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Confessioni di un neologista: se metti in magazzino l’effimero, mostra le parole nuove

di Giovanni Adamo*
 
L’interesse per uno studio sistematico della neologia è relativamente recente: si può collocare negli ultimi decenni del XX secolo, più o meno negli stessi anni nei quali si sviluppa e acquisisce il suo statuto disciplinare la lessicologia, cioè lo studio del sistema lessicale di una lingua. E tuttavia, per meglio inquadrare i temi della variazione linguistica e dei neologismi nell’italiano contemporaneo, si dovrebbe risalire alla fine dell’Ottocento, quando si cominciarono a pubblicare i primi repertori di parole nuove, spesso con intento puristico. D’altra parte, nelle grammatiche della lingua italiana, che hanno sempre trattato con grande attenzione i meccanismi di formazione delle parole, sono tuttora assenti riferimenti allo studio sistematico della neologia come settore di ricerca e di indagine scientifica.
 
Alfredo Panzini, senza pregiudizi
 
Non è qui possibile ripercorrere tutta la storia linguistica dell’italiano, ma non si può fare a meno di ricordare l’autore che per primo ha considerato l’innovazione lessicale con un orientamento nuovo. Si tratta di Alfredo Panzini, scrittore e giornalista marchigiano-romagnolo, poi accolto nell’Accademia d’Italia, che ebbe l’idea di collezionare le parole e le locuzioni nuove al loro primo apparire. Il suo Dizionario Moderno. Supplemento ai dizionari italiani (pubblicato a Milano nel 1905 dall’editore Hoepli) testimonia come si è modificato e rinnovato il lessico italiano nell’arco di quarant’anni, attraverso la pubblicazione di sette edizioni (1905, 1908, 1918, 1923, 1927, 1931, 1935), fino all’ottava edizione, postuma, curata nel 1942 da Alfredo Schiaffini e Bruno Migliorini.
L’originalità dell’opera di Panzini consisteva proprio nell’atteggiamento assunto dall’autore nei confronti dell’innovazione lessicale: ogni nuova forma o locuzione era osservata con interesse e curiosità, e offriva l’occasione per commenti e notazioni sui neologismi e sui forestierismi registrati, talvolta definiti «brutti», «deformi» o «ineleganti», ma sempre accolti con larghezza di documentazione e senza pregiudizi.
 
Testimonianze del cambiamento
 
Il dizionario panziniano inaugurò una lunga tradizione di repertori di parole nuove, registrate senza intenti prescrittivi e come testimonianza del cambiamento linguistico e sociale. Questa tradizione si è protratta fino ai nostri giorni, lasciando preziose testimonianze per lo studio del lessico italiano nei decenni che hanno maggiormente segnato il radicamento della lingua italiana come lingua parlata da tutti gli italiani. Per citare i più significativi, basti pensare ai repertori pubblicati da Paolo Monelli (1933), Bruno Migliorini (1963 e 1975), Manlio Cortelazzo e Ugo Cardinale (1986 e 1989), Claudio Quarantotto (1987 e 2001), Sebastiano Vassalli (1989), Augusta Forconi (1990), Ottavio Lurati (1990), Andrea Bencini, Eugenia Citernesi e Beatrice Manetti (1992 e 2005), Silverio Novelli e Gabriella Urbani (1995 e 1997), Michele Cortelazzo (1995-1997), Tullio De Mauro (2003, 2006 e 2007), Edoardo Sanguineti (2004 e 2009). E, come spesso è accaduto nella storia della lessicologia italiana, la pubblicazione di repertori lessicografici è stata il seme da cui sono fioriti importanti studi di carattere teorico e critico: si pensi ai contributi di Maurizio Dardano, Luca Serianni, Ornella Castellani Pollidori, Silvia Morgana, Paolo Zolli, Paolo D’Achille, Vittorio Coletti, Massimo L. Fanfani.
 
L’Osservatorio tra permanente e incipiente
 
In questo filone d’indagine si è collocato l’Osservatorio neologico della lingua italiana (Onli), che abbiamo costituito con Valeria Della Valle nel 1998, e che si è trasformato successivamente in una delle linee di ricerca dell’Istituto per il Lessico intellettuale europeo e storia delle idee del Consiglio nazionale delle ricerche. Ci proponevamo, in particolare, di studiare in che modo e in quale misura la stampa quotidiana contribuisse al rinnovamento dell’italiano. Abbiamo raccolto un lascito di Giovanni Nencioni, che, per primo, all’inizio degli anni Novanta, ci suggerì l’idea di un vero e proprio osservatorio permanente, continuamente aggiornato: una banca dati che realizzi un’opera non più destinata a esaurirsi in una pubblicazione cartacea – condannata a una senescenza precoce –, sulla scorta del criterio ispiratore dell’uso incipiente, intuito da Alfredo Panzini e poi teorizzato da Bruno Migliorini.
Il lavoro di scelta e raccolta delle nuove formazioni linguistiche è basato sulla lettura sistematica di una sessantina di quotidiani nazionali, da quelli di maggiore diffusione a quelli che documentano le principali realtà regionali italiane e le più rappresentative tendenze politiche e sociali.
 
