01 gennaio 1970

Italianismi in inglese: una storia infinita?

di Giovanni Iamartino*

Stupore e pregiudizio “Inglese italianato, diavolo incarnato!”: ai molti insofferenti per la presenza, a proposito e a sproposito, di parole inglesi nell’italiano di oggi, forse non dispiacerà sapere che questo proverbio circolava tra i sudditi della regina Elisabetta Tudor – siamo nel secondo Cinquecento – per biasimare quei compatrioti che, non solo studiavano e facevano sfoggio della propria conoscenza della lingua italiana, ma si atteggiavano a imitatori del modello italiano nel comportamento e nella moda, nella letteratura e nella pittura, nelle pratiche commerciali e nell’arte di maneggiare la spada. Si può quindi dire che, in un certo senso, questo proverbio riassuma in sé l’atteggiamento mentale che, non solo a quel tempo ma da allora in poi, ha caratterizzato il modo anglosassone di guardare all’Italia e alle cose italiane: ammirazione e disprezzo, accettazione e rifiuto, stupore e pregiudizio al tempo stesso. Di tutto questo si trova ampia traccia ripercorrendo la storia dei rapporti anglo-italiani, che è fatta di commerci, di libri, di viaggi e – come non potrebbe essere diversamente? – di parole. In quanto segue sfoglieremo insieme le pagine di un ideale dizionario di parole italiane che, nel corso dei secoli, sono entrate nella lingua inglese, arricchendone il lessico e le possibilità espressive. Il peso di questo dizionario non riuscirà forse a raddrizzare quella bilancia che, sull’altro piatto, ha il gran numero di anglicismi in italiano; tuttavia, ci renderemo conto di non essere solo debitori e che, in ogni contatto tra lingue diverse (così come tra gli esseri umani) il dare si accompagna sempre al prendere, e viceversa.

Commerci in Lombard Street Dare e prendere parole, dunque: un traffico, un commercio, che è una metafora appropriata, visto che i primissimi prestiti lessicali italiani nella lingua inglese sono d’ambito economico e finanziario: innanzitutto, LOMBARD o LOMBART, che viene usato nel Trecento in inglese con il generico significato di ‘commerciante’ (e ancora oggi c’è a Londra una Lombard Street); ma poi anche DUCAT, con riferimento a quel primo ducato d’oro voluto nel 1284 dal doge veneziano Giovanni Dandolo, moneta tanto nota e pregiata che il massimo poeta dell’Inghilterra medievale, Geoffrey Chaucer, può magnificare la Casa della Fama del suo omonimo poema affermando che essa è tutta rivestita d’oro “As fyn as ducat in Venyse”. E sempre Chaucer, funzionario di corte prima che eccelso poeta, trova nelle sue missioni commerciali e diplomatiche in Italia l’occasione per leggere le opere di Dante, Petrarca e Boccaccio e per proporre nelle proprie composizioni poetiche degli italianismi, come ad esempio “POEPLISSH appetit” che riproduce “appetito popolesco” dal Filostrato di Boccaccio. Se questo prestito non sopravvive in inglese, resteranno altri termini economici e commerciali, che vi entrano in quest’epoca dall’italiano anche se vengono attestati più tardi, e spesso attraverso la mediazione del francese: è il caso di BANK, BANKRUPT, CASH, e RISK che risalgono, in ultima istanza, all’italiano banca o banco, bancarotta, cassa e rischio.

Un Rinascimento da restare di stucco Come si diceva all’inizio, la situazione muta radicalmente – per quantità e qualità degli italianismi in inglese – passando dal medioevo all’epoca moderna quando, nella seconda metà del Cinquecento, il Rinascimento italiano raggiunge l’Inghilterra. Attraverso lo studio della lingua italiana i gentiluomini e i cortigiani inglesi intendono accostare una civiltà superiore e realizzare l’ideale di perfezione dell’uomo rinascimentale, cosicché l’influsso linguistico è strettamente connesso a quello letterario e culturale, ed è facile esemplificare la presenza in inglese di italianismi negli ambiti dove l’Italia rinascimentale costituisce modello di eccellenza:

