Montalbano sotto inchiesta: le parole scritte, le parole in tv

 

L'epopea del Montalbano letterario ormai è compiuta, a causa della morte del suo autore poco più di tre mesi or sono; è destinata invece a restare aperta l'enorme biblioteca multimediale che quella epopea contiene e ordina in romanzi, racconti e film televisivi. Perdipiù di là dalle pareti di carta, pixel e bit, si dilata un vasto peritesto fattuale: per fare un esempio, germogliando dal solo terreno della passione culinaria di Montalbano «fioriscono etichette enologiche ad hoc, osterie e ristoranti ad hoc anche oltralpe, menu ad hoc», come scrive Debora de Fazio in questo Speciale, da considerare come un omaggio a Montalbano. E, dunque, – per forza di cose e di parole – si tratta di un omaggio alla lingua con la quale Camilleri ha allestito sapientemente la ricchissima e varia scena su cui si stagliano i parlari ibridi dei suoi personaggi, rivisitazioni immaginose ed espressive di dialetto e italiano colloquiale, locale e popolare. Nella versione televisiva delle pagine scritte, i personaggi e l'ambiente sono caratterizzati tramite pochi, ben scelti, fenomeni fonetici e sintattici, come spiega Marcello Aprile celebrando nella “collection” di Montalbano «la migliore opera narrativa prodotta dalla televisione pubblica dai tempi dei grandi sceneggiati». Il Montalbano comico si dispiega nei siparietti con l'agente Catarella, alfiere di una lingua tutta "pirsonale", intreccio virtuosistico di popolarismi e malapropismi (Debora de Fazio), mentre il tessuto colloquiale dei dialoghi si accende per le coloriture polemiche, quando Montalbano sbotta, "s'arraggia" e i "cabasisi" inevitabilmente di "scassano" (Rocco Luigi Nichil). Completa questa inchiesta su Montalbano, insieme seria e affettuosa, una completa "bibliografia montalbaniana" preparata da Rocco Luigi NIchil.   Immagine tratta dalla serie televisiva Il commissario Montalbano (1999-)  
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