14 maggio 2014

Cuore d'inchiostro, cervello nel web: il tempo delle fiabe ibride

di Anna Antoniazzi*

 
La letteratura per l’infanzia abita l’immaginario – inteso come l'universo di simboli, metafore, narrazioni, miti, concezioni e credenze nel quale siamo immersi – ed è profondamente radicata nella contemporaneità di chi narra e di chi legge. Per queste specifiche prerogative dialoga continuamente non solo con le altre dimensioni narrative, ma con l’intero contesto storico, filosofico, antropologico, sociale e, più in generale, culturale e mediatico che l’ha prodotta o che continua a produrla.
 
La sovversione dell'apolide
 
Fin dalle origini i confini della letteratura rivolta a bambini e ragazzi si estendono ben oltre la pagina scritta: affondano le proprie radici nelle tradizioni orali e nel teatro popolare, traggono linfa dal feuilleton, dal fumetto e dal romanzo d’appendice, ramificano in cinema, radio e televisione e germogliano rigogliosamente nei media digitali. D’altra parte gli stessi protagonisti delle fiabe e delle narrazioni per l’infanzia, con la loro carica di spregiudicata apolidità rispetto a regole e confini dati una volta per sempre, conducono il lettore a sovvertire la polarità del mondo percettivo adulto e a muoversi nella realtà secondo coordinate autonome, che sfruttano come unico limite quello della possibilità.
 
Contaminazione
 
Nell’ambito dell’editoria per ragazzi contemporanea si assiste sempre più spesso alla sperimentazione di forme ibride di narrazione: attraverso linguaggi, codici e media diversi, i narratori hanno la possibilità di tornare più volte sui personaggi, di attribuire loro nuovi significati, di esplorare inusuali alternative. Così, sempre più spesso, le pagine del libro si aprono alla contaminazione di altri media, consentendo agli autori di sondare i confini remoti della scrittura, dell’illustrazione, del fumetto, dell’audiovisivo e dell’interattività. Le forme di partecipazione offerte dai nuovi media, poi, permettono di amplificare la dimensione interpretativa del lector in fabula che, in questo modo, non solo può perdersi nel flusso della narrazione, ma sperimentare direttamente la profonda interconnessione esistente tra i vari media. Il libro, infatti, trova il proprio prolungamento ideale nei supporti digitali: alcuni romanzi sono collegati a blog, siti web, social network (Facebook e Twitter in primis), siti di condivisione di filmati (come YouTube) e forum di discussione.
 
La strana storia di Ryan e Sarah
 
Interessante in questo senso è l’operazione realizzata da Patrick Carman nel romanzo Skeleton Creek (Mondadori, 2010) e nel seguito Ghost (2011),nei quali si assiste a un passaggio di livello qualitativo che prelude – credo – a una nuova generazione di scritture ibride. I protagonisti, Ryan e Sarah, hanno sedici anni e sono sulle tracce di un misterioso assassino. Ryan si ferisce e non solo è costretto a casa da un’ingessatura, ma i suoi genitori gli proibiscono di vedere Sarah, considerata troppo audace e ribelle. La rete, il web, diventa per i due ragazzi non solo uno snodo cruciale di comunicazione, ma il luogo nel quale rielaborare idee, formulare ipotesi, individuare strategie.
Mentre l’amico è costretto a letto, la ragazza continua le ricerche sul campo, documenta con la videocamera le proprie azioni e, di volta in volta, gli invia le password di accesso al blog nel quale ha caricato i filmati. In questo modo il lettore può seguire l’evolversi della vicenda sia attraverso il diario di Ryan (il libro stesso), che attraverso internet.
Uscendo dalla pagina, i protagonisti permettono al lettore di varcare la soglia del racconto e, in qualche modo, attraverso il web, di entrare direttamente nella storia. Una storia ibrida sia perché contiene generi diversi – diario, horror e thriller – sia perché sconfina continuamente dalla scrittura ad altri media; senza forzature, utilizzando internet come “naturale” prolungamento della pagina.
Il finale stesso della storia esula dalla scrittura: il diario di Ryan si conclude rimandando all’ultimo video caricato sul blog di Sarah, accessibile unicamente tramite la password indicata.
 
Vicino al videogioco
 
La disseminazione del racconto nei media, dunque, se ben progettata, può esaltare piuttosto che annichilire la narrazione. Il web, in particolare, può consentire all’autore – o agli autori, dato che spesso si parla di opere realizzate da una pluralità di soggetti – di attuare, come afferma Max Giovagnoli, «una narrazione condivisa e ‘di secondo grado’, insomma finalizzata ad amplificare la fruizione del romanzo attraverso l’appropriazione, la proposizione e una condivisione alternativa della materia narrativa».
L’elemento più interessante è che, se si abbandonano i pregiudizi e ci si lascia trasportare dal flusso della storia, si scopre come davvero non ci sia discontinuità tra i vari media, ma una profonda interconnessione; sia quando, come abbiamo visto, la scrittura si apre verso l'esterno, sia quando assume al proprio interno il riferimento ad altri linguaggi mediatici. Anche quando la narrazione non supera i confini del testo, in molti casi si avverte potentissimo il rimando ad altre forme di linguaggio e in particolare a quello videogiocabile. 
 
Un'iniziazione interattiva
 
Caso interessante è Scrivere bene è un gioco da ragazzi di Massimo Birattari (Feltrinelli Kids, 2013): un corso di scrittura creativa che si legge “come un romanzo” e nel quale l'apprendimento diventa un'avventura videogiocabile scandita da tappe, pericoli, enigmi da risolvere, scoperte, ripensamenti. Anche per imparare a scrivere bene, suggerisce l’autore, occorre un’iniziazione, come per diventare eroi; e l’iniziazione alla scrittura, come gli altri riti di passaggio, è scandita da fasi che definiscono e ribadiscono la gradualità dell’apprendimento e il continuo esercizio necessario per affinarlo. L’idea di avere ambientato la storia all’interno di un videogame e di utilizzare modi, forme e tempi tipici delle avventure interattive rende tutto straniante, ma estremamente efficace. Inoltre emerge con forza l’idea che la scrittura possa offrire quell’alea, quel valore aggiunto, che manca agli altri medium, anche a quelli più interattivi. Diversamente da quanto si continua a credere, infatti, nella narrazione per bambini e ragazzi, anche in quella più fortemente legata all’avanguardia mediatica, continua a pulsare un cuore d’inchiostro che, in qualche modo, rimanda alla scrittura come garante e fiduciaria di qualità.
 
Cenni bibliografici
 
Antoniazzi A., Contaminazioni. Letteratura per l’infanzia e crossmedialità, Apogeo, Milano 2012.
Giovagnoli M., Cross-media. Le nuove narrazioni, Apogeo, Milano 2009.
Maragliano R., Pireddu M., Storia e pedagogia nei media, Kindle Edition, 2012.
 
* Anna Antoniazzi è ricercatrice di Letteratura per l’infanzia presso il Dipartimento di Scienze della Formazione dell’Università di Genova . Studiosa del rapporto narrativo e immaginativo che lega il libro agli altri media è autrice di articoli in riviste specializzate e saggi in volumi collettivi. Tra le sue monografie: Labirinti elettronici. Letteratura per l’infanzia e videogame (Milano, 2007); Nella stanza dei bambini. Tra letteratura per l’infanzia e psicoanalisi (con A. Gasparini, Bologna, 2009) e Contaminazioni. Letteratura per ragazzi e crossmedialità (Milano, 2012). È autrice del video Lo sguardo di Chamsous Sabah. Bambine nell'immaginario    (MeLa, 2014).

 


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