15 novembre 2012

Renzi: per adesso, basta la parola

di Edoardo Novelli*

Adesso! Questa perentoria affermazione, seguita da tanto di punto esclamativo, è il sintetico slogan scelto da Matteo Renzi per la sua campagna elettorale alle elezioni primarie del centro-sinistra. Se è vero che uno slogan efficace deve riassumere e contenere lo spirito ed il carattere della proposta politica di un partito o di un candidato, allora è da lì che bisogna partire. Ed in effetti lo slogan “Adesso!” rappresenta e sintetizza, nel bene e nel male, alcuni dei tratti del sindaco di Firenze. A partire da una certa indeterminatezza nei contenuti e, al contempo, una perentorietà nella forma, al limite del decisionismo.
 
Rottamazione della visione storicista
 
Adesso! rompe con una tradizione propria di una certa sinistra, legata ad una visione storicista dell’azione politica, da intendersi come un lungo e progressivo cammino al quale si connaturavano tenacia e pazienza, azione ed attesa. Una tradizione perfettamente riassunta da un famoso slogan del Partito comunista italiano: Veniamo da lontano e andiamo lontano, che sottolineava come fattore qualificante le lontane origini del partito e, al contempo, affermava l’ineluttabilità storica di quel processo e del proprio ruolo storico. Se il Pci si collocava come cerniera fra passato e futuro, Renzi azzera questa prospettiva, appiattendosi sull’immediato, sull’“adesso!”, appunto.
La storia, le origini, il passato poco importano per un soggetto che ha fatto della discontinuità e del ricambio generazionale la sua cifra distintiva e, al momento, la sua più marcata proposta politica, riassunta dalla mediaticamente fortunata espressione della rottamazione.
 
Movimentismo in un Paese per vecchi
 
Adesso! non rompe solamente con una certa cultura politica ma, nella sua perentorietà, recupera anche una tradizione movimentista e ribellistica propria di decenni passati. Tutto e subito gridavano e scrivevano sui muri gli studenti del Sessantotto a Parigi come a Torino, dove il Sessantotto italiano ebbe inizio. E Daniel Cohn Bendit coniava uno slogan destinato a diventare la bandiera di quel movimento, rimarcandone la natura generazionale: Non fidatevi di nessuno che abbia più di trent’anni. Renzi di anni ne ha oramai 37 e sa bene che una cosa è animare una rivolta giovanile, altra vincere le elezioni in un Paese anagraficamente vecchio, quale l’Italia. Ma, l’idea della rottamazione della vecchia classe politica ha in sé una forte componente generazionale che lo slogan Adesso!, sganciato da ogni eredità del passato, ben esalta.
 
Senza simboli
 
Il nuovismo proposto dal rottamatore si esprime anche nel ripudio di appartenenze consolidate e nella costruzione di un nuovo asse cartesiano della politica. Sentendolo parlare è difficile infatti identificare il Sindaco di Firenze come un esponente del Pd, tanto è lo sforzo di smarcarsi da tutto quello che ha un passato (sinonimo di vecchio e di negativo) e tante sono le critiche rivolte anche al suo partito e ai principali esponenti. L’iconografia scelta per la campagna elettorale conferma e sottolinea questa rottura. Renzi non ha scelto un proprio simbolo, se non la scritta tridimensionale del suo nome che campeggia sui palchi dei teatri e dei cinema nel corso del suo tour. Renzi è Renzi. Basta la parola, si potrebbe dire citando una vecchia pubblicità degli anni Sessanta. E, come ha fatto notare qualche militante, intorno a lui non compaiono simboli politici né bandiere del Pd.
 
La bellezza dell'outsider
 
L’asse cartesiano della politica di Renzi non divide più il mondo fra noi e loro, secondo una tradizionale visione della politica, che coincideva con buoni e cattivi. Se si presta attenzione ai suoi discorsi, la categoria più utilizzata per interpretare la realtà è, guarda caso, vecchi e nuovi. Le inefficienze, i ritardi, la burocrazia, la corruzione, la crisi economica sono colpe della vecchia politica, dei vecchi partiti, di coloro che hanno governato in passato, senza distinzione fra alleati e avversari, destra e sinistra. Asse, per l’appunto, “vecchio”, quindi negativo, e sostituto da quello nuovo/vecchio, sinonimi di bene e male. Sebbene candidato per un partito politico che affonda profondamente le radici nel secolo scorso e personalmente dotato di un lungo curriculum politico, Renzi si posiziona come un outsider, anche linguisticamente. Renzi parla semplice, usa espressioni colloquiali e comuni, metafore ed esempi immediati ed efficaci nel trasmettere quello che vuole intendere e nel farsi capire. Aggrappandosi a parole “post-politiche”, quali ad esempio bellezza, che compare nel titolo del suo ultimo libro, Stilnovo. La rivoluzione della bellezza tra Dante e Twitter, mentre nel suo “non programma” disponibile su internet si parla di «modello italiano fatto di bellezza e sostenibilità».

 

La narrazione dell'eroe nuovo
 
Il suo tour di successo è costruito come uno show, con grande uso di filmati, spezzoni di programmi, momenti comici. L’impressione è che Renzi abbia compreso che ancor prima di convincere, o forse per poter convincere, bisogna prima intrattenere e costruire quella che oggi viene definita una narrazione, un racconto politico semplice semplice ma popolato di figure positive e negative e sorretto da una trama elementare ma inossidabile. All’interno della quale bisogna ovviamente ricoprire il ruolo dell’eroe positivo. Tutta la campagna di Renzi si presenta e, a sua volta, viene letta e riproposta dal sistema dell’informazione, inquadrata nel frame del rottamatore, dell’antagonismo vecchio/nuovo, moderno/antico.
 
Di fronte all'antipolitica
 
È stata una scelta forte e vincente, che ha immediatamente posizionato Renzi ai vertici dell’agenda dei media, garantendogli alta visibilità, continue presenze televisive e le prime pagine dei giornali. Grazie anche al fatto, non va dimenticato, di operare all’interno di una scena politica tendente all’immobilismo e al conservatorismo. Quello che ha rappresentato una iniziale risorsa, rischia però ora di trasformarsi in un handicap. Ben più risoluti rottamatori sono nel frattempo scesi nell’agone politico, armati di strumenti, parole e curriculum personali che Renzi non è in grado di contrastare. Per quanto possa risultargli un abito un po’ stretto, di fronte alla montante antipolitica Renzi, anche in quanto candidato di un partito con le origini, le tradizioni e l’elettorato del Pd, potrebbe essere presto costretto ad abbandonare parte del suo “movimentismo” e a recuperare un po’ del suo profilo e ruolo politico.
 
*Edoardo Novelli è ricercatore presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Roma Tre, dove insegna Comunicazione politica e Sociologia dei media. I suoi campi di interesse riguardano la sociologia della politica, la storia della comunicazione politica e delle campagne elettorali, la trasformazione della scena pubblica e l’interazione fra media e sistema politico. Nei suoi lavori uno spazio specifico ricoprono l’analisi dell’iconografia e dei materiali audiovisivi di propaganda. Su questi temi ha pubblicato saggi e realizzato programmi televisivi. Dal 2009 è membro del comitato editoriale della rivista «Comunicazione Politica». Ultimo libro pubblicato è Lezioni di propaganda. La voce dei protagonisti da Aristotele a Malcom X, Le Monnier, Firenze 2010.
 

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