26 marzo 2018

Dalla lettera a WhatsApp da WhatsApp alla lettera: esperienze didattiche

di Valentina Fanelli*

Come insegnare a scrivere delle lettere ad alunni che usano la penna solo per le esercitazioni a scuola e le cui dita interattive scorrono fluide sullo schermo dei loro smartphone?

Sembra anacronistico proporre agli studenti una pratica di scrittura ormai lontana dalle loro abitudini; eppure si impone la necessità di un percorso sulla lettera, che sorge dai continui cambiamenti che si manifestano nella scrittura e negli strumenti che gli alunni utilizzano per comunicare. Riportare gli alunni alla stesura della lettera non è un mero esercizio di scrittura ma una pratica che li porta a riflettere sugli usi della lingua e sulla sintassi, a interpretare le nuove forme di scrittura, scoprirne quella sorta di grammatica che vi si nasconde e a capire che l'oralità, la scrittura e la scritturalità (Prada 2015) hanno spazi di impiego diversi.

La mia risposta è stata un percorso sulla lettera della durata di due mesi rivolto a una classe seconda di una scuola secondaria di primo grado, che ha coinvolto tutti gli aspetti della disciplina italiano (antologia, ortografia, interpunzione, registri linguistici, letteratura) al fine di offrire una trattazione esaustiva dell'argomento e di condurre gli studenti alla scoperta delle caratteristiche testuali, sintattiche e di registro della nuova e della vecchia epistolarità (per neoepistolarità Antonelli 2016).

 

Una lettera in un tweet

 

Gli alunni fanno largo uso di WhatsApp ma prima di approdarvi era d'obbligo un piccolo excursus sulle precedenti modalità di trasmissione del messaggio fino all'antesignano di WhatsApp, l'SMS, con le sue abbreviazioni e l'uso improprio della punteggiatura, seguito dal tweet, ancora più tachigrafico. La prima attività suggerita è stata proprio la riscrittura in un tweet di una lettera letta in classe, esercizio da cui gli alunni hanno desunto quanto sia difficile racchiudere le emozioni in pochi caratteri e che la sintesi comportava la perdita di coesione, cogliendone lo stile telegrafico.

Da un lato quindi proseguivo il percorso affrontando la punteggiatura, le interiezioni, gli emoji e le congiunzioni, dall'altro avviavo un progetto di corrispondenza epistolare con una scuola di Roma perché gli alunni facessero esperienza diretta della scrittura del sé rivolta a un altro e sentissero il bisogno di rispettare le formule di apertura e chiusura, data, saluti, firma.

 

Kafka padre e Kafka figlio in chat su WhatsApp

 

Il secondo testo affrontato è stata la famosa lettera al padre di Kafka che gli alunni hanno riscritto sotto forma di conversazione WhatsApp, immedesimandosi nel figlio o nel padre. Questo esercizio implicava un'attenta lettura, finalizzata alla corretta comprensione del testo. La conversazione, inviatami per posta elettronica sotto forma di screenshot, doveva rispettare la punteggiatura e l'uso delle interiezioni tipiche della scrittura digitale e prevedere l'impiego degli emoji in base all'interlocutore.

In questo documento ho raccolto alcuni esempi di conversazioni WhatsApp dei miei alunni, in cui si possono rintracciare molti aspetti della scrittura digitale.

Nonostante lo spazio potenzialmente infinito, le frasi sono brevi, frammentarie accavallate su più invii (l'invio sostituisce il punto), spesso paratattiche, prive di connettivi ma piene di punti di sospensione: si intende così mantenere vivo l'interesse dell'interlocutore e mantenere il turno di parola, proposito che nella conversazione orale è rappresentato dalle interiezioni e dai segnali discorsivi; inoltre, un messaggio breve meglio si presta alla lettura frettolosa e sommaria che ne viene fatta. La velocità di trasmissione porta a scrivere velocemente per ottenere una risposta immediata: compaiono quindi errori ortografici, di spaziatura e di digitazione. Non mancano i punti di sospensione, i punti esclamativi e interrogativi in accumulo, spunto per riflettere sull'intonazione che la scrittura da sola non può offrire.

