15 novembre 2012

Vendola: una narrazione “diversa”

di Gianluca Giansante*
 
«Se c’è un leader di cui vale la pena vivisezionare, collezionare e raccogliere le parole – se non altro per capire il processo di costruzione e di invenzione – quello è Vendola», l’opinione di Luca Telese sintetizza la sensazione di tanti, che, ascoltando i discorsi del governatore pugliese, sentono di trovarsi di fronte a una costruzione linguistica straniante, lontana dai punti di riferimento tradizionali della politica e dunque meritevole di attenzione.
Tanti sono gli elementi interessanti da analizzare nella comunicazione politica di Vendola, dall’enfasi sulla narrazione all’utilizzo delle metafore, dalla capacità di organizzare un gruppo ampio di attivisti, all’uso attento e innovativo della Rete, fino alla capacità di affidarsi a professionisti della politica competenti, lasciando loro il giusto margine di libertà. Fra questi è interessante soffermarsi su due elementi di particolare interesse.
 
Una retorica della differenza
 
Anomalo, diverso, singolare. È la prima sensazione che si prova di fronte al linguaggio di Vendola. Il leader pugliese utilizza con frequenza termini aulici, ricercati, a volte desueti, usa un linguaggio forbito, ricco di citazioni dotte e di espressioni raffinate.
Nei suoi discorsi troviamo termini come contumelia, iniquo, alienante, parcellizzato, espressioni come «mercantilizzazione della politica», «fisionomia sociale del paese», «plebeismo piccolo-borghese», «antropologia della precarietà». Vendola fa riferimento a testi e prodotti culturali colti, cita Lao Tze e Gramsci, Pasolini e San Paolo. Nei suoi comizi abbondano le figure retoriche, gli ossimori, i chiasmi, le inversioni.
Perché, dunque, riesce a ottenere un successo così grande nonostante il suo modo di esprimersi sia così complesso, a tratti perfino ostico?
La prima ragione consta nella corrispondenza fra immagine e linguaggio. Vendola si presenta come “diverso” da tutti gli altri politici e il suo linguaggio è coerente con questa rappresentazione e la rafforza. In altre parole porta la propria diversità al livello linguistico, in maniera complementare e opposta a quanto fa la Lega. Se il partito di Bossi è riuscito nel corso degli anni a differenziarsi usando un lessico popolare, dialettale, ricorrendo al turpiloquio, Vendola comunica la propria diversità utilizzando un lessico curato ed elegante.
In questo senso rendere il proprio lessico più intellegibile, come qualcuno gli suggerisce, potrebbe avere effetti controproducenti, così come togliersi l’orecchino, un simbolo materiale e visivo della propria alterità.
La seconda ragione risiede nell’effetto complessivo che la sua oratoria produce sul pubblico, i suoi discorsi, scrive Giovanna Cosenza, seducono anche chi, magari, non li capisce né li ricorda perfettamente, «anzi a volte incantano a maggior ragione per questo: non importa cos’ha detto di preciso, perché resta un’impressione vaga di maestria, di abilità linguistica, che contribuisce a dargli carisma. Com’è bravo lui, come vorrei essere lui...».
Tuttavia la tendenza di Vendola al parlar cortese non è sufficiente a spiegare l’effetto che i suoi discorsi producono su chi li ascolta.
 
Un leader concreto
 
I discorsi di Vendola creano un coinvolgimento forte del pubblico: le metafore e le storie che racconta contribuiscono a sollecitare l’aspetto emotivo di chi ascolta e ad aumentare gli effetti di persuasione. C’è tuttavia un altro aspetto del suo linguaggio che contribuisce in misura importante a raggiungere questo risultato: la sua attitudine a parlare al livello concreto.
Ne offre un esempio ancora una volta durante uno dei discorsi per la campagna elettorale in Puglia: «guardate, ve lo confesso… Ho fatto anche io del disavanzo… Ho fatto disavanzo io e lo hanno fatto anche Palese e Fitto… Solo che noi lo abbiamo fatto per comprare le Pet e le macchine delle risonanze magnetiche! Lo abbiamo fatto perché abbiamo portato l’elisoccorso e la telecardiologia dove prima si moriva per un infarto! Perché abbiamo tolto le trappole dei topi dalle corsie!».
Un altro rappresentante di centrosinistra avrebbe detto «abbiamo aumentato del 5% i servizi sul territorio e abbiamo investito per migliorare le condizioni igienico-sanitarie degli ospedali», ottenendo - è evidente - un effetto di gran lunga meno efficace nonostante veicoli lo stesso contenuto politico.
La capacità di rendere evidente il significato della sua azione politica e delle sue proposte è una caratteristica fondamentale del lessico di Vendola perché riesce a colpire, emozionare, convincere. Come quando, nel corso di un comizio dice: «i vostri figli devono tornare al paese dove sono nati». Non parla genericamente di disoccupazione o di questione meridionale, ma fa vedere chiaramente a chi lo ascolta qual è l’obiettivo della sua azione politica.
La capacità di lavorare al livello concreto si manifesta anche nell’organizzazione della campagna elettorale. Ne è un esempio la campagna Nichix2, lanciata in occasione delle primarie del 2010. Così la spiega Vendola in una delle sue videolettere: «se ognuno di voi fosse in grado di convincere un insospettabile, un avversario politico, un amico della partita del pallone o di qualunque altra attività, ad andare domenica prossima davanti ai gazebo a fare la fila e a segnare sul nome Nichi Vendola, […] significherebbe che la vittoria, domenica sera, è abbastanza sicura».
Il leader diSinistra e libertà propone a chi lo sostiene un progetto concreto di coinvolgimento e militanza, con un obiettivo misurabile e “reale”. Non dice, in astratto, «cercate di convincere altri a venire a votare», ma chiede uno sforzo con un obiettivo semplice, immediato e raggiungibile capace di mobilitare con maggiore probabilità le forze degli attivisti.
 
Letture consigliate
 
Cosentino C., Rosciarelli G., 2010, Vendola. Il volto nuovo della sinistra, Editori riuniti, Roma.
Cosenza G., Il linguaggio di Vendola (2),
Telese, L., (a cura di), 2010, Nichi Vendola. Comizi d’amore, Aliberti editore, Roma.
Vendola N., Rossi., C., 2010, La sfida di Nichi. Dalla Puglia all’Italia, Manifestolibri, Roma.
 
*Ricercatore, formatore e consulente di comunicazione. È autore di Le parole sono importanti. I politici italiani alla prova della comunicazione (Carocci 2011). Ha svolto attività di ricerca nell’ambito del dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale della Sapienza e dell’Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani. È dottore di ricerca in Linguaggi politici e comunicazione. 
 
 

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