29 maggio 2015

Dall’oggi al domani: stile e tradizione

di Alberto Casadei*

 

Il nuovo libro di Luigi Matt ha toccato molti punti nevralgici nell’interpretazione della narrativa italiana contemporanea. Il suo metodo di analisi ravvicinata, linguistico-stilistica, applicato a un campione di centouno opere uscite tra il 2012 e il 2013, è stato sufficiente per segnalare la parzialità di numerose posizioni critiche attualmente in voga, da quelle orientate verso il ‘ritorno alla realtà’ a quelle che esaltano gli sperimentalismi e gli oltranzismi. Benché non si possa parlare di poetiche forti (prevalgono semmai gli individualismi, a volte con momentanee alleanze), è chiaro che molti autori aspirano a occupare il centro del campo di forze letterario, e per questo vengono spesso esaltati alcuni modelli a scapito di altri: lo studio di Matt, invece, mette in evidenza tutte le tendenze attuali, spingendo, per esempio, a prendere atto di una lunga vitalità della funzione Calvino, viceversa a volte eccessivamente screditata. I molti commenti al libro contenuti nel sito Le parole e le cose già costituiscono, con le risposte dell’autore, una bella discussione da questo punto di vista.

 

L'autore, i personaggi, le vicende

 

Qui vorrei cercare di problematizzare due termini ricorrenti nella trattazione di Matt, stile e tradizione, che avevo preso in esame in un mio volume del 2007. Si dice che il primo non serva più a interpretare la narrativa contemporanea, spesso volutamente informale o inchiodata a un grado basico di elaborazione. Invece, gli studi cognitivi ci garantiscono che lo stile è determinante per la costruzione di un adeguato interfaccia fra interiorità e mondo esterno, e quindi agisce sempre a livello locale; ma di stile si deve parlare anche quando si analizza la configurazione delle parti diegetiche e di quelle mimetiche, per stabilire se l’autore è riuscito a fornire consistenza e spessore ai personaggi e alle vicende. Da questo punto di vista, sono molto acute le osservazioni di James Wood nel suo Come funzionano i romanzi (trad. it. Mondadori, Milano 2010).

 

Il legame con la tradizione

 

Ma lo stile deve sostanziare una visione larga del mondo, quella fornita appunto dalla tradizione intesa, in ambito narrativo, come dialogo con le grandi forme già realizzate: l’efficacia delle scelte espressiviste di Beppe Fenoglio nel Partigiano Johnny è garantita dal suo evidente accostarsi a moduli dell’epica classica, reinterpretati quando è stata ormai introiettata la percezione di una morte sempre imminente, tipica del soldato nella guerra moderna. L’eccezionalità di opere come questa può certo essere colta anche in traduzione, ma in una forma molto depotenziata, così come accade a chi legge il poema di Dante senza poter tener conto del fondamentale legame fra narrazione e costruzione delle terzine.

 

Il critico nel rumore di fondo

 

Ora, tornando al saggio di Luigi Matt, io credo che uno dei vantaggi di analisi ampie e metodiche come questa sia quello di poter tornare con più sicurezza a un compito fra i più importanti oggi per la critica: giustificare il valore di alcune opere nonostante il rumore di fondo creato dal pullulare di voci soprattutto in internet. I blog, così come le classifiche dei libri più venduti, ci mostrano una fotografia parzialissima dei romanzi continuamente proposti sul mercato, oltretutto adesso anche al di fuori del circuito editoriale canonico. Ma il problema che si pone ai critici è quello di coinvolgere un pubblico disposto a sostenere valori alternativi, e quindi di motivare il meglio possibile la definizione di quei valori.

 

Siti, Nori, Magrelli

 

Un piccolo esempio. Alcune delle scritture valutate positivamente da Matt, come quelle di Walter Siti, Paolo Nori e Valerio Magrelli, non appartengono in toto a un genere ben definito e non hanno caratteristiche di superficie strettamente apparentabili. Tuttavia, esse rappresentano bene tre tipi di narrativa di lunga durata, quella romanzesca con un personaggio esemplare e il suo narratore-doppio che esaminano la parabola della società (Resistere non serve a niente di Siti); quella affabulatoria di un protagonista-narratore che rivolge uno sguardo ironico sui comportamenti ‘normali’ e ‘stravaganti’ (La banda del formaggio di Nori); il racconto moraliste e di introspezione sulla vita propria, in rapporto a quella di un familiare, che diventa una cartina di tornasole delle storture psichiche ancora da indagare (Geologia di un padre di Magrelli). Questi nuclei, essenziali per la narrativa moderna, sono qui trattati con soluzioni stilistiche mobili e brillanti, come ben dimostra Matt: per esempio, la forte carica aforistica di un poeta come Magrelli non parcellizza ma anzi esalta la compattezza di fondo del suo narrare.

 

La frattura e il lavoro nelle scuole

 

Dunque, le analisi specifiche e le comparazioni possono benissimo fornire una prima, adeguata valutazione, da legare poi a una prospettiva di lunga durata. Tuttavia resta una frattura fra queste osservazioni e la possibilità di costituire un pubblico sufficientemente ampio per sostenere opere come quelle citate. Il libro di Matt non può certo offrire soluzioni, ma contribuisce a porre la questione. Personalmente credo che sia necessario abituare gli studenti delle scuole medie superiori a una lettura critica di romanzi recenti, magari con adeguati confronti e discussioni all’interno delle classi. Il fatto che questo esercizio non sia praticato, e a volte nemmeno tentato, spinge all’accettazione passiva delle mode, come appunto dimostrano bene blog e classifiche di vendita. Ancora prima, è ormai insostenibile il fatto che si consideri la lettura di qualche opera degli anni Cinquanta come il confine invalicabile all’ultimo anno del ciclo scolastico preuniversitario. Gli insegnanti dovrebbero darsi come obiettivo primario quello di affrontare almeno gli anni Sessanta, collocando la narrativa nel contesto più generale della pop art e dei nuovi sperimentalismi, per arrivare almeno in scorcio al presente. In un contesto così concepito, un libro come questo di Matt potrebbe inserirsi perfettamente, fornendo concreti elementi di riflessione, ossia di miglior comprensione del tempo attuale.

 

Segnalazioni bibliografiche

A. Casadei, Stile e tradizione nel romanzo italiano contemporaneo, Bologna, Il Mulino, 2007

Id., Letteratura e controvalori. Critica e scritture nell’era del web, Roma, Donzelli, 2014

R. Donnarumma, Ipermodernità. Dove va la narrativa contemporanea, Bologna, Il Mulino, 2014

R. Palumbo Mosca, L’invenzione del vero. Romanzi ibridi e discorso etico nell’Italia contemporanea, Roma, Gaffi, 2014

 

*Alberto Casadei (Forlì, 1963; alberto.casadei@unipi.it) insegna Letteratura italiana all’Università di Pisa e Letteratura italiana contemporanea alla Scuola Normale Superiore. Ha scritto numerosi studi sulla nostra tradizione letteraria, anche in una prospettiva comparatistica, fra i quali Montale (Il Mulino 2008) e Dante oltre la “Commedia” (Il Mulino 2013). Di recente si è interessato dei rapporti fra la letteratura, le scienze cognitive e Internet, pubblicando Poetiche della creatività. Letteratura e scienze della mente (B. Mondadori 2011) e Letteratura e controvalori. Critica e scritture nell’era del Web (Donzelli 2014).


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