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Il lapsus abbonda sulla bocca degli sciolti

di Isabella Chiari*

Quotidianamente l’uomo che parla, scrive, ascolta e legge commette errori, sviste, distrazioni, anomalie linguistiche: taluni di questi errori sono imbarazzanti, altri innocui, taluni imprudenti e altri impercettibili.
Le diverse discipline legate alle scienze del linguaggio (dalla retorica, alla grammatica antica, dalla filologia e critica testuale, dalla didattica delle lingue alla psicolinguistica) si sono occupate spesso, anche se non con sistematicità e continuità, dei diversi fenomeni di anomalia linguistica, di errore, lapsus, malapropismi, con diversi obiettivi.
 
Freud e il rimosso
 
Di alcuni di questi fenomeni si è interessato Sigmund Freud che nella Psicopatologia della vita quotidiana (1901) vi riconosce analogie con gli atti mancati in particolare in un meccanismo di mascheramento. Per Freud i lapsus e gli altri atti mancati sono i sintomi della rimozione, o repressione di un contenuto. Freud in particolare sottolinea come le ragioni della produzione di lapsus verbali non siano da cercare nelle caratteristiche dei suoni e di come essi vengono prodotti, né in condizioni di origine strettamente linguistica. Vi è una spinta psichica di qualche forma che emerge per far affiorare proprio i contenuti che la coscienza vuol far tacere.
 
Nella riflessione linguistica
 
Un punto di riferimento critico della posizione freudiana è costituito dal lavoro di Sebastiano Timpanaro che, nel 1974, pubblica il saggio Il lapsus freudiano in cui vengono prese in esame le pagine freudiane sugli atti mancati e in particolare sul lapsus. La posizione del filologo è decisamente critica. In aperta polemica con il “marxismo freudiano”, Timpanaro non considera quelle di Freud spiegazioni scientifiche in senso proprio, mettendo in dubbio soprattutto la parte esplicativa della teoria freudiana degli atti mancati poiché ricorrerebbe alle catene associative e all’analogia come strumento interpretativo in modo indiscriminato, arbitrario, soggettivo e non verificabile.
Alla spiegazione “profonda” proposta da Freud, Timpanaro sostituisce una descrizione “superficiale” fondata sulla somiglianza tra manifestazione esterna del lapsus e l’errore testuale che i filologi da sempre individuano, spiegano e classificano in categorie quali banalizzazioni, errori meccanici, errori polari, ecc.
Negli ultimi anni un certo numero di lavori si sono concentrati su diversi aspetti dell’errore linguistico e del lapsus come rivelatore dei meccanismi della produzione e ricezione del linguaggio in soggetti normali. Si tratta di studi sperimentali di carattere prevalentemente psicolinguistico. In particolare le ricerche di Victoria Fromkin hanno dato una centralità allo studio del lapsus linguistico tentando di mettere in relazione i diversi tipi di lapsus con i diversi meccanismi di produzione linguistica, che possono, in ciascun caso, fallire il bersaglio per diverse ragioni.
Questa prospettiva, che ha prodotto numerosi studi di laboratorio e raccolte di corpora di lapsus soprattutto in lingua inglese, riprende il suggerimento jakobsoniano secondo cui dallo studio del patologico o dell’anomalia linguistica è possibile gettar luce sui processi che governano la produzione e ricezione linguistica ordinaria. Questo tipo di orientamento privilegia l’analisi delle performance linguistiche all’indagine sulla competenza, con lo scopo però di mostrare in opera in modo osservabile alcuni meccanismi linguistici frutto di complessi processi cognitivi.
 
Come studiarli
 
In linguistica lo studio dei lapsus ha diversi obiettivi, in particolare vi è una esigenza di descrizione ma anche di spiegazione e collocazione di questi errori ordinari nel quadro di una teoria della produzione e ricezione linguistica.
Dressler e Tonelli (1987) rilevano sinteticamente quattro scopi dell’analisi dei lapsus: 1) predire i tipi di errore che possono verificarsi, 2) predire i tipi di errore che non possono verificarsi, 3) predire i tipi di errore che hanno maggior probabilità di verificarsi e 4) per evidenziare le condizioni che favoriscono o impediscono l’occorrenza degli errori.
 
La difficoltà di registrarli sistematicamente
 
Il problema più tipico nella raccolta e analisi dei lapsus è di carattere pratico e consiste nella difficoltà di registrarli sistematicamente, proprio perché occorrono in conversazioni spontanee e non esistono modalità di prevedere la loro comparsa.
Tuttavia la nascita negli ultimi anni di una grande quantità di progetti di corpora linguistici di riferimento, soprattutto per le lingue europee moderne, rende possibile una analisi più precisa e fondata statisticamente delle diverse manifestazioni del lapsus, soprattutto ove sia possibile accedere direttamente al materiale audio registrato e dunque osservare in dettaglio le caratteristiche fonetiche prodotte, i contesti e cotesti, e le condizioni di produzione dei lapsus.
 