dal campo delle arti figurative e dell’architettura, GESSO, STUCCO, CUPOLA, DUOMO, BELVEDERE e PIAZZA; dal campo della poesia, del canto e della musica, CANTO, MADRIGAL, SONETTO, STANZA, DUO e VIOLIN; dal mondo dell’attività militare e delle fortificazioni, IMBOSCATA e TO IMBOSK, ARSENAL e RIPARE; dalle scienze della matematica e della geometria, ALGEBRA, SQUADRANT e SQUADRATURE; dall’ambito del commercio e della finanza, BAZAAR, TO SALD (da saldare), TARIFF e TO INVEST.

 

Insomma, viene da dire che questi tecnicismi sono il lontano contraltare degli anglicismi dell’informatica e della finanza di cui oggi si riempiono la bocca molti dei nostri manager: costoro, forse, sarebbero un po’ più discreti e attenti all’uso della lingua italiana se sapessero che MANAGER è derivato da MANAGE, che è poi l’italiano cinquecentesco maneggio e maneggiare, cioè trattare e ammaestrare i cavalli! E poi, a differenza della situazione odierna, sono presenti e importanti nell’inglese rinascimentale molti italianismi che riflettono l’articolarsi dei rapporti sociali e le realtà personali, e dunque sono segno di un influsso culturale più sottile e profondo: troviamo così parole che alludono alle gerarchie sociali (MAGNIFICO; MADONNA), a comportamenti positivi o più spesso negativi (BANDIT; BRAVO; BORDELLO), a caratteristiche psicologiche o comportamentali (PEDANTE), a sentimenti ed emozioni personali (INAMORATO; DISTASTE, calco da disgusto), all’aspetto e alla condizione fisica dell’uomo (MUSTACHIO, da mostaccio, ‘baffo’; LAZARETTO). Non mancano poi richiami all’ambito della moda (MILLINER, da Milano / milanese, a indicare un venditore di articoli d’abbigliamento di provenienza milanese), del cibo e della cucina (ARTICHOKE, da articiocco, ‘carciofo’; MACARONI, da maccaroni / maccheroni) e, infine, del mondo naturale (ARCHIPELAGO, da arcipelago; TARANTULA).

La forza d’inerzia nel Seicento Sebbene la varietà di questi (e molti altri) esempi documentino l’ampiezza dell’influsso italiano a cavallo tra XVI e XVII secolo, proprio in questi anni inizia a manifestarsi un desiderio di emancipazione da tale modello, anche per il coevo rafforzamento dell’identità politico-culturale dell’Inghilterra. Altri motivi, poi, portano il mondo inglese a voltare le spalle all’Italia: Carlo I Stuart (1625-1649) sposa una principessa francese, stringendo dei contatti dinastici e personali che si sarebbero rafforzati durante gli anni dell’esilio francese di Carlo II sino a fare della Francia, dalla Restaurazione degli Stuart in poi, il nuovo modello di ogni perfezione; l’intermezzo puritano del Commonwealth (1649-1660) non poteva certo guardare con favore l’Italia, aborrito centro focale del cattolicesimo e culla dell’immorale machiavellismo; infine, l’Italia del Seicento sperimenta un’oggettiva decadenza politica, sociale e culturale. In tali condizioni sociopolitiche, lo studio della lingua italiana può sopravvivere solo in due casi: o come fatto isolato ed eccezionale, ed è quello del poeta John Milton; o se ne viene ridimensionata l’importanza culturale, come dimostra il fatto che l’italiano non è più la lingua dei cortigiani, ma diventa quella dei mercanti, o meglio di quei mercanti che, commerciando con il Vicino e il Medio Oriente, utilizzavano l’italiano come lingua franca per i propri traffici. Pertanto, è a prima vista sorprendente che, nel corso del Seicento, entrino in inglese non pochi prestiti italiani; rispetto al Cinquecento, in alcuni ambiti – ad esempio la botanica e le scienze naturali, la matematica e la geometria, le fortificazioni – l’introduzione di italianismi diminuisce un poco, ma in altri si mantiene e in taluni casi addirittura aumenta:

