09 ottobre 2013

Contro l'oscura Amministrazione della lingua

di Maria Vittoria Dell'Anna*

Con una sua celebre decisione, la sentenza n. 364 del 24 marzo 1988, la Corte Costituzionale ha da tempo modulato il principio della inescusabilità dell’ignoranza della legge penale (art. 5 C.p.) affermando che «L’ignoranza della legge penale non scusa tranne che si tratti d’ignoranza inevitabile» e argomentando che «l’errore sul precetto è inevitabile nei casi d’impossibilità di conoscenza della legge penale da parte d’ogni consociato. Tali casi attengono, per lo più, alla (oggettiva) mancanza di riconoscibilità della disposizione normativa (ad es. assoluta oscurità del testo legislativo) oppure ad un gravemente caotico […] atteggiamento interpretativo degli organi giudiziari».
 
Meglio al di là delle Alpi
 
La decisione, seguendo e anticipando un ampio orizzonte di altri interventi dottrinali e giurisprudenziali, rappresenta il primo riconoscimento istituzionale dell’importanza della buona qualità anche linguistica della normazione. Al di là delle Alpi il principio è presente nella giurisprudenza di altri Paesi europei (almeno Austria, Francia, Spagna) ed è chiaramente espresso nella giurisprudenza comunitaria della Corte di Giustizia e della Corte europea dei diritti dell’uomo, che definiscono la dimensione costituzionale della qualità della legge, ribadendone il collegamento con i principi della sicurezza giuridica e della certezza del diritto (e la cronologia – qui omessa – della giurisprudenza comunitaria ed europea mostra un certo ritardo o rallentamento da parte dell’Italia nell’identificazione di questi principi) (Costanzo 2009).
 
La difficile via della semplificazione
 
Torniamo al di qua delle Alpi. Se l’oscurità è l’ostacolo e la chiarezza è l’obiettivo, la strada da praticare è quella della semplificazione.
Quando si parla di semplificazione del linguaggio amministrativo si richiama l’attenzione sull’insieme delle iniziative, avviate in Italia almeno dai primi anni Novanta da parte di enti e istituzioni pubbliche locali e nazionali, finalizzate a intervenire sulla produzione dei testi prodotti dalle pubbliche amministrazioni e a migliorarne la qualità linguistica in vista di un rapporto più vicino tra mittente e destinatario. Nell’impossibilità di illustrare qui con ordine e completezza la cronologia delle iniziative e degli strumenti allo scopo realizzati (manuali, suggerimenti, ecc.), ricordiamo almeno la pubblicazione nel 1991 del manuale Regole e suggerimenti per la redazione dei testi normativi, promosso dall’Osservatorio Legislativo Interregionale sotto il coordinamento di Giuseppe Ugo Rescigno e riedito più volte fino agli anni più recenti; la pubblicazione nel 1993 del Codice di stile delle comunicazioni scritte a uso delle pubbliche amministrazioni, elaborato da un gruppo di giuristi e linguisti nominato da Sabino Cassese, all’epoca Ministro per la Funzione Pubblica; l’uscita nel 1997 del Manuale di stile, prodotto dallo stesso gruppo di lavoro e curato da Alfredo Fioritto (manuale al quale si ispireranno direttive e progetti successivi); l’attivazione nel 2002 del progetto di semplificazione Chiaro! (nel nome un programma) da parte del Dipartimento per la Funzione Pubblica; la nascita nel 2005 della REI-Rete di Eccellenza dell’Italiano istituzionale su iniziativa del Dipartimento italiano della Direzione Generale Traduzione della Commissione europea (orientato alle esigenze di armonizzazione dell’italiano comunitario – amministrativo-burocratico e anche giuridico, economico, finanziario e scientifico –, il lavoro della REI è pienamente in linea con le altre iniziative qui elencate per l’incidenza che la traduzione praticata in ambiti istituzionali europei ha sulla lingua in uso negli ambiti nazionali); le numerose iniziative avviate dalla collaborazione tra l’Istituto di Teorie e Tecniche dell’Informazione Giuridica del CNR e l’Accademia della Crusca (su queste ultime e le precedenti è utile ITTIG-Acc.Crusca 2011).
 
