06 aprile 2010

Newsgroup e forum di discussione: la lingua fa esperimenti

di Vera Gheno*

Newsgroup (NG) e forum di discussione (FDD) sono forme di comunicazione pubblica asincrona in rete. Pubblica perché la consultazione è libera, seppure con alcune eccezioni; asincrona perché la lettura del messaggio è successiva (di pochi secondi fino ad anni) alla sua scrittura. I NG, assieme ai FDD, vengono spesso considerati esempi di Web 2.0, espressione con la quale si intende mettere in risalto che la creazione dei contenuti avviene con la partecipazione degli utenti, anche se la loro nascita è precedente al conio della definizione.
 
Un topic per il gruppo
 
I NG,o gruppi di discussione telematici, sono tra le prime forme di comunicazione web pubbliche e organizzate, e risalgono agli anni ’70. Sono spazi virtuali puramente testuali nei quali gli utenti discutono di un argomento (topic) indicato nel nome del NG, come it.arti.fumetti. Accessibili inizialmente tramite programmi chiamati newsreader, poi integrati nei client di posta più diffusi, possono essere consultati anche tramite portali come Google Gruppi. È possibile entrare in un NG da lurker (‘spione’), in incognito, leggendo i messaggi senza intervenire (su questo cfr. Rafaeli et al. 2004)oppure partecipando attivamente alle discussioni (thread); di solito è sufficiente identificarsi con un soprannome (nickname); cfr. Gheno 2003 [ma 2004] e 2008 per approfondimenti.
 
Digito ergo sum
 
I FDD vengono sviluppati verso la fine degli anni ’90 e rappresentano per molti aspetti un’evoluzione dei NG: servono agli stessi scopi (comunicare e socializzare tramite discussioni su topic specifici) e sono accessibili direttamente dal browser; l’ambiente di interazione è grafico, e possono esserlo pure i messaggi. Spesso i FDD afferiscono a un sito o un blog, come Malvestite o AlFemminile. Diversamente dai NG, all’iscrizione i FDD richiedono di norma un indirizzo e-mail valido; per lurkare non serve la login, che è invece necessaria per scrivere, conditio sine qua non per far parte della comunità; come ricorda Antonelli (2007: 144), in rete esiste solo chi scrive: parafrasando Cartesio, digito ergo sum.
 
Comunità virtuali
 
Nei NG non c’è quasi mai un utente con poteri particolari, ma quando il topic permette la socializzazione è naturale la formazione di un nucleo di utenti abituali, che talvolta stabiliscono regole per il gruppo; nei FDD esistono spesso uno o più utenti moderatori e un admin, magari l’amministratore del sito o il blogger di riferimento, anche se di norma le discussioni procedono senza il suo intervento o, al limite, con la sua partecipazione quale primus inter pares; in tutti i casi, intorno all’argomento o alla persona di riferimento possono crearsi vere e proprie comunità virtuali (cfr. Rheingold 1993).
 
E-linguaggio, molto chiacchierato
 
Vista la gamma quasi infinita di argomenti trattati, è chiaro che la lingua varia significativamente in base al topic. In contrasto con l’impressione che si può ricavare dai media, le caratteristiche più evidenti sono rarefatte, sparse su una base riconducibile a un italiano neostandard (cfr. Antonelli 2007: 153). Può certo risultare singolare incontrare, nello scritto, fenomeni di norma propri del parlato; non a caso gli studiosi hanno definito questa lingua in vari modi, elencati da Berruto (2005): written speech, electronic discourse, talky writing, e-linguaggio, creolo scritto-orale, discorso scritto interattivo, visibile parlare, testo chiacchierato, scrittura conversazionale .
 
