05 novembre 2018

L’identificazione del nemico: un’analisi dei tweet di Matteo Salvini dal 2011 al 2018

di Stefano Ondelli*

Insulti, diversità e razzismo

 

Quando ero studente, durante un’esercitazione di linguistica generale il professore chiese l’analisi e la classificazione semantica degli insulti. Ci impegnammo nel compito, ma pochi alla fine individuarono il tratto comune: il fatto che si sottolinei la diversità dell’oggetto dell’insulto. Quando insultiamo qualcuno lo escludiamo dal gruppo; fondamentalmente è come se dicessimo: sei diverso da noi perché non ti lavi, per le tue abitudini sessuali, perché assomigli a un animale, per il colore della tua pelle o per la tua nazionalità ecc.

Come si può vedere, con una definizione così ampia, praticamente qualsiasi espressione può essere usata per escludere e insultare; per es. se dico di qualcuno che “è un professore”, posso intendere che è una persona che tende a teorizzare invece di agire, che non ha mai lavorato veramente, che è un privilegiato ecc., così sottolineando la distanza dal mio gruppo.

In campo politico, gli studiosi ci dicono che i movimenti populisti creano una contrapposizione netta e manichea tra il “popolo”, un insieme di persone considerato omogeneo e unitario, e i suoi “nemici”, che non ne condividono i valori e che, anzi, rappresentano una minaccia per i suoi interessi e la sua identità. Va da sé che, nel caso di partiti populisti di destra i cui elettori si riconoscono su base etnica e geografica, come la Lega (ormai ex Nord), il rischio è che l’identificazione di chi è “diverso dal popolo” assuma toni nazionalisti e razzisti. Se poi consideriamo che una caratteristica della retorica populista è il ricorso a un linguaggio aggressivo e diretto, che non teme di sfociare nel turpiloquio, vediamo che questo rischio si fa ancor più concreto.

 

Trovare un nemico sui social network

 

Iscritto alla Lega Nord sin dal 1990, Matteo Salvini è il segretario che più ha contribuito a cambiarne l’orientamento, abbandonando le originarie posizioni autonomiste e localiste per conquistare tutto il territorio nazionale. Ci si può chiedere dunque come abbia fatto Salvini a gestire questa transizione, modificando profondamente l’identità del suo “popolo” e, soprattutto, dei “nemici” di quest’ultimo.

Poiché a Salvini è riconosciuta una grande abilità comunicativa, anche sui social media, ho scelto di analizzare i messaggi pubblicati sul suo profilo Twitter, suddividendoli in tre periodi corrispondenti alle fasi della sua carriera politica: il triennio 2011-2013, precedente alla sua elezione a segretario della Lega Nord; il successivo quadriennio 2014-2017; i primi nove mesi del 2018, comprendenti la campagna elettorale e l’esperienza come membro del Governo. Che internet abbia assunto un’importanza crescente nella strategia comunicativa di Salvini è dimostrato dai semplici rilievi quantitativi: nel solo 2018 ha pubblicato un numero di parole (oltre 41 mila) superiore al triennio 2011-13 (meno di 35 mila). Durante la campagna elettorale, poi, il confronto con i diretti avversari (Renzi e Di Maio) dimostra che Salvini è di gran lunga il più attivo sui social media.

 

Una capitale più ladrona e immigranti più meridionali

 

L’analisi dei tweet è stata condotta a partire dal lessico esclusivo (cioè che compare in uno solo dei periodi considerati) o peculiare (cioè che risulta sovra o sottorappresentato in base a una misura di significatività detta “scarto standardizzato”) e dal resoconto ortografico fornito da www.corrige.it. Questi dati, ottenuti in maniera automatica, hanno poi guidato lo spoglio manuale del corpus. In ordine cronologico, il triennio precedente all’elezione a segretario del partito risulta caratterizzato dal permanere delle vestigia della contrapposizione tra nord e sud Italia. Pur non ricorrendo al patrimonio lessicale padano di Umberto Bossi, nei tweet di Salvini resiste qualche traccia lombarda, a partire dall’uso del dialetto (Serena serata Amici, a duman; "Bisogna aiutare di più il Sud"... Ossignur!) e dei riferimenti geopolitici (Milano; la Regione Lombardia, intesa anche come amministrazione, e i suoi cittadini; la Padania e il Settentrione in genere: La pazienza, anche padana, ha un limite; Ciao Padani!; Fratelli del Friuli Venezia Giulia, non mollate!). Il popolo di Salvini resta principalmente un popolo “militante” (non a caso primeggia lo hashtag “#primailnord”), spinto all’azione dalla rabbia: In giro tocco con mano tanta rabbia e tanta fame. O riusciamo a FARE QUALCOSA, e anche IN FRETTA, oppure salta tutto; GRAZIE alla Lega tanta gente ha ritrovato orgoglio, fiducia, rabbia e speranza.

