03 febbraio 2020

«La notte del 20 dicembre 1849 un uragano violentissimo imperversava sopra Mompracem». Incipit ed explicit nei romanzi del ciclo indo-malese di Emilio Salgari

La genesi del ciclo indo-malese 

 

L’arco temporale in cui si inscrivono gli undici romanzi della saga indo-malese corrisponde quasi alla perfezione al periodo in cui si protrasse l’attività letteraria di Salgari, e ne segna, anche idealmente, il principio e la fine.

Com’è noto, infatti, il suo protagonista e simbolo, Sandokan, compare già nel romanzo La Tigre della Malesia, pubblicato in 150 puntate dalla rivista “La Nuova Arena” di Verona, dal 16 ottobre 1883 al 13 marzo 1884, quando Salgari aveva poco più di vent’anni (cfr. l’intervento di Maria Serena Masciullo in questo speciale), molto prima della versione in volume Le Tigri di Mompracem, edita a Genova da Donath nel 1900 (sulla sua lingua cfr. Volpi 2012).

Nel 1887, in appendice al quotidiano “Il Telefono” di Livorno, apparve invece Gli strangolatori del Gange (ripubblicato come Gli amori di un selvaggio dalla “Provincia di Vicenza”, tra l’agosto 1893 e il novembre 1894), prima versione (incompleta) del romanzo I misteri della jungla nera (raccolto in volume nel 1895 dall’editore Donath), in cui compaiono i personaggi dell’universo indiano di Salgari, e soprattutto il bengalese Tremal-Naik, «cacciatore di serpenti della jungla nera» che vive con la tigre ammaestrata Darma e il cane Punthy, e combatte i thugs, la spietata setta di assassini adoratori della dea Kālī, capeggiata dal sanguinario Suyodhana, per salvare la bella Ada Corishant.

I due romanzi presentano storie e personaggi differenti, e risultano perciò privi di connessione: solo più tardi, infatti, Salgari ebbe l’idea di fondere i due racconti, realizzando I Pirati della Malesia (Genova, Donath, 1896) in cui i personaggi dei precedenti romanzi si incontrano scoprendo persino di essere imparentati: Ada Corishant è cugina di Marianna, la sposa di Sandokan, morta di colera due anni prima dei fatti narrati.La saga proseguirà poi con altri otto romanzi, pubblicati ancora da Donath – Le due tigri (1904), Il Re del mare (1906), Alla conquista di un impero (1907) –, poi dall’editore fiorentino Bemporad – Sandokan alla riscossa (1907), La riconquista di Mompracem (1908) –, fino alla trilogia conclusiva – Il bramino dell’Assam (1911), La caduta di un impero (1911), La rivincita di Yanez (1913) –, la cui uscita (sempre per Bemporad) travalica la data di morte dell’autore (25 aprile 1911), creando non pochi problemi di attribuzione (per la cronologia delle opere di Salgari e per le partizioni interne del ciclo, cfr. Campailla 2011, da cui sono tratte tutte le citazioni qui riportate). 

 

Dall’inizio...

 

Secondo Ricci (2012, p. 28), «[g]li incipit salgariani si dividono in tre soluzioni fondamentali, in parte riconducibili al maestro dell’avventura Jules Verne»: 

 

una di tipo descrittivo-tradizionale, che «prevede, in sequenza, la definizione dell’ambientazione geografico-culturale, una rapida collocazione temporale, l’entrata in scena del protagonista» (ibid.) ed è caratterizzata dall’uso del tempo presente: 

 

Il Gange, questo famoso fiume celebrato dagli indiani antichi e moderni, le cui acque son reputate sacre da quei popoli, dopo d’aver solcato le nevose montagne dell’Himalaya e le ricche provincie del Sirinagar, di Delhi, di Odhe, di Bahare, di Bengala, a duecentoventi miglia dal mare dividesi in due bracci, formando un delta gigantesco, intricato, meraviglioso e forse unico (I misteri della jungla nera). 

 

Anche l’Assam, come tante altre parti dell’India, è ricchissimo di pagode, abbandonate da secoli e secoli in mezzo alle foreste dai loro sacerdoti, per cause sconosciute (La caduta di un impero). 