non si interrompe il flusso di prestiti relativi alle armi: PISTOLETTO, STILETTO, CAPITANO; si ritrovano parole che definiscono comportamenti e atteggiamenti: AMOROSO, BECCO, CANAGLIA, CAPRICCIO, ESTRO, FURIOSO, GENIO, INCOGNITO, RUFFIANO, VOLPONE; non mancano interiezioni quali CATSO! (da cazzo) o CRIMINE!; dal mondo naturale: BERGAMOT, GRANITO, GROTTO, LIBECCIO, SCIROCCO e VOLCANO; più numerosi di quelli cinquecenteschi sono i termini tecnici relativi all’architettura e alle arti figurative, anche per l’influsso di Inigo Jones (1573-1652) e di altri architetti inglesi che si ispirano al Palladio: GUGLIO, OVOLO, PILASTREL, ANTICAMERA, BALCONY, CAMPANILE, PALAZZO, PORTICO, STANZA, VILLA; BUSTO, CHIAROSCURO, INTAGLIO, MEZZOTINT, MINIATURE, MORBIDEZZA, PIETA’, PROFILE, PUTTO, SCHIZZO; rispetto al Cinquecento, più scarsi i prestiti d’ambito letterario, più numerosi quelli musicali: BURRATINE (da burattino), ENTRATA, LITERATI e LETTERATO, PUNCHINELLO, ROMANZA, ROMANZO; ALLEGRO, BARITONE, CANTO, CAPRICCIO, LARGO, PIANO, PRESTO, RECITATIVE, RITORNELLO, SONATA, TRILL, VIOLINIST, VIVACE; in aumento pure i prestiti relativi al commercio e alla finanza: CAMBIO, TO DISCOUNT (da discontare, scontare), ENTRATE, MONTE DI PIETA’, PREMIO (cioè ‘premio di assicurazione’), LIRA, PAOLO, SCUDO; più ricca di prestiti dall’italiano è anche la tavola seicentesca dove, per bevande e cibi, troviamo nomi di vini quali GRECO, LIATICO, oltre a BRENDICE (da brindesi, brindisi), e nomi di cibi o piatti quali BROCCOLI, FRITTADO (da frittata), MORTADELLA, PASTA, POLENTA, VERMICELLI; pure in aumento, infine, sono i prestiti relativi alla politica e alle controversie religiose: BULLETIN, CONSULTO, GIUNTA, INTRIGO, MANIFESTO, PAPESS, QUIETISM e QUIETIST, RISGO(E) (da risigo o risico, ‘rischio’), SBIRRO, SCALDABANCO (‘predicatore focoso’), SPIRITATO (‘mosso da eccessivo zelo religioso’).

Molti di questi italianismi sono oggi arcaici od obsoleti, ma conta il peso della loro incidenza nel periodo considerato; se è poi vero che nel corso del Seicento gli inglesi vedono nella Francia e non più nell’Italia un modello culturale degno d’essere imitato, è altrettanto vero che la lingua francese fa in questo secolo da tramite per l’introduzione in inglese di prestiti italiani: ad esempio, TO ATTACK, BAGATELLE, BARRACK, CARTOON, CHARLATAN, GAZETTE, MUSKETOON, RISK, SPINET, VALISE e VEDETTE; infine, l’accoglimento seicentesco di italianismi, nonostante il superamento e per certi versi il rifiuto inglese dell’esperienza rinascimentale, ci dimostra che la corrente dell’influsso italiano avanza ancora per forza d’inerzia nonostante le nuove scelte politiche e culturali operate in Inghilterra.