Corretti e vivaci
 
La lingua usata è dunque tutto sommato corretta, tranne che per errori rilevati anche in altri contesti come pò, qual’è, perchè, ecc. (per la loro diffusione extra-web cfr. Serianni & Benedetti 2009, cap. 8). D’altro canto, secondo le più recenti statistiche Eurostat (2009) solo il 39% degli italiani usa la Rete regolarmente: è una delle percentuali più basse della UE. Vista una selezione così forte già all’origine, si può intuire che i frequentatori abituali del web rientrano in fasce già relativamente colte dal punto di vista linguistico e tecnologico, nonché mediamente più giovani: questa correlazione è trattata in Pistolesi 2005 e Gheno 2009.
Ecco alcune tra le caratteristiche più interessanti:
·                      anglismi di almeno quattro tipi: l’inglese informatico, quello specifico della comunicazione telematica (es. lurker, troll, spammer), talora quello relativo al topic e l’inglese tutto sommato superfluo, “di moda” (cfr. Gheno 2008: 149-150);
·                      dialetti, usati soprattutto per fini espressivi (ocio, bedda mia!);
·                      tachigrafie o brachigrafie (cfr. Antonelli 2007: 153), come gli acronimi (LOL laughing out loud’, Pd’A ‘perfettamente d’accordo’, SUPF ‘sei un povero fesso’) e le contrazioni di parole (cmq ‘comunque’, thx ‘thanks’, nn ‘non’). Per una tassonomia completa cfr. Bieswanger 2007;
·                      scriptio continua , maiuscole e allungamenti vocalici a mimare l’urlo (nonmelodireeEEee); onomatopee e fonosimboli riconducibili alla lingua dei fumetti come snip, rumore delle forbici che “tagliano” il messaggio citato (quotato),e sbam, tonfo dell’utente che metaforicamente cade dalla sedia per la sorpresa; Sebastiani 2008 parla genericamente di gioco (orto-)grafico;
·                      coprolalia (di diffusione, del resto, più generica: cfr. Segre 2010 o Ursini 2005: 331; per quest’ultima si può parlare di una generale regressione della tabuizzazione linguistica), con esempi interessanti di autocensura quali effing ‘f*ing’, OMFG ‘oh my f*ing God’, porcoddue o caxxo;
·                      punteggiatura polarizzata sui segni di maggiore espressività, spesso presenti in accumuli;
·                      uso delle emoticon, sia “verticali” come :-) che orizzontali, di provenienza orientale (cfr. Masumoto 2008) come o_O, che danno una chiave di lettura a posteriori, in parziale sostituzione della prosodia (Violi & Coppock 1999: 330);
 
In generale si riscontra un’estrema vivacità linguistica, che porta a neoconii sovente gruppo-specifici, nell’ottica di differenziarsi dagli “altri” secondo un fenomeno definito cyberbalcanizzazione (Van Alstyne & Brynjolffson 1996).
 
Scrivere, in Rete, è potere
 
Nei gruppi si creano quindi spesso delle “spie” linguistiche che permettono agli utenti abituali di riconoscersi, isolando gli estranei o i nuovi arrivati (newbie o niubbi): per i collezionisti è trasparente l’acronimo HG, holy grail, ‘Sacro Graal’, per ‘oggetto molto ambìto e difficile da reperire’; i gossipari usano NSFW not suitable for work per avvisare che una fotografia o un video sono troppo espliciti da guardare sul posto di lavoro; chi discute di nail art impiega VNL visible nail line per definire uno smalto scarsamente coprente; e ancora, su Malvestite usa sostituire la i con la y (Dyo, i valory very) per canzonare un certo uso italico di impiegare l’inglese a sproposito; allo stesso modo viene usato anche il verbo lovvare, dal verbo inglese to love o fescion, storpiatura di fashion.
Come già ricordato, in questi contesti la comunicazione passa quasi solo dal testo; per conquistare popolarità occorre mostrare, certo, preparazione sul topic del gruppo – non a caso si consiglia sempre di lurkare per qualche tempo prima di intervenire – ma soprattutto buona capacità espressiva. L’asincronia aiuta nella creazione di un proprio stile perché permette una certa pianificazione. E al di là di ogni generalizzazione, è proprio la diversità la vera cifra stilistica della Rete (Crystal 2008: 21).
 
Leopardi in brachigrafia
 
Periodicamente il dibattito sui rischi delle lingue telematiche si anima, soprattutto per timore che particolari usi sconfinino in altri contesti. In realtà, a parte casi sporadici, i navigatori sono quasi sempre coscienti che certi fenomeni fanno parte specificamente delle lingue della Rete. Come ricorda Crystal (2008: 166) in riferimento alla lingua degli SMS, ove tale consapevolezza non fosse chiara bisognerà educare l’utente non scoraggiando certi usi linguistici, ma insegnandogli a distinguere tra contesti diversi: occorre ricordare che il repertorio linguistico andrebbe sempre creato per aggiunta e non per sostituzione. D’altronde, il gioco linguistico non è certo cosa nuova; gli usi non-standard o volutamente in contrasto con la norma sono molto più vecchi di Internet. Non a caso, Antonelli (2007: 150-153) ricorda che anche Leopardi ricorreva alle brachigrafie nelle sue epistole. Il web, per vari motivi, è semplicemente diventato il contesto in cui si tende quasi naturalmente alla sperimentazione linguistica: diviene uno dei molti “supporti” informali di scrittura assieme, per esempio, ai muri, alle agende scolastiche, agli zaini, ai parabrezza degli scooter.
 
