22 luglio 2014

La comunicazione politica nell’era dei social media

di Sara Bentivegna*
 
Non passa giorno che non ci si imbatta in un riferimento a un tweet o a un post pubblicato su Facebook ad opera del politico di turno e immediatamente ripreso dai cosiddetti maintstream media (televisione e stampa). La più recente storia politica italiana, ad esempio, può essere sintetizzata ed evocata citando il tweet che Matteo Renzi pubblicò per tranquillizzare l’allora Presidente del Consiglio Enrico Letta prima di far cadere il suo governo ( #enricostaisereno) oppure quello che segnò la nascita della nuova formazione politica NCD ad opera di Alfano (“saremo diversamente berlusconiani”). Se di primo acchito si potrebbe pensare di liquidare queste esperienze come una moda passeggera, un vezzo giornalistico trasversalmente presente nei nostri media, una riflessione più approfondita porta a eliminare questa facile scorciatoia e a imporre una lettura decisamente più complessa.
 
La “società degli individui”
 
Si tratta di una lettura che deve prendere le mosse dal riconoscimento delle profonde trasformazioni della società contemporanea, da un lato, e della stessa politica, dall’altro. Sul primo versante, l’affermazione di quella che è stata chiamata “società degli individui” comporta il superamento dell’identificazione in soggetti collettivi con la conseguente marginalizzazione dei cosiddetti corpi intermedi. Sull’altro versante, la politica diventa sempre più un ambito declinabile in numerose modalità che rimandano alle esperienze personali degli individui (politcs of life; style life politics, etc.) alle quali si accompagna una diffusa e profonda sfiducia per la politica “tradizionale”.
 
Novità tra governanti e governati
 
In questo contesto, i social media offrono l’opportunità di un’interpretazione della politica decisamente sintonica tanto con gli esponenti politici che con i cittadini: i primi possono tentare di superare la distanza e la sfiducia che i governati nutrono verso i governanti, attivando forme di interazione personale; i secondi possono finalmente esprimersi in prima persona ed esercitare una forma di sorveglianza sull’operato dei governanti. Tale interpretazione della politica trova i suoi elementi di forza nell’esaltazione dei seguenti elementi propri della comunicazione nei social media: personalizzazione, disintermediazione, semplificazione e velocizzazione. Si tratta, a ben vedere, di elementi da tempo presenti nell’ambito della comunicazione politica e della sua trasformazione ma che, in tempi recenti, hanno assunto una centralità inedita e dirompente.
 
La personalizzazione: “metterci la faccia”
 
La personalizzazione, per esempio, indubbiamente già favorita dal mezzo televisivo, si esalta allorché l’account su Twitter o il profilo su Facebook sono personali ed esprimono pensieri e posizioni del soggetto politico su numerosi argomenti. Che si tratti di una dichiarazione su un evento o una particolare tematica oppure di una foto scattata all’alba nel cortile di Palazzo Chigi, annunciando l’inizio della giornata lavorativa sui file aperti, è di secondaria importanza. Ciò che importa è la presa di parola del soggetto, priva di mediazioni esterne ed evocativa di una vicinanza e intimità un tempo impensabili e impedite dal filtro mediale. La pubblicazione di un tweet diventa in questo modo la traduzione digitale del “metterci la faccia”, ovvero una delle tante interpretazioni del mettersi in gioco in un rapporto “personale” con i cittadini.
 
La disintermediazione: a tu per tu col cittadino
 
In questo rapporto “diretto” scompare, o si ridimensiona fortemente, la dimensione dell’intermediazione: il soggetto politico parla direttamente con i cittadini, marginalizzando la tradizionale mediazione giornalistica. Al riguardo, le conferenze stampa del Presidente Renzi – con i suoi punti trasformati in tweet – bene esemplificano la marginalità delle note forme di mediazione. La stessa conferenza stampa, in realtà, non è più tale perché non più rivolta alla stampa (presente fisicamente nella sala ma assente nel testo enunciato) ma ai cittadini connessi con i social. Un’altra forma di interazione disintermediata si rintraccia nell’evento #matteorisponde, nel quale il Presidente del Consiglio ha interagito per circa un’ora con i cittadini, rispondendo alle loro domande.
 
La semplificazione: dall'astratto al quotidiano
 
La personalizzazione e la disintermediazione della comunicazione si saldano, poi, con la semplificazione. Frutto non solo delle caratteristiche sintattiche di alcune piattaforme (i 140 caratteri su Twitter, per esempio) ma anche del tentativo di svuotare la politica della complessità di un pensiero astratto – poco friendly nei confronti dei cittadini-elettori – reinterpretandola per punti e con il linguaggio della quotidianità. Ecco, allora, l’adozione di un tweet per annunciare il piano di riforme del Governo o il ricorso alla citazione del “selfie” per descrivere l’umore dell’Europa ai tempi della crisi o, ancora, il ricorso all’appellativo di “gufo” rivolto a chi coltiva ed esprime dubbi su alcune riforme.
 
La velocizzazione: comparire e svanire
 
Infine, la velocizzazione della comunicazione resa possibile dai social media incide significativamente tanto sul fronte della politica attiva che su quello della sua rappresentazione. Le reazioni dei cittadini o dei soggetti politici a dichiarazioni o eventi sono monitorate continuativamente dai media, contribuendo a tratteggiare posizioni di sostegno o rifiuto sulla semplice base dei like o dei retweet. Le risposte a una proposta o a un attacco un tempo affidate al lavoro dei media, sono ora immediate – talvolta addirittura in contemporanea – grazie all’opportunità di presa di parola garantita dagli account personali. Inevitabilmente, si verifica una velocizzazione della discussione pubblica con conseguente complessificazione del dibattito, spesso di difficile individuazione. Inoltre, essa produce una sorta di fast politics, ovvero un affastellamento di dichiarazioni, proposte e reazioni che perdono la loro rilevanza e specificità in un arco di tempo estremamente breve.
 
Cambio di passo e di rotta
 
Gli elementi che caratterizzano la comunicazione politica nell’era dei social media descritti sin qui si rintracciano non solo in Italia ma anche in altri paesi. Certo, in Italia, la conquista della segreteria del Partito Democratico prima e della Presidenza del Consiglio poi da parte di Matteo Renzi, da sempre utente accorto dei social media, può avere impresso una brusca accelerazione a un complesso processo di trasformazione comunicativa. Nonostante ciò, il cambio di passo e di rotta della comunicazione politica appare ormai consolidato e destinato a incidere sempre più profondamente sulla stessa elaborazione dell’idea di politica nell’era dei social media.
 
*Sara Bentivegna insegna Comunicazione politica presso l’Università degli Studi di Roma “Sapienza”. Da anni si occupa del rapporto tra web e politica, sul quale ha pubblicato numerosi articoli su riviste nazionali e internazionali. Tra le sue pubblicazioni più recenti, La politica in 140 caratteri. Twitter e spazio pubblico (a cura di, Franco Angeli, 2014); Parlamento 2.0. Strategie di comunicazione politica in internet (a cura di, Franco Angeli, 2012); The Economic Impact of Digital Technologies. Measuring Inclusion and Diffusion in Europe (a cura di, con P. Guerrieri, Edward Elgar, 2011); Disuguaglianze digitali. Le nuove forme di esclusione nella società dell’informazione (Laterza, 2009).

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