24 dicembre 2018

Alla ricerca dei ricercatori di conoscenza

«L'umanità iperconnessa è un fenomeno recente, una situazione in evoluzione rispetto alla quale non è possibile prevedere con certezza quali ulteriori cambiamenti provocherà. Soprattutto: ciò che accadrà dipenderà da noi e non da un fantomatico destino cieco». Con queste parole Gheno e Mastroianni (2018: 19) ci invitano a riflettere sulla rivoluzione digitale e sul suo dirompente impatto sulla nostra vita quotidiana, sul nostro modo di informarci, di comunicare, di relazionarci, di affrontare i problemi. Le nuove tecnologie della comunicazione, al pari di tutte le grandi invenzioni che hanno modificato il corso della storia, contribuiscono a plasmare nuove strutture sociali e a indirizzare nuovi modelli di comportamento. In un ideale atteggiamento equidistante tanto dall’esaltazione acritica del nuovo, quanto da un suo totale rifiuto è utile interrogarsi sulle modalità e sui termini nei quali il cambiamento in atto rimodella le nostre conoscenze, la nostra idea di sapere, le nostre relazioni. Quello che è certo è che niente sarà più come prima, ora che il motore di ricerca ha sostituito la memoria. Niente sarà più come prima, ora che la mente umana sembra limitarsi ad accumulare informazioni senza prendersi la briga di un pensiero logico-sequenziale. Niente sarà più come prima, ora che siamo connessi, iperconnessi.

 

Simboli, valori e identità sulla scena sociale

 

La percezione sincretica dell’immaginario rappresenta un valido punto di partenza per interpretare i mutamenti sociali in atto e per spiegare molti comportamenti individuali e collettivi. È noto, del resto, che la nostra possibilità di dare senso al mondo che ci circonda dipende in buona parte dal contributo dei media, analizzati spesso rispetto al ruolo del destinatario e al suo grado di interazione con il mezzo (McLuhan 1968). La funzione simbolica svolta dagli strumenti della comunicazione origina un mosaico all’interno del quale le tessere musive formate da simboli, da valori e da identità rispondono alla volontà di partecipazione attiva alla scena sociale. La rete ha cambiato la natura stessa della comunicazione e ha fissato nuove logiche di relazione immediatamente esperibili: essere sempre connessi è prioritario rispetto al motivo per il quale ci si connette e allo stesso scambio comunicativo.

 

«In un’epoca in cui altri media velocissimi e di estesissimo raggio trionfano, e rischiano d’appiattire ogni comunicazione in una crosta uniforme e omogenea, la funzione della letteratura è la comunicazione tra ciò che è diverso in quanto è diverso, non ottundendone bensì esaltandone la differenza, secondo la vocazione propria del linguaggio scritto» (Calvino 1988:45)

 

Calvino scrive in un tempo in cui i «media velocissimi e di estesissimo raggio» non erano certo paragonabili al web che conosciamo oggi e tuttavia si preoccupava per il rischio di vedere appiattita la straordinaria complessità della lingua in ‘una crosta uniforme e omogenea’, in parole svuotate di senso e in pensieri agguantati in fretta e non conquistati con impegno e fatica. Chi scrive non dovrebbe costringere il pensiero in 280 caratteri del tweet e chi legge dovrebbe contraccambiare rifiutando la sintesi di un pensiero atrofizzato e mortificato dall’omologazione del gruppo, della società e di un linguaggio che rifugge ciò che è straordinariamente diverso, ‘altro’. Il linguaggio, si sa, è lo strumento più perfetto che conosciamo per l’elaborazione e il recupero dei significati e la linfa più feconda per pensieri mai pensati prima. Oggi, l’eccesso di informazione ci illude di essere depositari di un’enciclopedia del sapere che invece, in quanto acritica e effimera, ci esclude da un’effettiva competenza. Questa illusione di conoscenza deriva dal facile accesso che abbiamo oggi alla conoscenza di qualcun altro e dalla capacità di riconoscere (non di conoscere) le cose perché le abbiamo già incontrate. Alla fatica del ricercatore di conoscenza si è sostituito oggi il più comodo e facilmente accessibile mestiere del cercatore di informazioni.

 

La riflessione ai (e con i) tempi di Internet

 

