quali raggiungerà, anche in anatomia, risultati inconcepibili per i suoi tempi.

 

La lingua delle «note» dei fogli anatomici della Collezione reale di Windsor

 

Le «note» (in alcuni casi, come si è detto, semplici frammenti che accompagnano i disegni anatomici e che Leonardo appunta per sé stesso) diventano un laboratorio di sperimentazione lessicale che gli consente di ottenere anche nella scelta delle parole ciò che con il disegno ha già raggiunto, ossia la fedeltà alla realtà osservata, alla «sperienza». Così come i disegni di Windsor sembrano modelli preparatori per il progetto di un libro anatomico più ampio e desiderato dal vinciano, anche il lessico delle annotazioni risente di una tensione a perfezionarsi per descrivere, in modo via via più preciso, la realtà attraverso la parola, preparando così porzioni di testo fruibili per futuri lettori.

Il lessico anatomico si presenta mistilingue ma non forzosamente innovativo: Leonardo, infatti, si poggia anzitutto sulla tradizione medica che lo precede per poi tentare altre vie di denominazione. Il lessico vinciano ci appare dinamico come dinamico è lo stesso Leonardo, che si muove tra le cerchie degli anatomisti delle università e delle accademie, che acquista o chiede in prestito libri, in volgare e in latino e soprattutto che legge in volgare e in latino, per redigere liste di vocaboli immediatamente spendibili.

a) Il rapporto con la tradizione. Negli scaffali della biblioteca vinciana (per cui cfr. Vecce 2017) sono presenti molti testi medici dei secoli precedenti come il trattato di anatomia di Mondino de’ Liuzzi in latino (XIV sec.) e in volgare (XV sec.) e una riduzione in versi dell’Almansore, chiamata Cibaldone. L’Almansore è la prima enciclopedia medica in volgare italiano dei primi del Trecento (link) e costituisce uno dei serbatoi principali per la formazione del lessico medico dell’italiano antico (link). Si annoverano tra i testi medici posseduti da Leonardo anche la Chirurgia in volgare di Guy de Chauliac. Tra i termini riconducibili alla tradizione medica che lo ha preceduto molti appartengono alla tradizione galenica in volgare, a partire dal termine anatomia, che ricorre per la prima volta nell’Almansore, e continuando con i termini legati alla circolazione del sangue (arteria aorta, porta del fegato, trachea arteria, vena arteria, vena comune), al funzionamento del cuore (additamento del cuore ‘atrio’, cassula del cuore ‘pericardio’, orecchio del cuore ‘atrio’) e alla denominazione degli intestini (colon, digiuno, duodeno, monocolo).

b) I neologismi. Quando la tradizione medica passata non lo soddisfa, Leonardo non esita a ricorrere alle parole della lingua comune per rideterminarle semanticamente, come nel caso di catena, usata per descrivere la ‘trabecola setto-marginale del cuore’. Non mancano, inoltre, prime attestazioni vinciane come albero delle vene o albero dei nervi per indicare le ramificazioni delle vene e dei nervi, metafore che si lessicalizzano in Leonardo e che hanno origine nei testi volgari italoromanzi del XIV e del XV secolo di matrice galenica, come l’Almansore (Piro 2011) e Mondino de’ Liuzzi (D’Anzi 2012). Di creazione vinciana è anche l’espressione balla dell’occhio per indicare il ‘globo oculare’.

c) Il rapporto con il latino. Tra i testi latini antichi della biblioteca leonardiana è registrato il De usu partium di Galeno (verosimilmente nell’edizione di Soriano del 1502), mentre tra le opere coeve vi sono le chirurgie di Angelo Benedetti e di Gabriele Zerbi, che, nei fogli della Collezione di Windsor, l’autore dichiara di volersi procurare. La definizione di sé stesso come «omo sanza lettere» (Codice Atlantico, f. 119) non impedisce di constatare che era comunque in grado di leggere il latino. Una traccia della lettura delle traduzioni latine del De usu partium galenico emerge grazie all’uso di almeno due termini, allantoidea, calco sul greco mediato dal latino, e animus, usato al posto di amnios e passato per un errore di trascrizione dal testo latino a Leonardo (Piro 2019: ss.vv. allantoidea e animus).

