26 gennaio 2016

Per leggere le Dieci Tesi, oggi**

di Adriano Colombo*

 

Le Dieci Tesi per l'educazione linguistica democratica furono redatte da Tullio De Mauro e poi fatte proprie dal Giscel in un’assemblea tenuta a Roma il 26 aprile 1975. Esse proponevano l’educazione linguistica come grande questione nazionale, rivolgendosi non solo alla scuola, ma al mondo della cultura, all’Università, alle classi dirigenti, alle forze politiche e sociali.

La densità concettuale di questo testo rende forse utile una piccola guida introduttiva a una prima lettura.

 

La centralità del linguaggio verbale

 

Le prime due Tesi pongono il tema della centralità del linguaggio verbale per l’essere umano e del suo radicamento nella vita biologica, emozionale, intellettuale, sociale: c’è un forte riferimento a quella che potremmo chiamare la “corporeità” della lingua, che non può svilupparsi in un essere umano denutrito dal punto di vista fisico, affettivo, delle relazioni. La terza richiama l’attenzione sul fatto che non tutte le capacità (oggi diremmo “competenze”) linguistiche sono visibili come quella di produrre testi scritti o di conversare; molte, e importanti, sono inferibili solo indirettamente, come quella di comprendere i messaggi parlati e scritti, o quella di arricchire il proprio patrimonio lessicale.

 

Educazione linguistica democratica

 

La quarta Tesi (“I diritti linguistici nella Costituzione”) pone il tema centrale del documento. Essa chiarisce il senso di “educazione linguistica democratica ” richiamandosi all’art. 3 della Carta, che “riconosce l’eguaglianza di tutti i cittadini ‘senza distinzioni di lingua’ e propone tale eguaglianza, rimuovendo gli ostacoli che vi si frappongono , come traguardo dell'azione della Repubblica”; da qui l’esigenza di “uno sforzo coordinato e molteplice di tutte le istituzioni che attivano (o dovrebbero attivare) la vita culturale di massa”.

 

Critica della pedagogia linguistica tradizionale

 

Le Tesi seguenti (V, VI, VII) sono dedicate alla critica della “pedagogia linguistica tradizionale” e con questo entrano nel vivo della didattica prevalente nelle scuole. Essa “bada soltanto alla produzione scritta, non cura le capacità di produzione orale”, e anche nello scritto “tende a sviluppare la capacità di discorrere a lungo su un argomento, […] e si trascurano altre e più utili capacità: prendere buoni appunti, schematizzare, sintetizzare ”. La pedagogia linguistica tradizionale “ pretende di agire settorialmente nell’ora detta di italiano”, ignorando “la necessità di coinvolgere nei fini dello sviluppo linguistico tutte le materie”. Ancora, “si è largamente fondata sulla fiducia nella utilità di insegnare analisi grammaticale e logica”, insegnamento che viene definito “parziale”, “inutile” e “nocivo” con una serie di critiche argomentate. La pedagogia linguistica tradizionale trascura la realtà linguistica di partenza degli allievi; ignora il rapporto tra le capacità verbali e le altre capacità simboliche ed espressive, ad esempio “che buona parte degli errori di lettura e di ortografia dipendano da scarsa maturazione della capacità di coordinamento spaziale, e che essi dunque vadano curati, […] insegnando a ballare, ad apparecchiare ordinatamente la tavola, ad allacciarsi le scarpe”. In definitiva, la tradizione scolastica “è rivolta a integrare il processo di educazione linguistica degli allievi delle classi sociali più colte e agiate”, i quali trovano nel loro ambiente familiare quanto occorre allo sviluppo delle abilità linguistiche, e approfondisce il divario con gli alunni provenienti da ambienti sociali di cultura diversa.

Sarebbe un soggetto di studio interessante, anche se difficile, verificare quanti dei limiti denunciati dalle Dieci tesi , e in quale misura, sopravvivano nell’educazione linguistica che si pratica oggi nelle nostre scuole.

 

Una sintesi in dieci punti

 

Le ultime tre Tesi sono in chiave propositiva. Fondamentale la VIII, che sintetizza in dieci punti i “Principi dell’educazione linguistica democratica”. Cerchiamo qui di evocare con citazioni frammentarie la loro formulazione già di per sé sintetica:

