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Nati per leggere splosh e din don!

di Rosarita Digregorio*

 

In principio fu il Fanciullino pascoliano: la poetica delle piccole cose che svela la verità del mondo, il cuore della poesia ricondotto alla capacità di un animo non sovrastrutturato di entrare in contatto con la natura profonda delle cose, di coglierne il senso nelle manifestazioni più semplici e poi esprimerlo attraverso un linguaggio conforme a questo intimo sentire primordiale. Un linguaggio pregrammaticale, di cui l’onomatopea è parte integrante: i suoni come comunicazione vitale, priva di mediazioni, della realtà che ci circonda.

 

Uno sporadico toc toc

 

Nonostante questa esplicita e solida attribuzione di dignità letteraria, dalla illustre paternità autorale, nella letteratura che proprio ai fanciulli si rivolge l’onomatopea ha assunto un ruolo non marginale solo in anni piuttosto recenti. Ancora per tutta la prima metà del Novecento e oltre, nelle storie per bambini, specie di autori dall’alto tasso letterario, le onomatopee fanno raramente capolino. Elsa Morante, nelle sue Straordinarie avventure di Caterina ospita uno sporadico toc toc, il verso di una tigre, ham, hamm, hammm, quello di un gallo, chicchirichì. Una grande varietà di fonosimboli spicca invece nelle raccolte di fiabe tradizionali, proprio per la matrice orale di queste narrazioni: “E principia, bruntuntun, bruntuntun, a salire”, “Si prova e brrr! Giù e sdrucciolava”, “Scocca le dodici e trrr! Si sente uno scatenio immenso di demoni”, esempi tutti tratti dalla Novellaja fiorentina di Vittorio Imbriani del 1877; o ancora bbuhm!, tirituppiti, nfi nfi nfi, vuh, nelle fiabe siciliane di Pitrè. Anche nella prosa di Pinocchio, modellata sull’immediatezza del parlato, l’onomatopea punteggia numerosi episodi per renderli vivi e scoppiettanti: “una musica di pifferi e di colpi di gran cassa: pì-pì, pì-pì-pì, zum, zum, zum, zum”, “zecchini d’oro che, dondolandosi mossi dal vento, facevano zin, zin, zin”, il crì-crì-crì del Grillo parlante, j-a, j-a del burattino e di Lucignolo trasformati in ciuchini.

 

L'attrazione del fumetto

 

Due importanti novità culturali hanno sancito una più ampia diffusione – ma anche una certa uniformazione – dell’onomatopea nei testi per bambini fuori dai confini del genere della fiaba popolare e delle scritture ad esso ispirate: la prima, il successo planetario del fumetto, il genere che ha trainato anche nell’italiano moltissimi fonosimboli inglesi, che, tradotti, hanno finito per identificare univocamente un dato rumore. In seconda battuta – ed è forse la spinta più rilevante all’uso consistente dell’onomatopea nei libri per l’infanzia – studi medici e pedagogici hanno dimostrato gli effetti benefici della lettura precoce, dell’approccio al libro sin dall’età prescolare, addirittura nei primi mesi di vita, individuando nella lettura ad alta voce da parte di un adulto uno stimolo relazionale, affettivo, cognitivo e linguistico fondamentale per lo sviluppo dei piccoli.

 

Giochi di suoni

 

Il programma nazionale Nati per Leggere, nato sulla scorta di analoghe esperienze internazionali, operante in Italia dal 1999 grazie alla collaborazione tra Associazione Culturale Pediatri, Associazione Italiana Biblioteche e Centro per la Salute del Bambino ONLUS di Trieste, suggerisce, attraverso un’intensa attività promozionale, i criteri di selezione di prodotti editoriali adatti ai bambini da zero a sei anni. Ebbene, consigliati sono proprio i libri ricchi di sonorità, onomatopee, giochi di suoni che, da un lato, coinvolgano i bimbi attraverso il loro stesso linguaggio, ancora non grammaticalizzato, dall’altro li aiutino ad esplorare il mondo che li circonda con consapevolezza nuova, facilitando per altro la lettura ad alta voce da parte dell’adulto che può improvvisare cambi di voce e tono a seconda dei suoni.

 

Lupi e orsi onomatopeici

 

Il libro vincitore della VI edizione del Premio Nazionale Nati per Leggere, Lupo in versi di Eva Rasano (Bacchilega Editore, 2014), è interamente costruito sull’immagine stilizzata di un simpatico lupo nero e sulle poche lettere dei suoni che lo accompagnano in semplici situazioni di contatto: con la campana, din don, nella macchina della polizia, noo nii noo nii, al telefono, ring ring. Ancora, tra i libri che Nati per Leggere definisce “ irrinunciabili”, si impone A caccia dell’orso di Michael Rosen e Helen Oxenbury (Mondadori, 2001): in questa piccola e fantastica avventura familiare gli ostacoli imprevisti sono segnalati proprio dal rumore, cui possono essere anche abbinati gesti e movimenti, che si produce mentre i protagonisti sono impegnati a superarli: svish svush! Svish svush! Svish svush! tra l’erba alta, spash splosh! Splash splosh! Spash splosh! mentre si guada un torrente, squelch squalch! Squelch squalch! Squelch squalch! quando si affonda in una palude.

