05 novembre 2018

Gli stereotipi del razzismo fascista

di Marcello Aprile*

L’antisemitismo fascista presenta una caratteristica fondamentale ai fini storiografici: è l’unico campo della propaganda e dell’elaborazione del Ventennio in cui l’espressione linguistica razzista non si identifica con quella di Mussolini e la campagna maniacale e allucinata di demonizzazione degli ebrei è dal Duce prima tollerata e poi incoraggiata; ma nei punti caratterizzanti del linguaggio ebreofobico (lessico, argomentazione, iconografia) Mussolini non interviene se non per gli indirizzi politici generali e non si pone come modello da imitare.

Lo spartiacque della politica del fascismo verso gli ebrei è notoriamente il periodo compreso tra la conquista d’Etiopia e il 1938. Anche se il 1938 è l’anno chiave della violenza antisemita in Italia, la dicitura «difesa della razza» compare già in un comunicato stampa del Consiglio dei Ministri del 9 gennaio 1937, e viene ripresa dai giornali del giorno dopo (Sarfatti 2000: 122). Anche se non si riferisce agli ebrei ma agli indigeni delle colonie italiane, «con il varo di un provvedimento improntato al razzismo “puro”, ed esplicitamente definito (quasi sin nel titolo stesso) di “difesa della razza”, Mussolini, il fascismo, la monarchia e il paese avevano compiuto una svolta formale terribile» (Sarfatti 2000: 123).

La pubblicistica antisemita, anche prima di questi anni, è comunque floridissima. Sulla rivista La vita italiana, animata da Giovanni Preziosi, compare, il 15 agosto 1922, un articolo attribuito a Hitler in persona, e Telesio Interlandi anima Il Tevere e solo dopo La difesa della razza: siamo negli anni Venti, se non alla fine dei Dieci. Tuttavia il principale strumento antisemita di regime, La difesa della razza, comincia le sue pubblicazioni proprio ad agosto del 1938, un mese prima del discorso di Trieste del Duce (18 settembre).

Facciamo un passo indietro. Per quanto il Manifesto della razza e l’attività degli antropologi (soprattutto quelli della Sapienza) tentino di riportare il razzismo fascista a presunti motivi biologici, l’antisemitismo della martellante propaganda di regime è dettata da un miscuglio tra i vecchi stereotipi, in parte rivenienti dal sempreverde antigiudaismo cristiano, e le nuove forme di propaganda, che includono largamente la diffusione di fake news.

Le due tendenze dell’antisemitismo fascista  sono quindi quella “mistico-religiosa-complottistica” e quella “biologico-razziale”; esse si mescolano liberamente nei pamphlet antisemiti e nelle riviste, a cominciare da La difesa della razza.

 

I capisaldi della propaganda antiebraica

 

Per illustrare i capisaldi della propaganda partiremo dallo schema di Fischer (1998/2000) che prevede dieci elementi maniacali diffusi già nella giudeofobia medievale e riadattati poi dalla psicopatia nazi-fascista alle esigenze della propria propaganda. Alcuni punti di questo schema, piuttosto stabile già dalla fine del Medio Evo, tramontano e non sono più usati, almeno in apparenza, se non sporadicamente: si tratta dei punti (2) l’Ebreo errante (Ahasver), (3) l’alleanza degli Ebrei con il diavolo, (4) l’odore mefitico degli Ebrei, (6) gli oltraggi con il sangue e i sacrifici rituali di bambini, (7) la profanazione delle ostie, (9) l’avvelenamento dei pozzi.

Sono invece potenziati i punti (1) l’ostinazione degli ebrei e la loro non convertibilità alla “verità evidente” rappresentata dall’identità tra Gesù e il Messia, (5) la carnalità degli Ebrei, e soprattutto (8) il complotto ebraico mondiale e (10) il parassitismo degli Ebrei improduttivi: si abbandonano, insomma, punti meno produttivi per calcare la mano su altri.

Quanto al punto (1), qua e là compaiono accenni di ordinaria amministrazione all’ostinazione e all’inconvertibilità degli ebrei (o, da un punto di vista non religioso, alla loro inassimilabilità); per es. «un ‘bel caso’ della irriducibilità ebraica ad una vera e leale fusione coi popoli in mezzo ai quali Israele si trova» (15.1.1921, Preziosi, p. 129: siamo ben prima, come si vede, dell’assunzione del razzismo come paradigma del regime); «che penserebbe mai [San Paolo] degli Ebrei, della loro perenne cocciutaggine e di quella meritatissima “maledizione”?» (1937, Sottochiesa, p. 71); «riconoscano Cristo-Dio dopo aver abbandonato la loro “perfidia”. Una perfidia questa che nel ventesimo secolo dell’era cristiana continua ad essere tale e quale […]; quella condannata “perfidia” rimane in tutta la sua assoluta impossibilità di conversione» (1937, Sottochiesa, p. 72).

