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Montezemolo: fra tradizione e discontinuità linguistica

di Stefania Spina*

Luca Cordero di Montezemolo è il fondatore di Italia Futura, un’associazione nata nel 2009 per promuovere il dibattito civile e politico sul futuro del Paese. L’associazione, che è stata creata da personalità del mondo delle imprese, della cultura, dell’università e della società civile, si presenta come un laboratorio di idee e di iniziative che ha via via assunto la fisionomia di un movimento politico vero e proprio.
La presenza di Montezemolo sui media è meno assidua di quella dei leader di partito; questa breve analisi si basa dunque su alcuni discorsi pronunciati in occasione di manifestazioni pubbliche (Roma, 17 novembre 2012; Reggio Emilia, 11 dicembre 2012), su interventi scritti di Montezemolo, oltre che sul manifesto programmatico di Italia Futura (Agenda Italia 2013).
 
Un impianto tradizionale
 
La comunicazione di Montezemolo condivide con il discorso dei politici degli ultimi decenni una serie di strategie linguistiche, retoriche e discorsive: ad esempio, l’uso frequente del noi inclusivo (siamo qui perché ciascuno di noi...., la nostra Italia, questo movimento, il nostro movimento, Io ci credo, noi ci crediamo, la leadership di questo movimento è rappresentata da tutti noi), o la ripetizione anaforica di sequenze di parole:
 
Mai più accetteremo di vedere l'Italia derisa e disonorata. Mai più proveremo l'umiliazione di essere commissariati o di essere "l'anello debole" in Europa e nel Mondo. E mai più, quindi, firmeremo deleghe in bianco alla classe politica. Ma soprattutto mai più consentiremo che la paura del futuro ci paralizzi.
 
Una strategia legata alla tradizione è anche l’uso di metafore sportive, e in particolare calcistiche, che, se presentano l’indubbio vantaggio di veicolare in modo semplice e concreto concetti astratti, risultano tuttavia ampiamente sfruttate e richiamano alla memoria certi abusi del recente passato:
 
Siamo al centro della partita. L'Italia tornerà a giocare in attacco. Possiamo mettere insieme una grande squadra, dove nessuno si sentirà relegato nello spogliatoio.
 
Si rintracciano inoltre nel lessico usato da Montezemolo espressioni cristallizzate, svuotate in parte del loro significato proprio a causa del loro impiego frequente nel discorso dei politici: è nel DNA di Italia Futura, metterci la faccia, rimboccarsi le maniche, ognuno deve fare la sua parte, un esecutivo di ampio respiro.
 
Parole per distinguersi
 
Accanto a questi aspetti legati alla tradizione, il lessico usato da Montezemolo indica una parallela ricerca di originalità; il 70% delle parole impiegate nei testi che ho analizzato appartengono ai circa 7000 lemmi del Vocabolario di Base di Tullio De Mauro, e sono dunque comprensibili a parlanti italiani di qualsiasi livello di istruzione. In un raffronto con un campione più vasto di discorsi politici, la cui percentuale di parole appartenenti al vocabolario di base è dell’83%, il lessico di Montezemolo sembra essere più orientato all’uso di parole meno comuni. Si tratta spesso di tecnicismi (deindustrializzazione, sussidiarietà, delegificare, collocare il debito), di termini ricercati o di registro elevato (regressione, alveo, depauperare, occultare, nefasto, deleterio), o ancora di parole poco frequenti ma tradizionalmente connesse al dominio della politica (gattopardismo, poltronificio).
Quello di Montezemolo è dunque un discorso che mira a distinguersi, ad allontanarsi da ciò che è comune, operando scelte linguistiche a tratti anche di tipo elitario.
Dal punto di vista sintattico, le frasi sono piuttosto lunghe (una media di quasi 26 parole per frase), ma basate spesso sulla paratassi o comunque su un’organizzazione che raramente supera il primo livello di subordinazione (per ogni frase si incontra in media circa una congiunzione subordinata); a livello di comprensibilità dei testi, tale strutturazione lineare compensa le scelte lessicali meno comuni.
 
La ricerca di discontinuità
 
Uno dei cardini delle idee espresse da Montezemolo è quello di discontinuità: il suo movimento intende proporsi come una terza via, e differenziarsi da un lato rispetto alla vecchia politica, dall’altro rispetto ai populismi che si affacciano sulla scena politica italiana. L’analisi delle parole-chiave dei suoi testi (le parole, cioè, che hanno una frequenza statisticamente anomala rispetto a quella che presentano in un insieme di dati di riferimento, e che quindi devono essere considerate specifiche) indica che sono “chiave” proprio alcuni termini che rappresentano quest’idea di discontinuità: populismo ad esempio, spesso evocato come una delle peggiori minacce (è distruttivo, demagogico e pericoloso), ma anche le parole con cui è descritta la condizione in cui la vecchia politica ha portato l’Italia: una condizione di declino, di paralisi, di rassegnazione, caratterizzata dalle “due grandi inciviltà italiane” (l’evasione fiscale e l’appropriazione di denaro pubblico). Sono inoltre parole-chiave nei testi di Montezemolo i termini che indicano la sua ricetta per tale discontinuità: meritevole, eccellenza, competenza, fiducia, responsabile. E, infine, l’aggettivo civile, che ricorre con frequenza elevata, in modo particolare nella collocazione società civile.
Il discorso politico di Montezemolo, dunque, accoglie parte delle strategie e dei cliché che caratterizzano il linguaggio politico della seconda repubblica; su questo impianto tradizionale esso inserisce da un lato scelte lessicali ricercate e volutamente elitarie, dall’altro espressioni e formule di impatto, composte da termini a volte inusuali in campo politico (maledizione), che hanno la funzione di convogliare i valori fondamentali di discontinuità portati avanti dal suo movimento:
 
Le elezioni del 2013 saranno l'appuntamento più importante per questo paese da quelle del 1948. Nessuno potrà chiamarsi fuori. Voltare pagina si può. Nessuna maledizione ci condanna se non saremo noi stessi a volerlo. Mettiamoci al lavoro.
 
*Stefania Spina è ricercatrice di Linguistica all’Università per Stranieri di Perugia, dove insegna Metodologia della ricerca linguistica. Si occupa in particolare di linguaggio dei mezzi di comunicazione (ha pubblicato di recente Openpolitica. Il discorso dei politici italiani nell'era di Twitter, FrancoAngeli, 2012) e di linguistica dei corpora (ha curato la realizzazione del Perugia corpus, un corpus di riferimento dell’italiano scritto e parlato contemporaneo).

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