Il lavoro dei linguisti
 
Queste iniziative – al momento del loro avvio e poi negli anni a seguire – sono state anche il riflesso pratico di studi descrittivi e speculativi condotti a livello accademico intorno al linguaggio giuridico, di cui quello amministrativo e burocratico ha rappresentato sin dall’inizio un campo di osservazione privilegiato in quanto esempio di comunicazione pubblica e istituzionale con più diffuse possibilità di contatto con il comune cittadino. Questo del linguaggio amministrativo e burocratico è un filone notevole di studio e ricerca (e a partire dagli anni Novanta ha prodotto decine di pubblicazioni), che si inserisce nell’ampio insieme di studi sul linguaggio normativo e che, anche per il legame con i problemi del drafting legislativo, ha richiesto e richiede la collaborazione di giuristi e linguisti. A conferma di quanto importante e sempre attuale sia il tema della qualità dei testi in generale riferibili alla comunicazione pubblica e istituzionale, osserviamo tra l’altro che i linguisti hanno di recente allargato l’interesse verso interventi di semplificazione e snellimento dall’ambito dei testi normativi e amministrativi all’ambito della prosa giurisprudenziale e forense (utili molti dei contributi presenti in Bambi-Mariani Marini 2013).
 
Chiarezza, precisione, uniformità, semplicità ed economia
 
Vediamo ora alcuni aspetti linguistici a partire dai criteri generali ai quali la scrittura di un testo amministrativo dovrebbe ispirarsi per realizzare una comunicazione efficace, accessibile a tutti i cittadini; si tratta dei criteri di chiarezza, precisione, uniformità, semplicità ed economia, illustrati nelle Regole e suggerimenti citati sopra. A ben guardare, prima o più che a criteri di scrittura siamo di fronte a qualità linguistiche e testuali in grado di individuare un buon testo amministrativo, opposte ai caratteri di oscurità che sono stati invece tradizionalmente riferiti a questi testi a più livelli dell’analisi linguistica (e l’accusa di oscurità è stata rivolta alla scrittura burocratica non soltanto nell’ultimo secolo [Proietti 2010]): la morfosintassi, che mostra periodi lunghi e complessi, subordinate a incasso, incisi, proposizioni implicite con il participio presente o il gerundio, nominalizzazioni, costruzioni enclitiche; il lessico, che – al di fuori dei casi motivati da esigenze di denotazione e precisione semantica – mostra preferenza per il sinonimo e il suffissato meno comuni, per il connettivo desueto, per la formula d’ufficio, magari infarcita di sigle e acronimi poco comprensibili o di latinismi e anglicismi quando siano ricercati e scelti, pur su piani differenti di un rapporto culturale e storico rispetto all’italiano e all’italiano giuridico-amministrativo, soltanto per fatti di prestigio; la complessiva testualità, infine, che spesso mostra una articolazione non sapiente dei blocchi informativi.
I caratteri appena detti non sono, se considerati singolarmente, motivi di bassa leggibilità dei testi; ma lo diventano poiché risultano di fatto condensati nello spazio di brevi porzioni di testo, spesso di un’unica frase (la frase unica, ricorrente anche in testi di tipo più spiccatamente giuridico, come quelli giurisprudenziali e forensi), complicando la lettura e la ricostruzione “piana”, “lineare” del testo stesso e del messaggio sotteso.
 
Formare chi produce i testi nelle amministrazioni pubbliche
 
Gli ambiti di intervento sono chiari e delineati da tempo, e d’altra parte la bibliografia sul tema è ricchissima di esemplificazioni, di proposte di miglioramento e di ogni altro utile materiale prodotto dalla ricerca e dalle esperienze sul campo.
Definiti oggetti e scopi degli interventi, occorre forse puntare di più sui modi della loro realizzazione. Occorre avviare alle buone prassi di scrittura dei diversi tipi di testo nella formazione continua e permanente e già in quella in entrata non solo di impiegati e funzionari amministrativi, ma in generale di tutti coloro che a vario titolo producono testi circolanti nelle amministrazioni pubbliche; penso ai testi della giustizia e dell’amministrazione giurisdizionale (sentenze, atti, ricorsi, ecc.), che con quelli amministrativi e burocratici intrattengono sicuri rapporti di intertestualità: per travasi di contenuto, per citazione di passi normativi, per rimbalzo pedissequo di evitabili stilemi e forme morfosintattiche tramandati dalla tradizione e tacitamente consolidati nel repertorio di usi degli addetti ai lavori. E occorre puntare di più, oltre che su fatti di lingua, su un diverso atteggiamento nei confronti della lingua: maturare tutti la piena convinzione che il decoro e l’autorevolezza comunicativi non risiedono in una lingua ampollosa e lontana da quella comune o in una lingua autoreferenziale (che veda come destinatario magari il superiore nella gerarchia dei ruoli, anziché il cittadino), ma in messaggi chiari e semplici che – proprio come la segnaletica stradale, buona ed efficace quando mostra bene la strada a chi non è del luogo – aiutino nel ginepraio di leggi, regolamenti, moduli e circolari chi questi documenti non conosce e non pratica.
 