11.000 in banca
 
Il materiale selezionato è registrato in una banca dati, classificato in settori tematici (economia, politica, cultura, scienza, tecnologie, sport, ecc.) e analizzato in base alle caratteristiche morfologiche, sintattiche e semantiche, con l’obiettivo di delineare le tipologie più comuni delle formazioni neologiche attuali, oltre a eventuali scostamenti dai modelli abitualmente seguiti nella formazione delle parole. Vi sono comprese formazioni di nuovo conio o derivate, internazionalismi, forestierismi, tecnicismi e neologismi d’autore, in considerazione dell’opera di diffusione e di influenza esercitata dai quotidiani nella lingua d’uso, soprattutto nella loro veste di fonte scritta. La banca dati comprende, a oggi, circa 11.000 schede di neoformazioni documentate da 40.000 contesti giornalistici.
 
Il ruolo dei giornalisti
 
La scelta tiene conto del ruolo che hanno i giornalisti nella produzione e nella diffusione di parole nuove, sia per divulgare nozioni e costumi ancora poco conosciuti, sia per attirare l’attenzione dei lettori, ma anche per esprimere − talvolta in forma anche colorita − le loro valutazioni sugli accadimenti. E sono i giornalisti stessi che, nonostante si trovino impegnati a dare notizia di eventi non sempre descrivibili secondo i modelli più consueti della lingua e del lessico tradizionali, spesso prendono le distanze dalle neoformazioni frutto della loro inventiva, ora racchiudendole tra virgolette, ora segnalandole in corsivo o sottolineandone la novità mediante l’uso di espressioni come: «il cosiddetto», «conosciuto anche come», ecc., oppure stabilendo con il lettore una sorta di gioco linguistico, quasi una complicità, per accattivarsene la simpatia. L’obiezione più frequente e immediata nei confronti di un neologismo è che «si tratta di una brutta parola» o di «una parola che suona male». Spesso è vero: tutto quello che è nuovo appare linguisticamente brutto e insopportabile, perché altera il codice comunicativo che utilizziamo abitualmente, ponendoci di fronte a qualcosa che non abbiamo mai letto o ascoltato prima. Ma, forse, anche perché si tratta di un concetto non conosciuto prima, di una tendenza nuova, di un nuovo fenomeno sociale o anche, più semplicemente, di una valutazione che desta sorpresa.
 
La creatività e la memoria
 
La banca dati dell’Osservatorio neologico raccoglie materiali, classificati e documentati, proposti agli studiosi della lingua, ai grammatici e ai lessicografi, ma anche ai docenti e agli studenti delle scuole e dell’università, a chi apprende l’italiano come lingua straniera e agli appassionati cultori della lingua italiana che desiderano rendersi conto in modo più diretto e sistematico dei mutamenti in atto. Infine, proprio perché basati sulla creatività dei giornalisti, questi materiali possono costituire uno strumento efficace anche per coloro che lavorano nel settore della comunicazione: giornalisti e mediatori linguistici, traduttori, interpreti e divulgatori.
Buona parte dei neologismi registrati ricorre più volte, e spesso in più d’uno dei quotidiani esaminati, tanto da poterne preconizzare un verosimile attecchimento nella lingua d’uso, con una lenta perdita del ricercato effetto giornalistico che in qualche caso li connota. Alcuni sono documentati una sola volta e si riferiscono a realtà o episodi contingenti, a momenti di celebrità vissuti da personaggi della politica, dello spettacolo o dello sport. Si è comunque ritenuto utile conservarne memoria, pur nella consapevolezza che il loro statuto neologico risulti obiettivamente meno forte e sostenibile.
 