Dal concerto grosso alla zampogna Questa corrente si esaurisce definitivamente nel Settecento, quando gli inglesi sono ormai consapevoli di avere acquisito una sicura indipendenza culturale dai modelli stranieri, sia quello italiano sia quello francese. Tale indipendenza si traduce, nei confronti del mondo italiano, in atteggiamenti via via diversi: a un iniziale, totale rifiuto, come se gli inglesi si vergognassero di avere un tempo preso l’Italia a modello, segue una maggiore attenzione perché si cerca – come fanno i viaggiatori inglesi del Grand Tour – di vedere nelle rovine del presente le vestigia di un passato glorioso; infine, si sviluppa un rinnovato, seppure limitato apprezzamento, per l’opera in musica italiana e per il pittoresco dei paesaggi di artisti italiani quali Salvator Rosa. Musica e arte, dunque, molto meno lingua e letteratura; non sorprenderà pertanto il fatto che nel Settecento l’inglese accoglie un numero di italianismi nettamente inferiore rispetto ai secoli precedenti:

sono, ovviamente, in controtendenza – soprattutto nella prima metà del secolo – i termini relativi alla musica e al canto: ADAGIO, ALLEGRETTO, ANDANTE, ARIA, BALLATA, CASTRATO, CONCERTO GROSSO, CONTRAPUNTIST, CRESCENDO, DUET, FAGOTTO, FALSETTO, FANTASIA, FORTE, FORTE-PIANO, FORTISSIMO, LIBRETTO, MEZZO-SOPRANO, OPERETTA, PIANISSIMO, PRIMA DONNA, SERENATA, SINFONIA, SOLFEGGIO, SOPRANO, STACCATO, TENORE, TERZETTO, TOCCATA, TUTTI, VIOLA, VIOLONCELLO, ZAMPOGNA e ZUFOLO; resistono i prestiti relativi all’architettura e alle arti figurative: LOGGIA, TERRENO (da (pian)terreno), TONDINO, STACCATURE (da stuccatura); ALFRESCO, BAMBINO, CINQUECENTO, CONTORNO, GUAZZO, TO IMPASTE, IMPASTO, PASTICCIO, PORTFOLIO, RITRATTO, SMALTO e TORSO; si ritrovano alcuni prestiti che definiscono atteggiamenti o comportamenti personali e sociali, quali BRIO, CICISBEO, CONVERSAZIONE, CON AMORE, IMBROGLIO, LAZZARONE, SOTTO VOCE e VILLEGGIATURA; dagli ambiti della geologia e della zoologia provengono BRECCIA, LAVA, SOLFATARA, TERRA SIENNA (da terra di Siena), TUFA (da tufa, tufo), e VULCANIC; come in ogni epoca non mancano prestiti riferiti a cibi e bevande: FINOCHIO (da finocchio), MARASCHINO, MINESTRA, SEMOLINA (da semolino) e STAFATA (da stufato).

In relazione al secolo diciottesimo, dunque, i dati linguistici a nostra disposizione confermano i dati storico-culturali: i prestiti lessicali dall’italiano non servono più a ridurre lo svantaggio linguistico e culturale dell’Inghilterra rispetto alle altre principali nazioni dell’Europa continentale; essi dimostrano piuttosto la capacità britannica di accogliere particolari, e universalmente condivisi, stimoli culturali (come nel caso del terminologia musicale e operistica) o fanno parte del normale ed equilibrato interscambio tra diverse comunità.

L’Ottocento in accelerando E nell’Ottocento? Ugo Foscolo, rifugiatosi a Londra, scrive a proposito dell’italiano in Inghilterra che “Moltissimi lo studiano, pochi lo imparano, tutti affettano o presumono di saperlo; ma i librai assicurano che appena d’un libro italiano, anche classico, si vendono cinquanta copie in tre anni; e di un libro inglese, di qualche nome, se ne vendono cinque e spesso seimila copie in due o tre settimane”. L’interesse per la letteratura italiana è cosa elitaria, dei poeti romantici e vittoriani, e non può portare a un reale influsso interlinguistico; più superficiale ma per questo – paradossalmente – più efficace l’interesse degli inglesi che si appassionano all’italiano per accostare i testi operistici, o per orientarsi almeno un poco durante i viaggi e i soggiorni in Italia che tornano a essere frequenti dopo il crollo dell’impero napoleonico. Sta di fatto che gli italianismi accolti dalla lingua inglese nell’Ottocento sono moltissimi:

