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26 febbraio 2018

I fattori esterni del cambiamento: i dialetti in contatto con altre lingue

di Jan Casalicchio

A cavallo tra Stati Uniti e Canada vive un piccolo gruppo di persone che parla come lingua madre il Michif, che rappresenta un esempio estremo di variazione linguistica dovuta al contatto tra parlanti di lingue diverse: in Michif i nomi e le espressioni nominali derivano generalmente dal francese, mentre i verbi e i sintagmi verbali hanno come base il Cree, una lingua nativa americana. La nascita di una lingua di questo tipo è stata possibile solo grazie a un contatto molto stretto, perché si è sviluppata tra i figli e discendenti di commercianti francesi sposati a donne native.

 

Nella maggioranza dei casi, però, gli effetti del contatto linguistico sono meno spettacolari. Il fenomeno di contatto più frequente sono i prestiti lessicali, perché il lessico è la parte della lingua che è più aperta alle innovazioni e che permette più facilmente di integrare elementi estranei (per esempio l'inglese to tag diventa taggare, con la semplice aggiunta della desinenza verbale -are). Per avere dei prestiti lessicali non è necessario un contatto duraturo o intenso, basta la conoscenza di un oggetto o di un concetto straniero (per esempio inayatollah, un prestito che fa riferimento a una carica religiosa assente in Italia).

 

Quantità e qualità dei contatti

 

Il lessico, come dicevamo, è facilmente influenzabile perché è la parte più "esterna" della lingua. Le componenti strutturali di una lingua - ossia la fonologia (il sistema dei suoni), la morfologia (le regole sulla formazione e flessione delle parole) e la sintassi - subiscono delle cosiddette "interferenze" solo attraverso un contatto prolungato e intenso, e solo con determinate condizioni favorevoli. Il caso più frequente di cambiamento per contatto riguarda la diffusione delle innovazioni linguistiche tra varietà molto simili, per esempio quando un dialetto campano accoglie un tratto tipico della parlata di Napoli, sentita come più prestigiosa. Questi casi sono studiati in particolare dalla sociolinguistica, la branca della linguistica che studia gli aspetti sociali che governano le scelte linguistiche (e quindi anche l'introduzione di cambiamenti) dei parlanti.

 

Un altro caso di cambiamento in contatto è dato dalla convergenza, in cui due o più lingue vicine sviluppano le stesse innovazioni. Quando si hanno delle convergenze sistematiche, si parla di "lega linguistica". La lega linguistica più studiata si trova nei Balcani e raggruppa varie lingue, tra cui greco, serbo, macedone, bulgaro, albanese e rumeno. Un esempio di convergenza in Europa occidentale, invece, riguarda l'uso dei tempi del perfetto: tutte le lingue di quest'area distinguono tra due tipi di perfetto, uno per riferirsi a eventi del passato il cui risultato perdura nel presente (il passato prossimo dell'italiano), e uno per gli eventi del tutto conclusi (il passato remoto). Tuttavia, quando parlano, gli italiani del nord, i francesi e i tedeschi tendono a evitare la forma corrispondente al passato remoto, e usano solo il passato prossimo. Si distinguono così dagli italiani del centro-sud, dagli spagnoli e dagli inglesi in cui il passato remoto è vitale anche nel parlato.

 

Ma a parte questi casi, si possono avere veri e propri "prestiti" morfosintattici e fonologici da un'altra lingua, comparabili ai prestiti lessicali? L'italiano potrà mai dire Dove sei di?, come calco dell'inglese Where are you from? È una domanda a cui molti linguisti hanno cercato di dare risposta. Attraverso vari studi hanno dimostrato che la conoscenza e la pratica di una lingua straniera, per quanto regolare e frequente, non porta a intaccare la struttura della lingua madre. Allo stesso modo, anche le persone bilingui che acquisiscono due lingue nei primi anni di vita non hanno alcuna difficoltà a tenere distinte le regole sintattiche e i suoni delle lingue che parlano. Si noti che questo non vale solo per chi parla due lingue molto differenti, come per esempio i bilingui italiano-tedesco dell'Alto Adige, ma anche per chi ha acquisito sin da bambino l'italiano e il dialetto della propria regione - a patto che abbia avuto modo di apprendere a fondo tutte le regole di entrambe le varietà.

 

Tre casi di interferenza e Microcontact

 

Vi sono invece almeno tre casi in cui è effettivamente possibile avere un'interferenza, un fenomeno di influsso da una varietà all'altra. Il primo è attraverso i prestiti lessicali, che possono fungere da "cavallo di Troia" per l'introduzione di una particolarità sintattica o fonologica. Ad esempio, il prestito di molte parole francesi che contengano il suono [ʒ] (come la seconda g in garage) potrebbe portare a un suo inserimento nel sistema fonologico dell'italiano, mentre al momento è usato solo in parole di origine straniera. Un secondo caso riguarda coloro che apprendono una lingua straniera, mantenendo però determinati suoni e strutture sintattiche della propria lingua madre. Se si tratta di un gruppo numeroso oppure di un'élite, il loro modo di parlare potrebbe influenzare anche il resto della comunità linguistica (cosiddetta influenza di sostrato).

 

Infine, il terzo tipo di interferenza è quello studiato dal progetto Microcontact: il cosiddetto attrito linguistico.Se una persona passa molti anni in un ambiente estraneo, parlando poco o per nulla la propria lingua madre, potrebbe perdere alcuni tratti della propria lingua, quasi come se li dimenticasse. L'esempio tipico sono gli "zii d’America": anche se sono nati in Italia, quando parlano l'italiano o il loro dialetto possono avere degli influssi inglesi, spagnoli, portoghesi o francesi, a seconda del paese in cui vivono. Questo comportamento non è sempre dovuto a una sorta di snobismo: molte di queste persone non vogliono "fa' l'americano" (come cantava Carosone), ma semplicemente hanno delle lacune, dovute al fatto che hanno difficoltà a recuperare nella loro mente alcune strutture della lingua madre. Di conseguenza, ricorrono alle strutture della lingua che usano quotidianamente, anche se magari non la parlano perfettamente. È da notare che l'attrito non è una condizione irreversibile: se un parlante ha modo di ritornare nella comunità di origine, potrà recuperare le proprietà della lingua madre che aveva perso.

