30 settembre 2019

La pazienza di insegnare e imparare a scrivere in classe

All’insegnamento dell’italiano viene affidata una lunga serie di obiettivi che vanno dalla padronanza della lingua alla conoscenza della letteratura ad altre competenze di vario genere, comprese – in prospettiva – quelle relative al bon ton della comunicazione. La pratica e la didattica della scrittura giocano un ruolo determinante, come hanno chiarito negli ultimi anni le indicazioni per le prove conclusive di I e II ciclo, coerenti e complementari, non a caso prodotte dallo stesso gruppo di lavoro (link).

 

Le liste in scolastichese

 

Le liste di obiettivi, spesso alquanto nutrite e nel più puro “scolastichese”, popolano le programmazioni ma troppo spesso restano solo sulla carta perché si scontrano con difficoltà oggettive (numero degli alunni, lacune di base, tempo-scuola sempre più occupato da attività “altre”, fatica della correzione) o con visioni della scuola dure a morire per le quali lo studio della storia letteraria è di gran lunga prioritario rispetto all’acquisizione di competenze logico-linguistiche che vanno più nella direzione della cittadinanza consapevole che in quella della formazione specialistica (per quanto il valore formativo della letteratura, intesa soprattutto come testo letterario, sia fuori discussione a qualsiasi età e in qualsiasi ordine di scuola).

Qui vorrei riassumere in breve gli obiettivi di cui sopra, identificare alcune delle cruces che più di frequente si riscontrano, e proporre qualche suggerimento per attività didattiche realistiche ed efficaci.

 

Obiettivi durante l'ora d'italiano. Una lista

 

A che cosa dovrebbe puntare dunque il lavoro durante le ore di italiano? Considerando il coinvolgimento della scrittura (inscindibile dalla lettura) e i cambiamenti che hanno investito il ruolo della scuola nella formazione dei ragazzi, gli obiettivi appaiono essenzialmente questi:

– permettere di comprendere a fondo testi e messaggi, riconoscendone con sicurezza non solo il senso e gli aspetti argomentativi espliciti ma anche gli aspetti meno espliciti legati a scelte stilistiche e retoriche;

– migliorare le capacità logiche, critiche e argomentative  di ciascun alunno, come pure quelle ideative e creative;

– consolidare le conoscenze di carattere grammaticale, ai fini della correttezza:

– arricchire il bagaglio lessicale per consentire l’espressione corretta e puntuale del proprio pensiero;

– elaborare una scrittura variegata, precisa ed efficace, utilizzando lessico e strutture sintattiche per un verso complessi (testi “distesi”), per un altro funzionali alla comunicazione (testi brevi, tenendo d’occhio anche l’italiano digitato);

– praticare con sicurezza anche la scrittura professionale come la mail, il curriculum, il progetto, la relazione (su questo potranno essere interessanti programmazioni che integrino i PTCO);

– raggiungere un approccio consapevole e rigoroso alla lettura, comprensione, restituzione e rielaborazione dei testi letterari;

– produrre testi con la consapevolezza dei diversi registri stilistici e delle diverse situazioni comunicative.

 

Scrivendo e ri-scrivendo

 

Va da sé che obiettivi così complessi possono essere raggiunti pienamente solo se all’insegnante di Italiano si affiancano tutti gli altri, sia nella cura del lessico specialistico e delle strutture argomentative peculiari alle diverse discipline, sia nell’attribuzione esplicita di importanza all’esposizione corretta, propria, ordinata ed efficace, che per apparire evidente agli alunni dovrebbe essere un elemento costante della valutazione di tutti. Va da sé anche un'altra considerazione, e cioè che a scrivere si impara leggendo buoni modelli ma soprattutto scrivendo e prima ancora ri-scrivendo, partendo dalla comprensione dei meccanismi e delle strutture dei testi sia letterari sia saggistici e giornalistici di buona fattura. L’obiezione che non si ha tempo per correggere è sicuramente fondata, ma occorre dire che anche solo l’esercizio regolare della scrittura produce già buoni effetti, e che si può utilmente far praticare la correzione agli alunni stessi: non hanno l’occhio attento dell’insegnante per la proprietà di linguaggio e gli aspetti stilistici, ma sono comunque perfettamente in grado di capire che cosa funziona e che cosa no a livello di testualità profonda. Se ci si focalizza su aspetti precisi di volta in volta, poi, si può lavorare su testi molto brevi ma ugualmente significativi: il tema di buona memoria resta una pratica fondamentale per abituarsi al pensiero complesso, ma per gli aspetti relativi alla lingua (ortografia, uso di pronomi, connettivi e verbi, coesione e coerenza testuale, consapevolezza dei registri linguistici) possono bastare dieci righe.

