26 febbraio 2018

Il soggetto e l’oggetto in contatto

di Alberto Frasson, Luana Sorgini

Il soggetto

 

In un vecchio spot pubblicitario un gondoliere veneziano esclamava “I ga sugà el canal!”, ossia “Hanno asciugato il canale!”. Quella i che precede il verbo in veneto è un pronome atono soggetto.

I dialetti italiani settentrionali possiedono una serie di pronomi personali soggetto che corrispondono a quelli dell’italiano, ma a differenza di quest’ultimo essi possiedono anche una serie di pronomi soggetto atoni, come quello usato dal gondoliere. Si tratta di pronomi clitici, ossia forme prive di un accento proprio che devono attaccarsi fonologicamente a una parola accentata, l’ospite, venendo pronunciate come un’unica parola. La natura dei clitici è parassitica, in quanto hanno sempre bisogno di un ospite per ricevere l’accento, e promiscua, in quanto possono attaccarsi a ospiti di tipo diverso: verbi, nomi, aggettivi e così via.

Nel caso dei soggetti clitici delle varietà italiane settentrionali, l’ospite è generalmente una forma verbale finita. Possiamo pensare ai soggetti clitici come elementi pronominali che fanno parte del verbo stesso e che forniscono informazioni sul soggetto della frase. Il clitico più diffuso è quello che fornisce informazioni sull’accordo del verbo con il soggetto per numero, persona e, in alcuni casi, genere: il clitico i nell’esempio veneto informa sulle caratteristiche del soggetto a cui il verbo si riferisce (terza persona plurale). In italiano queste informazioni vengono ricavate dalla desinenza verbale.

 

Non dobbiamo però pensare che i soggetti clitici equivalgano esattamente alle desinenze verbali italiane. Le informazioni espresse tramite questi pronomi possono essere anche diverse: alcuni clitici non esprimono l’accordo con il soggetto, ma hanno una funzione contestuale, legata all’interpretazione della frase come informazione nuova [7]. Inoltre, la natura stessa dei clitici è diversa da quella delle desinenze. La sintassi dei clitici è anomala, spesso è difficile spiegare i fenomeni che la riguardano. Un esempio è l’inversione del clitico nelle interrogative. Nella frase dichiarativa “I ga sugà el canal!” il clitico precede il verbo; in alcune delle varietà l’ordine si inverte nelle interrogative: “Gałi sugà el canal?”. Ciò è stato analizzato come un’inversione simile a quella che avviene nelle interrogative inglesi del tipo “Have you done it?”, o come un suffisso aggiunto dopo il verbo per segnalare che siamo in presenza di una domanda.

 

Ciò che emerge è che i pronomi clitici possono variare molto nella loro morfologia, nei contesti in cui essi possono apparire, in relazione alla varietà presa in considerazione. Questa loro natura così sfuggente li rende particolarmente interessanti nei contesti di contatto linguistico.

 

L’oggetto

 

Alcune lingue esprimono l’oggetto diretto in modo diverso dall’italiano: lo spagnolo, ad esempio, usa “veo a María” per dire “vedo Maria”. L’anteposizione di questa preposizione all’oggetto diretto è un fenomeno conosciuto come “accusativo preposizionale” o, più tecnicamente, “marcatura differenziale dell’oggetto”. Questo fenomeno, assente in italiano standard, è presente in diverse lingue romanze, tra cui lo spagnolo, e molte varietà dell’Italia centro-meridionale.

 

La dicitura “differenziale” si riferisce al fatto che in una lingua che presenta il fenomeno, non tutti gli oggetti diretti prendono la preposizione, ma solo alcuni. La selezione degli oggetti marcati non è casuale, ma si basa principalmente su animatezza e definitezza, due proprietà semantiche dei nomi.

 

L’animatezza si riferisce a quanto un essere è senziente, attivo: un essere umano è più animato di un animale, che è più animato di un vegetale. La definitezza invece riguarda la proprietà del referente di essere identificabile o no: il gatto è un sintagma definito, un gatto no.

 

Le lingue denotano una grande variazione interna riguardo ai tipi di oggetto che marcano, ma generalmente se una lingua presenta il fenomeno della marcatura differenziale dell’oggetto, marcherà sicuramente i pronomi personali, che sono i referenti in assoluto più animati e definiti; tuttavia, non tutte le lingue marcano gli stessi pronomi  e varietà geograficamente molto vicine possono presentare comportamenti piuttosto diversi.

 

Prendiamo ad esempio l’abruzzese. Manzini e Savoia [6] mostrano che nella varietà di Canosa Sannita tutti i pronomi personali sono marcati, come in (1), mentre D’Alessandro [2] nota che la varietà di Arielli non ammette la marcatura sui pronomi di terza persona ma solamente su quelli di prima e seconda, come vediamo in (2):

 

 

(1)

Ji camə a tte/a vvo/a kkullu

 

 

Io chiamo te/ voi/ lui

 

 

Canosa Sannita [adattato da 6]

 

(2)

So vistə a tte/ *a jisse/ *a quillə

 

Ho visto te/ loro

 

Arielli [adattato da 6]

 

 

 

 

 

In (1) vediamo che tutti i pronomi ammettono la preposizione, mentre in (2) i pronomi che non possono essere marcati sono preceduti da un asterisco. Molte lingue poi marcano anche i sintagmi nominali pieni, come i nomi di parentela e i nomi propri [4, 5]:

 

(3)

Staju aspittannu a mma mugghieri

 

“Sto aspettando mia moglie”

 

Sicilia [adattato da 4]

 

(4)

Chiamma a Ciccillo

 

Chiama Ciccillo

 

Napoli [adattato da 5]

 

Gli esempi (1-4) mostrano l’ampio grado di variazione interna delle varietà italiane.