 

Stati Uniti esclusi

 

La scelta di concentrarsi sui dialetti parlati in Argentina, Brasile e Québec, escludendo gli Stati Uniti, si basa sulla concezione del mondo romanzo come contesto ideale per svolgere degli esperimenti simili a quelli delle scienze naturali (idea formulata dal linguista americano Richard Kayne nel 2000): confrontando varietà linguisticheche hanno una base comune, perché derivano tutte dal latino, si possono isolare meglio i tratti che li distinguono, annullando il più possibile l'influsso di altre variabili. Se confrontiamo la sintassi dell'italiano e dell'inglese, per esempio, le differenze sono assai numerose, e di vario tipo. Il napoletano e lo spagnolo hanno invece molti tratti in comune (nonostante le ovvie differenze), e così anche il piemontese e il francese. Nel nostro progetto ognuno dei fenomeni analizzati si comporta diversamente nei paesi presi in considerazione: i pronomi clitici soggetto, per esempio, sono presenti solo in Québec e parzialmente in Brasile (con varie differenze rispetto ai dialetti italiani del nord). Allo stesso modo, l'accusativo preposizionale, tipico dei dialetti italiani meridionali, è presente in Argentina ma non, per esempio, in Québec.

Di conseguenza, se il contatto linguistico può portare a interferenze, ci aspettiamo di trovare delle differenze tra l'accusativo preposizionale dei napoletani e abruzzesi che vivono in Québec e quelli che vivono in Argentina, e così tra i clitici soggetto usati dai veneti e piemontesi emigrati in questo o in quel paese. Considerare contesti linguistici diversi, ma con una base comune, ci permette quindi di ottenere dei risultati validi più in generale: verificare con chiarezza fino a dove si può spingere l'influsso di contatto, e quali parti del sistema linguistico (in questo caso della sintassi) sono invece stabili e modificabili solo nel caso di un'evoluzione interna.

 

Per saperne di più

Alber, Birgit, Stefan Rabanus e Alessandra Tomaselli. 2014. Continuum linguistico e contatto fra varietà germaniche e romanze. In Francesca Dalle Pezze, Matteo De Beni e Renzo Miotti (a cura di), Quien lengua ha a Roma va. Studi di lingua e traduzione per Carmen Navarro. Mantova: Universitas Studiorum, 9-36.

Benincà, Paola. 1985/6. L'interferenza sintattica: Di un aspetto della sintassi ladina considerato di origine tedesca. Quaderni Patavini di Linguistica 5: 3—15.

Bidese, Ermenegildo, Jan Casalicchio e Patrizia Cordin. 2016. Il ruolo del contatto tra varietà tedesche e romanze nella costruzione 'verbo più locativo'. Vox Romanica 75, 116-142

Chamorro, Gloria, AntonellaSorace e Patrick Sturt. 2016. What is the source of L1 attrition? The effect of recent L1 re-exposure on Spanish speakers under L1 attrition. Bilingualism. Language and Cognition 19(3): 520-532.

Cognola, Federica. 2009. Dinamiche del contatto germanico-romanzo: la ristrutturazione nel dialetto tedesco della valle del Fersina. In Alloglossie e comunità alloglotte nell'Italia contemporanea: teorie, applicazioni e descrizioni, prospettive. Atti del XLI Congresso internazionale di studi della Società di linguistica italiana (SLI), Pescara, 27-29 settembre 2007. Roma: Bulzoni, 65-79.

Matras, Yaron. 2009. Language Contact. Cambridge: Cambridge University Press.

Myers-Scotton, Carol. 2002. Contact Linguistics: Bilingual encounters and grammatical outcomes. Oxford: Oxford University Press.

Thomason, Sarah G. 2008. Social and linguistic factors as predictors of contact-induced change. Journal of Language Contact 2: 42-56.

Tsimpli, Ianthi M., Antonella Sorace, Caroline Heycock e Francesca Filiaci. 2004. First language attrition and syntactic subjects: a study of Greek and Italian near-native speakers of English. International Journal of Bilingualism 8: 257-277.

Weinreich, Uriel. 2008. Lingue in contatto. Premessa di Vincenzo Orioles, con un’introduzione di Giorgio Raimondo Cardona. Nuova ed. a cura di Vincenzo Orioles. Torino: UTET, 2008.

 

*Jan Casalicchio (Merano, 1981) ha conseguito il dottorato in linguistica a Padova con una tesi sulla sintassi delle varietà romanze. In seguito ha lavorato come assegnista di ricerca a Trento, nel progetto europeo AThEME (Advancing the European Multilingual Experience), occupandosi di dialetti e lingue di minoranza del Trentino Alto Adige (in particolare del ladino) e del contatto linguistico (http://www.atheme.eu), e ha trascorso dei periodi di ricerca alla Universitat Autònoma di Barcellona e all'università di Gottinga. Dal luglio del 2017 lavora nel progetto Microcontact come ricercatore postdoc. Jan Casalicchio è anche membro della filiale italiana di Bilinguismo Conta, un'organizzazione che ha lo scopo di divulgare i vantaggi del bi- e multilinguismo, facendo da ponte tra il mondo della ricerca e la comunità con consigli pratici e attività di promozione (http://www.bilinguismoconta.it).

 


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