26 marzo 2015

La grande bellezza delle Tre Corone

di Giuseppe Patota*

Qualche anno fa, per la precisione nel 2009, la saggista californiana Dianne Hales ha pubblicato in lingua inglese un libro dedicato all’italiano e alla sua storia intitolato - in italiano - La bella lingua.
Sul piano teorico, un titolo del genere è inaccettabile, perché le lingue, in sé, non sono né belle né brutte, quali che siano i criteri assunti per descriverle: sono, e basta. Sul piano storico, però, l’associazione fra l’italiano e la bellezza ricorre da secoli fra le persone colte di tutto il mondo: il che dipende anche dal valore aggiunto che le è venuto dalla Commedia di Dante, dal Canzoniere di Petrarca e dal Decameron di Boccaccio.
 
Commedia : la risalita dall’orrore
 
La parola bellezza non s’incontra mai nella prima delle tre cantiche della Commedia dantesca. I diavoli accolgono in sé tutto il suo contrario. Quello che arriva nella bolgia dei barattieri portando con sé un nuovo dannato è nero e feroce; sulla sua spalla, magra e sporgente, spiccano ali da pipistrello (Inf. XXI 28-36 e XXXIII 49). I suoi compari hanno nomi sgradevoli, da Malebranche (Inf. XXI 37) a Graffiacane (Inf. XXI 122), passando per Scarmiglione e Draghignazzo (Inf. XXI 105 e 121), e comunicano in una lingua che degrada fino al rumore osceno («ed elli avea del cul fatto trombetta», Inf. XXI 139). Lucifero, nel fondo dell’inferno, è qualificato esplicitamente come brutto (Inf. XXXIII 34).
La bellezza comincia a farsi vedere soltanto nel Purgatorio (in cui la parola che la indica compare quattro volte), per poi manifestarsi apertamente nel Paradiso (ben sette volte).
Prima che nella Commedia, Dante aveva usato il termine nella giovanile Vita nova: in sei occasioni, e sempre per riferirsi all’amata Beatrice.
 
Convivio , lode al «volgare di sì»
 
Il regno della bellezza, però, non è né nella Vita nova né nella Commedia. È, invece, nel Convivio, in cui la parola ricorre per ben trenta volte. E in dieci dei trenta casi in cui compare, è associata non a un individuo, all’aspetto fisico o spirituale di  una donna, a Dio o alla sua opera, ma a una lingua: per la precisione, due volte al latino e otto a quello che Dante chiama il volgare di sì e che noi, col senno e la terminologia di poi, chiamiamo l’italiano.
 
La Dama col Petrarchino , una «beltà»
 
Se una lingua non può essere, in sé, né bella né brutta, un dipinto in cui la si evochi non solo può, ma anzi deve essere bello, per la natura e la destinazione che lo connotano: e bello al punto di essere giudicato uno dei capolavori della ritrattistica italiana è un ritratto di donna di Andrea del Sarto che indirettamente celebra la bellezza del Canzoniere di Petrarca. Si tratta di un olio su tavola di 87x69 cm. risalente al 1528, conservato presso la Galleria fiorentina degli Uffizi e noto come Dama col Petrarchino.
Il quadro ritrae una giovane donna seduta, con le braccia appoggiate ai braccioli di una sedia, la testa lievemente inclinata e rivolta a sinistra, che accenna uno sguardo tenero e ammiccante e un sorriso complice all'osservatore.
Il suo vestito, di colore blu genziana, è aperto sul petto, e lascia vedere una camicia bianca lungo la quale corre un laccio che chiude l'apertura. Nel laccio è infilato un piccolo mazzo di fiori. Spiccano le maniche bianche. La testa è acconciata con eleganza: i capelli sono raccolti in una treccia e decorati da nastri. La donna tiene aperto fra le mani un “petrarchino”, cioè una stampa in formato tascabile del Canzoniere di Petrarca,  pubblicata in prima edizione nel 1501 da Aldo Manuzio per le cure filologiche di Pietro Bembo.
Sulla pagina aperta del suo petrarchino, la dama indica col dito due sonetti del Canzoniere: il 153 e il 154. Il secondo, neanche a farlo apposta, si chiude con un richiamo alla bellezza, direttamente evocata dal francesismo beltà che compare nell’ultimo verso: «or quando mai / fu per somma beltà vil voglia spenta?».
 