 

Come scrivono gli alunni. Una lista

 

La lista delle doléances su come scrivono gli alunni è pressoché infinita, ma proviamo a focalizzarci sugli aspetti fondamentali:

– difficoltà a comprendere un testo e conseguenti fraintendimenti quando ne viene richiesto il riassunto, la parafrasi o la comprensione puntuale;

– difficoltà a staccarsi dal testo di partenza per rielaborarlo in modo personale ma tendenza a riproporlo quasi letteralmente, sforbiciandolo solo qua e là;

– scarsa attenzione all’articolazione del testo e alla progressione logica e tematica: le frasi vengono solo giustapposte, spesso in modo caotico, anziché essere organizzate in maniera adeguata; si tende a divagare e a perdere di vista il tema fondamentale, che andrebbe invece continuamente ripreso e approfondito;

– difficoltà ad assumere una posizione chiara e consapevole e ad argomentarla in modo corretto e convincente;

– pigrizia mentale (o reticenza a esporsi?) che porta a ricorrere a luoghi comuni e stereotipi anziché esercitare il giudizio critico;

– presenza diffusa di errori riguardanti ortografia, morfologia, sintassi;

– tendenza alla ridondanza e alla prolissità;

– povertà lessicale e uso improprio dei termini meno frequenti, con forte propensione al “parolone” usato male sia per fraintendimento del significato che per incompatibilità con il contesto.

 

Non temere i tempi lunghi

 

È evidente che non si può pensare di affrontare ogni volta tutti gli aspetti, anche per non deprimere gli alunni facendo loro notare troppe carenze: bisogna quindi darsi un ruolino di marcia, preferibilmente sui tempi lunghi (utili le programmazioni dei dipartimenti per materia: ad esempio si gettano le basi per la comprensione dei testi e la correttezza linguistica nel primo biennio; si lavora su parafrasi e riassunto in terza e sul testo argomentativo in quarta, appoggiandosi ai testi letterari: poesia e prosa narrativa con le “tre corone fiorentine”, poi trattatistica con Machiavelli, Galileo e l’Illuminismo; si rifiniscono le varie forme testuali e le competenze espositive e argomentative nel corso dell’ultimo anno).

 

Come migliorare la scrittura. Una lista

 

Quali attività proporre, infine, per cercare di migliorare la scrittura?

– esercizi di comprensione, analisi e interpretazione su testi letterari e non, guidati da domande intelligenti, che consentano di cogliere gli aspetti fondamentali ma anche di fornire apporti personali;

– riscritture con vincoli forti, che partano da una lettura attenta del testo di partenza per comprenderne a fondo il senso e la struttura;

– esercizi di riassunto secondo vincoli di lunghezza diversi, per imparare a selezionare le informazioni e a metterle in ordine di importanza;

– esercizi di sintesi da più testi, per fare confronti sul piano della gerarchia e completezza delle informazioni e imparare ad articolare testi autonomi;

– stesura di testi su tematiche che interessino realmente i ragazzi e non vengano sentite soltanto come esercitazioni scolastiche vuote e sterili;

–  “scalette a ritroso” elaborate su testi scritti da altri, per ricostruirne l’architettura logica e individuare eventuali incoerenze o lacune;

– richiesta di intervenire solo a livello linguistico su un testo scorretto (“salti” nell’uso dei tempi verbali, uso dei pronomi; errori di ortografia);

– esercizi su capoverso, paragrafo, connettivi e punteggiatura per familiarizzarsi con la scansione logica e tematica;

– riflessione sul significato puntuale delle parole e ricerca dell’etimologia per fissarlo meglio;

– riflessione sul valore dei sinonimi; completamento di un testo con singole parole o espressioni in modo autonomo oppure scegliendo all’interno di una rosa.

 

L’insegnamento della letteratura ne risulta penalizzato? Al contrario: in un circolo virtuoso, i maestri della scrittura vengono proposti non solo come momenti nello sviluppo della linea storico-letteraria ma approfondendo la dimensione testuale delle loro opere, e offrono così agli alunni ulteriori occasioni per arricchire il lessico, il pensiero, la capacità di esporre con efficacia e in modo suggestivo, l’abitudine ad argomentare. Un bottino decisamente ricco, a ben vedere.

 

Immagine: Lezione di scrittura

 

Crediti immagine: Albert Anker [Public domain]


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