Per il punto (5), si calcano i toni su aspetti di “anormalità” della smodatezza sessuale attribuita agli ebrei. E quindi, la sodomia: «la sodomia è il mezzo permesso per preservare dalla fecondità se la donna è giudea e per impedire ad intrusi di penetrare nella famiglia: così si esprime il Talmud» (Corriere Adriatico, 28.9.1938; in quale passo del Talmud si direbbe tutto questo è ovviamente un mistero); la poligamia: «Secondo Israele la poligamia è autorizzata» (stesso articolo); l’incesto: «“Io non ho mai potuto capire – confessa candidamente il sociologo ebreo e Capo del Governo francese [Léon Blum] – che cosa ci sia di ripugnante nell’incesto. Osservo soltanto che esso avviene di frequente e che pare assolutamente naturale che fratelli e sorelle siano tra loro in rapporti sessuali”. Più giudeo corruttore di così?» (15.7.1936, Preziosi, p. 382: una vera e propria fake news).

Ma il vero cuore della propaganda antisemita nazista e poi fascista è il martellamento contro il “parassitismo” (punto 10) e il “complotto mondiale” (punto 8) degli ebrei (accompagnato dagli anatemi contro la loro presunta “occupazione” del potere economico, politico, culturale), portato e ripetuto con una pervicacia impressionante per decenni. Ben presto gli “argomenti” di Giovanni Preziosi, Telesio Interlandi, Guido Landra si trasferiranno da La difesa della razza al Corriere della Sera, a La Stampa, a Il Messaggero, a decine di pubblicazioni periodiche locali, assumendo la perentorietà di dati di fatto.

 

Campagne di falsificazione

 

Uno spazio assai significativo, nella campagna, hanno le campagne di falsificazione e di disinformazione di cui abbiamo già visto qualche assaggio. Tutti conoscono le vicende dei «protocolli dei savi di Sion», un falso di epoca zarista a cui fingono di credere ancora oggi gli antisemiti con tendenze ossessive. Sbaglia chi pensa che si tratti di un caso isolato: i fogli di propaganda antisemita pullulano di fake news, in linea di massima desunte da una rivista francese, Action Française, che sembra la vera fonte ispiratrice dei razzisti nostrani, almeno nel primo periodo.

L’amplificazione e l’uso disinvolto delle cifre e delle statistiche è uno dei pezzi forti della Difesa della razza. Sul primo numero, a p. 4, si presenta un articolo sulla criminalità condotta in quattro paesi europei (Germania, Austria, Ungheria, Olanda) da cui risulterebbe «la diversità fondamentale della criminalità», che «è, per noi, un’altra prova della diversità etnica delle due inconciliabili razze». La “statistica”, da cui «risulta evidente che i delitti più infamanti e volgari sono particolari degli ebrei», è presentata in questi termini: «Gli ebrei concorrono in quota più alta ai seguenti delitti»: 1. Usura (Disonestà nel credito); 2 Bancarotta; 3 Frode; 4 Diffusione della letteratura oscena, oltraggio al pudore; 5 Ricatto; 6 renitenza agli obblighi militari; 7 Trasgressione agli obblighi derivanti da sentenze giudiziarie; 8 Falsificazione di documenti; 9 Offesa, calunnia» (5.8.1938, DifRazza I.1, p. 4). Gli “ariani” sarebbero protagonisti di reati meno odiosi, come, sic, l’omicidio premeditato…

 

Vampiro, piovra, parassita: le riformulazioni polemiche

 

Sul piano propriamente linguistico, questo materiale si fonda sulla ricorsività di determinati moduli stilistici e di parole chiave; potremo permetterci solo esempi limitatissimi. Alcuni moduli stereotipati usati in modo massiccio. Si va dal sintagma guerra ebrea/guerra ebraica («Dagli Stati Uniti Israele prepara la guerra ebraica», 15.2.1938, Preziosi, p. 255; «e sul carattere della guerra inufficiale, non può sussistere dubbio alcuno: è guerra ebrea», 15.11.1940, p. 312) a il noto ebreoIl noto ebreo Samuel Gompers, presidente dell’adunanza, aumentava la dose», 15.4.1921, Preziosi, p. 108; «il noto ebreo tedesco e capo marxista Engels», 15.5.1921, Preziosi, p. 157), fino alla continua associazione di ebraismo e massoneria, spesso nella perentoria modalità del quindi conclusivo («altri giornali spiccatamente massonici – quindi ebraici –», 15.1.1927, Preziosi, p. 189; «Il pontefice massimo del giudaismo mondiale e quindi della massoneria è Franklin Delano Roosevelt, giudeo di razza», 15.11.1938, Preziosi, p. 278).