 

Un’altra soluzione è di carattere giornalistico-informativo («[r]icorda la tecnica giornalistica delle “5 w” e può essere ricondotta al praticantato giornalistico di Salgari», ibid.), in cui viene immediatamente presentata la data e con un imperfetto narrativo viene introdotto un evento che fa da cornice al racconto: 

 

La notte del 20 dicembre 1849 un uragano violentissimo imperversava sopra Mompracem, isola selvaggia, di fama sinistra, covo di formidabili pirati, situata nel mare della Malesia, a poche centinaia di miglia dalle coste occidentali del Borneo (Le Tigri di Mompracem

 

La mattina del 20 aprile del 1857, il guardiano del semaforo di Diamond-Harbour, segnalava la presenza d’un piccolo legno che doveva essere entrato nell’Hugly durante la notte, senza aver fatto richiesta di alcun pilota (Le due tigri

 

Un’altra ancora è di impronta dialogico-teatrale, in cui «il libro, come una quinta teatrale, si apre con uno scambio di battute vagamente rivelatrici dell’ambientazione prescelta; poco più avanti si forniscono al lettore le coordinate spazio–temporali dell’azione» (ibid.

 

– Mastro Bill, dove siamo?

– In piena Malesia, mio caro Kammamuri.

(I pirati della Malesia

 

– Dunque, si va avanti sì o no? Corpo di Giove! È impossibile che noi siamo caduti come tanti stupidi su un banco.

– È impossibile avanzare, signor Yanez.

(Il Re del mare

 

– Signor Yanez, se non m’inganno, vengono, ed avremo una carica formidabile, spaventosa.

– Ah, briccone!... Quando sarà che ti deciderai a chiamarmi Altezza? Quando ti avrò fatto tagliare la punta della lingua dal carnefice del mio impero?

(Il bramino dell’Assam

 

Saccaroa!... Ma dove quel demonio di Sindhia ha raccolto tanti sciacalli? Sono due giorni che sbucano dalle foreste e dalle jungle per arrestarci, eppure ne abbiamo gettati a terra! Cinque elefanti, cinque mitragliatrici e cento carabine, se saranno ancora cento, poiché delle perdite ne abbiamo subite anche noi.

– Vogliono impedirci di giungere a Gauhati, signor Sandokan, per non lasciarci congiungere col signor Yanez, il maharajah bianco, il vostro fratello d’oltre oceano.

– E tu credi, Kammamuri, che quei pezzenti saranno capaci di fermarci? Sai come ho chiamato la banda che io conduco in aiuto di Yanez? La colonna infernale.

(La rivincita di Yanez

 

In alcuni prologhi, in realtà, l’elemento descrittivo si mescola e integra in modo determinante la narrazione di un evento, ponendo l’attenzione talvolta su fenomeni antropologici: 

 

La cerimonia religiosa, che aveva fatto accorrere a Gauhati, una delle più importanti città dell’Assam indiano, migliaia e migliaia di devoti seguaci di Visnù, giunti da tutti i villaggi bagnati dalle sacre acque del Brahmaputra, era finita (Alla conquista di un impero).  

 

tal altra sulle meraviglie della natura, 

 

Quella notte tutto il mare che si stende lungo le coste occidentali del Borneo era d’argento.

La luna che saliva in cielo col suo corteo di stelle, attraverso una purissima atmosfera, versava torrenti di luce azzurrina d’una dolcezza infinita (La riconquista di Mompracem

 

in un caso facendo ricorso al passato remoto, che conferisce ancor più enfasi al racconto: 

 

Un lampo accecante che mostrò per qualche momento le nubi tempestose sospinte da un vento furiosissimo, illuminò la baia di Malludu, una delle più ampie insenature che s’aprano sulla costa settentrionale del Borneo, oltre il Canale di Banguey (Sandokan alla riscossa

 

D’altra parte, allargando il campo d’indagine oltre le battute iniziali, si scopre come spesse volte le tre soluzioni tendano a scivolare l’una nell’altra come in una variazione su tema. Così, ad esempio, nell’incipit delle Tigri di Mompracem, la voce narrante si muove dall’esterno verso l’interno, e ci conduce in una capanna, descrivendo con dovizia di particolari dapprima una stanza «stranamente arredata», quindi un uomo «seduto su una poltrona zoppicante», che, dopo una lunghissima descrizione e un breve dialogo, si rivelerà essere Sandokan.

