29 maggio 2015

Avantesto: studiare l'opera, prima

di Giammarco Raponi*

 

Su un piccolo blocnotes a quadretti Aldo Nove inizia a scrivere uno dei racconti di Woobinda (Castelvecchi, 1996). «È quando ti hanno licenziato da due ore che la pioggia che cade sul cofano diventa arcana» è la prima di una decina di false partenze. Solo due volte andrà oltre il primo paragrafo: nulla di quanto scrive lo soddisfa. Ma a un certo punto avviene il salto verso la forma che sarà definitiva: «Adesso come faccio a dirlo a mia moglie, com’è che le telefono per dirglielo».

 

36 fogli scritti a mano

 

Quel blocnotes su cui scrive – 36 fogli scritti a mano – fa parte degli oltre diecimila documenti del Centro Interdisciplinare su Tradizione e Traduzione ( cirtt ) dell’Università di Cassino, fondato da Franco Buffoni e Giuseppe Antonelli. I documenti rappresentano il percorso creativo di alcuni tra i più importanti scrittori contemporanei, e sono di vario tipo. Manoscritti (quaderni, taccuini, foglietti di ogni genere e perfino carta da riciclo), bozze stampate su cui gli autori intervengono a penna, e infine file digitali in formato word e pdf che contengono decine di versioni diverse di una stessa opera.

 

Il percorso arduo dall'idea alla pubblicazione

 

Tutti questi materiali, quale che sia la loro natura, coincidono con ciò che i filologi chiamano avantesti e stanno lì a ricordarci che il percorso dall'idea alla pubblicazione è sempre arduo, faticoso. Quanto accade a Nove non è un caso isolato, tutt'altro. Mario Desiati inizia a scrivere nel 2004 il suo Vita precaria e amore eterno che pubblicherà nel 2006 per Mondadori; nel 2005 Tommaso Pincio comincia a lavorare a Cinacittà (Einaudi, 2008); è nel 2006 che Nicola Lagioia ha l'idea che diventerà il romanzo Riportando tutto a casa (Einaudi, 2010).  

 

La scelta del titolo definitivo

 

In genere, il percorso è diviso in due: nella prima fase si ricercano soluzioni riguardanti la trama, i personaggi, l'ambientazione; nella seconda fase ci si concentra soprattutto sul lavoro linguistico e stilistico. Il punto di svolta – o di cesura – che porta da una fase all'altra coincide spesso con l'individuazione del titolo definitivo. Mario Desiati lo individua alla quarta stesura; Tommaso Pincio alla terza. Nel caso di Antonio Franchini il cirtt possiede tre redazioni di Cronaca della fine (Marsilio, 2003) che documentano una fase avanzata: le prime due hanno   ancora per titolo Metodo della sopravvivenza di Dante Virgili, bisogna arrivare alla terza per vedere apparire il titolo definitivo.

 

I consigli dell'editor

 

Quasi sempre, alle varie fasi di revisione, poi, collabora anche una figura esterna, quella dell'editor. L’unica redazione posseduta dal cirtt del romanzo di Alessandro Piperno Con le peggiori intenzioni (Mondadori, 2005) è già oltre la soglia di cesura tra la prima e la seconda fase, e anche il titolo è già quello definitivo. Su consiglio dell'editor mondadoriano Giulia Ichino, però, Piperno ripenserà profondamente l'impostazione del romanzo della saga familiare dei   Sonnino. Spariranno quasi del tutto le vicende legate al presente del narratore e protagonista Daniel, a favore di una più ampia investigazione del passato. La lingua, già letterariamente sfavillante nella versione precedente, sarà ulteriormente potenziata. Nel caso di Mario Desiati, invece, la stessa Ichino interviene prima del punto di cesura in cui viene individuato il titolo, ma dopo la lettura critica dell'editor Ferruccio Parazzoli che aveva già proposto di tagliare diversi brani, tra cui alcuni dei numerosi elementi extranarrativi (come una lunga presentazione di Rocco Siffredi che, nella redazione successiva, si riduce a sole tre righe).

 

«Facciamo così: su questo decidi tu?»

 

In ogni caso, quello tra autore e editor è sempre un rapporto dialettico. Lagioia ha donato al cirtt 15 dei 120 file di lavorazione del romanzo. Tra questi ce n'è uno in cui dialoga a distanza con l'editor su correzioni e tagli riguardanti il primo capitolo: «Qui mi segnalavi l’eccesso di “queste”. Meglio sostituire “delle” a “queste”? È l’unica cosa su cui sono indeciso [...]. Facciamo così: su questo decidi tu?»

 

Pincio editor di sé stesso: disegni, note e cancellature

 

Il dialogo c'è anche quando l'autore è editor di sé stesso. Nelle prime tre versioni, il romanzo di Pincio è scritto con una terza persona molto vicina alle vicende del protagonista (che ha per nome lo pseudonimo dell'autore ed è accusato di un omicidio che non ha commesso); le varie redazioni di Pincio sono piene di disegni, integrazioni, cancellature, soppressioni, glosse e note spesso molto lunghe. Alla fine della seconda versione, annota lo spunto per un nuovo capitolo: Finale, scrive Pincio, Carcere di Regina Coeli. Colloquio tra pincio e l’avvocato. E invece quello sarà l'inizio della versione definitiva di Cinacittà, narrata però con una prima persona dal tono disilluso.

 

Piccolo editor di sé stesso: foglietti A6 da riciclo

 

Per Francesco Piccolo, invece, contano molto gli appunti che prende su tanti foglietti A6 ricavati da carta da riciclo. Su quei foglietti Piccolo scrive e ragiona, instaurando un intenso dialogo con sé stesso, a proposito della trama, dei personaggi e dello stile da adottare. «Deve essere un attacco più deciso», annota Piccolo durante una delle sette stesure del romanzo E se c’ero dormivo (Feltrinelli, 1998). E poi: «questo imperfetto/presente mi piace», «Potrei cominciare con “Ma chi se ne importava, se adesso il mio cuore si spezza ma ma ma...». Nel caso dei racconti di Storie di primogeniti e figli unici (Feltrinelli, 1996 ), gli appunti di Piccolo sono meno numerosi. Ma su una delle redazioni del racconto Le estati del rancore c'è un post-it giallo che dice: « Meraviglioso! Struggente! Meglio di Parise “L'amicizia” Se non avessi 28 anni mi sarei messo a piangere. »

 

Biliografia essenziale

 

Giuseppe Antonelli, Lingua ipermedia, Manni, Lecce, 2006.

 

Alberto Cadioli, Le diverse pagine, Il Saggiatore, Milano, 2012.

 

Paola Italia, Editing Novecento, Salerno editrice, Roma, 2013.

 

Paola Italia e Giulia Raboni, Che cosè la filologia d'autore, Carocci editore, Roma, 2010.

 

Luigi Matt, Forme della narrativa italiana di oggi, Aracne, Ariccia (RM), 2014

 

*Giammarco Raponi (1973), dopo aver lavorato nell'editoria ed essere stato a lungo insegnante di italiano agli stranieri, è dottorando in "Scienze del testo letterario e delle fonti storiche" presso il CIRTT dell'università di Cassino. Con una tesi dal titolo Nuove varianti di prosatori contemporanei. Sondaggi di filologia d’autore tra cartaceo e digitale, la ricerca mira, attraverso studi variantistici basati sugli avantesti di scrittori contemporanei, a individuare eventuali linee di tendenza comuni nell’iter compositivo ed editoriale, con particolare attenzione agli aspetti linguistici e stilistici.


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