28 luglio 2016

Branduardi: prima la musica

di Saverio Simonelli*

 

Il più musicale e musicalmente formato dei cantautori italiani ha un rapporto specialissimo, diremmo quasi indiretto con la parola, un rapporto più da lettore e appassionato fruitore che da cesellatore in prima persona di versi musicabili. Ed è indiretto perché come Branduardi ha spesso ricordato nelle interviste “la vera letterata in casa mia è Luisa”, la moglie dell’artista.

È lei che nello storico LP Alla Fiera dell’Est – quello che nel 1976 lanciò definitivamente Branduardi sulla scena nazionale e internazionale – compare come coautrice dei testi, mentre a partire dal successivo la Pulce D’Acqua viene menzionata prima del consorte, il quale scomparirà del tutto dai credits testuali già in P ane e Rose del 1988.

Profonda conoscitrice della letteratura inglese e sapiente traduttrice Luisa Zappa firma anche l’eccellente versione italiana delle dieci liriche di William Butler Yeats che Branduardi musica nel 1986 con un deferente e raffinatissimo   accompagnamento di due chitarre e sobri interventi di percussioni e flauti dolci.

 

La grande poesia dagli Indiani d'America alla Cina

 

La letteratura in generale e la grande poesia sono le protagoniste assolute in ogni disco del menestrello fino ad avere il totale monopolio in un lavoro come Altro e Altrove in cui nel 2003 Branduardi mette in musica 14 liriche reperite su tutto l’Orbe poetico. Dall’Afghanistan alla Libia Berbera, dall’Iran all’Irlanda, dagli Indiani d’America al cinese Li Po, senza dimenticare lo Shakespeare di Forever Young e l’Ille mi par esse deo videtur di Catullo cantata direttamente in latino.

Risalendo su su fino al primo disco Angelo Branduardi ‘74 troviamo il biblico Giobbe di Eppure chiedilo agli uccelli del Cielo, mentre l’ultima traccia Il Regno Milenario è ispirata per diretta ammissione dell’artista alla lettura delle ultime pagine de L’Uomo senza qualità di Robert Musil. Ne La Luna dell’anno successivo troviamo la celeberrima Confessioni di un malandrino del russo Sergej Esenin, bandiera dei “branduardiani”, tanto da dare il nome al sito e alla vitalissima pagina facebook del più agguerrito e competente gruppo di fan in rete ( https://www.facebook.com/groups/locandadelmalandrino/ ) nelle cui fila figurano appassionati, musicisti e musicofili di profonda preparazione , ma c’è anche il Notturno di Alcmane, lirico greco del VII secolo avanti Cristo assieme alla ballata scozzese Gli Alberi sono Alti cantata anche dal bardo bretone Alan Stivell che collaborerà più volte con Angelo.

 

Re David, Esenin, Lorenzo il Magnifico

 

Alla Fiera dell’Est è ispirata a un testo del Re David, e nello stesso disco spicca una versione personale ma piuttosto fedele di Sotto il Tiglio del lirico tedesco medievale Walther von der Vogelweide. Ne La Pulce d’Acqua trovano posto la bella dama senza Pietà, capolavoro visionario del romantico John Keats, e la carol Il Ciliegio, tradotta dall’originale inglese cantato anche da Joan Baez. Ennesime ballads britanniche sono Lady Hamilton parafrasata in Ninna Nanna nell’album Cogli la prima mela (1979) e Barbrieallen che diventa Piano Piano in Cercando l’Oro (1983) e sarà ripresa in Così è se vi pare del 2011, mentre in Angelo Branduardi ’81 ecco tornare Esenin, stavolta con La Cagna. In questo pantheon non poteva mancare il padre Dante, di cui Branduardi “tentando l’inosabile” ha musicato l’Undicesimo canto del Paradiso, quello dedicato a San Francesco ne I’Infinitamente piccolo del 1999; ma c’è posto anche per il Trionfo di Bacco e Arianna di Lorenzo il Magnifico in Domenica e Lunedì (1994), che tra l’altro è dedicato integralmente alla memoria del poeta Franco Fortini, docente di Angelo alle scuole superiori.

 

Riferimenti inattesi

 

Di ispirazione indiretta si può parlare per Casanova che riprende l’incipit del romanzo Casanovas Heimkehr di Arthur Schnitzler nel disco Si può fare (1992), Saffo, con la “donna che come una mela sul ramo più alto / la dimenticarono i raccoglitori / anzi non poterono raggiungerla”, viene citata nella struggente La Raccolta, traccia che chiude il lato A dell’album Cogli la prima mela e che musicalmente riprende una melodia di origine balcanica.

