16 giugno 2011

Pratiche ed eclettiche: le grammatiche italiane per stranieri

di Giuseppe Patota*

In una monografia che fa autorevolmente il punto sulla glottodidattica italiana della fine del secolo scorso e pone le fondamenta di quella del nuovo secolo (anzi: del nuovo millennio), Paolo Balboni ricorda che i più aggiornati manuali di glottodidattica pubblicati in Italia risalgono, “curiosamente”, tutti al 1994. Curiosamente poi non tanto, precisa però Balboni, perché quattro volumi contemporanei sono significativi della raggiunta maturità della riflessione scientifica in questo campo. Qualcosa di simile può dirsi anche a proposito della produzione delle grammatiche in lingua italiana destinate ad apprendenti stranieri. Negli ultimi tempi questo settore ha conosciuto un arricchimento, certo non paragonabile a quello che ha caratterizzato la produzione di grammatiche per italiani, ma pur sempre notevole. Per diciotto anni, dal 1981 al 1997, a un’opera pionieristica come La lingua italiana, pubblicata da Anna Laura Lepschy e Giulio Lepschy nel 1981, è seguito un lungo silenzio.
 
Tartaglione, dopo un lungo silenzio
 
Poi, nel 1997, Roberto Tartaglione ha pubblicato una Grammatica italiana per stranieri; nell’ottobre del 2000, Pietro Trifone e Massimo Palermo hanno dato alle stampe Grammatica italiana di base che ha come destinatari privilegiati gli studenti stranieri; nel settembre del 2003 chi scrive ha pubblicato una Grammatica di riferimento della lingua italiana per stranieri; pochi mesi dopo, all’inizio del 2004, Daniela Bertocchi e Edoardo Lugarini hanno pubblicato una quinta grammatica italiana per stranieri intitolata La lingua pensata. In tempi ancora più recenti, l’editoria specializzata nell’insegnamento dell’italiano a stranieri ha messo sul mercato altri prodotti di varia qualità, fra i quali meritano di essere ricordate la Grammatica avanzata della lingua italiana di Susanna Nocchi e Roberto Tartaglione (2006) e Gramm.it di Gabriella Iacovoni, Nadia Persiani e Barbara Fiorentino (2009).
Sarebbe ingenuo pensare a una coincidenza, a un curioso intreccio di combinazioni. La spinta alla produzione e alla pubblicazione di queste opere è dovuta, invece, all’intersecarsi di due fattori importanti: il primo è il successo delle “nuove grammatiche italiane” per italiani di cui si parla nel saggio a loro dedicato; il secondo è, per l’appunto, il desiderio (o, meglio ancora, il bisogno) crescente di lingua italiana fra non italiani, in Italia e nel mondo.
 
Sì, penso di sì, altro che!, come no?, perché no?
 
Come spesso accade, la linea del traguardo e del successo è anche il punto d’attacco dei dubbi dello studioso. Come deve essere fatta, come bisogna che funzioni una grammatica (una grammatica, si badi bene, non un corso di lingua) italiana destinata a stranieri?
In un saggio dal titolo parlante, Insegnare l’italiano oggi, Luca Serianni (uno che di grammatica se ne intende) ricorda che una linea portante per l’insegnamento dell’italiano a non italiani va ovviamente individuata nel grande peso da dare alla pragmatica, esemplificandolo con lo spazio da attribuire – non importa se in un corso, in una lezione o in un libro di grammatica – alle molte alternative di cui la nostra lingua dispone per dire di o di no. Oltre che queste due parole, l’italiano adopera, ricorda lo studioso, una serie di soluzioni variamente connotate (affermazione energica: altro che!; affermazione attenuata: penso di sì; negazione polemica: ma quando mai!, ecc.). Un italiano nativo sa benissimo, ad esempio, quando si usano come no? e perché no?, due modalità affermative solo superficialmente simili, che oltretutto si pronunciano con una diversa curva intonativa. Per uno straniero è importante sapere che come no? rappresenta una vivace replica a un’affermazione dell’interlocutore («Mi dicono che non ti sei impegnato troppo nello studio...» «Come no? Ho fatto anche le ore piccole!») o l’energica risposta a una domanda, per dissipare un dubbio anche implicito («Ti stai divertendo?» «Come no? Ero solo un momento soprappensiero!”). Invece con perché no? si esprime un consenso in forma attenuata, specie quando si vuol dare scarsa importanza alla cosa («Noi andiamo al cinema, ti va di venire?» «Perché no?»).
 
Punto d’arrivo omogeneo
 
Insomma, come ricorda efficacemente Massimo Palermo in un recente manuale che fa il punto sulla didattica dell’italiano L2, una grammatica destinata a stranieri deve: a) cedere il passo alla pratica; b) non aspirare all’esaustività, selezionando preliminarmente i fatti linguistici oggetto di analisi in relazione ai bisogni del destinatario; c) essere caratterizzata da ecletticità, ossia dalla libertà di attingere a più teorie. L’eclettismo, come ha giustamente sottolineato Anna Ciliberti vent’anni or sono, non s’identifica necessariamente in una disordinata mescolanza di concetti, nozioni, metalinguaggi, insomma in un pastiche. Qualsiasi scienziato sceglie e deriva i primitivi delle sue teorie dalle fonti più svariate. L’importante non è il punto di partenza, che può essere eclettico, bensì la coerenza e l’omogeneità del punto d’arrivo.
 
