26 febbraio 2018

Il verbo in contatto

di Jan Casalicchio, Luana Sorgini

In italiano, le forme verbali possono essere di due tipi: sintetiche o analitiche. Le prime esprimono nella stessa parola sia il significato lessicale, nella radice del verbo, sia quello funzionale (tempo, modo, persona) nella desinenza. È il caso di forme come am-o, am-asti .Nelle forme verbali analitiche, invece, tutte le informazioni sono espresse da due (o più) parole: ho fatto, avrai detto, sarai stato visto e così via. In questi casi, le informazioni funzionali sono perlopiù espresse dall’ausiliare: in avremo amato è il verbo avere - e non il participio amato -ad indicare che il predicato è all'indicativo,futuro e prima persona plurale.

 

Concentrandoci su quest’ultimo tipo di verbi, possiamo osservare diversi sistemi di selezione dell’ausiliare perfettivo. Su questo punto le lingue romanze si possono dividere in tre gruppi: quelle che presentano un sistema unitario, binario, e ternario [1].

 

Una lingua a sistema unitario è lo spagnolo, che forma i tempi composti solo con avere, indipendentemente dalla classe a cui appartiene il verbo lessicale; è lo stesso sistema dell'inglese. L’italiano, d’altra parte, è un esempio di sistema binario: nei tempi passati composti si usa essere o avere a seconda del verbo lessicale che segue. Vediamo il contrasto tra questi due sistemi in (1) [2-6]:

 

(1)

comer (Sp.)

mangiare

caminar (Sp.)

camminare

llegar (Sp.)

arrivare

 

he comido

(ho mangiato)

he caminado

(Ho camminato)

he llegado

(sono arrivato)

 

has comido

(hai mangiato)

has caminado

(Hai camminato)

has llegado

(sei arrivato)

 

ha comido

(ha mangiato)

ha caminado

(Ha camminato)

ha llegado

(è arrivato)

 

...

...

...

...

...

...

 

Nell’esempio riportato vediamo che lo spagnolo usa sempre avere come ausiliare nei tempi composti; l’italiano invece distingue tra i verbi che hanno l'ausiliare avere e quelli che hanno essere. I verbi transitivi selezionano sempre avere, come mostrato con mangiare, mentre quelli intransitivi si dividono generalmentein due gruppi: i cosiddetti inergativi (per es. lavorare) e gli inaccusativi (per es. arrivare). Una delle distinzioni alla base di questa suddivisione è proprio la selezione degli ausiliari: avere per gli inergativi, essere per gli inaccusativi.

 

I sistemi ternari, meno noti,sono piuttosto diffusi nelle varietà dell’Italia centro-meridionale. Si tratta di sistemi “misti” in cui sono presenti sia essere che avere, che sono selezionati in base alla persona e non in base al tipo di verbo (diversamente dall'italiano); in questi sistemi quindi entrambi gli ausiliari sono presenti nello stesso paradigma. Possiamo osservare questo fenomeno in molte varietà centro-meridionali del Lazio, della Puglia, della Campania e dell’Abruzzo.Lo schema più comune è quello mostrato in (2):

 

(2)

magnà (Abr.)

mangiare

camənà (Abr.)

camminare

arrəvà (Abr.)

arrivare

 

somagnatə

(ho mangiato)

socamənatə

(ho camminato)

so rrəvatə

(sono arrivato)

 

simagnatə

(hai mangiato)

sicamənatə

(hai camminato)

si rrəvatə

(sei arrivato)

 

a magnatə

(ha mangiato)

a camənatə

(ha camminato)

a rrəvatə

(èarrivato)

 

seməmagnitə

(abbiamo mangiato)

semə caminitə

(abbiamo camminato)

seməarrivitə

(siamo arrivati)

 

setəmagnitə

(avete mangiato)

setəcaminitə

(avete camminato)

setəarrivitə

(siete arrivati)

 

a magnitə

(hanno mangiato)

a caminitə

(hanno camminato)

arrivitə

(sono arrivati)

 

 

 

 

 

Arielli (CH) [3]

 

Tuttavia, questi sistemi appaiono spesso instabili: vi sono varie modifiche in corso dovute al contatto con l’italiano, come la tendenza all’espansione di avere a discapito di essere. Possiamo osservare tracce di questo cambiamento nelle varietà parlate nelle città che, in quanto grandi centri, sono spesso fonte di innovazione. Per quanto riguarda l’abruzzese, per esempio, si ha l’introduzione della forma annə alla terza persona plurale, che sostituisce la tradizionale forma a omofona con quella della terza persona singolare [7]. La nuova forma è chiaramente un prestito dall’italiano hanno, entrato nel dialetto proprio a causa del contatto. Anne si è poi a sua volta trasformata in un pronome impersonale, rimpiazzando completamente il preesistente nome [7]. Inoltre, si osserva la tendenza ad estendere l’uso dell’ausiliare avere anche alla seconda persona singolare e plurale, relegando la presenza di essere alle prime persone [6].

 

La domanda di ricerca del progetto Microcontact, relativamente al sistema verbale, è: come si sta evolvendo il sistema degli ausiliari a contatto con sistemi diversi? Il contatto con lingue che hanno sistemi diversi sta modificando l’uso di essere e avere nei tempi composti?

 

Per quanto riguarda l’ausiliazione perfettiva, abbiamo due possibilità: la prima è che gli ausiliari usati nelle varietà italiane seguano le stesse regole dei corrispondenti dialetti in Italia, eventualmente condividendone l’evoluzione verso un sistema simile all’italiano standard. In questo caso, il contatto non giocherebbe alcun ruolo. È anche possibile però, e questa è la nostra ipotesi di partenza, che il contatto quotidiano con francese, spagnolo o portoghese abbia influenzato il sistema degli ausiliari: in questo caso troveremo evoluzioni diverse in Québec, Brasile e Argentina.