addirittura aumentano, rispetto al Settecento, i prestiti relativi alla musica e al canto: ACCELERANDO, AGITATO, A CAPPELLA, ANDANTINO, BASSET-HORN (a rendere corno di bassetto), BATTUTA, BEL CANTO, CADENZA, CANTATRICE, CAVATINA, CEMBALO, CONCERTINO,CORNETTO, CORNO, DIVA, DUETTINO, FLAUTIST, FLAUTATO, FUGATO, FURIOSO, LAMENTOSO, LEGATO, MARCATO, MARTELLATO, MOSSO, MUSICO, OBOE D’AMORE, OBOE DA CACCIA, OCARINA, ORGANETTO, PIANIST, PIZZICATO, RALLENTANDO, ROMANZA, SCHERZO, SESTET, SFORZANDO, SFORZATO, SMORZANDO, SMORZATO, VIBRATO, VIOLA DA BRACCIO, VILLOTTA; ancora numerosi i prestiti d’ambito artistico e architettonico: ABBOZZO, AMORINO, BAROCCO, CORTILE, GRADINO, GRAFFITO, INTARSIA, INTONACO, LUNETTA, MANDORLA, REPLICA, SCENARIO, SCUOLA, SEICENTISMO, SEICENTIST, SFUMATO, STUDIO, TEMPERA, TEMPIETTO, TENEBROSO, TERRIBILITA’, TONDO, TRECENTO; in aumento quelli relativi a cibi e bevande: AGRODOLCE, CANNELLONI, GNOCCHI, GRISSINO, LASAGNE, MARASCA, RAVIOLI, RICOTTA, RISOTTO, SALAMI, SEMOLA, SEMOLETTA, SPAGHETTI, STRACCHINO, TAGLIATELLE, ZABAGLIONE, ZUCCA; ALEATICO, CHIANTI, GRAPPA, GRIGNOLINO, MALVASIA, ROSOLIO, VERNACCIA; descrivono la realtà geofisica e naturale dell’Italia BECCACCIA, BOCCA (di vulcano), BORA, FATA MORGANA, FIUMARA, LAPILLO, MACIGNO, MAREMMA, OVER-MOUNTS (da oltramonti), RIVA, TERRA ROSSA, VOLCANELLO; descrivono azioni, condizioni o atteggiamenti umani JETTATURA, MAESTRIA, MATTOID, REFASHIONMENT (modellato su rifacimento), SIMPATICO, VENDETTA; fanno riferimento alla situazione politica, sociale o religiosa dell’Italia ottocentesca BERSAGLIERE, CARABINIERE, CARBONARI, IMBROGLIO, IRRENDENTIST, MAFIA e MAFIOSO, MUNICIPIO, QUIRINAL, RISORGIMENTO, SANFEDIST, SINDACO, TRIPLICE; ABBATE, CAPPA, MANTELLETTA, TRIDUO, ZUCCHETTO; e non mancano, infine, alcuni prestiti relativi ad ambiti minori quali la poesia (STORNELLO, TERZINA), la festa (CONFETTI, DOLCE FAR NIENTE), gli oggetti d’uso quotidiano (CREDENZA, FIASCO, PADELLA), le persone (COMMENDATORE, CONTESSA, DONZELLA, RAGAZZO).

Molti italianismi, dunque, e riconducibili a parecchi ambiti diversi: non certo la letteratura, che non è più il canale privilegiato per la trasmissione di prestiti italiani in inglese, ma ancora una presenza sostanziosa e significativa di italianismi nei consueti ambiti della musica, del canto, dell’arte e dell’architettura, dei cibi e delle bevande; non è più, invece, degno di nota l’accoglimento di prestiti relativi ai commerci e alla finanza. I molti prestiti descrivono realtà caratteristiche del mondo italiano, relative sia all’ambiente naturale sia alle istituzioni sociopolitiche, e sembrano essere introdotti in inglese per convogliarvi un certo ‘colore locale’ italiano, il più delle volte legato a una visione stereotipata e semplificata della realtà italiana.