Se è di riferimento
 
Saggiamo ora, a titolo d’esempio, i contenuti della terza e della quarta delle sette grammatiche per stranieri sopra ricordate, le quali documentano un indubbio impegno a percorrere il cammino articolato nei tre punti di cui si è detto. La parte più originale della Grammatica italiana di base è un’appendice dedicata alle reggenze verbali (argomento particolarmente complicato per gli stranieri), che raccoglie le costruzioni più comuni di oltre 500 verbi italiani, da abbandonare (abbandonare la casa paterna; abbandonare la testa sul cuscino) a votare (votare una legge; votare per un candidato). La persuasione da cui muove la Grammatica di riferimento della lingua italiana per stranieri è che per un apprendente straniero (e anzi, non solo per un apprendente straniero!) è molto più importante saper collocare un evento nel tempo o saper esprimere un progetto o un’intenzione piuttosto che saper riconoscere un complemento di tempo o una frase subordinata temporale o finale. Perciò, in quest’opera, molti aspetti della morfologia e quasi tutti gli aspetti della sintassi non sono trattati secondo le partizioni tradizionali, ma risultano dissolti in capitoli operativi (bastino, a dimostrarlo, i titoli di questi capitoli: Domande, risposte, esclamazioni; Come si indicano un tempo, un luogo e un modo; Come si esprimono uno scopo, una causa e una conseguenza; Come si esprime un’ipotesi , e così via). Questa grammatica accoglie al suo interno anche inserti che non appartengono né alla fonologia né alla morfologia né alla sintassi né alla formazione delle parole, ma piuttosto alla lessicografia. L’attenzione alle competenze pragmatiche e alle funzioni comunicative, infatti, spinge l’autore a dare spazio a materiali linguistici che non compaiono, come è giusto, nelle grammatiche destinate agli italiani, ma che è importante che siano presenti in una grammatica destinata agli stranieri: saluti, espressioni di cortesia, indicazioni dell’ora e della data, forme e formule (le cosiddette “frasi fatte”) che per un italiano non richiedono spiegazione, ma che a uno straniero risultano oscure (si pensi, a titolo d’esempio, a espressioni come andare a male, andare a ruba, andare d’accordo; dare ai nervi, dare alla testa, dare del lei; fare soldi, far piacere, fare pena, ecc.). L’invasione di un campo tradizionalmente riservato ai repertori lessicali è uno degli elementi che maggiormente caratterizzano il lavoro che, per questo singolo aspetto, non guarda solo al futuro, ma anche al passato: segnatamente, alle origini cinquecentesche della grammaticografia e della lessicografia italiane, caratterizzate da una reciproca invasione o, come ha scritto Valeria Della Valle, da un reciproco “sfondamento” dell’una nel campo dell’altra. 
 
Bibliografia di riferimento
 
P. E. Balboni, Le sfide di Babele, Torino, UTET Libreria, 2003.
D. Bertocchi – E. Lugarini, La lingua pensata, Firenze, Sansoni, 2004.
A. Ciliberti, Grammatica, pedagogia, discorso, Firenze, La Nuova Italia, 1999.
V. Della Valle, La lessicografia, in Storia della lingua italiana I. I luoghi della codificazione, a cura di L. Serianni e P. Trifone, Torino, Einaudi, 1993, pp. 29-91.
P. Diadori – M. Palermo – D. Troncarelli, Manuale di didattica dell’italiano L2, Perugia, Guerra, 2009.
G. Iacovoni – N. Persiani – B. Fiorentino, Gramm.it , Roma, Bonacci, 2009.
A. L. Lepschy – G. Lepschy, La lingua italiana, Milano, Bompiani, 1981 (nuova edizione).
S. Nocchi – R. Tartaglione, Grammatica avanzata della lingua italiana, Firenze, Alma Edizioni, 2006.
G. Patota, Grammatica di riferimento della lingua italiana per stranieri, Firenze, Le Monnier, 2003.
R. Tartaglione, Grammatica italiana, Firenze, Alma Edizioni, 1997.
L. Serianni, Insegnare l’italiano, oggi, in «Nuova Antologia», n. 222, 7, Luglio-Settembre 2003, pp. 62-68.
P. Trifone – M. Palermo, Grammatica italiana di base, Bologna, Zanichelli, 2000 (seconda edizione 2007).
 
*Giuseppe Patota (Napoli, 1956) è professore ordinario di Storia della lingua italiana presso l’Università degli Studi di Siena-Arezzo. È membro del direttivo dell’ASLI (Associazione per la Storia della Lingua Italiana) e direttore scientifico del Grande Dizionario Italiano Garzanti. Ha al suo attivo circa ottanta pubblicazioni, alcune delle quali pubblicate anche all'estero, dedicate in particolare alla lingua letteraria italiana sette-ottocentesca, alla sintassi storica dell’italiano, alla storia della grammatica italiana e alla didattica dell’italiano antico e moderno, sia per italiani sia per stranieri. Insieme a Valeria Della Valle ha pubblicato vari testi divulgativi, tra i quali il “best seller” Viva il congiuntivo! (Milano, Sperling & Kupfer, 2009) e il recentissimo Viva la grammatica! (Milano, Sperling & Kupfer, 2011).
 

© Istituto della Enciclopedia Italiana - Riproduzione riservata

0