Nei Misteri della jungla nera, invece, dopo la lunga descrizione iniziale del Gange (che tanto ricorda il prologo dei Promessi sposi), il narratore precisa la data dell’evento («Nondimeno la sera del 16 maggio del 1855, un fuoco gigantesco ardeva nelle Sunderbunds meridionali»), per poi presentare il protagonista Tremal-Naik, di cui ascoltiamo le confuse parole pronunciate nel sonno, come in una sorta di monologo onirico. 

 

... alla fine 

 

Se gli incipit appaiono legati soprattutto a scelte di carattere stilistico, gli explicit rivestono invece un ruolo funzionale allo sviluppo del ciclo narrativo.

Nei primi otto romanzi, fatta eccezione per I misteri della jungla nera, che si chiude con la minaccia del malvagio Suyodhana verso Tremal-Naik, Ada e suo padre, il capitano Harry Macpherson: 

 

E si misero a ritirarsi, ma prima che uscissero dall’immenso sotterraneo, si era udita la voce del terribile Suyodhana a gridare con accento minaccioso:

– Andate!... Ci rivedremo nella jungla. –

 

e per Le due tigri, dove l’autore opta per un finale narrativo, 

 

Quindici giorni dopo, Sandokan, Yanez e Tremal-Naik con Darma, dopo d’aver ricompensato largamente Sirdar e d’aver lungamente abbracciato il valoroso francese, che li aveva così validamente aiutati nella terribile impresa, s’imbarcavano sulla Marianna, salpando per la lontana isola di Mompracem.

Surama, che aveva ormai conquistato interamente il cuore del flemmatico Yanez, la tigre e Punthy li accompagnavano. 

 

i racconti si concludono sempre con un dialogo di commiato, chiuso da una battuta finale di Sandokan. Tuttavia, se nelle Tigri di Mompracem il protagonista si congeda da Lord Guillonk annunciando la sua definitiva uscita di scena: 

 

Girò due volte su sé stesso, poi cadde fra le braccia della sua adorata Marianna e quell’uomo, che non aveva mai pianto in vita sua, scoppiò in singhiozzi mormorando:

– La Tigre è morta e per sempre!... 

 

negli altri romanzi le sue parole paiono alludere, come un cliffangher, alla prosecuzione della saga. Al termine di I pirati della Malesia, ad esempio, Sandokan annuncia di volersi confrontare con Suyodhana 

 

– Ci rivedremo un giorno? – chiesero Ada, Tremal-Naik e lord James alla Tigre della Malesia, prima di separarsi.

– Chissà! – rispose Sandokan, abbracciandoli uno dopo l’altro. – L’India mi tenta, e può darsi che un giorno la Tigre della Malesia e la Tigre delle Sunderbunds s’incontrino fra le deserte isole del Gange. Suyodhana!... Ecco un nome che mi fa battere il cuore: ecco un uomo che vorrei vedere. Addio, zio; addio, amici: sperate!... – 

 

e così in effetti farà nel successivo Le due tigri; nel Re del mare, promette di riconquistare il regno usurpato a Surama: 

 

– Chissà che non ci rivediamo un giorno nell’India. Da tempo accarezzavo un sogno.

– Quale? – chiesero Tremal-Naik, Darma e sir Moreland.

Sandokan fissò i suoi sguardi su Surama quindi rispose:

– Tu sei figlia di rajah e t’hanno rubato il posto che ti aspettava. Perché non daremo a te, fanciulla, un trono da dividere con Yanez, che diverrà fra giorni tuo sposo? Ne riparleremo, mia buona Surama. – 

 

cosa che avverrà in Alla conquista di un impero, che a sua volta si chiude con il proposito di Sandokan di riprendere il regno ingiustamente sottratto al padre: 

 

– Ora tocca a me procurarmi una corona, quella stessa che portava sul capo mio padre.

– E quando sarà quel giorno? – chiese Yanez. – Sai che noi, quantunque di tinta diversa, siamo più che due fratelli. Parla e verrò io ad aiutarti coi miei scikari e, se sarà necessario, coi montanari di Sadhja.

