Gianni Rodari, quando vale la pena di stare al gioco

 

Poco più di 40 anni fa moriva a Roma e quasi 100 anni fa nasceva ad Omegna, nel Piemonte di lago e di frontiera, uno dei più grandi reinventori novecenteschi della letteratura e della didattica rivolta all’infanzia e ai giovanissimi, tutto inteso, nel suo slancio di ragione e sentimento, a «mettere al centro dell’attenzione la parola, per sperimentare tutta la gamma dei suoi usi», come ha scritto Silvana Loiero in questo speciale dedicato a Gianni Rodari, curato da Rosarita Digregorio. Per capire lo scrittore, il pedagogista, il poeta – scrive Paolo Fallai – è necessario premettere che «Gianni Rodari era comunista» ed era un giornalista comunista, «da una parte dando voce alla rivolta etica contro il non detto, il taciuto, il nascosto del recente passato fascista; dall’altra rivolgendosi ad una platea di lettori che vive la ritrovata libertà come passione e sete di partecipazione e conoscenza». Con Rodari, da subito impegnato dentro il mondo dei giovanissimi (dal 1950 dirige il settimanale per bambini «Il Pioniere»), la scuola si apre come agorà «per condurre il bambino a prendere consapevolezza dei meccanismi che regolano il linguaggio e la comunicazione», scrive Elisa De Roberto, sottolineando insieme la conoscenza da parte di Rodari delle teorie linguistiche più aggiornate e la geniale capacità di tradurne il senso profondo in tecniche per sollecitare i bambini agli «usi ludici e creativi della lingua», tecniche che sono al centro della “Grammatica della fantasia”. Il motto fondamentale di Rodari, scrive Simone Fornara, era «“Tutti gli usi della parola a tutti (...). Non perché tutti siano artisti, ma perché nessuno sia schiavo”, che lega indissolubilmente il pieno possesso della lingua con l’essenza della democrazia». Il gioco dell’esercizio creativo si applica sulle favole, scritte in una lingua piana e colloquiale che sa accendersi con «l’introduzione a sorpresa di un elemento inatteso, per risvegliare l’interesse del bambino e innescare la creatività» (Fornara), o sulle filastrocche, che inducono «i bambini a scoprire il mondo, in tempi in cui viaggiare era un lusso raro: l'indicazione dei luoghi come ampliamento dell'orizzonte in cui siamo immersi e in cui immaginare di fare esercizio di libertà» (Rosarita Digregorio). Come dice Vanessa Roghi, intervistata da Margherita Sermonti sul suo “Lezioni di Fantastica. Storia di Gianni Rodari” (Laterza), «in Rodari c’è sempre vivo il lume della speranza. Io non so cosa avrebbe pensato oggi ma sono sicura di una cosa: avrebbe chiesto con insistenza di mettere al centro di ogni riflessione l’infanzia, perché nei bambini è scritto il nostro futuro. Ignorarlo è da pazzi».  
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