23 dicembre 2019

Che cos’è una famiglia di parole

Esistono comunemente cinque modi di organizzare il lessico dell’italiano e delle lingue che, come l’italiano, adottano un sistema di scrittura alfabetico; a ognuno di questi modi corrisponde, a un dipresso, un tipo di prodotto editoriale.

 

Il dizionario monolingue

 

Il primo metodo, messo in atto nei comuni dizionari monolingui in uno o più volumi, è certo ordinare le parole alfabeticamente. Non è sempre stato così, anzi la conquista di tale ordinamento durante il Medio Evo avvenne per gradi e in maniera non lineare. Tuttavia la prassi è ormai talmente diffusa da giustificare l’effetto comico di una nota battuta di Leopold Fechtner, «riesco a trovare ogni parola sul dizionario molto più velocemente da quando ho scoperto che sono in ordine alfabetico».

 

L’ordine della grammatica

 

La seconda maniera di organizzare il lessico, che risale ancora più indietro nel tempo, all’età classica, è impiegata dalle grammatiche, che distinguono e raggruppano le parole in classi sulla base delle loro caratteristiche morfologiche e sintattiche: così la sezione dedicata ai nomi, che variano per genere e numero e possono essere accompagnati da articoli e aggettivi, è distinta da quella dedicata ai verbi, che variano per modo, tempo, persona e possono essere accompagnati da avverbi, e così via per ogni parte del discorso.

 

Il dizionario analogico

 

Le altre tre possibilità sono realizzate, dal punto di vista editoriale, contemperando l’ordine alfabetico con criteri diversi. È il caso dei dizionari analogici, che associano i vocaboli sulla base delle loro relazioni di significato: sia quelle più classiche, come sinonimia e antonimia (registrate pure nei dizionari dei sinonimi e dei contrari, naturalmente), sia quelle che comportano altre catene associative, come accade per esempio per vino, uva, ubriachezza, ecc.

 

Il dizionario delle collocazioni

 

Piuttosto recente, e non sempre facilmente distinguibile dal dizionario analogico, è il dizionario delle collocazioni, cioè di quelle combinazioni di due o più parole nelle quali la scelta dell’una condiziona l’impiego dell’altra (o delle altre). Sono per esempio collocazioni pioggia battente, vittoria schiacciante, prestare attenzione e stendere un documento, perché in questi casi la scelta dei nomi condiziona quella degli aggettivi e dei verbi.

 

Ordinare per famiglie di parole

 

L’ultimo modo di ordinare il lessico è quello per famiglie di parole: si tratta di un metodo già conosciuto agli studi, ma la cui definizione non è univoca. Una maniera di intendere le famiglie lessicali è considerarle composte da tutte le parole derivate dalla medesima radice: è il caso di associare, consocio, socialismo o socievole, tutti derivati di socio. Resta però esclusa, in questa prospettiva, una parola come social, che essendo un forestierismo non può dirsi derivata dall’italiano socio.

D’altro canto, il Dizionario italiano ragionato (DIR) del 1988, la prima opera che in Italia ha tentato di ordinare il lessico per famiglie, le considera formate da «tutte quelle voci che per affinità di significati e di origine (per affinità semantica e di etimo) sono strettamente legate tra loro». Contemperare i due criteri, quello semantico e quello etimologico, è tuttavia un’operazione non sempre facile, che porta per esempio il DIR a escludere dalla famiglia di canna la parola tracannare ‘bere avidamente’, giudicata troppo distante nel significato, ma a includere cannellino ‘vino del Castelli romani, bianco e dolce’ (così detto forse da cannella, spezia che prende il proprio nome dalla forma in cui è comunemente venduta).

 

L’importanza del capostipite

 

La realizzazione del Repertorio Italiano di famiglie di parole (RIF) da parte di una quarantina di membri della sezione scuola dell’ASLI (Associazione per la Storia della Lingua Italiana) è stata l’occasione per ripensare che cosa sia una famiglia di parole, imperniandola su due cardini, il capostipite e la discendenza lessicale. Cominciamo dal primo punto: tutti i membri di una famiglia di parole sono legati dal punto di vista etimologico al capostipite, che in genere è una parola latina (ma può essere anche greca, germanica, ecc.). Il capostipite è perciò il criterio secondo cui è possibile decidere quali parole fanno parte della famiglia: è come il tronco da cui, in una intricata foresta vergine, alcuni rami della volta frondosa si dipartono e altri no. Per esempio, il verbo latino RERI ‘calcolare’, ‘pensare’ è il capostipite di una famiglia che comprende ragione, ragionamento, ragionare, ragioneria, ragionevole, rateizzare, ratifica, razionale, razionamento, ecc.

