27 febbraio 2013

Diario di un professore di italiano in televisione

di Giuseppe Patota*
 
Chi legga la voce che Fabio Rossi ha recentemente dedicato, nell'Enciclopedia dell'Italiano Treccani, ai rapporti fra televisione e lingua, può trovarvi molte affermazioni condivisibili. La prima è che l'italiano televisivo, nei primi vent'anni di trasmissioni (dal 1954 al 1976, fino al pieno sviluppo dell'emittenza privata), esercitò una indubbia funzione di modello, in un contesto culturale ampiamente dialettofono, e che la televisione funse da "scuola di lingua", nel senso che (come ho già avuto modo di segnalare in un intervento pubblicato in questo stesso sito: La grammatica va in tivvù: dal maestro Manzi a casa Ba ) i conduttori di trasmissioni popolarissime come Lascia o raddoppia, Campanile sera, Il musichiere, Chissà chi lo sa, Portobello e altre, si preoccupavano di utilizzare un italiano parlato che non scadesse ai livelli più bassi della spontaneità senza controllo. Era il tempo di quella che Isabella Donfrancesco definisce, in un intervento parallelo a questo, una Rai fortemente improntata al servizio pedagogico; un tempo che, per quel che riguarda in particolare la didattica dell'italiano, ebbe il suo preludio leggero e raffinato in Una risposta per voi, il suo esordio perfetto in Non è mai troppo tardi e la sua conclusione di successo in Parola mia.
 
Il prof della domenica: leggero sui punti critici
 
Dopo di allora, lo spazio destinato all'italiano in televisione ha assunto, come segnala Donfrancesco, forme, contenuti, canali di diffusione, funzioni e destinatari diversi. Nella mia piccola e fortunata esperienza di "professore in televisione", da una parte ho condotto rubriche dedicate alla lingua in contenitori televisivi domenicali o pomeridiani, dall'altra ho collaborato alla realizzazione di programmi finalizzati (anche) all'insegnamento dell'italiano. Che cosa può o deve fare, così in un caso come nell'altro, un professore di italiano in televisione? Nei programmi riconducibili alla prima tipologia, è obbligato a suscitare la curiosità e a tener viva l'attenzione del pubblico con interventi rapidi, a volte di pochi secondi: lo può fare soprattutto ponendo l'accento sui molti elementi di novità, trasformazione e divergenza che l'italiano dell'uso contemporaneo presenta rispetto al modello standard così come veniva (e talvolta viene ancora) descritto nelle grammatiche. Si pensi alle incertezze relative alla corretta pronuncia e grafia delle parole (cancellare o scancellare? ossequente o ossequiente?), alla morfologia del nome (qual è il femminile dei nomi di professione?) e del verbo (è appartenuto o ha appartenuto? ho dovuto partire o sono dovuto partire? ), alla sintassi della frase e del periodo (“Alla festa c’era una ventina di persone” o “Alla festa c’erano una ventina di persone?”, “Non c’è nessuno che mi una mano” o “Non c’è nessuno che mi dia una mano”?, “Non penso che siete stati voi” o “Non penso che siate stati voi?”, ecc.): di solito, è su questi “punti critici” che si concentrano le maggiori incertezze degli utenti, ed è a questi punti critici che, comprensibilmente, devono agganciarsi le piccole lezioni-spettacolo di un linguista alle prese col mezzo televisivo.
 
Il prof con gli stranieri: il ritorno della pedagogia
 
Il caso dei corsi finalizzati all'insegnamento dell'italiano è completamente diverso, ed è quello grazie al quale chi scrive ha avuto e continua ad avere possibilità di ripercorrere, con tutta l'umiltà possibile, il cammino a suo tempo battuto dall'inarrivabile Alberto Manzi. Fatte le debite differenze, infatti, il target che più si avvicina al pubblico degli italiani adulti analfabeti degli anni Sessanta del secolo scorsoè oggi rappresentato dal pubblico degli stranieri residenti in Italia,i tanti lavoratori immigrati nel nostro Paese, per i quali la conoscenza della lingua rappresenta uno strumento di integrazione indispensabile. Non a caso, lo stesso Rossi che, nella già menzionata voce dedicata a italiano e televisione scrive che «Gran parte degli spettacoli [...] ha perso ormai il marcato intento pedagogico che caratterizzava la televisione delle origini», annota anche che «È peraltro indubbio il ruolo attuale della televisione italiana nell'apprendimento della nostra lingua da parte di molti immigrati»; non a caso, è proprio al pubblico dei lavoratori stranieri immigrati (e anche dei loro figli già inseriti nelle scuole) che Rai Educational ha guardato nell'elaborazione e realizzazione dei due progetti In Italia (in collaborazione col Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca) e Cantieri d'Italia (in collaborazione con il Ministero dell'Interno e l'Unione Europea).
 