 

Prendiamo come esempio il sistema ternario, che è entrato in contatto con tre diverse lingue. Partiamo dallo spagnolo argentino. Come abbiamo visto, lo spagnolo costruisce i tempi composti tramite avere indipendentemente dal verbo lessicale; bisogna aggiungere che lo spagnolo dell’Argentina ha una preferenza per il passato sintetico (corrispondente al passato remoto dell’italiano) e l’uso del passato prossimo è piuttosto limitato. Come stanno reagendo allora le varietà italiane che hanno incontrato questo fenomeno? Possiamo ipotizzare un’estensione ulteriore della selezione di avere, ma non è escluso che ci possa essere una crescita dell’uso delle forme sintetiche anche nel parlato dialettale proprio perché il parlante è abituato a usare questo tipo di forme quando si esprime in spagnolo.

 

Una seconda lingua di contatto è il francese, che presenta un sistema di selezione dell’ausiliare simile all'italiano; il parlante che seleziona l’ausiliare in base alla persona, si trova, pertanto, ogni giorno a contatto con un altro sistema basato sulla classe del verbo lessicale. Similmente alla situazione in Italia, la sovrapposizione di due sistemi diversi potrebbe portare il parlante ad estendere il metodo di selezione del francese anche all’abruzzese: essendo quello del francese il metodo meno marcato (ossia è più comune della selezione basata sulla persona), potrebbe “imporsi”. Non è escluso, tuttavia, che la selezione in base alla persona sia rimasta operante. I dati in merito potrebbero dirci qual è la caratteristica “più forte”, quella che vince e viene adottata dal parlante.

 

In ultimo, il caso più interessante potrebbe essere quello del contatto con il brasiliano, che presenta un sistema unitario simile a quello descritto per lo spagnolo, ma dove tenere ha rimpiazzato quasi completamente l’uso di avere come ausiliare dei tempi composti; come in Argentina, tuttavia, il passato sintetico è ampiamente preferito rispetto a quello analitico. Allora sarà interessante innanzitutto capire se il parlante della varietà italo-romanza abbia mantenuto un uso consistente del passato composto, e poi capire se abbia iniziato a selezionare tenere come ausiliare perfettivo, e, eventualmente, fino a che punto questa introduzione si sia estesa: potrebbe essere relegata solamente alla terza persona, per esempio, oppure solamente a una classe verbale.

 

Anche la situazione dei sistemi binari e unitari sarà interessante da osservare e analizzare; ad esempio, il siciliano ha un comportamento simile allo spagnolo, e cioè ha solo l’ausiliare avere. Anche questa lingua è entrata in contatto con il francese, l’argentino e il brasiliano e potrebbe aver subito cambiamenti più o meno estesi. I dati potranno dirci cosa e quanto è cambiato nel sistema di selezione degli ausiliari delle diverse varietà italo-romanze nelle Americhe, e quali sono gli elementi più “resistenti” che sono rimasti inalterati nonostante il contatto.

 

Riferimenti bibliografici

[1] Loporcaro, M. (1988). Grammatica storica del dialetto di Altamura. Pisa: Pacini.

[2] D’Alessandro, R. & A. Ledgeway. (2010). The Abruzzese T-v system: feature spreading and the double auxiliary construction. In R. D’Alessandro, A. Ledgeway& I. Roberts. 2010. Syntactic variation. The dialects of Italy. CUP: 201-209.

[3] D’Alessandro, R. & I. Roberts. (2010). Past participle agreement in Abruzzese: split auxiliary selection and the null-subject parameter. Natural Language and Linguistics Theory 28: 41-72.

[4] Loporcaro, M. (207). On triple auxiliation in Romance, Linguistics 45: 173-222.

[5] Manzini, M.R. & L. Savoia. (2005). I dialetti italiani e romanci. Morfosintassi generativa. Alessandria: Edizioni dell'Orso.

[6] Torcolacci, G. (2014). Marking the default. Auxiliary selection in southern Italian dialects.Phddiss, Leiden University.

[7] D’Alessandro, R. (2014). Death and contact-induced rebirth of impersonal pronouns.A case study. Probus 26-2: 249-274.

 

*Jan Casalicchio (Merano, 1981) ha conseguito il dottorato in linguistica a Padova con una tesi sulla sintassi delle varietà romanze. In seguito ha lavorato come assegnista di ricerca a Trento, nel progetto europeo AThEME (Advancing the European Multilingual Experience), occupandosi di dialetti e lingue di minoranza del Trentino Alto Adige (in particolare del ladino) e del contatto linguistico (http://www.atheme.eu), e ha trascorso dei periodi di ricerca alla Universitat Autònoma di Barcellona e all'università di Gottinga. Dal luglio del 2017 lavora nel progetto Microcontact come ricercatore postdoc. Jan Casalicchio è anche membro della filiale italiana di Bilinguismo Conta, un'organizzazione che ha lo scopo di divulgare i vantaggi del bi- e multilinguismo, facendo da ponte tra il mondo della ricerca e la comunità con consigli pratici e attività di promozione (http://www.bilinguismoconta.it).

 

**Luana Sorgini (Lanciano, 1989) è una dottoranda di ricerca presso l’Università di Utrecht. Nel 2017 ha conseguito la laurea magistrale in Scienze del Linguaggio all’Università Ca’ Foscari di Venezia, con una tesi su quattro perifrasi del verbo tenere  nel dialetto abruzzese di Fossacesia. Lavora nel progetto Microcontact: Language Variation and Change from the Italian Heritage Perspective, occupandosi dei dialetti meridionali con un focus sulla marcatura differenziale dell’oggetto. 

 


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