01 giugno 2020

La pianta delle pantofole: grammatica con duelli di parole

 

Arnesi del mestiere

 

Il linguista Tullio De Mauro, nel recensire Grammatica della fantasia (1973), mette in rilievo una caratteristica molto importante di Gianni Rodari: “la serietà e autenticità con cui si è messo allo specchio e si è analizzato; con cui, cosa rara per un artista, ci introduce nella officina della sua fantasia, ci fa esaminare e anzi addirittura ci fa generosamente provare gli arnesi del suo mestiere, lucenti per l’uso. E ci racconta delle sue materie prime e, senza boria, senza trucchi, elenca momenti e procedimenti di fabbricazione” (De Mauro 1974). All’epoca, De Mauro ipotizzò che questo volume sarebbe diventato un classico: così è stato.

Ancora oggi, a chi vuole conoscere l’attrezzatura poetica e le procedure usate da Rodari per inventare storie e filastrocche, a chi intende mettersi alla prova in questa direzione con gli allievi a scuola, non possiamo che suggerire di partire proprio dalla lettura (anzi, dallo “studio”) della Grammatica. Nel libro trovano posto, infatti, a un elevato livello di organicità, sia le riflessioni teoriche di Rodari sia gli arnesi e le tecniche sperimentate dallo scrittore.

È sempre De Mauro a esplicitare perché è importante che ragazzi e insegnanti conoscano questi arnesi e tecniche: “in questo modo tutti possono impadronirsi meglio, e per giunta giocando e divertendosi, di tutti gli usi della lingua” (De Mauro 1983)

 

Occhio alla parola

 

Precisiamo subito che nella Grammatica non si trovano “ricette” da mettere in pratica sic et simpliciter, e Rodari stesso lo ribadisce scrivendo che il libro non è un “Artusi delle storie”.

L’essenza profonda del lavoro di Rodari consiste nel mettere al centro dell’attenzione la parola, per sperimentare tutta la gamma de suoi usi. Così facendo, lo scrittore traccia anche la strada per la creazione fantastica. Annoda infatti il linguaggio e la fantasia in un filo unico, costituito dal gioco linguistico. “Una parola può generare una storia perché mette in movimento tratti della nostra esperienza, del nostro vocabolario, del nostro inconscio. Mette in movimento le nostre idee, la nostra ideologia” (Rodari 1992).

Ecco allora che il gioco con le parole, con i loro suoni, sensi e significati, permette di sfruttare le numerose potenzialità della lingua, di usarla in modo libero e “trasgressivo” infrangendone l’uso solito e, “trasgredendo”, consente di dar vita all’invenzione di storie o filastrocche. 

Se, ad esempio, l’idea di un frutto non ancora maturo, e quindi acerbo, non ci offre alcuna suggestione fantastica, accade invece qualcosa di diverso quando, sfruttando la potenzialità semantica dell’aggettivo acerbo, si attribuisce a un orecchio questa qualità. L’orecchio acerbo innesca una situazione fantastica, dà a Rodari la possibilità di giocare con la lingua e nel contempo di dire cose serie: si tratta di un orecchio “bambino”, anche se l’uomo che lo possiede è un uomo maturo, ed è un orecchio che consente di “capire le cose che i grandi non stanno mai a sentire” (Rodari 1979).

 

Incontri e scontri

 

Che cosa succede quando si fanno “scontrare” due parole il cui significato è molto distante? Si accendono scintille, come in un vero e proprio duello. Il “duello di parole” è l’espressione che indica il più noto “binomio fantastico”: l’immaginazione si mette in moto grazie all’incontro di due parole estranee l’una all’altra.

“Si prendano due parole a caso […] Si gettino ora le due parole l’una contro l’altra e si osservino le varie combinazioni, si afferrino i suggerimenti espressi dal loro occasionale duello. Prima o poi le due parole non mancheranno di disporsi in modo da fornire l’immagine iniziale, il nucleo di una favola”. Ed ecco allora che da pianta e pantofola potrà nascere una pianta delle pantofole. “A questo punto preciso la favola è già nata, e basterà che il narratore sviluppi a suo talento, e secondo il suo temperamento, l’immagine iniziale” (Rodari 1982). Rodari ci offre un esempio di tale sviluppo accennando la storia del contadino Pietro che un giorno nel suo frutteto trova la pianta delle mele con dei frutti colorati; in realtà non sono mele ma centinaia di pantofole attaccate ai rami per mezzo di un gambo sottile. Alcune hanno il fiocco, altre la fibbia, altre la doppia suola, il pelo dentro e così via. Pietro non crede ai propri occhi. Che fare? Ecc.

 

Le ipotesi

 

L’associazione tra due parole può diventare fantastica anche se inserita all’interno di una domanda buffa: "Che cosa succederebbe se...”? Ad esempio: … se la Sicilia cominciasse a navigare? Se un coccodrillo bussasse alla vostra porta chiedendovi un po’ di rosmarino?