Le vantaggiose rinunce del prof
 
Personalmente, ho supervisionato i testi della docufiction e degli sketch che costituiscono le parti di intrattenimento del primo e del secondo programma; inoltre, ho prodotto (e nel primo caso anche presentato in video) i testi delle lezioni di lingua che accompagnano sia l'uno (Le parole dell'italiano) sia l'altro (Per usare l'italiano). L'esperienza, del tutto inedita, mi ha obbligato a rinunciare: 1) a un linguaggio che non fosse semplice (e anzi elementare nelle prime lezioni, corrispondenti ai contenuti iniziali del livello A1 del Quadro Comune Europeo di Riferimento per le Lingue, il documento del Consiglio d'Europa che definisce i livelli di competenza che tutti coloro che imparano una lingua straniera devono raggiungere nelle varie fasi del loro processo d’apprendimento. ); 2) al metalinguaggio grammaticale: nei miei interventi i nomi, i verbi, gli articoli e gli aggettivi non sono “parti del discorso” o “morfemi” o “lessemi” ma, più semplicemente, "parole"; 3) a qualunque partizione grammaticale, tradizionale o innovativa che fosse (dal particolare al generale, cioè dalla parte del discorso alla frase, o dal generale al particolare, cioè dalla frase alla parte del discorso); 4) a qualunque distinzione fra grammatica e vocabolario: non solo ho trattato contemporaneamente lessico e grammatica, ma ho anche presentato come materiale lessicale moltissimi fatti grammaticali (per segnalare che, al momento delle presentazioni, bisogna dire "mi chiamo", non c'è bisogno di illustrare la categoria dei verbi riflessivi!).
Personalmente, penso che queste vantaggiose rinunce - un obbligo per chiunque sia impegnato a insegnare l'italiano agli stranieri - potrebbero essere un'opportunità per chiunque sia impegnato a insegnare l'italiano agli italiani. Date le insufficienze dell'attuale insegnamento scolastico della lingua italiana recentemente individuate da Luca Serianni, potrebbero rappresentare l'avvio di un nuovo percorso didattico, tutto da costruire e da sperimentare.
 
Riferimenti bibliografici e sitografici
 
AA. VV. 2008 = AA. VV., Gli italiani del piccolo schermo, a cura di Gabriella Alfieri e Ilaria Bonomi, Firenze, Cesati.
 
Consiglio d’Europa 2002 = Quadro comune europeo di riferimento per le lingue, Milano, La Nuova Italia (trad. ital. di Council of Europe, Common European Framework for Languages: Learning,
Teaching, Assessment, Council for Cultural Co-operation. Education Committee. Modern Languages Division, Strasbourg, 2001).
 
Fabio Rossi, Televisione e lingua, in Enciclopedia dell'Italiano, diretta da Raffaele Simone, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, Edizione speciale per la libreria, 2011, pp. 1450-1451.
 
Luca Serianni, L'ora d'italiano, Roma-Bari, Laterza, 2011.
 
 
 
*G iuseppe Patota (Napoli, 1956) è professore ordinario di Storia della lingua italiana presso l’Università degli Studi di Siena-Arezzo. È socio dell’ASLI (Associazione per la Storia della Lingua Italiana), della SILBA (Société Intérnationale Leon Battista Al berti), socio corrispondente dell'Accademia dell'Arcadia e direttore scientifico del Grande Dizionario Italiano Garzanti. Ha al suo attivo circa ottanta pubblicazioni, alcune delle quali pubblicate anche all'estero, dedicate in particolare alla lingua letteraria italiana sette-ottocentesca, alla sintassi storica dell’italiano, alla storia della grammatica italiana e alla didattica dell’italiano antico e moderno, sia per italiani sia per stranieri. Insieme a Valeria Della Valle ha pubblicato vari testi divulgativi, tra i quali il “best seller” Viva il congiuntivo! (Milano, Sperling & Kupfer, 2009), Viva la grammatica! (Milano, Sperling & Kupfer, 2011) , Ciliegie o ciliege? (Milano, Sperling & Kupfer, 2012); di imminente pubblicazione, nella stessa serie, Piuttosto che (Milano, Sperling & Kupfer, 2013). Da diversi anni è consulente scientifico di Rai Educational per la realizzazione di programmi dedicati all'insegnamento della lingua italiana.  
 
 
 

 


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