d) I termini di registro basso. Non sono rari i casi in cui Leonardo ricorre a termini di registro più basso come codrione che, adoperato in fiorentino per indicare la coda degli uccelli, nei fogli anatomici denomina l’osso sacro; o ancora l’espressione rostro della spatola, che indica la scapola per la sua forma simile al rostro, ossia al becco di un uccello.

e) I regionalismi. Notevole è anche l’uso di regionalismi, settentrionalismi e lombardismi in particolare, con cui Leonardo viene in contatto durante i numerosi viaggi: è il caso di foppello usato per indicare l’incavo di una articolazione o la ‘fossetta del mento’ (in lombardo ‘la buca’) o di pincerolo per indicare il trago dell’orecchio (in lombardo ‘acino d’uva’ o ‘uccellino’ e quindi ‘membrino dei bambini’, cfr. Cherubiniv.).

f) I transfert lessicali. Non mancano, infine, transfert lessicali dalle lingue settoriali con cui Leonardo viene a contatto durante i propri lavori: dall’architettura, per esempio, prenderà in prestito emiciclo, per denotare il seno aortico, e armadura, che dal significato di ‘struttura di sostegno’ diviene nei fogli di Windsor il ‘sostegno di consistenza muscolare o fibrosa delle parti del corpo’; dall’ingegneria trarrà cardine, per definire i punti della parete aortica su cui fanno leva le cuspidi valvolari.

 

Riferimenti bibliografici

Carlino 1994 = A. Carlino, La fabbrica del corpo, Einaudi, Torino, 1994.

Cherubini = Francesco Cherubini, Vocabolario milanese-italiano, Milano, Regia Stamperia, 1839-43, 4 voll.

Codice Atlantico = Milano Biblioteca Ambrosiana, ms. Atlantico. Edizione di riferimento Il Codice Atlantico della Biblioteca Ambrosiana di Milano, a cura di Augursto Marinoni, Firenze, Giunti Bàrbera, 1975-80 (12 voll. di testo: per i corrispondenti 12 voll. di facsimili v. Il Codice Atlantico di Leonardo da Vinci, Firenze, Giunti Bàrbera, 1973-75.

D’Anzi 2011 = M.R. D’Anzi, Il lessico anatomico di Leonardo da Vinci e la tradizione medica in volgare: continuità. e discontinuità, in Volgarizzare, tradurre, interpretare nei secc. XIII-XVI, Strasburgo, Éditions de linguistique et de philologie, 2011, pp. 43-60.

D’Anzi 2012 = M.R. D’Anzi (a cura di), Hanotomya del corpo humano. Volgarizzamento da Mondino de’ Liuzzi, Roma, Aracne, 2012.

Keele-Pedretti, 1983-84 = K.D. Keele e C. Pedretti (a cura di), Leonardo da Vinci. Corpus degli studi anatomici, Giunti Barbera, Firenze, 1983-84 [I edizione London, Johnson Reprint Company, 1979].

Piro 2011 = R. Piro, L’Almansore. Volgarizzamento fiorentino del XIV secolo. Edizione critica, Sismel, Firenze 2011.

Piro 2019 = R. Piro, Glossario Leonardiano. Nomenclatura dell'anatomia nei disegni della Collezione reale di Windsor, Olschki, Firenze, 2019.

Salvi 2013 = Salvi, L’anatomia di Leonardo: "Figurare e descrivere", Prato, CB Edizioni, 2013.

Vecce 2017 = C. Vecce, La biblioteca perduta. I libri di Leonardo, Roma, Salerno Editrice, 2017.

 

*Rosa Piro insegna Linguistica italiana e Italiano per usi speciali presso l’Università di Napoli L’Orientale. I suoi interessi di ricerca si concentrano, tra gli altri, sulla storia linguistica della medicina. Ha pubblicato l’edizione della prima enciclopedia medica italiana l’Almansore (Firenze, Sismel, 2011), ha lavorato al glossario anatomico di Leonardo da Vinci (Firenze, Olschki, 2019). Porta avanti, da alcuni anni, il progetto dei Lessici dell’Almansore (link) per raccogliere i termini della medicina medievale fino a Leonardo da Vinci a partire dall’Almansore. Ha lavorato sulla lingua della medicina settecentesca e, in particolare, sui testi del medico napoletano Antonio Sementini, a cui è possibile attribuire uno dei primi trattati moderni sulla pazzia. Lavora anche sulla lingua della medicina contemporanea, concentrandosi sulla formazione delle parole e sui procedimenti metaforici.

 

Immagine: Uomo vitruviano


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