26 marzo 2018

«La friend zone cari miei...»: la testualità dei commenti in YouTube

di Michela Dota*

Non solo video

 

Secondo il report Global Digital 2018, in Italia YouTube ha scalzato Facebook, benché di misura, dal primo posto della classifica delle piattaforme social maggiormente attive. La fruizione dei filmati sulla piattaforma è certamente responsabile della maggior parte dell’attività registrata; d’altra parte vi contribuisce anche la pratica di commentare i contenuti, azione che rende i filmati, e i canali che li ospitano, dei potenziali aggregatori di comunità. A questo obiettivo punta la sezione community, presente nei canali dal settembre 2016, nella quale ciascun youtuber interagisce col pubblico, soprattutto degli iscritti, senza dover obbligatoriamente pubblicare un nuovo video. Questa nuova ripartizione potenzia un fenomeno evidente già dagli spazi di commento ai filmati: l’elemento cruciale di YouTube non è il contenuto dei video, bensì i commenti e le discussioni da quelli innescabili. Queste ultime sono tanto più probabili se gli utenti approdati sul canale condividono una stessa esperienza e interagiscono sulla piattaforma costruendo, o consolidando, un sentire comune a fini identitari (si pensi, ad esempio, ai giovanissimi che seguono una serie televisiva, rivedendone gli episodi sui canali YouTube dedicati, o una/un vlogger, che apprezzano e in cui si identificano); oppure se gli utenti sono mossi, in tempi diversi, dallo stesso bisogno o interesse (si pensi allora ai canali tematici, organizzati sui (video)-tutorial(i), lezioni che trasmettono perlopiù conoscenze pratiche).

Ma quale aspetto hanno i commenti in YouTube? E come influiscono sulla testualità le premesse pragmatiche appena illustrate?

 

Piccole conversazioni crescono

 

Se l’elemento fondamentale del canale è l’interazione tra i suoi utenti, le sezioni deputate ai commenti non possono che somigliare al flusso di una conversazione scritta; tuttavia è più appropriato parlare della simultaneità di più potenziali conversazioni, tra il gestore del canale e ciascun iscritto o visitatore, oppure solo tra questi. Sono interazioni potenziali poiché non tutti i commenti provocano repliche; alcuni, peraltro, intendono elicitare soltanto un like (tipica la collocazione mettete like se…), ribadendo il carattere eminentemente fatico di buona parte del cyber-italiano, compreso quello di YouTube. D’altra parte, diversi commenti restano reazioni monadiche allo stimolo video.

In ogni caso tutti i commenti si configurano come un turno conversazionale, spesso aperto da una formula di saluto o dal solo vocativo, generato automaticamente quando si risponde a un altro utente, o ad un voi allocutivo generico, di appello alla comunità intera, che è o sarà attiva sulla pagina. Le interazioni, infatti, sono perlopiù asincrone, ma soprattutto nel caso dei canali i cui gestori fidelizzano la propria comunità pubblicando nuovi contenuti con periodicità fissa, le interazioni diventano semi-sincrone o persino sincrone, poiché la pubblicazione del video funziona come un appuntamento per la comunità riunita nel canale.

Come i turni conversazionali, i commenti sfruttano l’intera gamma dei segnali discorsivi, per gestire testi dalla lunghezza molto eterogenea: dal laconismo delle stringhe non verbali costituite da sole emoji sino alla graforrea, perlopiù sostenuta dalla coordinazione tramite e e poi.

Non mancano commenti più prossimi alla scritturalità tradizionale, soprattutto per mano – ma non esclusivamente – degli utenti adulti e in relazione alla trasmissione di conoscenze professionali, agli argomenti di attualità o socio-culturalmente critici e complessi, che possono coinvolgere in prima persona gli scriventi.

