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Di cosa parliamo quando parliamo di statistica (ufficiale): terminologia e lingua istituzionale

di Patrizia Collesi*

Delineare un quadro del complesso rapporto tra terminologia e comunicazione istituzionale non è un’impresa semplice. Comprendere come e cosa le istituzioni comunicano, quale linguaggio scelgono, a quali pubblici sono dirette, è una sfida stimolante per chi si occupa di terminologia.
Numerosi sono gli studi che riguardano il linguaggio economico, quello giuridico, quello amministrativo, con obiettivi e punti di vista diversi: esaminare i processi di formazione dei termini, analizzare le modalità di scrittura e l’uso delle parole per proporre una semplificazione, valutare le influenze della terminologia straniera su quella italiana, predisporre glossari. Di riflessioni approfondite sulla lingua della statistica ufficiale pare invece non esserci traccia. Forse perché considerata materia arida? O perché i numeri dovrebbero parlare da soli?
 
“Etichettare” correttamente le variabili
 
Eppure, la statistica come quella prodotta dall’Istituto nazionale di statistica (Istat) si presta alla riflessione terminologica per vari motivi: è ufficiale e deriva in massima parte da norme, concetti e pratiche sovranazionali, provenienti da nozioni e concetti messi in comune e quindi elaborati a livello dell’Unione europea o delle Nazioni unite; ha poi processi di elaborazione e produzione standardizzati e informatizzati, che derivano da procedure condivise a livello internazionale; per l’attività istituzionale deve “etichettare” correttamente le variabili di indagine facendole diventare numeri che si possono confrontare; ha il dovere, infine, e non è cosa da poco, di favorire quanto più possibile la diffusione dei risultati e di renderli comprensibili e chiari per gli utenti e così «sviluppare un’approfondita conoscenza della realtà ambientale, economica e sociale dell’Italia ai diversi livelli territoriali e favorire i processi decisionali di tutti i soggetti della società», come si legge nella sua “missione”, dichiarata nel sito www.istat.it.
Quello della comunicazione il più possibile trasparente è quindi tema talmente fondamentale che gli obiettivi di standardizzazione e di chiarezza, sia in fase di produzione che di “output” delle statistiche, hanno trovato spazio in documenti programmatici come I dieci principi della statistica ufficiale, Il codice delle statistiche europee, Il codice della statistica italiana.
 
Censimento e terminologia
 
L’impegno più rilevante dell’attività dell’Istat nel 2011 è il Quindicesimo Censimento della popolazione e delle abitazioni, attualmente in fase di svolgimento. Si tratta di una rilevazione a carattere universale, con cadenza decennale, condotta in tutti i paesi del mondo nel biennio 2010-2011. Quello attuale presenta numerosi elementi di novità; oltre a essere effettuato con modalità innovative, frutto di studi comparativi delle principali esperienze estere, è stato indetto, per la prima volta, da una normativa europea (Regolamento CE n. 763/2008 del Parlamento e del Consiglio) ed è perciò vincolante per gli Stati membri per quanto riguarda l’esecuzione e i contenuti.
 
Quanto alla redazione del questionario – avvenuta in sede Ue sulla base delle indicazioni Onu per la tornata censuaria 2010-2011 a livello mondiale (Recommendations for 2010-2011 Census Round) – non si può parlare di scelte linguistiche nazionali autonome ma di un esempio di attività terminologica alla luce delle seguenti caratteristiche:
·       una serie di domande comuni a tutti i paesi Ue;
·       un lessico di dominio definito a priori;
·    versioni equivalenti in 23 lingue, indicazioni stringenti su come diffondere i risultati (tabelle da produrre e tempi);
·    un progetto comune per produrre i dati.
 
Il regolamento del censimento e le definizioni
 
Ai fini dell’analisi terminologica gli articoli del regolamento più interessanti sono il primo, che ha come oggetto le «norme comuni per la fornitura decennale di dati esaurienti sulla popolazione e sulle abitazioni» e il secondo, che fornisce le definizioni da utilizzare per le variabili di indagine, termini che nella linguaggio corrente avrebbero altri significati. Con la precisazione «ai fini del presente regolamento si intende per» l’articolo 1 elenca i termini che l’Istat e gli altri Istituti nazionali di statistica europei sono tenuti a utilizzare per raccogliere, elaborare e diffondere sotto forma di numeri la fotografia della popolazione italiana e delle abitazioni al 9 ottobre 2011, scattata dal Censimento.
 