Bibliografia
 
Bambi-Mariani Marini 2013 = Federigo B., Alarico M. M. (a cura di), Lingua e diritto. Scritto e parlato nelle professioni legali, Atti del Convegno organizzato in collaborazione da Accademia della Crusca e Scuola Superiore dell’Avvocatura (Firenze, 9 marzo 2002), Pisa, Pisa University Press.
Codice di stile 1993 = Codice di stile delle comunicazioni scritte ad uso delle amministrazioni pubbliche. Proposta e materiali di studio , Roma, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato.
Cortelazzo-Pellegrino 2003 = Michele A. C., Federica P. (a cura di), Guida alla scrittura istituzionale, Roma-Bari, Laterza.
Costanzo 2009 = Pasquale C., Il fondamento costituzionale della qualità della normazione, in Aa.Vv., Scritti in memoria di Giuseppe G. Floridia, Napoli, Jovene, 2009, pp. 177-190.
Dell’Anna 2013 = Maria Vittoria D., In nome del popolo italiano. Linguaggio giuridico e lingua della sentenza in Italia, Roma, Bonacci.
Fioritto 1997 = Alfredo F. (a cura di), Manuale di stile. Strumenti per semplificare il linguaggio delle amministrazioni pubbliche , Bologna, il Mulino.
Franceschini-Gigli 2003 = Fabrizio F., Sara G. (a cura di), Manuale di scrittura amministrativa, Roma, Agenzia delle Entrate.
Gualdo 2011 = Riccardo G., Il linguaggio del diritto, in Riccardo Gualdo, Stefano Telve, Linguaggi specialistici dell’italiano, Roma, Carocci, pp. 411-477.
ITTIG-Acc.Crusca 2011 = Gruppo di lavoro promosso da ITTIG e Accademia della Crusca (a cura di), Guida alla redazione degli atti amministrativi. Regole e suggerimenti , Firenze, ITTIG-CNR.
Mortara Garavelli 2001 = Bice M. G., Le parole e la giustizia. Divagazioni grammaticali e retoriche su testi giuridici italiani , Torino, Einaudi.
Piemontese (1999) = Maria Emanuela P., La comunicazione pubblica e istituzionale. Il punto di vista linguistico, in Stefano Gensini (a cura di), Manuale della comunicazione. Modelli semiotici, linguaggi, pratiche testuali, Roma, Carocci, pp. 315-342.
Proietti 2010 = Domenico P., Burocratese, in Enciclopedia dell’Italiano, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani.
Raso 2005 = Tommaso R., La scrittura burocratica. La lingua e l'organizzazione del testo, Roma, Carocci.
Regole 2007 = Regole e suggerimenti per la redazione dei testi normativi , manuale per le Regioni promosso dalla Conferenza dei Presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni e delle Province autonome con il supporto scientifico dell’Osservatorio Legislativo Interregionale, Firenze, Osservatorio Legislativo Interregionale.
Viale 2008 = Matteo V., Studi e ricerche sul linguaggio amministrativo, Padova, Cleup.
 
*Maria Vittoria Dell’Anna è ricercatrice di Linguistica italiana presso l’Università del Salento. Si occupa di linguaggi specialistici dell’italiano, con riguardo per il linguaggio giuridico e per i l inguaggi della comunicazione politico-istituzionale. Su questi temi ha pubblicato vari articoli e contributi in rivista e volume e quattro monografie ( In nome del popolo italiano. Linguaggio giuridico e lingua della sentenza in Italia, Roma, Bonacci, 2013; Lingua italiana e politica, Roma, Carocci, 2010; La faconda Repubblica. La lingua della politica in Italia (1992-2004), Lecce, Manni, 2004, con Riccardo Gualdo; Mi consenta un girotondo. Lingua e lessico nella Seconda Repubblica, Galatina, Congedo, 2004, con Pierpaolo Lala).

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