 

Un flusso di ipotesti

 

La multimedialità della piattaforma sprona alla simbiosi tra i commenti e il video: non è raro che i turni-commento contengano dei deittici spaziali, eventualmente supportati da link, che fungono da deittici temporali e rinviano al momento di riproduzione del video contenente l’oggetto della deissi spaziale (es. 1:54 io l'ho già vista quella ragazza). Il video, quindi, genera i potenziali temi o topic, effettivamente contenuti nel filmato o ad essi contigui; una volta selezionati nei commenti da uno o più utenti, essi convivono simultaneamente nella pagina YouTube, potenzialmente infinita.

L’integrazione tra il testo scritto e il video, tuttavia, per un interlocutore non collaborativo può risultare insufficiente per comprendere i commenti: in un caso come 3:40 la friend zone cari miei sono numerosi gli impliciti, non necessariamente dovuti alla brevità, ma al fatto che la comunità riunita su un canale, proprio come accade nel parlato dialogico, può dare per noto l’intero universo semiotico e narrativo che il video evoca soltanto, ma non racchiude. Questa eventualità, frequente soprattutto tra i giovanissimi, mina la coesione del testo, poiché le (presunte) conoscenze condivise o inferibili restano implicite, non verbalizzate; eppure gli scriventi possono richiamarle con un pronome, privo però del suo antecedente, cioè della parola cui si riferisce (si veda ad esempio il secondo clitico lo e il soggetto, appunto sottinteso, di è nella frase io di questa serie me ne sono completamente innamorata lo giuro è troppo bello, lo amo!!!!!!).

Per questi motivi anche i commenti di YouTube sono ipotesti, cioè testi incompleti, frammenti di un ipotetico testo scritto tradizionalmente concepito.

 

Verso l’estinzione della punteggiatura?

 

Se dunque predominano modalità di coesione pregrammaticali, nei commenti in YouTube vacillano gli espedienti che la scritturalità tradizionale ha approntato per agevolare la ricezione del testo, soprattutto esteso e strutturato. La punteggiatura con funzione logico-sintattica, perciò, può essere trascurata poiché, in virtù della condivisione dell’universo semiotico del canale, chi scrive può confidare sulla cooperazione degli interlocutori, lasciando che questi inferiscano i confini frasali, anche quando non segnalati, nonché la gerarchia tra le proposizioni. Ma la punteggiatura è sacrificabile persino quando ha funzione prosodica (cioè quando segnala una domanda o una esclamazione) ed emotivo-espressiva (funzione molto sollecitata, come noto, nella comunicazione in rete): la curva intonativa, infatti, può essere ricavata da altri elementi nella frase e dalla loro posizione, nonché trasmessa, molto più icasticamente, attraverso il ventaglio emozionale sempre più variegato delle emoji.

 

Consigli di lettura e riferimenti bibliografici

Antonelli, G. (2016), L’italiano nella società della comunicazione 2.0., il Mulino, Bologna.

Menduni, E. - Nencioni, G. - Pannozzo, M. (2011), Social Network: Facebook, Twitter, YouTube e gli altri: relazioni sociali, estetica, emozioni, Mondadori, Milano.

Palazzini, A. - Gialli, L. (2017), (a cura di), Youtubers. Chi sono e perché hanno successo, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo.

Palermo, M. (2017), Italiano scritto 2.0. Testi e ipertesti, Carocci, Roma.

Prada, M. (2015), L’italiano in rete. Usi e generi della comunicazione mediata tecnicamente, FrancoAngeli, Milano.

 

*Michela Dota è assegnista di ricerca all'Università degli Studi di Milano. Si occupa di lingua dei media, di glottodidattica dell'italiano L1 e L2, anche in diacronia, di lingua italiana dell'Ottocento, soprattutto in prospettiva grammaticografica e letteraria. I suoi ultimi lavori sono “La vita militare” di Edmondo De Amicis. Storia linguistico-editoriale di un best seller postunitario (FrancoAngeli, 2017) e, con Edoardo Lugarini, Grammatica dell'italiano. Fondamenti e didattica (Edises, in stampa).

 

Immagine: By Fank Stone, Berg Eckle (YouTube) [CC BY-SA 3.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0)], via Wikimedia Commons


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