Siamo nel campo delle ipotesi favolose, che possono essere infinite e produrre, anche in questo caso, dei testi frutto di stimoli creativi.

Nel caso dell’ipotesi Che cosa succederebbe se… sulla testa crescessero fiori? Rodari ci dimostra che decontestualizzando i fiori collocandoli in un posto (la testa) dove invece di solito stanno i capelli, l’immaginazione trova ampio spazio: chi ha sulla fronte un bel ciuffo di rose non può certo pensare a brutte cose; chi ha in testa le viole del pensiero è, invece, di umore nero; chi ha le ortiche spettinate ha le idee disordinate. Insomma, in base ai fiori che si hanno in testa si capisce a prima vista chi ha il cuore buono, chi la mente trista. (Rodari 1960).

 

Materie fantastiche

 

Nel noto testo Ci vuole un fiore, musicato da Sergio Endrigo, Rodari ha scritto che “le cose di ogni giorno raccontano segreti a chi le sa guardare ed ascoltare”. E, infatti, per creare i protagonisti delle sue storie usa materiali di uso quotidiano che però, grazie a un particolare meccanismo, perdono la loro ovvietà per raccontarci i loro “segreti” e diventare fantastici.

Ad esempio, il vetro è un materiale davvero inconsueto per fare gli uomini. Come può questo materiale diventare carico di implicazioni fantastiche? Rodari segue uno specifico procedimento:

- analizza le caratteristiche del vetro (trasparenza, fragilità, colore…)

- attribuisce questa materia a un essere animato, trasformando la qualità della materia degli esseri umani;

- costruisce intorno a questi uomini un contesto inusuale, legato alla materia di cui sono fatti, e che produce effetti di spaesamento: gli uomini sono trasparenti, e si leggono l’un l’atro i pensieri che hanno in testa, a meno che non portino il cappello. Non possono dire bugie altrimenti gli altri se ne accorgono. Se si danno la mano bisogna chiamare subito il vetraio, che è il vero medico del paese: sono fragili e la stretta di mano fa succedere un bel guaio. Le loro case devono essere imbottite e le strade tappezzate di materassi... (Rodari 1973).

 

Alla stessa maniera Rodari fabbrica uomini di burro e zucchero, di ghiaccio, sapone, gomma e carta (Rodari 1973 bis) e ogni volta, per costruire la storia, mette in relazione le avventure dei personaggi con la materia di cui sono fatti: gli oggetti, i personaggi e gli eventi si deducono "logicamente" dalle caratteristiche della materia. Rodari scrive: “Logicamente qui è detto in rapporto a una logica fantastica o a una logica-logica? Non saprei. Forse a tutt’e due” (Rodari 1973)

 

Attenti al tran tran

 

Dall’“assaggio” che abbiamo dato fin qui delle tecniche rodariane emerge la valenza educativa dell’opera dello scrittore: la fantasia può consentire di esplorare il linguaggio e tutte le sue potenzialità, e le possibili strade da percorrere per usare la lingua come un giocattolo poetico sono davvero tante. Ogni volta che lo si fa, si riescono a vedere le cose in tanti modi diversi, spalancando la nostra vista su mondi nuovi.

Utilizzare le tecniche di Rodari per produrre storie o filastrocche ci aiuta a infrangere il trantran della nostra mente: un cartello sbagliato alla fermata del tram con su scritto “ATTENTI AL TRAN” può apparire come un errore a un professore, ma per Rodari il trantran è ancora più pericoloso, al punto da fargli scrivere: “Il tram può spezzare una gamba, ma il "trantran" può uccidere il pensiero”. E conclude: “Non è peggio?” (Rodari 1964).

 

 

Testi citati

De Mauro 1974 = Tullio De Mauro, L’industria della favola, in «Paese Sera», 25 gennaio 1974

De Mauro 1983 = Tullio De Mauro, Prefazione, in G. Rodari, Esercizi di fantasia, Editori Riuniti, Roma

Rodari 1992 = Gianni Rodari, Scuola di fantasia, Editori Riuniti, Roma

Rodari 1979 = Gianni Rodari, Parole per giocare, Biblioteca di Lavoro Manzuoli Editore, Firenze (si fa riferimento alla filastrocca Un signore maturo con un orecchio acerbo, presente in questo volume)

Rodari 1982 = Il cane di Magonza, Editori Riuniti, Roma

Rodari 1960 = Gianni Rodari, Filastrocche in cielo e terra, Einaudi, Torino, prima ediz. (si fa riferimento alla filastrocca Teste fiorite, presente in questo volume)

Rodari 1973 = Gianni Rodari, Grammatica della fantasia, Einaudi, Torino, prima ediz.

Rodari 1973 bis = I viaggi di Giovannino Perdigiorno, Einaudi, Torino, prima ediz.

Rodari 1964 = Il libro errori, Einaudi, Torino, prima ediz.

 

Immagine: C'era una volta un principe che cavalcava alla luce della luna

 

Crediti immagine: John Bauer / Public domain

 

 


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