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Sciolti da un iglù (ludolinguistica)

di Simone Fornara*

 

Iniziamo dal titolo: è un gioco di parole, uno dei più sfruttati di sempre. Quale? L’anagramma. Rimescolando le lettere che compongono la bizzarra espressione sciolti da un iglù otteniamo infatti il termine ludolinguistica. Definita dal GRADIT di Tullio De Mauro come «quella parte della linguistica che si occupa di combinazioni lessicali, giochi di parole ecc.», è una disciplina che ha conosciuto alterne fortune nel corso degli anni, oscillando tra lo snobismo di chi l’ha ritenuta un semplice passatempo e l’appassionata considerazione di chi l’ha studiata con rigore scientifico, ritenendola un supporto importante per l’apprendimento delle lingue.

 

Fortune (didattiche) dei giochi di parole

 

Senza scomodare gli antichi (i giochi di parole non sono certo una scoperta del terzo millennio), facciamo solo qualche salto all’indietro per capire quando, in Italia, si è iniziato a parlare in modo esplicito di didattica e giochi di parole. Ciò è avvenuto nel 1986, anno in cui venne pubblicato per i tipi della Einaudi il libro I Draghi locopei di Ersilia Zamponi, un’intraprendente e creativa insegnante di scuola media. Un’operetta fortunatissima, che ricevette le attenzioni di molti studiosi, quasi tutti entusiasti, a partire da Umberto Eco, che ne firmò la prefazione. Il libretto, il cui titolo è l’anagramma di giochi di parole, raccoglieva in forma snella e facilmente consultabile una serie di giochi linguistici proposti dalla Zamponi ai suoi allievi, con una ricca esemplificazione raccolta di prima mano: questi i tratti alla base del suo successo, insieme all’aver dimostrato, a beneficio di migliaia di insegnanti, che a scuola l’italiano si può anche insegnare in modo meno “polveroso” del consueto, meno libresco. E, sulla scia di quell’opera, ne vennero molte altre, dalle più conosciute e diffuse (come il Manuale del giovane scrittore creativo di Bianca Pitzorno, 1996), alle più sommerse (gli innumerevoli schedari redatti a uso più o meno interno da docenti di diversi ordini scolastici). Oggi, la “moda” non è di certo passata, come dimostrano il libro Parole in gioco di Mauro Caldera e Tiziana Santomauro (2010) e (chiedendo venia per l’autoreferenzialità) Giocare con le parole di Simone Fornara e Francesco Giudici (2015). Insomma, il successo degli esperimenti ludolinguistici nelle aule scolastiche è fuori discussione.

 

Sfortune (accademiche) dei giochi di parole

 

Molto diverso il discorso scientifico: nelle aule accademiche i giochi linguistici sono entrati solo con grande fatica, e in tempi più recenti. Fino a qualche anno fa, infatti, la loro presenza ai livelli più alti del sapere era occasionale e testimoniata quasi solo dai dizionari dedicati (Rossi, 2002 e Dossena, 2004), che però venivano considerati afferenti al campo dell’enigmistica, più che della linguistica. Come dire: un nobile passatempo, e niente più. Oggi la situazione è finalmente cambiata. E anche qui possiamo individuare una data spartiacque (il 2010) che coincide con la pubblicazione di un libro, cioè Ludolinguistica e glottodidattica del massimo esperto internazionale di questa branca della linguistica, Anthony Mollica. Con la sua opera, i giochi di parole diventano strategie didattiche riconosciute come valide anche dai più noti linguisti (la prefazione del volume è firmata da Tullio De Mauro), perché ritenute importanti alleate nell’apprendimento linguistico.

 

Apprendimento linguistico e motivazione

 

I giochi linguistici possono infatti fungere da facilitatori e da motivatori, coinvolgendo in modo attivo anche allievi restii ad affrontare classici compiti scolastici: giocare con le parole permette di avviare una proficua riflessione sulla lingua senza avvertirne il peso, perché la porta d’ingresso non è quella abituale del “dovere” scolastico, ma quella più invitante del gioco e del divertimento. Un divertimento però mai fine a sé stesso, al contrario di quanto pensa chi osteggia il ricorso ai giochi linguistici a scuola poggiando le proprie critiche su una serie di luoghi comuni (“non esiste più la scuola di una volta”, “ai miei tempi sì che si studiava davvero!” ecc.) assai duri a morire.