Un’abbuffata di mozzarella cheese Passando dall’Ottocento al secolo appena concluso, è innanzitutto evidente che la dinamica dei rapporti anglo-italiani è condizionata dal moltiplicarsi delle occasioni e delle modalità di contatto: i commerci e le relazioni internazionali, i viaggi di piacere e i flussi migratori, i mezzi di trasporto e quelli di comunicazione di massa favoriscono indubbiamente gli scambi linguistici, letterari e culturali; va però valutato caso per caso se tali contatti si possono tradurre in reali opportunità d’influsso interlinguistico. Così, sebbene l’italiano degli emigranti e quello insegnato nelle scuole dei paesi anglofoni abbiano costituito, nel corso del Novecento, un’occasione di contatto interlinguistico per centinaia di migliaia di parlanti, è legittimo ritenere che un effettivo influsso dell’italiano sull’inglese britannico e americano del XX secolo si sia esercitato soprattutto per altre vie, come dimostra la seguente elencazione di italianismi:

musica, canto e ballo: CODA, LAMENTO, SINFONIA CONCERTANTE, SINFONIETTA, SOPRANINO, SPINTO, STAGIONE (spesso STAGIONE LIRICA), STILE ANTICO, STILE CONCITATO; arte e architettura: BOTTEGA, BOZZETTO, FUTURISM, GIOCONDA, MODELLO, PALIOTTO, PENTIMENTO, RICORDO, SEICENTO, SETTECENTO, STUDIOLO, VEDUTA, VEDUTISTA, VERISMO; PIANO NOBILE, SALONE, SALOTTO, SOTTOPORTICO, TRAVATED (da travata), TRULLO; realtà geofisica e naturale: MAESTRALE, PONENTE (o PONENTE WIND), SALITA, SPINONE; terminologia tecnico-scientifica: CHROMOCENTRE (da cromocentro), EQUICONTINUOUS (da egualmente continuo), FANGO e FANGOTHERAPY, FAVISM, GIORGI (o GIORGI SYSTEM), HOLOGENESIS, ISOTACTIC, OLIGOPOD, ORTICANT, RICCI (o RICCI TENSOR), ROSASITE, SECCHI (o SECCHI’S DISC), UREOTELIC, YOTTA (dal prefisso y- anteposto all’ital. otto, col significato di ‘10/24’); terminologia tecnico-industriale: FERRO-CEMENT, IMPASTO, PUNTA, TERITAL, TERRAZZO; religione: AGGIORNAMENTO, PAPABILE, QUARESIMAL, ROMANITA’; economia e politica: BABY PENSIONS (calco di pensioni baby), BLACK JOB (calco di lavoro nero), BLACKSHIRT (calco di camicia nera), BOSSISMO, DESISTENZA, (IL) DUCE, EUROTAX o TAX FOR EUROPE (da Eurotassa), FASCI, FASCISM, GIOVANI IMPRENDITORI, GOVERNISSIMO, GOVERNTMENT OF NATIONAL UNIT, GREENSHIRTS (calco di CAMICIE VERDI), HISTORIC COMPROMISE (da compromesso storico), LOTTIZZAZIONE, MANI PULITE/SPORCHE  o i calchi CLEAN/DIRTY HANDS, NORD-NAZIONE, PADANIA e PADANIANS, PADRONI, PARTITOCRAZIA, POTERI FORTI, RED BRIGADES (da Brigate Rosse), SACRO EGOISMO, SALOTTO BUONO, SCALA MOBILE, SQUADRA, SQUADRIST, TANGENTI, TANGENTOPOLI o i calchi BRIBE CITY, BRIBESVILLE e KICKBACK CITY, TRASFORMISMO, WHITE SEMESTER (da semestre bianco), UOMO DELLA