L’elenco chiarisce subito perché sia utile, nel costruire una famiglia di parole, rifarsi al capostipite (in questo caso latino): altrimenti, pur salvando i legami tra ragione, ragionamento, ragionare e ragionevole, si perderebbe del tutto il nesso tra ragione e razionale. Certo, questo comporta il fatto che nello stesso insieme possano convivere anche parole il cui legame è molto lasco, per lo meno agli occhi di un parlante comune che non si intenda di etimologia, come è il caso di ragionamento e rateizzare: ma in una prospettiva che mira a istituire legami tra le parole è senz’altro più utile includere che escludere.

 

Questioni di discendenza

 

Tanto più che, all’interno di una famiglia di parole, è poi possibile individuare dei sottogruppi con vincoli più stringenti: si potrebbe parlare, mutuando i termini dall’antropologia, di famiglia estesa e di famiglie nucleari, come se più fratelli vivessero con mogli e figli sotto lo stesso tetto. Siamo così arrivati al secondo cardine: in una famiglia, alcune parole discendono da altre. Che cosa vuol dire? In prima istanza, ciò coincide con la derivazione: dentatura, dentista e tridente sono tutte parole derivate dalla base dente con suffissi e prefissi, e dunque anche suoi discendenti. Ma la discendenza è un concetto più ampio, perché comprende in aggiunta tutti i casi in cui, pur in assenza di derivazione, si può ricondurre una parola a una certa base: è quello che accade per dentifricio, che discende da dente, come lavabo da lavare, legislatore da legge, manifattura da mano, pensiero da pensare, ecc. Ecco dunque, all’interno della famiglia estesa di DOMUM, la famiglia nucleare di donna, che comprende come discendenti i derivati e alterati donnaccia, donnaiolo, donneggiare, donnesco, donnetta, donnicciola, donnina, donnino e donnone, ma anche madonna, da cui a loro volta discendono madonnaro, madonnina, monna e smadonnare.

 

Arricchire il patrimonio lessicale

 

Lo scopo di questa maniera di ordinare le parole è duplice: da un lato essa rende ragione di legami che il parlante comune avverte o può avvertire, dall’altro rende disponibile uno strumento atto a favorire l’arricchimento del patrimonio lessicale di chi parla e studia la lingua italiana. Tra i diversi modi in cui questo arricchimento può avvenire, infatti, uno di quelli più semplici e naturali è istituire un nesso tra le parole che si già si conoscono e i nuovi territori che si desidera esplorare.

 

Bibliografia

Marcello Aprile, Dalle parole ai dizionari, Bologna, il Mulino, 2005.

Gaetano Berruto, Massimo Cerruti, La linguistica, Torino, UTET, 2017.

Angelo Gianni, Dizionario italiano ragionato, Firenze, D’Anna-Sintesi, 1988.

Gino & Michele, Matteo Molinari, Anche le formiche nel loro piccolo s’incazzano, Torino, Einaudi, 1991.

Elisabetta Ježek, Lessico, Bologna, il Mulino, 2005.

Claudio Marazzini, L’ordine delle parole. Storia di vocabolari italiani, Bologna, il Mulino, 2009.

Wolfgang Schweickard, dizionario, in Enciclopedia dell’italiano, 2010, treccani.it (link)

Raffaele Simone, Grande dizionario analogico della lingua italiana, 2 voll. Torino, UTET, 2010.

Paola Tiberii, Dizionario delle collocazioni. Le combinazioni delle parole in italiano, Bologna, Zanichelli, 2012.

 

Immagine: L'Albero della Vita - La finestra della moschea di Sidi Saiyyed, vista dall’interno

 

Crediti immagine: Ronakshah1990 [CC BY-SA 4.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0)]

 

 


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