– Chi lo sa, – disse Sandokan dopo un silenzio relativamente lungo. – Forse quel giorno è più prossimo che tu non lo creda, ma non voglio per ora guastare la tua luna di miele, come dite voi uomini dell'estremo occidente. Fra giorni mi imbarcherò pel Borneo coi miei ultimi malesi e dayachi e, quando sarò là, riceverai miei ordini. – 

 

come riuscirà a fare in Sandokan alla riscossa; al termine di quest’ultimo romanzo, poi, Sandokan confesserà a Yanez di voler ritornare a Mompracem, occupata dal Sultano di Varauni, 

 

La mia Mompracem!… – disse con accento intraducibile. – Vi ho lasciato il cuore su quell’isola!… –Successe un breve silenzio: entrambi erano profondamente commossi.

– Quando vorrai io scenderò dall’India coi miei montanari, attraverserò l’oceano e aggiungeremo al tuo trono una perla di più. Vuoi, fratellino?

– Grazie, Yanez, – rispose Sandokan, con voce anche più alterata. – Voglio rivedere i luoghi dove ho amato la mia donna. – 

 

al quale strapperà effettivamente l’amata isola nel successivo capitolo, La riconquista di Mompracem, il cui finale pare, al contrario dei precedenti, chiudere il cerchio in modo definitivo: 

 

L’addio fra Sandokan ed i partenti fu commovente.

– Se gl’inglesi ti minacciassero – gli disse Yanez – pensa che ho tesori e truppe. Io sarò sempre pronto ad accorrere in difesa del nostro glorioso isolotto, che non deve ormai più ricadere.

– La bandiera della Tigre non si calerà che colla mia morte. – rispose Sandokan.

Pochi minuti dopo lo yacht partiva fra il tuonare delle spingarde della flottiglia. 

 

A parte andranno infine considerati i tre romanzi postumi, in cui l’unità narrativa viene smembrata e ricostruita a catena, tant’è che il finale del Bramino dell’Assam, lasciato aperto, viene richiamato nel prologo della Caduta di un impero, il cui finale, lasciato aperto, riecheggia nel capitolo conclusivo La rivincita di Yanez. Anche quest’ultimo romanzo si chiude con un dialogo tra Yanez e Sandokan, che sembra ancora anelare a nuove avventure («Queste corse mi piacciono. Ormai a Mompracem non si combatte più, ed i miei tigrotti ingrassano enormemente»), ma il saluto tra i due vecchi amici assomiglia molto a un addio, e la nota finale del narratore, risalente a un anno dopo gli eventi narrati, pare confermarlo.  

 

Si abbracciarono come se fossero due veri fratelli, baciandosi più volte sulle gote, poi Sandokan, dopo aver salutata la rhani che teneva in braccio il piccolo Soarez, montò sul primo elefante col medico olandese.

Tre altri li seguivano colle houdah piene di gente risoluta: erano i malesi ed i dayaki, gente che non aveva paura certamente né dei paria né dei fakiri.

Tre settimane dopo un dispaccio giungeva a Yanez.

Annunciava che la traversata era stata felice e che Sandokan aveva ritrovata la sua amica olandese più bella che mai.

Un anno dopo Gauhati era risorta più splendida di prima.Yanez poteva finalmente respirare e dedicarsi al suo popolo.  

 

Bibliografia

 

Volpi 2012 = Mirko Volpi, Da La tigre della Malesia a Le tigri di Mompracem: la lingua del primo Sandokan tra appendici e volume, in Polimeni 2012, pp. 53-84.

Campailla 2011 = Sergio Campailla, Tutte le avventure di Sandokan. I cicli completi della jungla e dei pirati della Malesia, Newton Compton, Roma 2011.

Ricci 2012 = Laura Ricci, Salgari e le forme del consumo, in Polimeni 2012, pp. 21-43.

Polimeni 2012 = Giuseppe Polimeni (a cura di), Sui flutti color dell’inchiostro. Le avventure linguistiche di Emilio Salgari, Pavia, Edizioni Santa Caterina, 2012. 

 

Immagine: Giungla. Sarawak, Borneo. Malesia 

 

Crediti immagine: Luke Price from Rotterdam, Netherlands [CC BY (https://creativecommons.org/licenses/by/2.0)]


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