Un riferimento forse più inatteso è quello all’interno della canzone Il Disgelo in Angelo Branduardi ’81, perché la voce narrante che si prepara a un viaggio di mare sul finire dell’inverno e confida di aver visto già “le anatre tornare” ricorda molto da vicino il giovane Holden che per ben tre volte (nei capitoli 9 e 12) nell’omonimo romanzo di Salinger si chiede dove vadano a finire le anatre del Central Park in inverno quando il loro habitat è tutto ghiacciato.

 

Le fiabe, il tempo che passa, la musica come visione dell’Oltre

 

Alle fiabe, antiche o moderne, popolari o colte Branduardi fa spesso l’occhiolino. Barbablu diventa una specie di contrasto tra voce maschile e femminile nell’album Pane e Rose, il Gufo e il pavone (anche questa canzone è in Cogli la prima mela) è anche un’opposizione forte tra figure simbolicamente distantissime, tra il fascino variopinto e solare del pavone e la cupezza notturna del gufo. I due animali sono spesso citati assieme nei bestiari e al museo Bargello di Bologna figurano nello stesso gruppo scultoreo realizzato dal Giambologna.

E una fiaba moderna, Momo di Michael Ende, divenuta film, ha visto la colonna sonora di Branduardi suggellare un’amicizia nata da uno scambio epistolare tra i due artisti. Un testo di Ende chiude film e disco mentre dello stesso Ende Branduardi ha musicato in tedesco alcune filastrocche mai tradotte in Italia.

 

Una mente medievale prestata alla canzone

 

Fortemente debitore delle sue fonti, grande manipolatore di melodie arcaiche, medievali e classiche (“sono come un bambino che ruba la marmellata, la gente quando torna a casa e ripiega i pantaloni scuote via la polvere… io la tengo”), Branduardi riprende alcuni topoi dei verseggiatori dei secoli bui. Prevale in lui l’uso di animali simbolici esattamente come accade nei bestiari medievali, derivanti dal celebre Physiologus alessandrino del secondo secolo dopo Cristo; storie, cose e personaggi emergono dal nulla come nella fiaba, secondo la famosa definizione dell’antropologo Max Luethi, per cui ogni personaggio della fiaba viene illuminato da un fascio di luce orizzontale e subitaneo in modo da non fargli avere spessore ma solo valore simbolico. Allo stesso modo in Branduardi prevale una poetica delle cose nominate come se riassumessero in sé le caratteristiche della specie cui fanno riferimento. C’è il marinaio, c’è l’acrobata, l’amico, il girotondo, la strega, il poeta di corte. E ancora si respira il senso dell’infinito tra presagi e adempimenti misteriosi: la donna sullo scoglio che attende il marinaio, l’uomo misterioso che torna proprio il giorno di Natale, i tre mercanti che partono alla volta di una luce sconosciuta che è forse la Cometa dei Magi perché per loro “è tempo di andare”. Tra l’altro l’infinito come modo verbale in clausola di verso è tipico delle canzoni del menestrello. E poi il costante senso del tempo che passa, e l’idea che la musica sia l’unico strumento per superare e vincere la paura del buio, della notte e la paura suprema, che è quella della morte.

“E il mio Signore non sa / una sola volta non basterà / che l’avvoltoio divori il mio corpo / per far tacere per sempre il mio cuore / Io non ho paura di dovere morire / e tu vecchio corvo i suoi occhi strapperai / Io non ho paura molto a lungo ho cantato / ma il suo cuore falso / come il mio brucerà”.

Così canta il Poeta di Corte nell’album La Pulce d’acqua, quello che più d’ogni altro affronta il tema dell’Oltre, di quella porta socchiusa verso il mistero che, romanticamente, l’artista è l’unico a poter se non aprire, almeno dischiudere.

 

La risorsa principale per l'accesso al mondo branduardiano è la pagina ufficiale www.angelobranduardi.it Un altro sito che riunisce a livello internazionale fan e competenti appassionati è http://www.branduardi.info/main.htm

 

 

*Saverio Simonelli, laureato in Filologia germanica, giornalista, è vicecaporedattore di Tv2000, dove si occupa dei programmi culturali. È docente presso il Master di Editoria, Giornalismo e Management culturale della Sapienza - Università di Roma. Ha scritto numerosi testi di saggistica sulla letteratura fantastica e fantasy per l’editore Frassinelli e ha tradotto opere di Chesterton, Ende, Mann, Luckmann, Von Balthasar. Nel 2011 la sua traduzione di 40 liriche dell’irlandese Patrick Kavanagh Andremo a rubare in Cielo è stata segnalata tra le migliori dieci dell’anno sul sito del festival Pordenone legge. Nello stesso anno ha pubblicato La musica è altrove (Ancora), un saggio sull’immaginario musicale di Angelo Branduardi.

 

Immagine: Angelo Branduardi in concerto a Trento

 

Crediti immagine: Niccolò Caranti [CC BY-SA 3.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0)]


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