Ma qual è l’oggetto di tanta rabbia? Roma ha smesso di essere “ladrona” (anche perché in quel periodo è la Lega ad avere qualche problema di contabilità interna) e, anche se restano le denunce di sprechi e inefficienze (840 assunzioni per i netturbini di Roma?? Roba da matti), il ruolo principale che Salvini assegna alla capitale è quello di fonte di vessazioni economiche (tra le parole peculiari troviamo “IVA”, “IMU”, “Equitalia” e “tasse”), molto spesso in combutta con Bruxelles, che offre una nuova sede al potere parassitario (Visto che da Roma e da Bruxelles arrivano solo FREGATURE, cosa ne dite se cominciamo a DISUBBIDIRE; L'INDIPENDENZA, da Roma e da Bruxelles, insieme si può) e trova nelle “banche” il suo strumento più efficace (L'Europa e le Banche stanno massacrando un Popolo).

Rispetto al passato, il risentimento nei confronti del Meridione sembra andare scemando: la lotta alle mafie, peraltro nemmeno collocata entro confini geografici precisi, rientra tra gli endoxa (Lombardia libera dalle Mafie!) e, anche se persiste qualche riferimento allo spreco di denaro pubblico (Regione Sicilia, 40.000 dipendenti pubblici. Regione Lombardia, 4.000 dipendenti pubblici), la Sicilia è menzionata soprattutto in relazione al nuovo nemico che spunta all’orizzonte: l’immigrazione (Altri 200 CLANDESTINI, da mantenere, sbarcati in Sicilia).

Certo restano e resteranno sempre i tradizionali nemici; in ordine alfabetico: gay, giornalisti, rom, romeni (Matrimoni, e soprattutto adozioni di bambini, per le coppie omosessuali? Io dico di NO; Molti GIORNALISTI italiani mi fanno SCHIFO; E i Rom sono pure insoddisfatti... Volevano case più belle e più grosse! Mavaffanzum; Romeno ubriaco, incidente a Roma, UCCIDE BIMBA di 9 anni. Tra qualche giorno libero? LAVORI FORZATI PER 30 ANNI!), ma sono gli immigrati, quasi sempre fatti corrispondere ai “clandestini”, che marcano la transizione della Lega Nord verso la Lega di Salvini. Rabbia e turpiloquio si concentrano infatti su questi nuovi nemici: Provo rabbia nei confronti degli immigrati Africani che si comportano come ratti che infestano le città...; Terzo morto per mano di quello SCHIFOSO clandestino. Preghiera, silenzio, rabbia, un abbraccio alle FAMIGLIE....

 

2014-2017: si ampliano gli orizzonti

 

Passando al periodo 2014-17, gli hashtag “#immigrati” e “#clandestini” (ma anche “#Rom”) si affiancano a #Europa e #BASTAEURO a confermare l’ampliamento della sfera d’azione del segretario della Lega: dalla Lombardia all’Europa, dal sud Italia al bacino del Mediterraneo e oltre. Sembra che tutto il mondo in via di sviluppo si sia dato appuntamento in Italia per delinquere (Aveva ragione la Lega! Altro che razzismo, l'Italia si sta riempiendo di delinquenti), soprattutto per pianificare attentati terroristici di matrice islamica (Ma quanti come questo e potenziali terroristi si annidano ancora in Italia?; Moschee? NO, grazie).

La strategia retorica è quella propria del razzismo: non esistono individui ma categorie astratte e dai confini imprecisati. Pensiamoci: se la polizia arrestasse un criminale tedesco, lo definiremmo mai “nordeuropeo”? Probabilmente no. È invece quello che accade invariabilmente per altre zone geografiche: 6 rapinatori slavi arrestati a #Milano; Un nordafricano di 50 anni, con precedenti penali per stupro, ha violentato a Milano due bambine di 10 anni.

Analogamente, nell’insiemistica salviniana, immigrati, clandestini, terroristi, criminali, profughi sono tutti diagrammi di Venn che finiscono per sovrapporsi: L'INVASIONE PROSEGUE, mafia e terroristi ringraziano; Mi preoccupa l'aspirante terrorista di Torino che si definiva PROFUGO, voleva portarci la guerra Santa in casa!; "L'Isis sfrutta i migranti in Italia". Ma vah???; L'Europa che tace su clandestini e terroristi, e attacca #Putin e i populisti, è una gabbia da cui liberarsi. Talvolta Salvini si rende conto che è bene fare qualche distinguo, ma di fronte all’emergenza non si può star tanto a sottilizzare: Non sono tutti terroristi, ma ne basta uno!

