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Errori di ortografia: esempi e suggerimenti

di Luca Cignetti*

 

Nessuno si senta escluso

 

Nel suo Libro degli errori, Gianni Rodari scriveva che «se si mettessero insieme le lacrime versate nei cinque continenti per colpa dell’ortografia, si otterrebbe una cascata da sfruttare per la produzione dell’energia elettrica». Oggi, a molti anni di distanza, le cose non sembrano granché migliorate, complice anche la diffusione della scrittura “digitata” (che se per molti aspetti è da elogiare, non è certo esemplare in quanto a correttezza ortografica). Se aggiungiamo poi lo scarso interesse degli studi di linguistica per questa parte della grammatica, il quadro diventa scoraggiante. Eppure la conoscenza dell’ortografia riguarda tutti, “professionisti della penna” e non: ogni volta che leggiamo l’articolo di un giornale o il capitolo di un saggio e tutte le volte che scriviamo un testo di qualunque tipo o genere, emerge infatti il confronto con le nostre conoscenze di ortografia, ma soprattutto con i nostri limiti. Del resto una gran parte (forse la maggioranza) delle domande rivolte ai vari servizi di consulenza linguistica sui dubbi dell’italiano – come ad esempio quello che si trova sul sito dell’Accademia della Crusca –, riguarda proprio questioni di ortografia.

 

Sbagliare non conviene

 

Diversi anni fa Tullio De Mauro osservava come dal fatto che «gli alunni non sappiano scrivere ha con l’acca o terribile con una b non si può presumere che non conoscano la lingua italiana, ma solo che, appunto, non conoscano queste due norme grafiche» (1977: 59-60). Senz’altro esistono indicatori più fedeli della buona conoscenza di una lingua, ma è d’altra parte vero che l’ortografia, come ricorda Luca Serianni, «pur non rappresentando una delle abilità linguistiche fondamentali, espone chi non la domina a una forte sanzione sociale» (2006: 135). Dunque il “comune senso del pudore linguistico” è particolarmente sensibile ai temi ortografici, al punto che «nell’immaginario comune l’ortografia è l’alfa e l’omega dello scrivere corretto: chi fa errori di ortografia non sa scrivere» (Colombo, 2011: 54). Sbagliare l’ortografia, dunque, non è mai conveniente. Per questo proveremo di seguito a elencare gli errori di ortografia più frequenti e anche qualche semplice regola per evitarli.

 

«Per colpa di un accento…»

 

«… un tale di Santhià credeva d’essere alla meta ed era appena a metà». Ancora Gianni Rodari, che nell’incipit di una sua filastrocca ci ricorda una delle insidie principali dell’ortografia dell’italiano: l’accento. Gran parte degli errori di ortografia riguardano infatti l’uso di questo segno “paragrafematico” (cfr. Castellani, 1995 e Cignetti, 2011), in particolare quando cade sulle parole di una sillaba sola. Tutti saranno stati incerti, almeno una volta, se scrivere sto o stò, qui o quì, su o ; e se in questi tre esempi l’accento non ci vuole mai, in altri casi serve a distinguere due parole altrimenti “omografe” (cioè scritte nello stesso modo), come ad esempio avverbio e la articolo, congiunzione e ne pronome, pronome e se congiunzione.

 

Quando ci vuole ci vuole

 

Un altro segno molto insidioso è l’apostrofo, in particolare con le forme po’, dove ci vuole sempre (è un errore scrivere o po), e qual è (insieme a qual era, qual erano ecc.), dove invece non ci vuole mai. Ma l’apostrofo serve anche per segnalare la caduta di una vocale che è seguita da un’altra vocale: dunque ci vuole in un’ora, un’eccezione, un’amica (in questi casi infatti l’articolo è il femminile una) ma non in un orto, un elicottero, un amico (l’articolo qui è il maschile un).

 

Unito o separato?

 

Un’altra tipologia comune di errore ortografico riguarda le espressioni formate da due o più parole, che in alcuni casi si fondono in una sola, come finora, talora o tuttora (sono dunque errori di ortografia le forme fin’ora, tal’ora e tutt’ora), mentre in altri casi vanno scritte lasciando le parole separate, come d’accordo, per cui e tutt’uno (sono errori le forme daccordo, percui e tuttuno); e non basta: altre espressioni ancora possono essere scritte in due modi diversi, entrambi corretti, come cosicché e così che, dopotutto e dopo tutto, peraltro e per altro.

 

Muta come una h

 

Una causa di errore molto comune riguarda anche l’uso della lettera h, che in italiano non si pronuncia mai (è per questo detta “muta”), ma serve a segnalare il suono velare (cioè “duro”) della c e g prima delle vocali i o e (come in ghetto rispetto a getto). Anche la h, come l’accento, ha inoltre una funzione distintiva: permette infatti di distinguere le forme verbali ho, ha, hai, hanno dalle parole o, a, ai e anno.

