01 marzo 2012

Paperus in fabula… Tesori di lessico ludico

di Daniela Pietrini*

Alzi la mano chi non ha mai tenuto in mano una copia di «Topolino», non ha mai riso delle disavventure di Paperino e Pippo, non ha mai citato la proverbiale avarizia di Paperon de’ Paperoni o la cieca fortuna di Gastone. I paperi e i topi che popolano l’universo disneyano fanno ormai parte del nostro immaginario collettivo, le loro storie circolano tra le nostre mani, edicole e librerie da quasi un secolo. Eppure non tutti sanno che gran parte delle storie di Paperino e Topolino pubblicate in Italia non consiste affatto di traduzioni dall’anglo-americano, ma di avventure rigorosamente made in Italy, uscite dalla matita (e dalla penna) degli autori di una vera e propria “Scuola Disney”, che per più di cinquant’anni hanno saputo interpretare i personaggi americani rispettandone lo spirito e contemporaneamente calandoli a pieno diritto nella realtà culturale del nostro Paese. Lo dimostrano i continui riferimenti a situazioni tipicamente italiane, temi di attualità, luoghi e personaggi della scena pubblica nostrana: si pensi ai tanti nomi dei protagonisti della cultura e della società italiana celati e deformati negli antroponimi disneyani, dal dj Claudio Becchetto (papero > becco > Becchetto) ai presentatori tv Nicchio Buonasera, Pippuzzo Militello e Paolino Banalis, allo stilista Bissoni, al pittore Fiaschicelli – parodia di Botticelli basata sulla deformazione di “botti” in “fiaschi”, ai cantanti Tito Cotogna, Miki Zerillo, Albume Carrizo (Albano > papera > uovo > Albume) sul palco del teatro Arroston, agli aspiranti cittadini onorari di Paperopoli Gerry Biscotti , il comandante Brasko , Alessia Paperuzzi (Marcuzzi > papera > Paperuzzi) e   Paprizio (Fabrizio > papero > Pap[e]rizio) Sfrizzi , [didascalia della vignetta linkata:  E il vincitore è…, Fausto Vitaliano/Alessandro Perina, 20 dicembre 2011], o anche a Paperica e Paperello, alter ego disneyani di Vincenzo Mollica e di Fiorello (per affissione alla base “papero” della finale dei nomi dei personaggi reali, -ica dal cognome Mollica e -ello dal nome d’arte Fiorello).
 
Me misero, me tapino, me derelitto : l’espressività disneyana
 
L’invenzione onomastica è solo una delle tante spie della fantasia linguistica degli sceneggiatori disneyani, che sfruttano a fondo peculiarità e tendenze dell’italiano contemporaneo esasperandole ludicamente. La lingua dei fumetti Disney, lungi dal presentarsi come un linguaggio semplificato, sciatto, inerte, infarcito di forestierismi e frasi fatte, costituisce piuttosto un modello di italiano della comunicazione quotidiana fortemente marcato nel senso dell’espressività, straordinariamente ricco e innovativo dal punto di vista lessicale, per quanto relativamente conservativo dal punto di vista morfosintattico. Fra le caratteristiche della scrittura disneyana più sintomatiche di una testualità originale, un posto di rilievo spetta all’ineditamescidanza di elementi colloquiali e ricercati. Tutt’altro che meramente giustapposti, colloquialismi e cultismi vengono sapientemente contrapposti per spiazzare, attraverso la risultante “tensione degli opposti”, l’orizzonte d’attesa del lettore. Termini aulici, letterari, arcaici, inseriti sistematicamente in contesti della comunicazione quotidiana informale, si caricano di una forte connotazione espressiva provocando una sorta di corto circuito ludico. Qualche esempio recente (da Paperinik e le vibrazioni natalizie del 20 dicembre 2011): Paperino, colpevole di aver accettato ingenuamente una commessa da parte di Rockerduck, è apostrofato in quanto nipote catastrofico da un imbestialito Paperone, zio dispotico e fedifrago; i Bassotti che derubano Paperone ipnotizzandolo con un improbabile coro natalizio sono dei gaglioffi canterini, il canto stonato di Paperinik per metterli in fuga è nientedimeno che un orrido vocalizzo. Alcuni tratti dell’italiano normativo (termini arcaici o colti, latinismi, prestiti dall’italiano burocratico ecc.), inseriti in un contesto informale quotidiano eminentemente prosastico, si caricano di inedite connotazioni diafasiche (esclamazioni quali gioia, gaudio e tripudio !  [didascalia della vignetta linkata: Zio Paperone e il “transfert” , Giulio Chierchini, 25 giugno 1978] ; disonore e ludibrio!; me misero, me tapino, me derelitto! sono solo alcuni esempi divenuti quasi proverbiali, ma la casistica disneyana è praticamente infinita). I termini dell’italiano letterario entrano in contesti informali e si mescolano a tratti substandard e colloquiali, genericismi, espressioni familiari, venendo così rifunzionalizzati nel senso di un’espressività potenziata (un esempio per tutti, tratto dalla storia del 1962 Pico De’ Paperis e il ferragosto in collina: orsù paperi! raccogliete le vostre robe e sloggiate! abbiamo fame e vogliamo stendere la tovaglia!, in cui convivono l’esortazione letteraria “orsù” con il familiare “sloggiare”, un’improvvisa quanto banale “fame” e un’altrettanto prosaica “tovaglia”).  
 