Parlato, scritto, ascolto e lettura
 
I lapsus possono riguardare la produzione linguistica e la ricezione e possono ulteriormente essere distinti in lapsus relativi al parlato e lapsus relativi allo scritto. Si distinguono dunque lapsus linguae (di produzione parlata) e lapsus calami (di produzione scritta) e nella ricezione lapsus auris (dell’ascolto) e lapsus oculi (della lettura).
I lapsus sono solitamente classificati a seconda delle caratteristiche e la posizione che assumono nel contesto dell’enunciato in cui si collocano. Alcuni esempi sono: le anticipazioni “Lasciateci fare i compleanni* gli auguri di compleanno”; le perseverazioni “Paola mangia giapponese e cucina* borse” (colleziona); le inversioni “Che gioco ruolate?” (ruolo giocate); le interferenze semantiche “La bellezza è una cartolina* è un biglietto da visita”; le sostituzioni “Esistono infatti linguaggi animali in cui si possono individuare ad esempio unità foniche, come per i crostacei”(cetacei).
 
Genesi dei lapsus
 
Esiste una proprietà o una serie di caratteristiche che ci permettano di comprenderle tutti questi tipi di fenomeni?
Concorde è la letteratura solamente sul carattere involontario del lapsus. Nemmeno il riconoscimento da parte del produttore dell’aver commesso un lapsus può essere considerato un discrimine, poiché a volte il parlante non si accorge del lapsus e viene corretto solamente dai testimoni.
Il lapsus vero e proprio è infatti prodotto da parlanti fluenti, e non può essere ascritto a cattiva conoscenza della lingua, tanto da interessare spesso parole molto frequenti nel parlato e nello scritto.
Già la spiegazione di Timpanaro, che propone di interpretare alcuni dei lapsus freudiani come manifestazione di una banalizzazione, indica una via di interpretazione. La banalizzazione è infatti una semplificazione che sostituisce un elemento mal percepito o mal conosciuto con un elemento più familiare (lectio facilior).
Tenuto conto dei limiti metodologici indicati è però possibile individuare alcune regolarità e tendenze nelle condizioni di occorrenza sia dei lapsus produttivi che ricettivi.
 
L’attenzione e i fattori percettivi
 
Tra le componenti che si possono dire psicobiologiche le più rappresentative sono l’attenzione e i fattori percettivi, la prima già ammessa come fattore concomitante da Freud. Nel caso dei lapsus oculi (lapsus nella lettura), per esempio, tra gli elementi più facilmente omessi vi sono le lettere percettivamente più deboli, sia graficamente che in relazione alla posizione nella parola. Al contrario nei lapsus linguae sono i segmenti più prominenti dal punto di vista percettivo (sillabe toniche, per esempio) a essere colpiti. Questa prima differenza rilevante relativa ai fattori attentivi è uno dei motivi che spingono a ipotizzare meccanismi radicalmente diversi per i lapsus di produzione e i lapsus di ricezione.
Il fattore attentivo è inoltre correlato, come si è già detto, con la pianificazione e con il tempo necessario per l’accesso alle parole in produzione e ricezione e con il funzionamento della memoria a breve termine. L’attenzione viene distribuita nel tempo, è soggetta a cali che influiscono sulla capacità del soggetto di ritenere le porzioni pianificate nella memoria a breve termine nel caso della produzione scritta e parlata.
Vi sono dunque approcci molto diversi allo studio dei lapsus che pongono l’attenzione di volta in volta su aspetti e motivi diversi e che sottendono diverse teorie del linguaggio e diversi ruoli attribuiti ai locutori nella produzione e ricezione linguistica.
 
Alcune letture
 
I. Chiari, I limiti del lapsus: una ricognizione, in «Bollettino di Italianistica», 2, 2004, pp. 17-43.
S. Timpanaro, Il lapsus freudiano (1974), Bollati Boringhieri, Torino.
V. Fromkin (a cura di), Speech errors as linguistic evidence, Mouton, The Hague 1973.
W. Dressler, L. Tonelli e E. Magno Caldognetto, Analisi contrastiva dei lapsus e delle parafasie fonologiche rispetto alla sillaba, in Parallela 3, hrg. v. W. U. Dressler et al., Narr, Tübingen 1987, pp. 54-60.
 
*Isabella Chiari (1971) insegna Linguistica generale e computazionale all’Università La Sapienza di Roma. I suoi interessi vanno dalla teoria della produzione e ricezione linguistica, alla statistica linguistica, la lessicografia e le lingue dei segni. Tra i suoi lavori i volumi Ridondanza e linguaggio (Carocci, 2002) e Introduzione alla linguistica computazionale (Laterza, 2007).

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