Internet ci ha cambiati perché contraendo il tempo non ci consente di riflettere prima di esprimerci. Si può dire, estremizzando la questione, che il problema della comunicazione in tempo reale è appunto il suo essere in tempo reale o meglio ‘irreale’ perché non siamo attrezzati per parlare immediatamente di tutto con tutti. La vera conoscenza, infatti, si nutre di un processo formativo che introietta le informazioni e le colloca all’interno di una cornice critica. La totale disponibilità dei social network, accessibili a tutti, fa da cassa di risonanza a qualsiasi ‘pensata’ che, una volta pubblicata, assurge nell’immaginario collettivo al valore di verità: è ‘il progressivo trionfo degli pseudo-intellettuali senza qualifica, inqualificabili o squalificati per la loro stessa struttura’ (Ortega y Gasset [1930]1984:35). L’idea di una perfetta corrispondenza tra pensiero individuale e valori collettivi, oggi così frequente, non riflette in nessun senso la tradizione della cultura occidentale, basata sul ruolo centrale dell’educazione, sulla ricerca e verifica delle idee e sul il rispetto delle competenze per cui il cittadino e l’imprenditore cognitivo non possono avere la stessa voce. Accettare che tutte le opinioni si equivalgano significa distorcere il ruolo stesso dei valori condivisi e falsificare l’universo simbolico delle persone svuotando di fatto la vita democratica. In un mondo di verità moltiplicate, non si perde il vero ma il legame sociale; saper discriminare la verità significa, in fondo, condividere i saperi ed essere così parte della stessa comunità.

 

Il dialogo e l’educazione contro l’autoreferenzialità

 

Oggi, al rischio paventato dalle distopie huxleyana e orwelliana e da un potere coercitivo imposto ‘dall’alto’ si è sostituita una condizione opposta nella quale le opinioni sarebbero il frutto di una pretesa conoscenza che si legittima in quanto individuale e che pertanto proviene ‘dal basso’. L’esclusione a priori della dialettica del confronto con gli esperti rischia di originare una confusione incontrollata nella quale il vero si mescola al falso in una sintesi che impedisce di distinguerli. Ogni società, comunque, si fortifica attraverso una negoziazione continua tra istanze diverse alcune delle quali avranno maggiore accordo e legittimazione sociale e si consolideranno mentre altre verranno abbandonate. Emerge quindi il ruolo sociale e culturale delle agenzie formative a tutti i livelli il cui compito è di alfabetizzare le persone ad un uso consapevole e critico del web anche in considerazione degli straordinari vantaggi che offre in quanto strumento di conoscenza, nella consapevolezza che nessuna interpretazione assumerà mai – definitivamente – il valore di realtà.

La natura autoreferenziale dei blog e delle echo chambers favoriscono contenuti altrimenti non espressi in interazioni personali fuori del cyberspazio, in diretto contrasto, anche attraverso le fake news, con ciò che viene visto come establishment politico, scientifico, culturale. La controparola, il dialogo e l’educazione rappresentano quindi gli strumenti più efficaci per contrastare l’odio (hatespeech), insieme a quelli giuridici e tecnologici. L’educazione, in particolare, ha un ruolo centrale proprio in quanto fondata sulla perseveranza cognitiva, in evidente contrasto con l’evanescenza e l’insindacabilità dell’espressione individuale. La persistenza di conoscenze e idee è infatti il frutto più maturo, essenziale al nostro ideale di cultura e di scienza, che nasce dai primordi delle società dotate di scrittura, quindi con i primi mezzi di fissazione della conoscenza. Le nostre culture sono appunto basate sull’effetto della lingua scritta in quanto strumento per fissare, elaborare e rivedere la conoscenza all’interno di una modalità critica, condivisa cioè da chi sa nell’accertamento della verità. Un processo dal quale i nuovi media sembrano in molti casi poter sfuggire. 

 

Testi citati
Benedetta Baldi. 2018. #Opinione immediata. Opinione pubblica, post-verità e altre menzogne, Pisa, Pacini.

Italo Calvino. 1988. Lezioni americane. Sei proposte per il nuovo millennio, Milano, Garzanti. 

Vera Gheno e Bruno Mastroianni. 2018. Tienilo acceso. Posta, commenta, condividi senza spegnere il

cervello. Milano, Longanesi.

Marshall McLuhan. 1968. Il medium è il messaggio, Milano, Feltrinelli.

José Ortega y Gasset. [1930]1984. La ribellione delle masse, Bologna, Il Mulino.

 

*Benedetta Baldi è Presidente del Corso di Studio in Scienze umanistiche per la comunicazione e Coordinatore del Master in Pubblicità istituzionale, comunicazione multimediale e creazione di eventi dell’Università di Firenze, nella quale insegna Lingua, cultura e mass media e Lingue e comunicazione interculturale. I suoi interessi di ricerca riguardano la teoria della comunicazione, la linguistica educativa, la pragmatica e gli aspetti della struttura delle lingue. Un nucleo consistente di lavori riguarda il linguaggio politico, i suoi procedimenti discorsivi e la formazione delle opinioni. Su questi argomenti ha pubblicato numerosi articoli e libri tra cui: Opinione pubblica: un potere fragile. Introduzione alla comunicazione politica, 2006; La politica lontana. Qualità democratica della partecipazione e mass media e Mondobarocco.com. Diversità culturale e linguistica nei media, entrambi nel 2007; Pensieri e parole nel linguaggio politico, 2012, Linguaggio e comunicazione (con L. M. Savoia). Del 2018 sono Linguistica per insegnare (con L.M. Savoia) e #Opinione immediata. Opinione pubblica, post-verità e altre menzogne.

 

Immagine: www.Pixel.la Free Stock Photos [CC0], via Wikimedia Commons

 


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