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La terminologia, un ponte fra i saperi

di Maria Teresa Zanola*
 
Parole e termini in uso nei discorsi specialistici costituiscono l’ingresso al mondo delle conoscenze tecniche e scientifiche. La terminologia ha a lungo designato la nomenclatura propria di un settore: Duhamel du Monceau nel 1758 definiva la nomenclatura l’«arte di identificare gli oggetti di una scienza e di attribuire loro dei nomi». Il cuore della questione terminologica ruota del resto intorno a una triade – oggetti della scienza, sistema linguistico e termine –, che suscita interesse fin dalla fine del XVIII secolo e dà vita ad un’ampia documentazione lessicografica specialistica, da lessici collocati al termine dei trattati, a glossari specifici, a vocabolari e dizionari tecnici e scientifici, che consentono oggi a ritroso di ricostruire la vita di saperi di ogni genere.
 
XX secolo, nasce come disciplina a sé
 
Nel XX secolo la terminologia allenta il legame con la lessicografia, per affermarsi come disciplina a sé e, dalla riflessione sulla relazione fra nome e referente, si apre all’evidenza della funzione sociale del linguaggio come mezzo di comunicazione, in particolar modo, nei settori specialistici. Sono stati individuati alcuni orientamenti di studio nei quali la terminologia ha offerto preziosi contributi nell’arco del XX secolo, attraverso alcune scuole che hanno approfondito queste linee di studio e costituito aree di formazione significative in ambito internazionale. Teresa Cabré, nota studiosa catalana, riassume la ricchezza delle analisi che si sono sviluppate in tre tendenze che considerano la terminologia dal punto di vista del sistema linguistico, dal punto di vista delle relazioni interlinguistiche e della traduzione e, infine, dal punto di vista della pianificazione linguistica.
 
Dal punto di vista del sistema linguistico
 
La prima tendenza è più propriamente linguistica e si caratterizza per considerare la terminologia come la disciplina che si occupa della standardizzazione concettuale e denominativa, in un disegno in parte idealista di tendere alla costituzione o al controllo di una lingua internazionale delle scienze e delle tecniche, al fine di normalizzare ogni novità lessicale e di cooperare alla precisione e alla praticità di una comunicazione specialistica quanto più possibile univoca. Si pensi alle scuole che si sono sviluppate tra la prima e la seconda metà del Novecento, fra cui la scuola di Vienna, nata intorno a Eugen Wüster, che ha considerato fondamentale il ruolo dello specialista della disciplina nell’attività terminologica, in vista della normalizzazione dei termini e della monoreferenzialità del termine.
 
Dal punto di vista delle relazioni interlinguistiche
 
La seconda linea si apre ai problemi della gestione della terminologia plurilingue, e trova fortuna laddove la necessità di promozione e difesa di una lingua hanno portato alla produzione di grandi opere terminologiche: si pensi al Québec e alle basi di dati oggi consultabili in più lingue, dal Grand Dictionnaire Terminologique (francese-inglese-latino) dell’Office Québécois de la Langue Française a Termium del Translation Bureau (francese-inglese-spagnolo). Oppure a IATE, che presenta in tutte le lingue dell’Unione Europea un vastissimo patrimonio terminologico – in parte di libero accesso, in parte no –, tratto da tutti i documenti prodotti nell’ambito delle istituzioni europee. Dall’organizzazione di grandi opere alla realizzazione di altri importanti repertori plurilingui talora accessibili al grande pubblico, talora solo ad uso interno, moltissimo è stato fatto per aiutare il mondo della traduzione e della redazione di testi specialistici, nell’intenzione di concorrere alla chiarezza e alla precisione nelle terminologie specialistiche. La Rete per l’Eccellenza dell’Italiano istituzionale (Rete REI), promossa nel 2005 dalla Direzione Generale della Traduzione dell’Unione Europea, ha raccolto nel proprio sito un ricco patrimonio di riferimento per la ricerca di glossari plurilingui in vari campi.
 
Dal punto di vista della pianificazione linguistica
 
Dalle considerazioni sulla neologia e sulla creatività lessicale, si giunge ad una terza tendenza, che coinvolge la terminologia nelle dinamiche di pianificazione linguistica e di politica linguistica, nel caso della difesa di una lingua (si pensi al francese in Québec), così come in quella della sua promozione o della rivitalizzazione di lingue minoritarie. L’intervento legislativo unito alla cura sistematica della terminologia come mezzo fondamentale della comunicazione specialistica ha spesso consentito il mantenimento e il rilancio di lingue considerate ormai avviate a un destino di scomparsa.
 
Tanti altri filoni
 
Non è possibile ricostruire in modo completo la mappa di studi che hanno spesso aperto ulteriori filoni: basti pensare alla socioterminologia, o agli studi sulla variazione in ambito terminologico. Si può certamente abbandonare la preoccupazione sullo status della terminologia come disciplina, per constatare l'evidente ricchezza di approfondimenti e di stimoli che offre l’approccio terminologico sia a studi di carattere linguistico, sia a studi di storia dei concetti, delle idee e di storia delle discipline.
 