 

Una musica per le orecchie dei bambini

 

La funzione positiva dell’onomatopea nei libri per bambini piccoli, dunque, si gioca sul piano comunicativo perché produce una comprensione immediata, senza necessità di particolari decodifiche, e sul piano espressivo, essendo assimilabile a quella della rima e degli schemi ritmici e ripetitivi in generale: produrre effetti sonori piacevoli, riconoscibili e prevedibili, favorire una lettura mimata, accompagnata da articolazioni del viso e del corpo. Insomma, come sostiene Rita Valentino Merletti, una delle più attente e attive studiose di letteratura per l’infanzia italiane, nei libri per bambini, in particolare in quelli per la fascia da 0 a 3 anni, il linguaggio con marcate componenti sonore è fondamentale, affine quasi a quello musicale.

 

Cristallizzazioni

 

Scorrendo i cataloghi di diverse case editrici, si nota come l’onomatopea la faccia da padrone anche nei titoli, benché si tratti per lo più di libri tradotti da originali stranieri, accompagnata spesso dal punto esclamativo: Ronf! Ronf! (Mondadori, 1998), Pluf! (Babalibri, 2000), Grat grat cirp splash! (Babalibri, 2011), Glub! (Il Castoro, 2013). Bau miao cip-cip (Franco Cosimo Panini, 2011) si distingue perché il fonosimbolo sostituisce proprio il disegno dell’animale relativo e troviamo un cip cip appoggiato a un albero, un miao acciambellato sul cuscino, un bau che fa la pipì sul muro. Voci onomatopeiche presenti su larga scala, dunque, ma, rispetto alle vecchie fiabe popolari, nel complesso meno numerose, cioè con poche varianti e cristallizzate in realizzazioni stereotipate, certo per favorire l’immediata identificazione del suono, ma a discapito dalla varietà e della naturalezza della riproduzione stessa.

 

Cinque rumorose categorie

 

La serie delle onomatopee può essere ricondotta a cinque macrocategorie: i classici versi degli animali (Abbaia George di Jules Feiffer, Salani 2010); i rumori corporali, quali il russare o la flatulenza, dal sicuro effetto comico, amplificato dalla percezione della piccola trasgressione alla censura adulta della riproduzione dei suoni corporei (A ciascuno il suo…prot di Noè Carlain e Anna Laura Cantone, Arka, 2006 o la serie di Pittau e Gervais edita da Il Castoro, Le puzze dell’elefante, La pipì della zebra, Il moccio dell’ippopotamo); la sfera degli elementi naturali (si pensi alle poesia Pioggia di Gianni Rodari: Tic e tac/la pioggia cade […] Con l’ombrello/vo bel bello/nelle pozze/a far cic ciac); suoni di interazione uomo-animali con la natura o comunque provenienti dal movimento (Blub blub blub di Yuichi Kasano, Babalibri, 2009: il suono di qualcosa che emerge dall’acqua fa intuire al piccolo ascoltatore/lettore che un altro personaggio sta per sbucare dalle profondità marine dando il là allo sviluppo della storia stessa); infine i rumori di macchine, soprattutto mezzi di trasporto. Che i bambini apprezzino molto la sfera sonora, lo si comprende dalle numerose trovate commerciali che, per potenziare questo potere attrattivo, incorporano talora nella pubblicazione un piccolo sonaglio o carillon che, premuto, riproduce meccanicamente il suono oggetto del libro: si veda, tra tutte, la collana di Dami Editore, con le illustrazioni dell’inossidabile Tony Wolf, con i suoi Dlen Dlen, arrivano i pompieri, Cri Cri grillo cantante, Cra cra rana sportiva, Dlin dlon arriva il postino, Ciuf ciuf trenino veloce.

 

*Rosarita Digregorio è dottore di ricerca nell’ambito del gruppo ARSIL (Archivio di Sintassi dell’Italiano Letterario), guidato da Maurizio Dardano. Tra i suoi interessi, la riproduzione letteraria del linguaggio infantile in Elsa Morante, il plurilinguismo de La Storia, la terminologia biblioteconomica, le traduzioni recenti della Bibbia, la storia culturale delle parole. Ha svolto attività lessicografica come redattrice del Grande Dizionario Garzanti della Lingua Italiana e del Vocabolario dei sinonimi e contrari della Le Monnier. Si è occupata degli studi linguistici su Machiavelli per la Bibliografia delle edizioni di Niccolò Machiavelli: 1506-1914 (Manziana, Vecchiarelli Editore, in corso di pubblicazione), progetto internazionale a cura di Piero Innocenti e Marielisa Rossi. Attualmente lavora per l’Istituzione Biblioteche Centri Culturali di Roma Capitale.

 

UN LIBRO

Un delitto del ’43 e altri racconti

Mario Quattrucci

La pubblicazione di questa raccolta può costituire un’ottima occasione per accostarsi alla narrativa di Mario Quattrucci. Infatti, i vari testi mostrano bene la varietà di stili e modalità rappresentative con cui l’autore declina il prediletto genere poliziesco, perseguendo sempre il divertimento nella sua accezione più nobile.

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