Negli esempi proposti si nota infine il ribaltamento dei ruoli genitore-figlio, rivelato dall'uso improprio degli emoji; in altri casi le due figure sono più nette e il linguaggio cerca di rispecchiare l'autorevolezza del padre e il distacco padre-figlio. Il fatto che la conversazione sarebbe passata per le mani dell'insegnante deve aver condizionato la scrittura, condita di pochi emoji e raramente sgrammaticata; l'unica nota di lingua autentica compare in un suggerimento come voce fuori campo: "o ma non devi scrive tutto il testo".

 

Riscrivere per imparare a scrivere

 

La pratica di riscrittura è un valido esercizio perché siano memorizzate le norme della buona scrittura. Per questo motivo sono state svolte alcune esercitazioni di scrittura epistolare e di una e-mail formale, ma anche di riscrittura di SMS reali (tratti da Il parlar spedito, Pistolesi), di post scorretti (tratti dalla pagina Facebook "Lottiamo contro la scomparsa del congiuntivo") e di una lettera d'amore di una moglie al proprio marito (da Facebook) tenendo conto di quanto appreso in merito a ortografia, punteggiatura, congiunzioni e ipotassi.

Infine, ho proposto un'intera conversazione WhatsApp tra due amiche che si scambiano impressioni su Sanremo 2017, che gli alunni dovevano riscrivere in modo che il testo fosse più fluido, riducendo le battute a pochi scambi significativi, intervenendo sulle sovrapposizioni nei turni di parola, su ortografia, disgrafie, punteggiatura, modificando gli emoji in espressioni verbali, sostituendo le espressioni regionali e quelle più colorite con un registro più posato, scorrevole e chiaro.

 

Ogni tipo di testo ha le sue regole

 

Con questo percorso ho cercato di suscitare negli alunni maggiore consapevolezza linguistica nell'impiego dei loro dispositivi, portandoli a scoprire le peculiarità delle varie forme di scrittura, a scegliere il registro linguistico e a rispettare le norme ortografiche e di composizione testuale anche in un messaggio su WhatsApp. La lettera si pone perciò come occasione di studio della lingua, dei suoi registri, degli scopi comunicativi, infine come opportunità di confronto con la nuova epistolarità.

 

Bibliografia

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Antonelli G., Un italiano vero. La lingua in cui viviamo, Rizzoli, 2016.

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Masini A., L'italiano contemporaneo e la lingua dei media, in Bonomi (a cura di), La lingua italiana e i mass media, Roma, Carocci, 2004, pp. 11-32.

Ong W. J., Oralità e scrittura. Le tecnologie della parola, Bologna, Il Mulino, 1986

Palermo M., Testi cartacei e digitali: una sfida per il docente di italiano, in D'Achille (a cura di), Grammatica e testualità, Atti del primo convegno dell'ASLI Scuola, 2015, pp. 25-37.

Pistolesi E., Il parlar spedito, Padova, Esedra editrice, 2004.

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Prada M., L'italiano in rete, Milano, Franco Angeli, 2015.

Tavosanis M., L'italiano del web,Roma, Carocci, 2011.

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Sitografia

Gilardoni C., Scrittura a mano nei nativi digitali

Prada M., La posta elettronica e gli SMS (1995-2005)

Roncaglia G., Testi, media e linguaggi nel mondo digitale

Spina S., L'era dei social network (2005-2015)

Tavosanis M., Videoscrittura e passaggio al digitale (1985-1995)

 

*Valentina Fanelli è dottore di ricerca in Linguistica storica. Si è occupata di lessico della parentela, strategie reciproche, etimologia e paremiologia. È docente di Lettere presso l'Istituto comprensivo “Galilei” di Montopoli (PI) dove inoltre tiene corsi di italiano L2. Dallo scorso anno tiene corsi di formazione per docenti sulla grammatica valenziale. È socio e segretario dell'ASLI Scuola, di cui gestisce il sito. Sulla didattica dell'italiano ha pubblicato Il gioco del taboo: un esperimento linguistico tra conoscenza e competenza. È autrice del testo Le costruzioni reciproche nella lingua latina e di altri articoli specialistici sulla lingua latina.

 

Immagine: Santeri Viinamäki [CC BY-SA 4.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0)], attraverso Wikimedia Commons


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