Boccaccio, humilis et remissus
 
Per il terzo degli scrittori che sarebbero stati identificati per secoli come “le Tre Corone”, vale a dire Giovanni Boccaccio, la bellezza avrebbe poco a che fare con la lingua. In un punto centrale del libro, infatti, Giovanni dichiara di aver scritto le sue novelle in uno stile “umilissimo e rimesso”, cioè basso: dunque, verrebbe fatto di pensare, lontano dalla bellezza potente della Commedia e dalla bellezza raffinata del Canzoniere.
Ma quella di Boccaccio è solo una dichiarazione di modestia, e la modestia è solo apparente, perché humilis et remissus erano esattamente i due aggettivi latini con cui Dante, qualche tempo prima, nell’epistola a Can Grande della Scala, aveva qualificato il registro della Divina Commedia!
A riconoscere ufficialmente la bellezza della lingua del Decameron sarebbe stato, centocinquant’anni dopo la morte del suo autore, quello stesso Pietro Bembo che, nel 1501, aveva curato l’edizione delle “Cose volgari” di Messer Francesco Petrarca. Nelle Prose della volgar lingua (1525), Bembo scrisse che la lingua e lo stile del Decameron erano talmente ricchi di belle figure e di modi vaghi (cioè ‘piacevoli’) da poter garantire all’opera di vivere per molti secoli: una profezia che si sarebbe avverata.
Al diavolo la teoria: la storia ci permette di dire che sì, quella forgiata sette secoli fa dalle Tre Corone (che non diverge, nella sostanza, da quella che oggi adoperiamo in ufficio, in autobus, nei negozi, nelle conferenze) è proprio una bella lingua.  
 
Riferimenti bibliografici
 
Edizioni delle opere di Dante, Petrarca e Boccaccio
 
Dante
Conv ivio  = Convivio , a curadi Gianfranco Fioravanti. Canzoni a cura di Claudio Giunta, in Dante Alighieri, Opere. Edizione diretta da Marco Santagata. Volume secondo. Convivio, Monarchia, Epistole, Egloge, a cura di G. F., C. G., Diego Quaglioni, Claudia Villa, Gabriella Albanese, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 2014, pp. 89-805.
Inf erno = Commedia. Inferno. Revisione del testo e commento di Giorgio Inglese, Roma, Carocci, 2007.
Pu rgatorio = Commedia. Purgatorio. Revisione del testo e commento di Giorgio Inglese, Roma, Carocci, 2011. 
Par adiso = Dante Alighieri, La Commedìa. Nuovo testo critico secondo i più antichi manoscritti fiorentini, a cura di Antonio Lanza, Anzio, De Rubeis, 199 5 .
Vita nova = Vita nova, a cura di Stefano Carrai, Milano, RCS Libri, 2009.
 
Petrarca
Canzoniere = Canzoniere , edizione commentata a cura di Marco Santagata, nuova edizione aggiornata, Milano, Mondadori, 2004.
 
Boccaccio
Decameron  = Giovanni Boccaccio, Decameron, a cura di Vittore Branca, Torino, Einaudi.
 
Altri testi
Bembo 1966 = Pietro B., Prose della volgar lingua, in Prose e Rime di P. B., a cura di Carlo Dionisotti, Torino, UTET (seconda edizione accresciuta).
 
Studi
Andrea del Sarto 1986 = Andrea del Sarto 1486-1530. Dipinti e disegni a Firenze (Catalogo della mostra), Milano, D’Angeli Haeusler Editore.
De Mauro 2005 = Tullio D. M., La Fabbrica delle Parole, Torino, UTET. 
Frasso 1984 = Giuseppe F., Appunti sul Petrarca aldino del 1501 , in Vestigia. Studi in onore di G. Billanovich, a cura di Rino Avesani e altri, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, pp. 315-335. 
Pizzoli 2012 = Lucilla P. (a cura di), L’italiano illustrato, Roma, edimond.
Serianni 2012 = Luca S., Presentazione, in Pizzoli 2012: XIII-XVII.
 
Nell’immagine: Andrea Del Sarto, Dama col petrarchino (1528, olio su tavola).
 
*Giuseppe Patota (Napoli, 1956) è professore ordinario di Storia della lingua italiana presso l’Università degli Studi di Siena-Arezzo. È socio dell’ASLI (Associazione per la Storia della Lingua Italiana), della SILBA (Société Intérnationale Leon Battista Alberti), socio corrispondente dell'Accademia dell'Arcadia, accademico corrispondente della Crusca, direttore scientifico del Grande Dizionario Italiano Garzanti e consulente scientifico del recentissimo Thesaurus dell’Enciclopedia Italiana Treccani. Ha al suo attivo circa novanta pubblicazioni, alcune delle quali pubblicate anche all'estero, dedicate in particolare alla lingua letteraria italiana del Trecento, del Settecento e dell’Ottocento, alla sintassi storica dell’italiano, alla storia della grammatica italiana e alla didattica dell’italiano antico e moderno, sia per italiani sia per stranieri: l'ultima in ordine di tempo è La grande bellezza dell’italiano. Dante, Petrarca, Boccaccio (Roma-Bari, Laterza, 2013). Insieme a Valeria Della Valle ha pubblicato vari testi divulgativi, dal “best seller” Viva il congiuntivo! (Milano, Sperling & Kupfer, 2009) al più recente L'italiano in gioco (Milano, Sperling & Kupfer, 2014).

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