 

La creatività che si esprime negli schemi

 

Che questi luoghi comuni non siano fondati è presto dimostrato. A partire dalla constatazione che la ludolinguistica è l’esatto opposto dell’anarchia creativa: per svolgere i giochi di parole, infatti, bisogna rispettare regole molto precise, a volte ferree; e solo una volta rispettate si può dare libero sfogo alla propria creatività. Un po’ come i grandi poeti della nostra storia letteraria: chi pensasse che un Leopardi abbia prodotto i suoi capolavori solo per ispirazione poetica commetterebbe lo stesso errore di chi ragiona per luoghi comuni; un Leopardi è diventato tale solo dopo aver assimilato schemi e regole, nei quali è poi riuscito a incanalare la propria creatività. è forse questo il messaggio pedagogico più importante che il ricorso ai giochi linguistici a scuola è in grado di veicolare: nella ludolinguistica si può riuscire bene solo conoscendo e rispettando vincoli e schemi, perché essi non sono un freno a fantasia e creatività, ma una imprescindibile guida per entrambi. Un paio di esempi? Il lipogramma, che consiste nello scrivere o riscrivere un testo senza usare mai una o più lettere date (ad esempio, provate a riscrivere la favola La cicala e la formica senza la lettera O); oppure il tautogramma, che invece richiede di scrivere una frase o un testo con parole che iniziano con la stessa lettera (Umberto Eco ha riassunto la storia di Pinocchio con questa tecnica, con parole che iniziano sempre con la lettera P). Entrambi questi giochi linguistici obbligano a una meticolosa ricerca di parole e, di conseguenza, aiutano ad arricchire il proprio vocabolario. Un obiettivo, questo, che è tra i più importanti in assoluto per ciò che riguarda l’educazione linguistica. Anzi, l’educazione in senso lato, giacché solo con tante parole il nostro pensiero può essere ricco e libero.

 

Bibliografia

 

M. Caldera e T. Santomauro, Parole in gioco. Esercizi e attività di ludolinguistica, Molfetta, La Meridiana, 2010.

G. Dossena, Il dado e l’alfabeto. Nuovo dizionario dei giochi con le parole, Bologna, Zanichelli, 2004.

S. Fornara e F. Giudici, Giocare con le parole, Roma, Carocci, 2015.

GRADIT, Grande Dizionario della Lingua Italiana, diretto da Tullio De Mauro, Torino, Utet, 2007.

A. Mollica, Ludolinguistica eGlottodidattica, prefazione di Tullio De Mauro, postfazione di Stefano Bartezzaghi, Perugia, Guerra edizioni, 2010.

B. Pitzorno, Manuale del giovane scrittore creativo, Milano, Mondadori, 1996.

G.A. Rossi, Dizionario Enciclopedico di Enigmistica e Ludolinguistica, Bologna, Zanichelli, 2002.

E. Zamponi, I Draghi locopei. Imparare l’italiano con i giochi di parole, Torino, Einaudi 1986.

 

Immagine: “Mascellone stracciagonnelle” (Colui che fa strage di donzelle),  Sabrina D’Alessandro, 2012.

 

*Simone Fornara insegna didattica dell’italiano alla Scuola Universitaria Professionale della Svizzera Italiana. Ha insegnato Grammatica italiana presso l’Università degli Studi del Piemonte Orientale e Scrittura tecnica presso il Politecnico di Torino. Si è occupato di formazione dei docenti di italiano di ogni ordine scolastico, presso la SIS del Piemonte e presso l’Alta Scuola Pedagogica di Locarno. È segretario regionale del gruppo ticinese del GISCEL e collabora con la pagina culturale del «Corriere del Ticino». Ha pubblicato scritti di storia della grammatica dell’italiano, manuali scolastici di didattica della letteratura e manuali universitari di didattica dell’italiano, come Il piacere di scrivere. Guida all’italiano del terzo millennio (Roma, Carocci, 2014), scritto con Luca Cignetti. Ha al suo attivo molte pubblicazioni dedicate alla punteggiatura e alla sua didattica, tra le quali La punteggiatura (Roma, Carocci, 2010) e Alla scoperta della punteggiatura. Proposte didattiche per riflettere sul testo (Roma, Carocci, 2012). In tempi recenti si è occupato di ludolinguistica con il volume Giocare con le parole (Roma, Carocci, 2015), scritto insieme a Francesco Giudici.

 

 

 

UN LIBRO

Un delitto del ’43 e altri racconti

Mario Quattrucci

La pubblicazione di questa raccolta può costituire un’ottima occasione per accostarsi alla narrativa di Mario Quattrucci. Infatti, i vari testi mostrano bene la varietà di stili e modalità rappresentative con cui l’autore declina il prediletto genere poliziesco, perseguendo sempre il divertimento nella sua accezione più nobile.