PROVVIDENZA; società: AGRITURISMO, ANIMALISTA, ANTI-MAFIA, BIENNALE, CAPO (o CAPO MAFIOSO), CAPO DEI CAPI o il calco BOSS OF BOSSES, CADAVERI ECCELLENTI, CLOSED HOUSES (da case chiuse), COSA NOSTRA o OUR THING, CRAVATTARI, DOLCE VITA, DON, FERRAGOSTO, GOOMBAH (corruzione gergale di compare che assume il significato di ‘mafioso’), MAFIAIST e MAFIAISM (costruiti sull’ital. mafia)e i composti MAFIA-BUSTING, MAFIA-FIGHTERS, MAFIA-LINKED, MAFIA-RIDDEN e MAFIA-STYLE, MAXI TRIAL (da maxi processo), MEN OF HONOUR (da uomini d’onore), OMERTA’, PAPARAZZO, PASSEGGIATA, PASTICCERIA, PENSIONE, PIZZERIA, PRINCIPE, REPENTED (da (mafioso) pentito), RISTORANTE, SACRA CORONA UNITA, SCUGNIZZO, SETTIMANALI ROSA, SOVRINTENDENZA, TIFOSI, TOMBAROLO, VENTETTIST; ruoli, comportamenti e atteggiamenti individuali e sociali: BIMBO, FURORE, JETTATORE, MAMMISMO, NOIA, NUMERO UNO, VITA NUOVA, VITELLONI; cibi e bevande: ABBACCHIO, AGNOLOTTI, AL DENTE, ANTIPASTO, ARAGULA (nome dialettale per RUCOLA), BEL PAESE, BRUSCHETTA, CACIUCCO, CALABRESE, CALAMARI, CALZONE, CANNOLI, CAPRETTO, CARBONE DOLCE, CARPACCIO, CASSATA, CIABATTA, CORNETTO, COSTATA ALLA FIORENTINA, CROSTINI, FETTUCCINE, FRITTATA, FRITTO DI MARE o FRITTO MISTO, FRITTURA, FUSILLI, GUANCIALE, LINGUINE, MACEDONIA DI FRUTTA, MANICOTTI, MARINARA (da alla marinara), MASCARPONE o MASCHERPONE, MOZZARELLA (o MOZZARELLA CHEESE), MOZZARELLA IN CARROZZA, OSSO BUCO, PANCETTA, PANETTONE, PANFORTE, PARMIGIANO, PECORINO, PENNE, PESTO, PEPPERONI (o PEPERONI), PINZIMONIO, PIZZA, PORCHETTA, PROSCIUTTO (o PROSCIUTTO HAM), PROVOLONE, RADICCHIO, RIGATONI, ROMANO (o ROMANO CHEESE), SALTIMBOCCA, SANGUINACCIO, SCALLOPINI (o SCALOPPINE), SCAMPI, SCUNGILLE (dall’italiano dialettale scunciglio), SPAGHETTI ALL’AMATRICIANA e ALLA CARBONARA, SPAGHETTINI, SPUMONI (da spumone), STELLINE, STRACCIATELLA, TALEGGIO, TIRAMISU, TORTELLINI, VITELLO TONNATO, ZABAGLIONE, ZEPPOLE, ZITONI, ZUCCHINI, ZUPPA, ZUPPA INGLESE e l’espressione MMEDITERRANEAN DIET; AMARETTO, BERBERA, BAROLO, CAPPUCCINO, DOLCETTO D’ALBA, ESPRESSO, FRASCATI, LAMBRUSCO, LUNGO e MACCHIATO (riferiti al caffè), MOSCATO, NEGRONI, PROSECCO, PUNT E MES, RICCADONNA, SAMBUCA, SASSELLA, SOAVE, SPUMANTE, STREGA, VERDICCHIO, VIN SANTO, VINO DA TAVOLA e il calco DENOMINATION OF PROTECTED ORIGIN; casi vari: ARRIVEDERCI, AUTOSTRADA, AZZURRI, BALLERINA (o BALLERINA SHOE), CANTINA, CIAO, FATTORIA, FRECCE TRICOLORI, GALLERIA (nel senso di ‘galleria di negozi’), GROSSO MODO, LIBERO  (tecnicismo del calcio), MANCIA, MEZZOGIORNO, MILLE MIGLIA, PICCOLO, PINOCCHIO, RIONE, SALUMERIA, SCOPA, SCUDETTO, SCUOLA MEDIA, SCUSI, (LA) SERENISSIMA, SPAGHETTI WESTERN, SPREZZATURA, STRAMBOTTO, SUFFIXOID (da suffissoide), TELEFONINO, VESPA.

