01 maggio 2017

Nuovi orizzonti per i classici nell’epoca delle competenze

di Wolfgang Sahlfeld*

 

40 anni fa: un ruolo nuovo per la letteratura nei curricoli scolastici

 

Se si fosse chiesto a un insegnante nell’Italia dell’immediato dopoguerra che ruolo avesse la letteratura, la risposta sarebbe stata più o meno: sapere a memoria Il sabato del villaggio fa la differenza tra la persona colta e l’ignorante, aver letto I promessi sposi è l’esperienza di lettura che accomuna gli italiani e in certo senso ne fonda l’identità. Una svolta arrivò con i Programmi della Scuola media del 1979: “Largamente praticata sarà la lettura sia in classe sia in casa: intesa sia come momento tra i più efficaci dell’educazione linguistica, come impulso al gusto della lettura personale e come stimolo per nuove conoscenze. […]” La letteratura, dunque, come esperienza di vita slegata dalla costruzione dell’identità nazionale. (Non a caso i medesimi programmi aprono alla “narrativa italiana moderna ovvero straniera in buona traduzione italiana”.) Qui si situa la nascita di una didattica della letteratura per la scuola dell’obbligo, distinta da quella (incentrata sullo studio di testi, autori, generi e correnti) che caratterizza l’insegnamento nelle scuole superiori e all’università. Nuovi orizzonti critici e scientifici – narratologia, analisi del testo, linguistica testuale – hanno arricchito però anche gli studi superiori.

 

Le competenze: un fenomeno nuovo nei curricoli scolastici

 

Da circa dieci anni (in Italia con le Indicazioni nazionali per il curricolo, in Svizzera con il concordato intercantonale HarmoS del 2009) si fa strada nei programmi scolastici il paradigma delle “competenze”, alla cui origine stanno preoccupazioni legate al mercato del lavoro, ai processi di apprendimenti extrascolastici e permanenti (life-long-learning) e all’armonizzazione dei sistemi educativi. Comunque la si voglia giudicare: la scelta di mettere al centro della scuola l’idea di una persona competente, cioè in grado di utilizzare in situazioni autentiche della vita ciò che ha imparato, ha avuto l’effetto di mettere in crisi quello che era (ed è) considerato uno dei saperi-chiave della scuola pubblica: le conoscenze della e sulla letteratura. Come si fa a dire che uno studente è “competente su Ugo Foscolo”?

 

Interrogarsi sui testi, insegnare con la letteratura, leggere storie

 

I classici si trovano nell’inedita situazione di non essere più un sapere fondante, ma un contenuto del curricolo che deve dimostrare di essere un contributo alla formazione della persona. Certo nelle scuole superiori le indicazioni per il curricolo definiscono l’imprescindibilità dei classici. Ma ciò non significa che essi sono rimasti quel canone che la critica accademica aggiornava (dopo processi lunghi e laboriosi) con il passare dei decenni e che gli insegnanti avevano l’obbligo di leggere e spiegare in classe.

Quali nuovi approcci didattici hanno contribuito a trasformare la letteratura in “risorsa pedagogica”? C’è l’idea, risalente a dibattiti statunitensi dei primi anni ’80 e portata in Italia da Romano Luperini (1998), della “classe come comunità ermeneutica”. La nascente didattica della letteratura, in particolare Armellini (2008), ha così contribuito a promuovere una nuova competenza: il confronto delle interpretazioni. Altre competenze legate alla letteratura sono l’analisi del testo con gli strumenti critici (grammatica, narratologia, metrica ecc.) e la scrittura di testi argomentativi in applicazione di queste analisi. Ma sono trasferibili su concrete situazioni di vita?

Il dibattito ha ricevuto nuovi stimoli da Simone Giusti (2011, 2014). Con la felice e avvincente formula “insegnare con la letteratura”, questo studioso ha esplorato alcuni potenziali della letteratura scoperti dalle nuove scienze cognitive. La fruizione attiva di racconti e la capacità di utilizzarli in universi multimediali può infatti essere una competenza-chiave se ci ricordiamo che molta interpretazione del mondo è, secondo il filone di ricerca psicologica risalente a J. Bruner, legata a un pensiero di tipo narrativo.

Un altro aspetto del nostro problema è legato alla rivoluzione digitale: oggi anche il mestiere del critico richiede competenze digitali (la ricerca dei testi in una banca dati, la scrittura in blog e riviste on-line, la creazione di relazioni ipertestuali tra testi,…). Per formare il lettore dei classici di domani, la scuola dovrà promuovere anche quelle competenze nell’insegnamento curricolare dell’italiano. Una parte del lavoro con la letteratura porterebbe così a competenze vere: chi sa trovare un testo in una banca dati, o confrontarne diverse varianti fra di loro, saprà utilizzare altri analoghi strumenti di ricerca in altre analoghe situazioni della vita, ad esempio in vari ambiti professionali.

Intanto, in un’epoca caratterizzata da molteplici e variegati comportamenti e consumi massmediali, fioriscono iniziative volte a (ri-)portare i giovani al piacere della lettura. Notevole è, in quest’ambito, l’influenza di proposte come quella ermeneutico-narrativa dello scrittore inglese Aidan Chambers. Sapranno queste tendenze contaminare proficuamente la didattica della letteratura a scuola?

 

I classici resteranno tali anche nella società di domani?

 

Se tutto ciò ha profondamente modificato lo statuto e il prestigio dei classici, non ha tuttavia modificato i testi. Ha modificato in parte le modalità di trasmissione e fruizione: oggi le grandi opere della letteratura italiana (e universale) a scuola si leggono meno, e non più con programmi che ne impongono la lettura con motivazioni di tipo enciclopedico-culturale. Questa può essere un’occasione se la scuola saprà cogliere la sfida di un insegnamento con i classici, e con finalità pedagogiche che non riducano il paradigma delle competenze alla sua declinazione beceramente utilitaristica ma lo leggano anche in chiave interculturale e pedagogica, facendo dei classici quello che essi meritano di essere: una proposta di lettura e una risorsa per crescere.

 

Bibliografia essenziale

Armellini 2008 = Guido Armellini, La letteratura in classe. L’educazione letteraria e il mestiere dell’insegnare, Milano, Unicopli.

Bernini / Caracciolo 2010 = Marco Bernini / Marco Caracciolo, Letteratura e scienze cognitive, Roma, Carocci.

Luperini 1998 = Romano Luperini, Il professore come intellettuale. La riforma della scuola e l’insegnamento della letteratura, Piero Manni ed. (Ristampato nel 2013 con il titolo Insegnare la letteratura oggi.)

Giusti 2011 = Simone Giusti, Insegnare con la letteratura, Torino, Bologna, Zanichelli.

Giusti 2014 = Simone Giusti, Per una didattica della letteratura, Rovato, Pensa ed.

Sahlfeld 2016 = Wolfgang Sahlfeld, Riflessioni sulla didattica del testo letterario nell'epoca delle competenze , in: “Campi immaginabili (rivista semestrale di cultura)”, n. 54/55, pp. 392-412.

 

*Wolfgang Sahlfeld è professore di storia della didattica alla Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana, presso il Dipartimento Formazione e apprendimento con sede a Locarno, dove insegna didattica dell’italiano nel Master per docenti di Scuola media. Svolge attività di ricerca intorno alla didattica del testo letterario e alla storia dell’insegnamento dell’italiano.

 

Immagine: Lezione di scrittura

 

Crediti immagine: Albert Anker [Public domain]

 


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