Riferimenti bibliografici
 
Antonelli G., 2007, L’italiano nella società della comunicazione, Bologna, Il Mulino.
Berruto G., 2005, Italiano parlato e comunicazione mediata dal computer, in K. Hölker & Chr. Maaß (eds.) Aspetti dell’Italiano Parlato, Münster-Hamburg-Berlin-Wien-London, Lit Verlag, pp. 137-156.
Crystal D., 2008, Txtng. The Gr8 Db8, Oxford , Oxford University Press.
Gheno V., 2003 [ma 2004], Prime osservazioni sulla grammatica dei gruppi di discussione telematici di lingua italiana, «Studi di Grammatica Italiana», 22, pp. 267-308.
Gheno V., 2008, Il lessico dei newsgroup. Varietà di lingua a confronto, in E. Cresti (ed.), Prospettive nello studio del lessico italiano, Atti SILFI 2006, Firenze, FUP, pp. 147-155.
Gheno V., 2009, I giovani e la comunicazione mediata dal computer: osservazioni linguistiche su nuove forme di alfabetizzazione [Forum Nuovi Linguaggi Nuove Alfabetizzazioni, Distretto 209 dell’International Inner Wheel ( 27 marzo 2009 , Siena)], «Verbum Analecta Neolatina» XI, 2009, 1, “Dialogue Monologue”, pp. 167-187.
Pistolesi E., 2005, Internet e il linguaggio dei giovani (LG), in F. Fusco, C. Marcato (eds.), Forme della Comunicazione Giovanile. Atti del Convegno di Udine ( 8 maggio 2003 ) , Roma, Il Calamo, pp. 251-282.
Prada M., 2003, Lingua e web, in I. Bonomi, A. Masini, S. Morgana (eds.), La lingua italiana e i mass media, Roma, Carocci, pp. 249-289.
Rafaeli S., Ravid G., Soroka V., 2004, De-Lurking in Virtual Communities: A Social Communication Network Approach to Measuring the Effects of Social and Cultural Capital, in AA.VV. (eds.), Proceedings of the 37th Annual Hawaii International Conference on System Sciences (HICSS'04), IEEE Computer Society Press, Big Island, Hawaii, Track 7, Volume 7.
Rheingold H., 1993, Virtual Communities: Homesteading on the Electronic Frontier , Reading ( Massachusetts ), Addison Wesley.
Sebastiani A., 2008, La blogosfera degli elettori: la community di Grillo, in R. Vetrugno, C. Panzieri, C. De Santis, F. Della Corte (eds.), L’Italiano al voto, Firenze, Accademia della Crusca, pp. 523-533.
Segre C., 2010, Così degrada la nostra lingua. L’italiano e i registri violati, «Corriere.it», 13/01/2010.
Serianni L., Benedetti G., 2009, Scritti sui banchi. L’italiano a scuola tra alunni e insegnanti, Roma, Carocci.
Ursini F., 2005, La lingua dei giovani e i nuovi media: gli SMS, in F. Fusco, C. Marcato (eds.), Forme di comunicazione giovanile, Roma, Il Calamo, pp. 323-336.
Van Alstyne M., Brynjolfsson E., 1996, Electronic communities: Global Village or Cyberbalkans? .
Violi P., Coppock P. J., 1999, Conversazioni telematiche, in R. Galatolo, G. Pallotti (eds.), La conversazione. Un ’introduzione allo studio dell’interazione verbale , Milano, Raffaello Cortina Editore, pp. 319-364.
 
*Vera Gheno è nata in Ungheria; ha conseguito il dottorato di ricerca in Linguistica Italiana presso l’Università degli Studi di Firenze con una tesi sulla lingua dei newsgroup italiani. Oggi continua la sua ricerca nel settore della CMC, argomento sul quale ha pubblicato vari articoli e contributi sia cartacei che telematici, grazie a un assegno di ricerca; parallelamente lavora come docente a contratto a Firenze e presso l’Università per Stranieri di Siena e come traduttrice letteraria dall’ungherese.

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