Come si evince dall’esame di questi prestiti, la lingua inglese del XX secolo continua ad assumere dall’italiano un buon numero di termini musicali, artistici e tecnico-scientifici, oltre a parole relative a vari campi della realtà sociale e individuale. Meritano qualche osservazione particolare i prestiti tratti dagli ambiti dell’economia, della politica, della società e della cucina che, sebbene non manchino nei secoli precedenti, mostrano nel Novecento caratteristiche particolari: un certo numero di parole vengono accolte in inglese perché servono a definire con precisione aspetti del più o meno recente passato italiano (come DUCE, FASCISM o LA SERENISSIMA); altri termini indicano realtà tipicamente italiane, spesso negative (BLACK JOB, COSA NOSTRA, CRAVATTARI, LOTTIZZAZIONE, MAMMISMO, MANI PULITE, TANGENTOPOLI, TOMBAROLO), meno frequentemente positive o non connotate (ANIMALISTA, FERRAGOSTO, WHITE SEMESTER); abbondano nelle aree lessicali dell’economia e della politica i casuals, d’uso primariamente giornalistico, legati a fatti d’importanza solo contingente e con ben scarse probabilità di attestarsi definitivamente nella lingua inglese (come DESISTENZA, NORD-NAZIONE oUOMO DELLA PROVVIDENZA); i prestiti relativi a cibi e bevande – esportati dagli emigranti italiani, importati dai turisti e viaggiatori angloamericani o frutto della comunicazione pubblicitaria internazionale – sembrano essere i soli a non suscitare riserve o codificare stereotipi; al contrario, con la loro ricchezza e varietà (di alimenti, piatti e modalità di preparazione) indicano un campo in cui i prodotti italiani non temono rivali, come dimostra anche la grande diffusione, e spesso il declassamento a nomi comuni, di nomi commerciali quali PUNT E MES, RICCADONNA o NEGRONI.

Novecento: una dieta stretta Così, dall’analisi di questi prestiti italiani nell’inglese novecentesco si può concludere che, con l’eccezione dell’ambito della ristorazione (quella raffinata praticata da cuochi italiani di grande nome tanto quanto quella più rustica, ma altrettanto alla moda, delle specialità regionali), non c’è reale incidenza lessicale dell’italiano nemmeno in quei settori – il design e l’architettura, la moda e il ‘made in Italy’, il cinema d’autore, il turismo culturale – in cui oggigiorno l’Italia primeggia a livello internazionale, di certo perché in tali realtà industriali la lingua d’uso è comunque l’inglese. L’inglese oggi è la lingua che esprime l’ideologia e la cultura dominanti (o almeno quelle con la voce più potente), come l’italiano nel Rinascimento; l’inglese oggi è la lingua della comunicazione internazionale, come l’italiano seicentesco lingua franca nel Mediterraneo. A ciascuno di noi decidere se tale confronto storico può essere fonte di tranquillità o di preoccupazione per il presente e il futuro dei rapporti linguistici, letterari e culturali anglo-italiani.

*Giovanni Iamartino, ordinario di Storia della lingua inglese presso l’Università di Milano, si occupa da tempo della storia dei rapporti linguistici e culturali fra l’Italia e mondo inglese. Sugli italianismi in inglese ha pubblicato La contrastività italiano-inglese in prospettiva storica (in «Rassegna Italiana di Linguistica Applicata», vol. 33, 2001, pp. 7-130) e Non solo maccheroni, mafia e mamma mia!: tracce lessicali dell’influsso culturale italiano in Inghilterra (in L’inglese e le altre lingue europee. Studi sull’interferenza linguistica, a cura di Félix San Vicente, CLUEB, Bologna 2002, pp. 23-49).


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