Nato in fivetteria, vive nel vippaio
 
Allo stesso modo occorre riconoscere l’eterogeneità delle neoformazioni raccolte, che nasce dalla volontà di certificare la diffusione di usi lessicali nuovi, come per esempio la proliferazione di acronimi e sigle straniere e italiane, attraverso la documentazione più ampia possibile. Non sorprenderà, pertanto, constatare che da quelle stesse sigle, e con l’impiego dei meccanismi tradizionali, derivano parole pienamente conformi al sistema linguistico italiano. Per citare solo qualche esempio, si pensi a forme che fanno riferimento a nuovi costumi sociali e a nuove tecniche, come pacsato e fivetteria, rispettivamente ‘chi ha stipulato il Pacs, Patto civile di solidarietà per il riconoscimento delle unioni di fatto’ e ‘studio medico nel quale si pratica la tecnica di fecondazione in vitro con trasferimento dell’embrione (Fivet)’. Tuttavia, anche da sigle di uso più abituale possono nascere nuove parole, dall’aspetto talvolta anche frivolo, come vippaio ‘il mondo dei vip’.
 
Macdonaldizzazione lessicale?
 
Un discreto numero dei neologismi registrati possono essere considerati veri e propri «internazionalismi», perché adattano o ricalcano in vario modo elementi lessicali – spesso di matrice inglese o angloamericana – e si riferiscono ai grandi eventi di portata mondiale o alle esperienze della vita quotidiana, che tendono a somigliarsi sempre più in ogni luogo del pianeta. Infatti, le lingue moderne, anche le grandi lingue di cultura, sono interessate da un costante mutamento lessicale: si calcola che, mediamente, il lessico di ogni lingua dell’Europa occidentale si arricchisce ogni anno di più di mille parole o espressioni nuove. E anche la lingua italiana è partecipe di questa dinamica. L’origine è da ricercare soprattutto nella velocità di una comunicazione che non conosce più frontiere, che non è più appannaggio dei soli settori specialistici o dei professionisti che vi operano, e che risulta incrementata dalla diffusione capillare delle reti telematiche e dall’ampio e complesso fenomeno della globalizzazione. Si pensi a espressioni come aiuto umanitario, cavaliere bianco, eccezione culturale, finanza etica, lavoratore della conoscenza, mcdonaldizzazione, polizia di prossimità, risparmio etico, società liquida e sorgente aperta, che si sono diffuse contemporaneamente in tante lingue diverse, a partire da uno stesso modello di partenza.
 
Parole nuove dai giornali in Treccani
 
Dalla banca dati sono stati estratti finora i materiali che, accompagnati dai risultati emersi nel corso della ricerca, sono stati pubblicati in tre repertori a stampa: Neologismi quotidiani. Un dizionario a cavallo del millennio. 1998-2003 (Firenze 2003), 2006 parole nuove (Milano 2005) e Il Vocabolario Treccani. Neologismi. Parole nuove dai giornali (Roma 2008).L’ultimo dei tre volumi è stato pubblicato dall’Istituto della Enciclopedia Italiana in collaborazione con l’Istituto per il lessico intellettuale europeo e la storia delle idee del Cnr e costituisce un’integrazione del grande Vocabolario Italiano Treccani. Vi si trovano raccolte 4.163 voci documentate da 10.132 citazioni giornalistiche, che sono state registrate negli anni compresi tra il 1998 e il 2008, proprio il decennio intercorso tra la seconda e la terza edizione del Vocabolario Treccani.
Per rendere più proficua la consultazione del repertorio, ogni neologismo è illustrato all’interno dei suoi contesti d’uso e descritto attraverso la sua analisi linguistica e tipologica, evidenziando gli elementi lessicali già esistenti che hanno contribuito a formarlo. Il volume è corredato da un indice delle voci, da un indice degli elementi lessicali che contribuiscono a formare i neologismi stessi e da un indice dei nomi che appaiono nelle citazioni giornalistiche.
I 4.163 neologismi registrati tracciano il quadro di un preciso momento storico e sociale della lingua italiana e della cultura che essa esprime. Le nuove formazioni sono presenti in tutti i settori nei quali si articolano abitualmente i giornali: dalla politica all’economia e alla cronaca, dalla moda allo sport e allo spettacolo, senza tralasciare la cultura, la scienza e le nuove tecnologie.
 
*Giovanni Adamo (Roma 1953) è dirigente di ricerca nell’area linguistica del Consiglio nazionale delle ricerche. È laureato in Lettere alla Sapienza Università di Roma e dottore in Filologia italiana dell’Università Complutense di Madrid. È stato presidente dell’Associazione italiana per la terminologia e dell’Associazione europea di terminologia e membro del Comitato della Rete panlatina di terminologia. È autore di saggi sulla lessicografia e sulla terminologia specialistica. Con Valeria Della Valle ha pubblicato Neologismi quotidiani. Un dizionario a cavallo del millennio (Firenze 2003), 2006 parole nuove. Un dizionario di neologismi dai giornali (Milano 2005), Le parole del lessico italiano (Roma 2008) e ha diretto il volume Il Vocabolario Treccani. Neologismi. Parole nuove dai giornali (Roma 2008).

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