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Turpiloquio, menzogna, manipolazione. La parola dei politici oggi

 

Il linguista Giuseppe Antonelli ha dedicato un saggio, dal titolo oggettivamente spietato (“Volgare  eloquenza”), a “come le parole hanno paralizzato la politica” (Laterza). In questo speciale, con non minore durezza, il linguista Michele A. Cortelazzo riassume nel trinomio “turpiloquio, menzogna, manipolazione” le caratteristiche peculiari del discorso dei politici supermediatizzati, ingaggiati(si) in una rincorsa populistica al gradimento del “volgo” (etimologicamente, del popolo), tanto da inaugurare una terza fase della lingua politica contemporanea: dopo la rivoluzione bossiana e berlusconiana degli anni Novanta del Novecento, col passaggio, come ha scritto Antonelli, dal paradigma della superiorità (io, politico, parlo meglio di te, cittadino, perché tu mi hai scelto migliore di te) a quello del rispecchiamento (io, politico, parlo come parli tu, uomo della strada, al bar o allo stadio, perché tu mi ha scelto uguale a te), ecco la fase – dice Cortelazzo – dell’“iperrispecchiamento”: «il politico non segue più le scelte linguistiche dell'elettorato, ma le anticipa; dà via libera allo scatenamento degli istinti linguistici più irriflessi e alle strutturazioni discorsive più illogiche». Argomentazione e ragionamento? Zero, o quasi. In ogni caso, “dopo”: dopo la “narrazione”, cioè l’incanto del racconto sganciato dalla realtà. In questo speciale, interventi di Michele A. Cortelazzo, Cristiana De Santis, Maria Vittoria Dell’Anna, Rocco Luigi Nichil, Stefano Ondelli, Raffaella Petrilli, Emiliano Picchiorri. E i ritratti linguistici di Berlusconi, Grillo, Meloni, Renzi e Salvini.