Se per anni si è dibattuto su quali fossero i confini della Padania, Salvini risolve il problema contrapponendo il suo “popolo” agli invasori: basta cambiare un prefisso. Mentre migranti e immigrati sono tutti potenziali terroristi e delinquenti, ben diversa è stata ed è tutt’ora la natura degli emigrati italiani all’estero: Emigrati italiani in USA, Argentina o Brasile rispettavano regole e lavoravano, non andavano a farsi mantenere!; anno scorso sono emigrati 150mila italiani, abbiamo importato disperati senza futuro. Penso prima alla nostra gente. Se tra i nemici Bruxelles ha sostituito Roma e Nord Africa e Medio Oriente hanno rimpiazzato il sud Italia, i criteri con cui la Lega individua il proprio popolo restano quelli etnici: Stiamo subendo una sostituzione etnica programmata.

 

2018: di lotta e di potere

 

Pur mantenendo i riferimenti a Pontida e alla Lombardia, in campagna elettorale e nel successivo periodo di governo si completa la trasformazione della Lega nel partito che cura gli interessi di tutta la nazione (#primaglitaliani). Consapevole del nuovo ruolo, Salvini riduce il turpiloquio (appena 26 casi di parole imbarazzanti in 9 mesi di twitter, per lo più “schifo” e “schifoso” o citazioni altrui) e, come dimostra lo slogan “è finita la pacchia”, lo spettro dei problemi legati alla sicurezza sociale si amplia oltre l’immigrazione, che resta la tematica centrale ma affrontata nei suoi risvolti economici, con riferimenti alle ONG e alle cooperative che si arricchiscono grazie ai migranti: Mafiosi e camorristi sappiano che la pacchia è FINITA. Fuori dall'Italia!; Fra poco riaprono le SCUOLE dei nostri figli, sto lavorando perché per gli spacciatori di morte finisca la pacchia; La PACCHIA è FINITA perché i 5 miliardi di business immigrazione clandestina non ci saranno più.

Salvini al governo non può limitarsi a denunciare l’invasione migratoria, deve anche agire per il bene del paese, come dimostra la maggiore frequenza di parole come “sicurezza” e “confini” (ovviamente da difendere). I nemici restano gli stessi (con un incremento di rom e nigeriani), ma un politico maturo li affronta col “buonsenso” (Uno che picchia e prende a morsi i poliziotti non può pretendere alcuna forma di asilo o di protezione! Mi sembra solo buonsenso!; dire “PRIMA GLI ITALIANI? non è RAZZISMO, ma BUONSENSO). Certo, ogni tanto è utile ricorrere a espressioni forti per individuare “l’uomo nero”, ma dopotutto, si sa, è solo retorica: Nigeriano clandestino, si masturbava davanti ai bimbi. SCHIFOSO. Sarà "colpa di Salvini???" Con il mio governo SUBITO FUORI dall'Italia questi delinquenti!

 

Letture consigliate

Albertazzi Daniele e McDonnell Duncan, Populists in Power, Routledge, London, 2015

Bolasco Sergio, L'analisi automatica dei testi: fare ricerca con il text mining, Carocci, Roma, 2013

Dell’Anna Maria Vittoria, Lingua italiana e politica, Carocci, Roma, 2010

Mudde Cas, Populist Radical Right Parties in Europe, CUP, Cambridge, 2007

Petrilli Raffaella, La lingua politica. Lessico e strutture argomentative, Carocci, Roma, 2015

 

*Stefano Ondelli è professore associato di Linguistica italiana presso il Dipartimento di studi giuridici, del linguaggio, dell’interpretazione e della traduzione dell’Università di Trieste. Si è occupato di didattica dell’italiano per stranieri, di italiano giuridico, dell’italiano di traduttori e interpreti, dell’italiano dei giornali e della moda. Tra le pubblicazioni principali: La lingua del diritto: proposta di classificazione di una varietà dell'italiano, Roma, Aracne editrice, 2007; La sentenza penale tra azione e narrazione, Padova CLEUP, 2012; Realizzazioni testuali ibride in contesto europeo. Lingue dell’UE e lingue nazionali a confronto, Trieste, EUT 2013.

 

Immagine: Di Howard Lake from Colchester, UK (Twitter) [CC BY-SA 2.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0) o Public domain], attraverso Wikimedia Commons

 


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