A vele spiegate. Il lessico italiano e la marineria

 

È significativo che il più antico testo tra quelli scritti per scopi pratici in un volgare italiano profumi di acqua salata: si tratta del “Conto navale pisano”, risalente agli inizi del XII secolo. La lingua italiana in incubazione è da subito ricca di terminologia marinara, solo in parte ereditata dalle lingue antiche (latino, greco, arabo, greco bizantino): dal basso Medioevo i contatti e gli scambi commerciali, le relazioni e gli scontri militari, le innovazioni tecnologiche nel settore della navigazione e delle imbarcazioni nelle acque del Mediterraneo prima e poi in quelle oceaniche portarono a un arricchimento del bagaglio lessicale, pieno di tecnicismi, che dura fino ai giorni nostri, con la mediazione di molte lingue europee (inglese, olandese, spagnolo, portoghese, francese). Scrive nel suo contributo di inquadramento generale il curatore di questo Speciale, Rocco Luigi Nichil, che «il tentativo di ricostruire i fitti rapporti intercorsi tra l’italiano e le altre lingue regala poche certezze e molti dubbi, ma fa anche intravedere la complessità e il fascino di un tema che per molti aspetti rimane ancora sconosciuto»: basti pensare a una parola come “catamarano” (‘imbarcazione a vela o a motore costituita da due scafi paralleli collegati da un ponte’) che ci arriva dal tamil “kattamaram” ‘zattera di tronchi legati’, attraverso la mediazione del portoghese “catamarão”. Sarà però importante partire da casa, dai porti di Venezia e di Genova, gloriose Repubbliche marinare, come scrive Chiara Montinaro, perché tanta parte del lessico storico della navigazione è di provenienza cittadina (con grande varietà, coesistenza e stratificazione di esiti). Angelo Cossa dà un piccolo denso saggio di dizionario enciclopedico, trattando alcune voci designanti imbarcazioni tra il Medioevo e l’età moderna, mentre Debora de Fazio spiega come, nell’Ottocento, il lessico della marineria sia stato anche un banco di prova per la complessa interazione tra atteggiamenti puristici (motivati anche da spiriti nazionali risorgimentali) e spinte antipuristiche promosse dai lessicografi sensibili ai mutamenti terminologici indotti dalla rivoluzione industriale, con i suoi inevitabili riflessi nel campo della navigazione e della tecnologia navale. Con Maria Serena Masciullo lo Speciale si conclude in alto mare: il mare di carta romanzesca le cui rotte furono tracciate dal mancato capitano di lungo corso Emilio Salgari, informatissimo conoscitore e diffusore di esotici “marinarismi” nell’italiano a cavallo tra Ottocento e Novecento.
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