 

Le incoerenze del sistema

 

Infine, diversi errori sono dovuti alle incoerenze tra il sistema fonologico e il sistema grafico della nostra lingua: è il caso in cui due (come nei già citati casi d’uso di ch o gh) o tre lettere (come nel caso del suono sci nella parola sciocco) sono usate per rappresentare un solo fonema; oppure quando uno stesso fonema è rappresentato da due lettere diverse, come con il suono iniziale di cuore e di quaderno, anche se in questo caso la ragione non è fonologica bensì etimologica (le due parole derivano, rispettivamente, dal latino cor, -dis e quaternus, -i).

 

Attenzione alla fretta

 

Molto spesso nella scrittura degli adulti gli errori di ortografia sono causati da fretta e distrazione, altre volte invece la causa risiede nell’ignoranza di una regola; sempre, però, la ricetta migliore consiste in un’attenta revisione testuale, cioè in una scrupolosa rilettura del testo prima della sua diffusione.

 

Non dimenticare la revisione

 

Più precisamente, l’operazione di revisione, secondo l’analisi di Bereiter e Scardamalia (1995), si suddivide in tre momenti: il “confronto”, cioè l’individuazione dei problemi attraverso la rilettura del testo, la “diagnosi”, cioè l’analisi delle cause dei problemi attraverso la riflessione sul testo, e l’“intervento”, cioè l’atto di risoluzione dell’errore attraverso una correzione o riformulazione. Le tre fasi della revisione ricordano quelle di una visita medica: infatti per prima cosa il dottore visita il paziente (“confronto”), quindi individua i sintomi per stabilire la causa della malattia (“diagnosi”) e infine prescrive la cura (“intervento”). Per aiutarsi nella revisione è possibile ricorrere a una check list, cioè una lista di controllo, dell’ortografia, riportando su una scheda l’elenco degli errori più ricorrenti e spuntando ogni voce dopo avere effettuato il controllo (cfr. Cignetti e Fornara, 2014).

 

I benefici del dubbio

 

Il migliore alleato durante la revisione del testo è il dizionario, magari in una versione on-line, purché recente e affidabile (come è ad esempio quella consultabile sul portale Treccani.it). E soprattutto, in fase di revisione, è sempre salutare dubitare di tutto. Come scriveva Pierre Charron, «non è la verità, ma il dubbio, a rendere l’uomo libero». È questo senz’altro un buon precetto per cercare di liberarsi, almeno, dagli errori di ortografia.

 

Bibliografia

AA.VV. (2010). DOP. Dizionario italiano multimediale e multilingue d’ortografia e di pronunzia, 2 Voll. Roma: Rai-Eri.

Castellani, A. (1995). Sulla formazione del sistema paragrafematico moderno. Studi linguistici italiani 21, pp. 3-47.

Cignetti, L. (2011). Paragrafematici, segni. In: R. Simone (a cura di), Enciclopedia dell’italiano, Vol. II, pp. 1033-1034. Roma: Istituto dell’Enciclopedia Italiana G. Treccani.

Cignetti, L. & Fornara, S. (2014). Il piacere di scrivere. Guida all’italiano del terzo millennio. Roma: Cerocci.

Coletti, V. (2015). Grammatica dell’italiano adulto. Bologna: Il Mulino.

Demartini, S. (2011). Ortografia. In: R. Simone (a cura di), Enciclopedia dell’italiano, Vol. II, pp. 1012-1017. Roma: Istituto dell’Enciclopedia Italiana G. Treccani.

De Mauro, T. (1977). Scuola e linguaggio. Roma: Editori Riuniti.

Serianni, L. (1989). Grammatica italiana. Torino: UTET.

Serianni, L. (2006). Prima lezione di grammatica. Roma-Bari: Laterza.

 

*Luca Cignetti insegna didattica dell’italiano alla Scuola Universitaria Professionale della Svizzera Italiana (SUPSI). È stato ricercatore per il Fondo Nazionale Svizzero all’Università di Losanna e ha insegnato linguistica italiana e storia della lingua all’Università di Basilea. Si è occupato soprattutto di didattica dell'italiano, di linguistica testuale e di grammatica. È membro di numerose società scientifiche, tra cui la Società Linguistica Italiana (SLI), la Società Internazionale di Linguistica e Filologia Italiana (SILFI) e il Gruppo di Intervento e Studio nel Campo dell’Educazione Linguistica (GISCEL). È membro del comitato direttivo della Società Dante Alighieri di Lugano e collabora con la pagina culturale del «Corriere del Ticino». Tra le sue pubblicazioni recenti, L’inciso. Natura linguistica e funzioni testuali (Alessandria, Edizioni dell’Orso, 2011) e Il piacere di scrivere. Guida all’italiano del terzo millennio (Roma, Carocci, 2014), scritto con Simone Fornara.

 

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