Maggiore ampiezza espressiva, maggiore capacità comunicativa
 
Il valore e l’interesse della terminologia è ancor più considerevole perché si innesta in una dinamica interdisciplinare e in un processo comunicativo. Per esempio, non esiste “una” terminologia medica generica, ma la terminologia medica di una determinata specialità nella situazione comunicativa concreta, nel dialogo medico-paziente, nella comunicazione medico-medico, nella scrittura specialistica di un articolo, di un saggio, e così via. E lo stesso per qualunque altra terminologia scientifica o tecnica. Spesso le carenze nella formazione degli specialisti sono da imputare ad una visione erronea che separa la conoscenza dalla forma espressiva appropriata per una determinata situazione di comunicazione, in cui vivono due livelli di lingua, quella cosiddetta generale e quella specialistica, che trova nella terminologia adeguata l’adeguata forma di espressione della comunicazione professionale richiesta. Il grado di efficacia comunicativa aumenta quanto più il possesso dell’ampiezza espressiva di questa terminologia è consapevole. Vale forse la pena ricordare la rilevanza quindi della conoscenza terminologica, che è linguistica e concettuale e culturale al tempo stesso.
 
La precisione è un bene in sé
 
Vale da ultimo la pena ricordare anche che la precisione terminologica è anche un bene in sé, con valore economico e giuridico. Il glossario di un’azienda costituisce la proprietà esclusiva del saper fare di quell’azienda, ed è la ragione per la quale molto patrimonio terminologico tecnico non è accessibile, ma vive all’interno del mondo del lavoro che lo possiede. Un singolo termine identifica un prodotto tecnico e industriale, e quanto è importante che la sua corretta definizione sia divulgata insieme al termine stesso.
La terminologia apre alla complessità del reale, è di per sé un ponte fra le conoscenze e ci fa entrare in relazione con mondi e saperi che sono arte, cultura, tecnica e scienza della vita contemporanea.
 
Per approfondimenti
G. Adamo (2008), La terminologia, in R. Guarasci ed., Dal documento all'informazione, Milano, ITER, pp. 227-247.
Id. (2004), La terminologia per gli interpreti e i traduttori, in «Moderne Sprachen», 44, pp. 135-149.
M.T. Cabré (1993), La terminología. Teoría, metodología, aplicaciones. Barcelona, Editorial Antártida/Empúries.
G. Nencioni (1994), Linguistica e terminologia tecnico-scientifica, in G. Adamo, Ricerca e terminologia tecnico-scientifica.
Lexicon philosophicum, Firenze, Olschki, pp. 5-12.
A. Rey (1992), La terminologie. Noms et notions, Paris, P.U.F.
J.C. Sager (1990), A practical course in terminology processing, Amsterdam-Philadelphia, Benjamins.
E. Wuster (1979), Einführung in die allgemeine Terminologielehre und terminologische Lexicographie, Vienna-New York, Springer.
 
*Maria Teresa Zanola è professore ordinario di Lingua e traduzione francese presso la Facoltà di Scienze Linguistiche e Letterature Straniere dell’Università Cattolica di Milano. Ha lavorato nel campo della linguistica diacronica comparata, curando studi sul linguaggio delle scienze nel francese del Quattrocento, sulla creazione neologica nel XIX e nel XX secolo e, in particolare, sulla terminologia francese delle scienze, dell’economia e della finanza. È presidente dell'Associazione Italiana per la Terminologia e Segretaria generale della Rete panlatina di terminologia Realiter. Autrice di studi sulla terminologia scientifica nei volumi da lei curati Terminologie specialistiche e tipologie testuali e Terminologie specialistiche e prodotti terminologici nei tipi di Educatt, Milano 2007 e 2011, ha anche prodotto la versione italiana di alcuni lessici plurilingui di Realiter, fra cui il Lessico panlatino del commercio elettronico, Translation Bureau, Ottawa 2004, il Lessico panlatino dell'influenza aviaria, Office Québécois de la Langue Française, Québec 2009, il Lessico panlatino dell'energia eolica, Translation Bureau, Ottawa 2010.
Alcuni contributi significativi nell’ambito degli studi terminologici: L’emprunt lexical anglais dans le français contemporain, La Scuola, Brescia, 1991; Studi sulla presenza dell’italiano nel francese del XIX e del XX secolo, in «L’Analisi Linguistica e Letteraria», III/2, 1995, pp. 361-408; Energie tradizionali e rinnovabili: proposte di interventi terminologici, in «AIDAinformazioni», XXVI/1-2, 2008, pp. 113-128; Histoire des sciences et des techniques, histoire des dictionnaires: quelques réflexions, in «Cahiers des dictionnaires», 2, 2010, Garnier électronique, pp. 37-52; Dictionnaires spécialisés et vulgarisation scientifique, in G. Dotoli ed., Il dizionario, incrocio di lingue, Schena, Fasano, 2010, pp. 89-98; Terminologie specialistiche e nuove professionalità, in A. Lamarra et al., Plurilinguismo e integrazione, ESI, Napoli, 2010.
 
 

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È uscito un libro importante, che merita di essere letto con attenzione, consultato e diffuso. Ne sono autori gli ospiti e gli educatori, gli operatori della Cooperativa Sociale Francesca, nata in Urbino nel 1992, che si occupa dell’inserimento lavorativo di ragazzi “diversamente abili”, come si dice oggi.

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