“Lo sviluppo delle capacità verbali va promosso in stretto rapporto reciproco con una corretta socializzazione, con lo sviluppo psicomotorio…”; “Lo sviluppo e l'esercizio delle capacità linguistiche non vanno mai proposti e perseguiti come fini a sé stessi, ma come strumenti di più ricca partecipazione alla vita sociale e intellettuale”; Occorre “partire dall’individuazione del retroterra linguistico-culturale personale, familiare, ambientale dell'allievo”; Da qui giungere a esplorare “la varietà spaziale e temporale, geografica, sociale, storica” presente in ogni lingua; “sviluppare e tenere d'occhio non solo le capacità produttive, ma anche quelle ricettive”; “va sviluppato l'aspetto sia orale sia scritto”; “stimolare la capacità di passaggio dalle formulazioni più accentuatamente locali, colloquiali, immediate, informali, a quelle più generalmente usate, più meditate, riflesse e formali”; “addestrare alla conoscenza e all'uso di modi istituzionalizzati d'uso della lingua”; valorizzare “la capacità, inerente al linguaggio verbale, di autodefinirsi e autodichiararsi e analizzarsi […] arricchendo progressivamente le parti di vocabolario più specificamente destinate a parlare dei fatti linguistici”, per innestarvi sopra “nelle scuole postelementari lo studio della realtà linguistica circostante”; questa formulazione articolata vuole alludere alla riflessione sulla lingua senza confonderla col tradizionale studio della grammatica; “in ogni caso e modo occorre sviluppare il senso della funzionalità di ogni possibile tipo di forme linguistiche”. “La vecchia pedagogia linguistica era imitativa, prescrittiva ed esclusiva. Diceva: ‘Devi dire sempre e solo così. Il resto è errore’. La nuova educazione linguistica (più ardua) dice: ‘Puoi dire così, e anche così e anche questo che pare errore o stranezza può dirsi e si dice; e questo è il risultato che ottieni nel dire così o così’”.

 

La formazione degli insegnanti

 

La Tesi IX è dedicata alla formazione degli insegnanti richiesta dalla nuova educazione linguistica: “Non c'è dubbio che seguire i principi dell'educazione linguistica democratica comporta un salto di qualità e quantità in fatto di conoscenze sul linguaggio e sull'educazione ”. Occorre dunque ripensare a fondo alla loro formazione universitaria e postuniversitaria, integrando “competenze finora considerate riservate agli specialisti e staccate l'una dall'altra ”.

 

Centri locali e regionali

 

L’ultima Tesi afferma che questa nuova formazione esige “ l'organizzazione di adeguati centri locali e regionali di formazione e informazione linguistica e educativa. […] Siamo dunque dinanzi a un problema amministrativo e civile, a un problema politico . ”

 

I motivi di un'incidenza limitata

 

Aggiungo poche considerazioni, a quaranta anni dalla pubblicazione del documento. Le Tesi intendono porre una grande questione civile, di conseguenza non si rivolgono solo o in primo luogo agli insegnanti, ma alla società e alle sue istituzioni. Da qui due conseguenze:

1. Quando ci chiediamo, preoccupati e un po’ delusi, perché l’incidenza delle Tesi sulla pratica didattica sia stata così limitata, non dobbiamo pensare in primo luogo alla sordità del corpo insegnante, ma chiederci che cosa abbia fatto l’Università per la loro formazione, che cosa abbia fatto il Ministero dell’Istruzione, dove siano i “centri locali e regionali di formazione e informazione linguistica e educativa” che dovevano sostenere il cambiamento richiesto, quale sia stata la consapevolezza della questione linguistica nella politica, sulla stampa, nell’editoria.

2. Le Tesi non intendono essere un manualetto di didattica linguistica, e sarebbe stato assurdo volerlo condensare in poche pagine. I dieci punti della Tesi VIII pongono traguardi essenziali all’insegnamento, ma non possono spiegare nei particolari come raggiungerli. Oltre tutto nel 1975 si disponeva ancora di un patrimonio di esperienze e ricerche limitato in proposito.

Il documento costituisce un punto di partenza, e il suo effetto più incisivo è stato di dare impulso a questa ricerca, di cui il Giscel è stato uno dei motori principali. Nel 1975, al collega che avesse letto il documento e poi ci avesse chiesto: “D’accordo, e adesso che faccio?” avremmo saputo dare poche risposte frammentarie, tranne l’invito a mettersi al lavoro insieme a noi. Oggi abbiamo molte più risposte da dare.

 

**Testo di presentazione delle Dieci tesi per l'educazione linguistica democratica diffuso in occasione del convegno organizzato dal Giscel Emilia Romagna L’educazione linguistica al centro: ripartiamo dalle Dieci Tesi, tenutosi a Bologna l'11 dicembre 2015.

 

*Adriano Colombo, già insegnante di Lettere, ricercatore IRRSAE Emilia-Romagna e docente presso sedi universitarie, ha all’attivo numerosi studi e curatele di opere su vari aspetti dell'educazione linguistica e letteraria. È autore tra l'altro dei volumi “A me mi”. Dubbi, errori, correzioni nell'italiano scritto (Milano, Franco Angeli, 2011) e di La coordinazione (Roma, Carocci, 2012). È stato segretario nazionale del Giscel dal 2004 al 2008. Ulteriori informazioni: www.adrianocolombo.it

 

Immagine: Palloncino rosso (1922)

 

Crediti immagine: Paul Klee [Public domain]


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