Perdere la faccia, metterci la voce

 

È annoso il dibattito su “doppiaggio sì, doppiaggio no”: sta di fatto che i film stranieri, in Italia, siamo abituati a sentirli nella nostra lingua. Paul Newman ha la voce di seta di Giuseppe Rinaldi, Greta Garbo quella ammaliatrice di Tina Lattanzi, De Niro parlava sornione e pastoso grazie a Ferruccio Amendola, Meryl Streep “è” una cristallina Maria Pia Di Meo, Roberto Chevalier è inscindibile da Tom Cruise… Ma oggi le Major scelgono di puntare su più voci per lo stesso interprete, mostrando poca attenzione per le abitudini del pubblico, mentre la sovrabbondanza di prodotti impone ritmi seriali e minor cura artigianale. Che fine farà il doppiaggio? E il doppiaggese, quell’italiano tradotto e adattato così particolare che tanto ha influenzato il lessico della lingua comune? Infine, buttandola in letteratura: e se fosse l’attore famoso a scomparire, quale fine farebbe il doppiatore? Interventi di Anna Angelucci, Alessandro Iovinelli, Gaia Manzini (intervistata da Saverio Simonelli), Fabio Rossi. Con una testimonianza di Roberto Chevalier
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