Invenzione lessicale e automatismi linguistici
 
Oltre all’interpretazione letterale anziché traslata dei modi di dire (e viceversa), gli autori disneyani si cimentano soprattutto nella scomposizione e nel sovvertimento di espressioni idiomatiche e automatismi linguistici. L’effetto comico-disorientante è garantito: una locuzione quale “in carne ed ossa” può diventare di volta in volta in carne e speroni nel caso della caricatura di John Wayne, in ossa e piume o addirittura in penne e piume se a parlare è un papero fiero della propria “paperaggine”, in borchie e bandana a proposito di un “metallaro pluri-borchiato”, e chi più ne ha più ne metta. In effetti proprio l’orgoglio di appartenere alla specie dei paperi (e, in misura minore, dei topi) non è esente da conseguenze linguistiche, che sfociano in un vero e proprio “paperoletto” (e “topoletto”), una sorta di socioletto dei paperi. Continui sono i riferimenti a parti del corpo “paperesche” quali piume/penne, becco, zampe (non sto più nelle piume!; salvo per una piuma!; non metterò il becco fuori di casa), il rischio di venire “spennati” è sempre dietro l’angolo, persino ideofoni e interiezioni riproducono ludicamente lo starnazzare dei paperi (uack e straquack!; squaraquack!; sbaraquack!) o il rumore dello “spennamento” (spenn). I sostantivi “papero” e “topo” non sono solo alla base di innumerevoli giochi di parole, antroponimi (Paper Jones; Schwarzenpaper) e toponimi (paperopoli; pap beach; Topolinia; Topoburgo; Topville ecc.), ma svolgono un ruolo determinante nella formazione di neologismi atti a designare le versioni paperesche/topesche dei più recenti ritrovati di scienza, tecnica, vita sociale: papernet e Toponet (l’internet di paperi e topi), paperari esaturbo e Toporghini sputafuego, il navigatore satellitare toposat, il paperovelox   [didascalia della vignetta linkata:  Paperi al volante , Maria Muzzolini/Silvia Ziche, 19/26 luglio 2005 ] e mille altre invenzioni.
 
Il cosmo parallelo di paperi e topi
 
Ne emerge il quadro di una lingua tutt’altro che scialba e stereotipata, caratterizzata piuttosto dall’esplosione pirotecnica di neologismi, figure retoriche, mescolanze di varietà e registri, automatismi linguistici deformati espressivamente, giochi di parole, interiezioni e ideofoni variati all’infinito, imprecazioni enfatiche e paradossali. Molti sono i tratti dell’italiano contemporaneo informale che si ritrovano, amplificati, nel fumetto disneyano, ma sarebbe erroneo cercarvi un’imitazione realistica del linguaggio della comunicazione quotidiana. Quello dei personaggi disneyani è un universo ludicamente enfatizzato, un cosmo parallelo la cui chiave di interpretazione linguistica è fornita piuttosto dall’espressività e dalla deformazione.  
 
Bibliografia essenziale
 
Boschi, L./Gori, L./Sani, A. (1990): I disney italiani. Dal 1930 al 1990, la storia dei fumetti di Topolino e Paperino realizzati in Italia, Bologna, Granata Press.
Jacqmain, Monique (1974): Topolino maestro di stile?, in AA.VV., Italiano d’oggi. Lingua non letteraria e lingue speciali, Trieste, Lint: 237-248.
Pietrini, Daniela (2009a): Parola di papero. Storia e tecniche della lingua dei fumetti Disney, Firenze, Cesati.
Pietrini, Daniela (2009b): Da ‘figliastro’ a ‘mammastra’: riflessioni sull’uso ludico del suffisso alterativo -astro nell’italiano informale contemporaneo, in: «Studi Linguistici Italiani», 35/1, Roma, Salerno: 110-122.
Pietrini, Daniela (2011): Salve! Un saluto veloce a tutti. Riflessioni sul sistema dei saluti nell’italiano contemporaneo, in: «Contributi di Filologia dell’Italia Mediana», XXIV, Foligno, Università degli Studi di Perugia/Editoriale Umbra: 233-264.
Pietrini, Daniela (a c. di) (2012): Die Sprache(n) der Comics. Kolloquium in Heidelberg, 16.-17. Juni 2009 , München, Martin Meidenbauer.
Pietrini, Daniela (a c. di) (2012): Die Sprache(n) der Comics, München, Meidenbauer.
Tosti, Andrea (2011): Topolino e il fumetto Disney italiano. Storia, fasti, declino e nuove prospettive, Latina, Tunuè.
Verda, Sandra (1990): La parola a Topolino. La lingua e lo stile del fumetto disneyano, in: «Italiano & Oltre», 2/90: 53-59.
 
*Daniela Pietrini è ricercatrice di Linguistica italiana e francese presso l’Istituto di Filologia romanza dell’Università di Heidelberg (Germania). Si occupa prevalentemente di storia della lingua, formazione delle parole, lingua dei media, semantica e analisi del discorso. Giornalista pubblicista, è autrice del volume Parola di papero. Storia e tecniche della lingua dei fumetti Disney (Cesati, 2009) e di vari contributi sull’italiano e sul francese contemporanei.
 

 


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