 

Soggetti clitici e oggetti in contatto

 

Cosa succede quando i soggetti clitici o l’oggetto marcato entrano in contatto con sistemi linguistici simili? Come cambia, ad esempio, il sistema di soggetti clitici del veneto o del piemontese entrando in contatto con una lingua che possiede elementi simili, come il francese? O con una lingua che non ha tali elementi, come lo spagnolo?

 

L’analisi di queste forme in contatto con sistemi linguistici simili può dirci molto sulla possibilità per una lingua di avere soggetti nulli, ossia sottintesi, o soggetti ridotti. Il Brasile pare essere particolarmente promettente a questo riguardo; qui il taliàn, una varietà del veneto parlata da quasi un milione di persone, è usata a contatto con il portoghese brasiliano, che ha uno stato incerto riguardo ai soggetti nulli e sta sviluppando delle forme clitiche simili a quelle venete e piemontesi.

 

Per quanto riguarda l’oggetto marcato, invece, miriamo ad individuare la funzione della preposizione. Tradizionalmente abbiamo due posizioni: alcuni linguisti considerano la preposizione una marca di definitezza e animatezza degli oggetti diretti, o una marca di caso accusativo; altri considerano la preposizione una marca di caso dativo, a causa dell’identità morfologica con i complementi indiretti, come quello in (5):

 

(5)

So datə nu libbrə a tte-dativo

 

Ho dato un libro a te

 

Arielli

 

 

I dati sul contatto ci permetteranno di capire come i fenomeni si siano evoluti. Nel caso dell’oggetto marcato, ad esempio, si prospettano principalmente due possibilità: da un lato, l’estensione della marca ad oggetti minimamente animati o che tradizionalmente non sono marcati (se ad esempio il parlante ariellese in Argentina inizia a marcare anche i pronomi di terza persona); dall’altro lato, una riduzione nell’uso della marcatura: il parlante siciliano in Brasile che non marca più i nomi comuni sulla base del fatto che il brasiliano non marca questa categoria.

Osservando il comportamento dei dativi e degli accusativi nelle lingue di contatto, inoltre, potremo capire se gli accusativi preposizionali delle varietà italiane siano stati trattati come accusativi o come dativi.

 

L’analisi del microcontatto sarà fondamentale per comprendere se e come le strutture sintattiche delle lingue possano cambiare in contatto, e quale sia la loro natura.

 

Riferimenti bibliografici

[1] Benincà, P. (1994). La variazione sintattica. Il Mulino, Bologna.

[2] D'Alessandro, R. (2017). When you have too many features: Auxiliaries, agreement and clitics in Italian varieties. Glossa: a journal of general linguistics, 2(1), 50. DOI: http://doi.org/10.5334/gjgl.102

[3] Fabregas, A. (2013). Differential Object Marking in Spanish: State of the Art. Borealis: An International Journal of Hispanic Linguistics 2:1–80.

[4] Guardiano, C. (2010). L’oggetto diretto preposizionale in siciliano. Una breve rassegna e qualche domanda - QUADERNI DI LAVORO ASIT – vol. 11 - pp. 95-115

[5] Ledgeway, A. (2009), Grammatica storica del dialetto napoletano. Tübingen, Max Niemeyer Verlag.

[6] Manzini, M. Rita, and Leonardo M. Savoia. (2005). I dialetti italiani e romanci: Morfosintassi generativa. Alessandria: Edizioni dell’Orso, 3 vols

[7] Poletto, C. (2000). The Higher Functional Field. Oxford University Press, New York.

[8] Vanelli, L. (1998). I dialetti italiani settentrionali nel panorama romanzo. Studi di sintassi e morfologia. Bulzoni, Roma.

 

*Alberto Frasson (Treviso, 1988) è dottorando di ricerca presso l’Istituto di Linguistica dell’Università di Utrecht. Ha studiato presso la facoltà di lingue e letterature straniere dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, dove ha conseguito la laurea magistrale in linguistica slava nel 2016, con una tesi sui tempi composti russi e sloveni. Attualmente fa parte del progetto Microcontact: Language Variation and Change from the Italian heritage perspective, nell’ambito del quale si occupa della sintassi dei dialetti italiani settentrionali.

 

**Luana Sorgini (Lanciano, 1989) è una dottoranda di ricerca presso l’Università di Utrecht. Nel 2017 ha conseguito la laurea magistrale in Scienze del Linguaggio all’Università Ca’ Foscari di Venezia, con una tesi su quattro perifrasi del verbo tenere  nel dialetto abruzzese di Fossacesia. Lavora nel progetto Microcontact: Language Variation and Change from the Italian Heritage Perspective, occupandosi dei dialetti meridionali con un focus sulla marcatura differenziale dell’oggetto. 

 


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