Questi scritti pullulano di metafore vegetali («la pianta ebraica non ha radici nel nostro paese; essa è parassita, non vive con noi ma di noi», 20.8.1938, T. Interlandi, DifRazza I.2, p. 8), e animali. In particolare, a illustrare i fini di dominio del “complotto giudaico”, ecco la metafora della piovra («una piovra gigantesca i cui tentacoli stringano tutto il mondo», 15.12.1920, Preziosi, p. 117; «ecco la piovra ebraica che ha ghermito enormi e sanguinosi profitti di guerra […]. La Germania lottava disperatamente per districarsi dai tentacoli di quella piovra», 15.4.1921, Preziosi, p. 112) e del vampiro («l’acquiescenza suicida della nostra società di fronte al vampiro ebraico», 15.4.1921, Preziosi, p. 111).

Per quanto riguarda le parole chiave della propaganda antisemita, un posto speciale spetta alla famiglia di dominare («Qui pochi sanno che tanta parte del giornalismo tedesco è dominato da due sole case ebree», 15.8.1920, Preziosi, p. 76; «in tempi non sospetti, quando l’ebraismo dominava palesemente in Italia», 20.8.1938, T. Interlandi, DifRazza I.2, p. 8; «il popolo ebreo, nella sua brama di dominio universale […]», 5.8.1938, Q. Flavio, DifRazza I.1, p. 32; «Il vero scopo è un altro: è il dominio effettivo degli Stati», 5.9.1938, G. Pensabene, DifRazza I.3, p. 36; «dominazione ebraica nelle professioni dette intellettuali», 5.9.1938, T. Interlandi, DifRazza I.3, p.8). Ma questa propaganda pullula di parole come manovrare, cospirare, cospirazionetramare, piano, rete, e naturalmente mano ebrea e longa manus: la descrizione dei piani per impossessarsi del dominio mondiale assume toni sinistri e colori oscuri, tenebrosi. Tra gli aggettivi di quest’area semantica trova di diritto un posto occulto, che troviamo qui in una sequenza di aggettivi coordinati: «dirigente ebraico-massonico-occulto della plutocrazia d’America» (15.7.1940, Preziosi, p. 302).

Dal vecchio antisemitismo transitano in questi testi termini legati al ricordo del vecchio mito dell’improduttività (punto 10 dello schema di Fischer), come strozzino, usura, parassita, parassitario, sfruttare: «Alfredo Harmsworth nipote di uno dei più famosi strozzini ebrei di Francoforte sul Meno» (15.8.1920, Preziosi, p. 76); «gli ebrei prestarono formule ideologiche con la stessa usura» (15.1.1936, Preziosi, p. 359); «la pianta ebraica non ha radici nel nostro paese; essa è parassita, non vive con noi ma di noi. La seconda operazione sarà quella di delimitare la vita parassitaria degli ebrei» (20.8.1938, T. Interlandi, DifRazza I.2, p. 8).

E Mussolini? A ben vedere, qualcosa si trova: la grande frequenza di forme come plutocrazia, plutocrate, plutocratico (queste sì care alla retorica mussoliniana, ma qui applicate con riferimento agli ebrei): «la plutocrazia internazionale ebraico-massonica» (15.1.1931, Preziosi, p. 241); «massoneria direttamente controllata dalla plutocrazia ebraica americana» (15.4.1938, Preziosi, p. 262); «l’America ebreo-plutocratica» (15.11.1940, Preziosi, p. 312).

 

Fonti primarie

DifRazza = La difesa della razza, rivista quindicinale diretta da Telesio Interlandi (citazioni accompagnate da giorno, mese e anno, nome dell’articolista ove indicato, p. di ricorrenza).

Preziosi, Giovanni, Giudaismo Bolscevismo Plutocrazia Massoneria, Milano, Mondadori, 1941 (raccolta di articoli datati; con l’indicazione di giorno, mese, anno e pagina dell’attestazione).

Sottochiesa, Gino, Sotto la maschera d’Israele, Milano, La Prora, 1937.

 

Fonti secondarie

Fischer, Klaus P., Storia dell’Olocausto. Dalle origini della giudeofobia tedesca alla soluzione finale nazista, Roma, Newton & Compton, 2000 (titolo originale: The History of an Obsession, USA, The Continuum International Publishing Group, 1998).

Sarfatti, Michele, Gli ebrei nell’Italia fascista, Torino, Einaudi, 2000.

 

*Marcello Aprile è professore ordinario di Linguistica italiana all’Università del Salento; ha conseguito il dottorato a Saarbrücken con Max Pfister, di cui è stato assistente scientifico e collaboratore. Si è occupato principalmente di lessicologia, analisi strutturale dei vocabolari, parlate delle minoranze ebraiche e greche, lingua dei media (in particolare del fumetto e della televisione), storia linguistica dell’Italia meridionale, lingua della scienza nel Medio Evo e in età moderna. Dirige una sezione del Lessico Etimologico Italiano.

 

Immagine: By Casa editrice Tumminelli [Public domain], via Wikimedia Commons

 


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