Popolazione, abitazione ed edifici
 
Popolazione, il primo termine dell’elenco, è definito come «la popolazione nazionale, regionale e locale nel luogo di dimora abituale alla data di riferimento»; seguono, nell’ordine, tutti gli altri termini contenuti in questa prima definizione: abitazione, edifici, dimora abituale, data di riferimento (giorno al quale vanno riferite le domande cui rispondere nel questionario) e anche gli aggettivi nazionale, regionale, locale nell’accezione particolare che assumono secondo la classificazione delle unità territoriali a fini statistici (NUTS). Nazionale sarà quindi riferito al «territorio di uno stato membro», mentre regionale, locale, vengono intese, rispettivamente come «livello NUTS 1, livello NUTS 2 o livello NUTS 3» e «livello 2 delle unità amministrative locali (livello LAU2)» riferite a livelli di maggiore dettaglio territoriale. Le «caratteristiche essenziali dei censimenti della popolazione e delle abitazioni» sono infine definite come «l’enumerazione individuale, la simultaneità, l’universalità in un territorio definito, la disponibilità di dati per piccole aree e la periodicità definita», sostanzialmente le caratteristiche di base di una rilevazione censuaria.
La standardizzazione concettuale e la normalizzazione terminologica rappresentano quindi una fase significativa nella filiera di produzione della comunicazione censuaria istituzionale e l’attività che ha condotto all’elaborazione in 23 lingue del questionario – almeno per la parte comune a tutti i Paesi – si configura come una attività di pianificazione e normazione terminologica a pieno titolo, analoga a quell’attività di standardizzazione concettuale e denominazionale, intesa a garantire una maggiore efficacia e accuratezza nella comunicazione professionale, che rappresenta uno dei cardini della terminologia.
 
Come parla l’Istat, come parlano con l’Istat
 
L’analisi del linguaggio tecnico di un settore, che è molto spesso alla base di lavori di analisi terminologica, può avere come obiettivo stabilire equivalenze tra varie lingue per realizzare glossari. Nel caso del linguaggio della statistica questa parte di attività è già realizzata perché la terminologia prescrittiva deriva dall’attività normativa comunitaria o comunque internazionale, e nasce quindi già multilingue.
Sarebbe invece interessante, a fini linguistici, sviluppare momenti di riflessione sulle numerose modalità espressive di questo linguaggio di settore, analizzando i livelli e registri diversi che l’Istat utilizza per le varie fasce di utenza: dai decisori pubblici nazionali e internazionali che si servono dei dati statistici per valutazioni politiche e programmazioni future ai cittadini che utilizzano il dato sull’indice dell’inflazione per calcolare la variazione del canone di affitto. Per ognuno di loro l’Istat ha sviluppato prodotti diversi: dalle tavole composte da numeri e definizioni in fiancate e testate (data warehouse I.State altre banche dati istituzionali), ai comunicati stampa che mettono in evidenza i principali risultati in un linguaggio rigoroso ma semplificato e corredati di un glossario per i termini specifici (Statistiche Flash), a prodotti editoriali di vario genere, da quelli ad ampia diffusione (Italia in cifre, Noi Italia) ai repertori (Annuario statistico italiano e Italian statistical abstract) e ai volumi di analisi (Rapporto annuale sulla situazione del Paese). Nell’ultimo periodo poi, l’Istituto ha avviato anche un canale Twitter; per ognuno di loro ha modulato un registro linguistico diverso. Si tratta di risorse e di spazi aperti alla condivisione e allo scambio di suggerimenti, ricerche, indicazioni.
 
*Patrizia Collesi (Roma, 1962) è primo ricercatore all’Istituto nazionale di statistica (Istat), dove si occupa di rapporti con i media. Si interessa di terminologia e linguaggi specialistici ed è segretario generale dell’Ass.I.Term (Associazione italiana per la terminologia). Ha effettuato numerose traduzioni, alcune di ambito economico (La nuova economia europea) e altre di ambito letterario (testi di Thomas Mann, Hermann Hesse, Oscar Wilde, Edgar Allan Poe). Per la sua attività all’Istat si è occupata delle pubblicazioni statistiche bilingue e delle pubblicazioni generali e ha curato l’avvio di un progetto di multilinguismo.
 

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